PackageKit, il sistema di gestione dei pacchetti predefinito per GNOME, è incluso in Ubuntu 12.04 LTS. L’inclusione, però, non allude alla sostituzione di Synaptic e/o del Software Centre di Canonical: è soltanto una delle tante scelte obbligate per garantire a qualunque costo la compatibilità delle applicazioni di GNOME con Unity.
Sebastian Heinlein, responsabile di AptDaemon, ha spiegato in dettaglio perché Ubuntu ha comunque bisogno di PackageKit. L’interfaccia di PackageKit per DBus è suddivisa in due parti, una delle quali è “mandatoria” per l’infrastruttura di GNOME. Per utilizzare alcune applicazioni, in pratica, occorre parte del backend di PackageKit.
Perché, allora, Canonical non ha scelto d’eliminare AptDaemon (tutt’altro che obbligatorio) e utilizzare esclusivamente PackageKit? La risposta di Heinlein è scontata: AptDaemon è alla base del Software Centre e Ubuntu non può certo eliminare il proprio app store. Né intende riscriverlo utilizzando PackageKit al posto di AptDaemon.
A livello di codice, il lavoro di Heinlein non è oneroso: PackageKit è supportato da Ubuntu e la variante con l’interfaccia in Qt, KPackageKit, è la soluzione predefinita su Kubuntu. Chi sceglie d’installare GNOME Shell anziché Unity, ad esempio, doveva già optare per PackageKit. Ubuntu 12.04 LTS ne prevede una versione “compatta”.
Per quanto PackageKit Compact possa essere ridotto, rispetto all’infrastruttura completa, Ubuntu risulterà “appesantita” dalla compresenza di due sistemi diversi che concorrono al funzionamento dello stesso meccanismo. Considerando che stiamo parlando d’una Long Term Release (LTS) è un pessimo affare: quanti gradiranno la soluzione?
Canonical è di fronte a un bivio: risolvere le dipendenze di Unity integrandole con un desktop diverso da GNOME, oppure prediligere GNOME Shell e abbandonare mesi di lavoro. Una terza opzione potrebbe derivare dalla creazione ex novo di un’interfaccia in Qt. L’espediente studiato per PackageKit riguarderebbe pure Upstart e systemd.
Via | Sebastian Heinlein
fabioamd87
21 nov 2011 - 11:17 - #1la trovo abbastanza in contrasto con questa: http://www.ossblog.it/post/7364/appstream
abral
21 nov 2011 - 11:27 - #2Non credo sarà chissà quanto appesantita da PackageKit.
Comunque a quanto ho capito non utilizzeranno PackageKit come backend per il software center perché non fornisce molte delle features di cui il software center ha bisogno. Al massimo avrebbero potuto fare un “doppio porting”, integrando le features mancanti in PackageKit e poi integrando PackageKit nel software center. Questa secondo me sarebbe stata la scelta più giusta.
romfladef
21 nov 2011 - 11:31 - #3Beh, sono due cose abbastanza diverse… o, meglio, sono d’accordo con te (se ho capito cosa intendi) sul principio: Canonical, però, ha già predisposto tutt’altro perché vuole un sistema alla Mac OS X/iOS.
Il fatto che Ubuntu sia una distribuzione di Linux, per come la vedo io, sta diventando un aspetto marginale rispetto alla visione d’insieme di Canonical. Non proporrà mai (!?) un fork del kernel come Google per Android o Mac OS X con BSD, ma poco ci manca. Se un giorno dovesse integrare AppStream - ammesso che il progetto continui a progredire, perché non se ne sente parlare da tempo - probabilmente predisporrà una soluzione simile a quella di PackageKit Compact.
Ma il “problema”, almeno da come la vedo io, è un altro: Canonical vuole la propria interfaccia per desktop, laptop, netbook, tablet, smartphone, ecc. ma è costretta a fare i conti con GNOME perché l’interfaccia non è indipendente. Non ha un file manager, non ha applicazioni proprie e tanto meno delle librerie grafiche a sé. Se non la rende indipendente… o torna a GNOME o continua a “patchare” tutto con risultati discutibili. Il fatto che voglia inserire pure
systemdsommato ad Upstart, ad esempio, mi mette i brividi.romfladef
21 nov 2011 - 11:36 - #4@abral Secondo me, aggiungere è sempre una pessima idea (l’altra risposta era per @fabioamd87, stavo scrivendo mentre hai commentato). Come dicevo anche nell’articolo: no, non utilizzeranno PackageKit per il Software Centre. E, secondo me, l’errore è proprio quello. Che senso ha tradurre, “patchare”, correggere, ecc. qualunque componente? Presto saranno costretti a farlo con qualunque cosa. La scelta d’abbandonare Mono è stata, al contrario, provvidenziale: meglio togliere un linguaggio inutile al resto del sistema. Se eliminassero AptDaemon e optassero per PackageKit sul Software Centre ne guadagnerebbero… come se cambiassero Upstart con
systemd. Continuare ad aggiungere elementi lo trovo abbastanza sciocco, specie se si hanno due componenti che fanno la stessa cosa e uno addirittura serve soltanto per risolvere le dipendenze di qualche applicazione e nient’altro. Non so, mi lascia molto perplesso… più di Vala al posto di Python su Zeitgeist.abbano
21 nov 2011 - 16:41 - #5Si, ma PackageKit sarà pure uno standard Freedesktop, ma ha molto features mancanti rispetto a AptDaemon, features che il Software Center sfrutta. Non si può usare al momento come sostituto quindi. Stesso vale per Systemd: Debian passerà a quello e quindi Ubu si sta adeguando, ma non lo usa di default perchè è ancora acerbo rispetto ad Upstart, oltre ad offrire tempi di avvio più lunghi dell’OS rispetto a quest’ultimo :)
enzogupi
22 nov 2011 - 16:22 - #6Mandatory si traduce Obbligatoria, non “mandatoria” (che non esiste)