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Il sindaco di Monaco dice: i laptop della UE dovrebbero aver installato LibreOffice o OpenOffice

Pubblicato: 11 feb 2012 da Marco Usai



Il sindaco di Monaco, Christian Ude ha di recente rilasciato alcune dichiarazioni davvero interessanti: ” Tutti i laptop utilizzati dai funzionari europei dovrebbero avere o LibreOffice o OpenOffice installato”. Queste le parole inequivocabili del primo cittadino di Monaco, che spinge ancora una volta per l’adozione di standard aperti.

Ude, ha scritto di recente una lettera a Neelie Kroes (Commissario Europeo per l’Agenda Digitale) per continuare ad impegnarsi nell’utilizzo di standard aperti per quel che riguarda i documenti e nell’utilizzo di software libero e open source. Il sindaco inoltre sollecita Kroes per rendere obbligatorio l’uso di standard aperti per tutti i documenti delle pubbliche istituzioni dell’UE; l’utilizzo di soli standard aperti oltre a portare ad una sensibile riduzione dei costi permetterebbe di rendere fruibili i documenti e accessibili a tutti, indipendentemente dal software utilizzato.

Il sindaco ha inoltre affermato di prendere come esempio la città di Monaco di Baviera, che sta muovendo tutta la sua infrastruttura IT, le applicazioni office e di comunicazione verso standard aperti e software libero e open source. Da apprezzare la mossa di Ude, che esprime la sua forte posizione. Questa mossa potrebbe davvero spingere per un’adozione di massa di software libero (ma anche open source) e di standard aperti?

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21 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di giuped

    giuped

    11 feb 2012 - 15:29 - #1
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    Il sindaco di Berlino prima di proporre una cosa del genere dovrebbe calcolare quanto risparmierebbe di licenze. Poi prendere questa cifra donarne metà al progetto per supportarlo e con l’altra metà creare una sorta di Fondazione che faccia da tramite tra le “necessità” di chi dovrebbe usare questi software e chi li sviluppa… il risparmio è l’ultimo dei motivi per usare il software libero, che più che risparmio si tratta di decidere a chi darli i soldi, farne volare buona parte oltre oceano o darli a programmatori locali?

  • BidonBidon

    11 feb 2012 - 15:38 - #2
    1 punto
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    @giuped
    +1

    Comunque, leggendo l’articolo, mi sembra che il sindaco confonda due argomenti importanti: un conto è usare software libero.. un’altro è utilizzare un formato libero dei documenti.

    A prescindere dal software credo che l’utilizzo di un formato libero debba diventare obbligatorio per le PA! Altrimenti è il comune cittadino che viene obbligato a comprarsi il pacchetto MS, come se la PA fosse di parte e sovvenzionasse tale società privata.

  • Profilo di rustretto

    rustretto

    11 feb 2012 - 15:53 - #3
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    @giuped in europa nessuna nazione produce software open di livello professionale quanto la Germania. Kde e qt sono solo un esempio.

  • Profilo di giuped

    giuped

    11 feb 2012 - 16:27 - #4
    0 punti
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    Conosco bene la storia, uso Software FLOS da 10 anni e ricordo ancora le bellissime confezioni commerciali di Suselinux pre Novel… spesso però quando ci sono questi annunci e questi tentativi di migrazioni si pretende di avere le stesse funzioni da questi software senza investire il risparmiato nel loro sviluppo. L’uso di software Libero nelle PA difficilmente portata risparmio ma da l’opportunità di investire parte dei soldi in risorse locali al posto di mandarne buona parte altrove…

  • Profilo di max_smp_

    max_smp_

    11 feb 2012 - 16:53 - #5
    0 punti
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    concordo con il fatto di investire metà dei soldi risparmiati come donazione per libre/open office, ma perchè non usare il resto dei soldi per migliorare i servizi offerti ai cittadini? se proponi alla gente di cambiare il sistema office e poi dici “però tutti i soldi che ci risparmiamo dalle licenze le reinvestiamo tutti in questi progetti open source” la gente ti rispodnerà: “allora rimaniamo a comprare le licenze così non dobbiamo imparare un programma nuovo”

  • Profilo di aytin

    aytin

    11 feb 2012 - 16:55 - #6
    1 punto
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    Quoto BidonBidon
    Non è tanto il problema OpenOffice/LibreOffice quanto quello dell’utilizzo di standard e formati aperti. Così io, cittadino, ho la garanzia che se in futuro il doc (o quello che è) creato da microsoft non venisse più supportato, i documenti prodotti secondo standard e utilizzando formati aperti potranno comunque essere fruibili ad libitum.

  • Anoneemo

    11 feb 2012 - 18:23 - #7
    0 punti
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    Faccio notare che la frattura (Open|Libre)Office ha portato ad una maggiore frammentazione e minore chiarezza per gli utenti. OpenOffice è ormai un marchio molto conosciuto ma LibreOffice sembra avere una spinta maggiore nello sviluppo. La cosa migliore sarebbe spostare lo sviluppo di LibreOffice sotto Apache Foundation, o che la Apache Foundation lasciasse il marchio a The Document Foundation. Che si mettano d’accordo una volta per tutte.

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    11 feb 2012 - 19:45 - #8
    0 punti
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    La PA è la vera trascinatrice dei formati. Se l’UE mette i suoi documenti in formato odf allora una valanga di aziende installerebbero open/libre office. Quindi la pressioni del Sindaco su Neelie Kroes (molto sensibile al tema) sono ben direzionate e foriere di novità.

  • davide930

    11 feb 2012 - 20:53 - #9
    1 punto
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    Christian Ude non è sindaco di Berlino ma di Monaco di Baviera

  • Profilo di 0xdeadbeef

    0xdeadbeef

    11 feb 2012 - 21:02 - #10
    0 punti
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    @davide930
    LOL
    Tra l’altro è anche scritto nell’articolo originale :D

  • Masque

    12 feb 2012 - 00:44 - #11
    0 punti
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    sarebbe tutto bello e perfetto, se nella maggior parte dei governi le cose non funzionassero mediante clientelismi, favori e tangenti…
    solo quando il cognato di qualche politico potrà guadagnarci sopra, una cosa del genere potrebbe accadere diffusamente in italia (e, certamente in molti altri paesi corrotti come questo).

  • Profilo di ice

    ice

    12 feb 2012 - 13:12 - #12
    1 punto
    Up Down

    ad OGGI la suite di Libre/OpenOffice è assolutamente inferiore al pordotto di MS sopratutto sul versante excell avanzato, le tabelle pivot sono ad uno stadio davvero embrionale.
    Anche PowerPoint è anni avanti.
    Per non perlare dei programmi di “contorno” della suite office
    mi riferisco a onenote, visio, project, etc
    .
    Se la PA passasse in massa a Libre/OpenOffice, continuando cmq a spendere la stessa cifra attuale, ma passando da spese in licene ad investimenti per lo sviluppo della suite stessa, i cittadini e le imprese ci guadagnerebbero perchè:
    1_si creerebbe un indotto di posti di lavoro per programmatori (i reicercatori core sono cmqpagati da aziende del calibro di Novell per lavorare ai porgetti open);
    2_imprese e cittadini non dovrebbero piu acquistare la nuova suite di office ogni 3 anni (e qui si vedrebbe il risparmio diretto.
    .
    Ovvio che i punti 1 e 2 sono molto piu sentiti in nazioni come la Germania dove già ci sono tante aziande legate al mondo opene e sopratutto dove le licenze si pagano e quindi la differenza si vede sul portafogli

  • Profilo di gusions

    gusions

    12 feb 2012 - 16:53 - #13
    0 punti
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    Ho corretto l’articolo, la fonte originale era errata. Grazie per la segnalazione.

  • Profilo di sternig

    sternig

    12 feb 2012 - 18:16 - #14
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    Veramente non è sindaco ma borgomastro, che qualcosa di pi di un semplice sindaco.

  • darkcgr33

    12 feb 2012 - 22:06 - #15
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    @rustretto: qt era di trolltech che era australiana. Ora è di Nokia che è finlandese. Ettrich, sebbene tedesco, è un dipendente Nokia. Tra l’altro cosa c’entrano le nazioni quando poi sono tutti progetti aperti con community internazionali.

  • Giancarlo72

    13 feb 2012 - 10:44 - #16
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  • Kim Allamandola

    13 feb 2012 - 11:46 - #17
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    @darkcgr33 #15
    Guarda che TrollTech era norvegese, poi è stata acquisita da Nokia, infine
    da Digia (entrambe finlandesi), le PyQt sono scritte a mantenute da
    RiverbankComputing (UK) mentre PySide da un team mezzo brasiliano.
    L’Australia non c’entra per nulla…

    @Giancarlo72 #16
    Guarda in tutta la scandinavia e la Germania il formato di scambio verso il
    pubblico è il pdf, sia liscio sia con form&c; alcune PA usano l’rtf se devono
    dare alternative modificabili. Doc, Docx ecc li trovi solo nel Sud Europa.

  • brunoliegibastonliegi

    14 feb 2012 - 10:53 - #18
    1 punto
    Up Down

    L’intervento del sindaco/borgomastro a mio parere è fuoriluogo.
    Non è compito della politica definire che software usare bensì definirne gli obiettivi. Ritengo pertanto che sia assolutamente necessario che vengano definiti i formati, che devono essere liberi, ma non che applicativo sia deputato ad utilizzarli.

  • Kim Allamandola

    14 feb 2012 - 20:17 - #19
    0 punti
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    @brunoliegibastonliegi #18
    Concordo, ma la politica dovrebbe imporre soluzioni aperte non solo a livello
    di formati ma anche a livello di codice, in primis per sicurezza in secondo
    luogo perché se il codice è pagato dal pubblico (aka dai cittadini) il pubblico
    deve poter liberamente fruire del codice stesso.

    Questa è una cosa che non han mai fatto e solo dopo i vari casi dalle penne
    usb che piantano Marina inglese e Pentagono a StuxNet un po’ di paesi han
    iniziato a cambiare aria…

  • brunoliegibastonliegi

    15 feb 2012 - 09:57 - #20
    0 punti
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    @Kim, in senso generale hai ragione ,ma burocraticamente si creano 1000 problemi che non hanno riscontro alcuno con la logica umana. Lavoro in una pubblica amministrazione ti assicuro che l’ultima cosa di cui si ha bisogno è qualcuno che ti dica “quale” software usare. Perchè ognuno rivendicherebbe la necessità tecnica imprescindibile di usare “questo” o “quello” oppure che “questo o quello” hanno migliore supporto, o che seguono meglio i cambi di normativa che avvengono giornalmente… se non di ora in ora.
    Preferirei dunque una stretta violenta sui formati e poi siano le software house ad adeguarsi.. il gestionale si appoggi su un database aperto …poi come l’applicativo agisce sui dati è relativo.

  • Kim Allamandola

    16 feb 2012 - 15:34 - #21
    0 punti
    Up Down

    @brunoliegibastonliegi #20
    Sono daccordo, forse mi son espresso male, prendi ad esempio il tuo db aperto:
    hai presente come chiamano i file di appoggio in un gestionale tipo? Come sono
    disorganizzati e privi di senso? Bé sfiderei chiunque a passare un db anche
    con specifiche del tutto open da un applicativo ad un altro…

    Per questo io imporrei solo come licenza la GPLv3 o meglio l’AGPLv3 e l’uso di
    formati standard per lo scambio documentale, aggiungendo che se esiste già un
    prodotto open sviluppato in massima parte dalla community o ad ogni modo dotato
    di una vasta community internazionale (da definire il termine vasta ma si può
    fare) deve essere confrontato con ogni altro prodotto proposto evidenziandone
    pregi e difetti.

    Non penso di imporre LO, come FF o Chrome come nessun altro ma di imporre che
    il software sia open e abbia uno sviluppo aperto: tanti occhi (competenti)
    guardano e scovano errori, possono correggerli, giudicare il lavoro di chi si
    aggiudica un appalto ecc ed il prodotto pagato col denaro di tutti, fermo
    restando i diritti sanciti dalla (A)GPL, è della collettività non di un vendor
    specifico… Il formato da solo non basta, anche il codice da solo non basta,
    pensa se ti pubblico 300Mb di codice passato al preprocessore o proprio
    offuscato “a mano” dalle scimmie che l’han scritto… Se impongo che tutta la
    toolchain di sviluppo sia open qualora chi si aggiudica l’appalto iniziasse a
    scrivere qualcosa di immantenibile avrebbe subito pronti cittadini e
    concorrenti a denunciare il fenomeno, sarebbe arduo farlo passare, allo stesso
    modo garantisco che aspiranti concorrenti seguendo lo sviluppo possano essere
    in grado di dire la loro in future gare riducendo di molto il gap del “tizio
    già ci lavora quindi sa cosa fare meglio di tutti”…

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