Scribus 1.4.0, il rilascio a quattro anni dall'inizio dello sviluppo

Scribus 1.4.0Scribus, l’imponente applicazione per la desktop publishing, è stata aggiornata alla versione 1.4.0. Il major upgrade ha richiesto (quasi) quattro anni d’intenso lavoro ed è stato ufficializzato col Capodanno. La novità più rilevante è costituita dal passaggio all’infrastruttura delle Qt4 — per tutti i sistemi operativi supportati.

Disponibile per Linux, *BSD, Mac OS X e Windows, Scribus 1.4.0 supporta pure OS/2 Warp ed eComStation di IBM. È rilasciato sotto licenza GPLv2. Un modo semplice per descrivere Scribus – un programma complesso – è il paragone con un’altra applicazione equivalente: può essere considerato un’alternativa, open source, ad Adobe InDesign.

Le modifiche apportate a Scribus con l’aggiornamento sono tante e, in particolare, occorre prestare attenzione al formato dei documenti: i file creati con Scribus 1.4.0 non sono compatibili coi rilasci precedenti. Riguardo ai numeri di versione, in futuro saranno ridotti a un decimale. Ad esempio, la prossima stabile sarà la 1.5.0.

Entrando nel merito delle nuove funzionalità, Scribus 1.4.0 cerca di risolvere l’annoso problema con la cronologia delle modifiche. Quasi tutte le operazioni sul testo possono essere annullate e/o ripristinate. Scribus ha ottenuto il supporto degli schemi di colore “nativi” d’altre applicazioni — inclusi alcuni profili commerciali.

Il valore aggiunto di Scribus, rispetto ad altri programmi di design per la comunicazione, sono gli script per l’emulatore del terminale: la versione 1.4.0 consente il rendering dalle applicazioni che supportano PDF, PNG e PostScript. Un nuovo filtro d’importazione aggiunge AI, CVG, FIG, PICT, SHAPE, SML e WMF tra i file vettoriali.

Sarebbe impossibile riassumere degnamente tutte le funzioni aggiunte con l'aggiornamento di Scribus. Una lista esaustiva è consultabile dalle note di rilascio per la versione 1.4.0. Un’ultima funzionalità interessante è l’emulazione a schermo dei risultati per chi è afflitto da patologie che disturbano il riconoscimento dei colori.

Via | The H Online

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