
Il sindaco di Monaco, Christian Ude ha di recente rilasciato alcune dichiarazioni davvero interessanti: ” Tutti i laptop utilizzati dai funzionari europei dovrebbero avere o LibreOffice o OpenOffice installato”. Queste le parole inequivocabili del primo cittadino di Monaco, che spinge ancora una volta per l’adozione di standard aperti.
Ude, ha scritto di recente una lettera a Neelie Kroes (Commissario Europeo per l’Agenda Digitale) per continuare ad impegnarsi nell’utilizzo di standard aperti per quel che riguarda i documenti e nell’utilizzo di software libero e open source. Il sindaco inoltre sollecita Kroes per rendere obbligatorio l’uso di standard aperti per tutti i documenti delle pubbliche istituzioni dell’UE; l’utilizzo di soli standard aperti oltre a portare ad una sensibile riduzione dei costi permetterebbe di rendere fruibili i documenti e accessibili a tutti, indipendentemente dal software utilizzato.
Il sindaco ha inoltre affermato di prendere come esempio la città di Monaco di Baviera, che sta muovendo tutta la sua infrastruttura IT, le applicazioni office e di comunicazione verso standard aperti e software libero e open source. Da apprezzare la mossa di Ude, che esprime la sua forte posizione. Questa mossa potrebbe davvero spingere per un’adozione di massa di software libero (ma anche open source) e di standard aperti?
Via | JoinUP
giuped
11 feb 2012 - 15:29 - #1Il sindaco di Berlino prima di proporre una cosa del genere dovrebbe calcolare quanto risparmierebbe di licenze. Poi prendere questa cifra donarne metà al progetto per supportarlo e con l’altra metà creare una sorta di Fondazione che faccia da tramite tra le “necessità” di chi dovrebbe usare questi software e chi li sviluppa… il risparmio è l’ultimo dei motivi per usare il software libero, che più che risparmio si tratta di decidere a chi darli i soldi, farne volare buona parte oltre oceano o darli a programmatori locali?
BidonBidon
11 feb 2012 - 15:38 - #2@giuped
+1
Comunque, leggendo l’articolo, mi sembra che il sindaco confonda due argomenti importanti: un conto è usare software libero.. un’altro è utilizzare un formato libero dei documenti.
A prescindere dal software credo che l’utilizzo di un formato libero debba diventare obbligatorio per le PA! Altrimenti è il comune cittadino che viene obbligato a comprarsi il pacchetto MS, come se la PA fosse di parte e sovvenzionasse tale società privata.
rustretto
11 feb 2012 - 15:53 - #3@giuped in europa nessuna nazione produce software open di livello professionale quanto la Germania. Kde e qt sono solo un esempio.
giuped
11 feb 2012 - 16:27 - #4Conosco bene la storia, uso Software FLOS da 10 anni e ricordo ancora le bellissime confezioni commerciali di Suselinux pre Novel… spesso però quando ci sono questi annunci e questi tentativi di migrazioni si pretende di avere le stesse funzioni da questi software senza investire il risparmiato nel loro sviluppo. L’uso di software Libero nelle PA difficilmente portata risparmio ma da l’opportunità di investire parte dei soldi in risorse locali al posto di mandarne buona parte altrove…
max_smp_
11 feb 2012 - 16:53 - #5concordo con il fatto di investire metà dei soldi risparmiati come donazione per libre/open office, ma perchè non usare il resto dei soldi per migliorare i servizi offerti ai cittadini? se proponi alla gente di cambiare il sistema office e poi dici “però tutti i soldi che ci risparmiamo dalle licenze le reinvestiamo tutti in questi progetti open source” la gente ti rispodnerà: “allora rimaniamo a comprare le licenze così non dobbiamo imparare un programma nuovo”
aytin
11 feb 2012 - 16:55 - #6Quoto BidonBidon
Non è tanto il problema OpenOffice/LibreOffice quanto quello dell’utilizzo di standard e formati aperti. Così io, cittadino, ho la garanzia che se in futuro il doc (o quello che è) creato da microsoft non venisse più supportato, i documenti prodotti secondo standard e utilizzando formati aperti potranno comunque essere fruibili ad libitum.
Anoneemo
11 feb 2012 - 18:23 - #7Faccio notare che la frattura (Open|Libre)Office ha portato ad una maggiore frammentazione e minore chiarezza per gli utenti. OpenOffice è ormai un marchio molto conosciuto ma LibreOffice sembra avere una spinta maggiore nello sviluppo. La cosa migliore sarebbe spostare lo sviluppo di LibreOffice sotto Apache Foundation, o che la Apache Foundation lasciasse il marchio a The Document Foundation. Che si mettano d’accordo una volta per tutte.
sandro-kensan
11 feb 2012 - 19:45 - #8La PA è la vera trascinatrice dei formati. Se l’UE mette i suoi documenti in formato odf allora una valanga di aziende installerebbero open/libre office. Quindi la pressioni del Sindaco su Neelie Kroes (molto sensibile al tema) sono ben direzionate e foriere di novità.
davide930
11 feb 2012 - 20:53 - #9Christian Ude non è sindaco di Berlino ma di Monaco di Baviera
0xdeadbeef
11 feb 2012 - 21:02 - #10@davide930
LOL
Tra l’altro è anche scritto nell’articolo originale :D
Masque
12 feb 2012 - 00:44 - #11sarebbe tutto bello e perfetto, se nella maggior parte dei governi le cose non funzionassero mediante clientelismi, favori e tangenti…
solo quando il cognato di qualche politico potrà guadagnarci sopra, una cosa del genere potrebbe accadere diffusamente in italia (e, certamente in molti altri paesi corrotti come questo).
ice
12 feb 2012 - 13:12 - #12ad OGGI la suite di Libre/OpenOffice è assolutamente inferiore al pordotto di MS sopratutto sul versante excell avanzato, le tabelle pivot sono ad uno stadio davvero embrionale.
Anche PowerPoint è anni avanti.
Per non perlare dei programmi di “contorno” della suite office
mi riferisco a onenote, visio, project, etc
.
Se la PA passasse in massa a Libre/OpenOffice, continuando cmq a spendere la stessa cifra attuale, ma passando da spese in licene ad investimenti per lo sviluppo della suite stessa, i cittadini e le imprese ci guadagnerebbero perchè:
1_si creerebbe un indotto di posti di lavoro per programmatori (i reicercatori core sono cmqpagati da aziende del calibro di Novell per lavorare ai porgetti open);
2_imprese e cittadini non dovrebbero piu acquistare la nuova suite di office ogni 3 anni (e qui si vedrebbe il risparmio diretto.
.
Ovvio che i punti 1 e 2 sono molto piu sentiti in nazioni come la Germania dove già ci sono tante aziande legate al mondo opene e sopratutto dove le licenze si pagano e quindi la differenza si vede sul portafogli
gusions
12 feb 2012 - 16:53 - #13Ho corretto l’articolo, la fonte originale era errata. Grazie per la segnalazione.
sternig
12 feb 2012 - 18:16 - #14Veramente non è sindaco ma borgomastro, che qualcosa di pi di un semplice sindaco.
darkcgr33
12 feb 2012 - 22:06 - #15@rustretto: qt era di trolltech che era australiana. Ora è di Nokia che è finlandese. Ettrich, sebbene tedesco, è un dipendente Nokia. Tra l’altro cosa c’entrano le nazioni quando poi sono tutti progetti aperti con community internazionali.
Giancarlo72
13 feb 2012 - 10:44 - #16@sandro-kensan:
purtroppo è vero l’esatto contrario…
http://www.noooxml.org/forum/t-422868/the-preferred-document-exchange-among-european-institutions
Kim Allamandola
13 feb 2012 - 11:46 - #17@darkcgr33 #15
Guarda che TrollTech era norvegese, poi è stata acquisita da Nokia, infine
da Digia (entrambe finlandesi), le PyQt sono scritte a mantenute da
RiverbankComputing (UK) mentre PySide da un team mezzo brasiliano.
L’Australia non c’entra per nulla…
@Giancarlo72 #16
Guarda in tutta la scandinavia e la Germania il formato di scambio verso il
pubblico è il pdf, sia liscio sia con form&c; alcune PA usano l’rtf se devono
dare alternative modificabili. Doc, Docx ecc li trovi solo nel Sud Europa.
brunoliegibastonliegi
14 feb 2012 - 10:53 - #18L’intervento del sindaco/borgomastro a mio parere è fuoriluogo.
Non è compito della politica definire che software usare bensì definirne gli obiettivi. Ritengo pertanto che sia assolutamente necessario che vengano definiti i formati, che devono essere liberi, ma non che applicativo sia deputato ad utilizzarli.
Kim Allamandola
14 feb 2012 - 20:17 - #19@brunoliegibastonliegi #18
Concordo, ma la politica dovrebbe imporre soluzioni aperte non solo a livello
di formati ma anche a livello di codice, in primis per sicurezza in secondo
luogo perché se il codice è pagato dal pubblico (aka dai cittadini) il pubblico
deve poter liberamente fruire del codice stesso.
Questa è una cosa che non han mai fatto e solo dopo i vari casi dalle penne
usb che piantano Marina inglese e Pentagono a StuxNet un po’ di paesi han
iniziato a cambiare aria…
brunoliegibastonliegi
15 feb 2012 - 09:57 - #20@Kim, in senso generale hai ragione ,ma burocraticamente si creano 1000 problemi che non hanno riscontro alcuno con la logica umana. Lavoro in una pubblica amministrazione ti assicuro che l’ultima cosa di cui si ha bisogno è qualcuno che ti dica “quale” software usare. Perchè ognuno rivendicherebbe la necessità tecnica imprescindibile di usare “questo” o “quello” oppure che “questo o quello” hanno migliore supporto, o che seguono meglio i cambi di normativa che avvengono giornalmente… se non di ora in ora.
Preferirei dunque una stretta violenta sui formati e poi siano le software house ad adeguarsi.. il gestionale si appoggi su un database aperto …poi come l’applicativo agisce sui dati è relativo.
Kim Allamandola
16 feb 2012 - 15:34 - #21@brunoliegibastonliegi #20
Sono daccordo, forse mi son espresso male, prendi ad esempio il tuo db aperto:
hai presente come chiamano i file di appoggio in un gestionale tipo? Come sono
disorganizzati e privi di senso? Bé sfiderei chiunque a passare un db anche
con specifiche del tutto open da un applicativo ad un altro…
Per questo io imporrei solo come licenza la GPLv3 o meglio l’AGPLv3 e l’uso di
formati standard per lo scambio documentale, aggiungendo che se esiste già un
prodotto open sviluppato in massima parte dalla community o ad ogni modo dotato
di una vasta community internazionale (da definire il termine vasta ma si può
fare) deve essere confrontato con ogni altro prodotto proposto evidenziandone
pregi e difetti.
Non penso di imporre LO, come FF o Chrome come nessun altro ma di imporre che
il software sia open e abbia uno sviluppo aperto: tanti occhi (competenti)
guardano e scovano errori, possono correggerli, giudicare il lavoro di chi si
aggiudica un appalto ecc ed il prodotto pagato col denaro di tutti, fermo
restando i diritti sanciti dalla (A)GPL, è della collettività non di un vendor
specifico… Il formato da solo non basta, anche il codice da solo non basta,
pensa se ti pubblico 300Mb di codice passato al preprocessore o proprio
offuscato “a mano” dalle scimmie che l’han scritto… Se impongo che tutta la
toolchain di sviluppo sia open qualora chi si aggiudica l’appalto iniziasse a
scrivere qualcosa di immantenibile avrebbe subito pronti cittadini e
concorrenti a denunciare il fenomeno, sarebbe arduo farlo passare, allo stesso
modo garantisco che aspiranti concorrenti seguendo lo sviluppo possano essere
in grado di dire la loro in future gare riducendo di molto il gap del “tizio
già ci lavora quindi sa cosa fare meglio di tutti”…