
Durante l’UDS (Ubuntu Developer Summit) che si sta svolgendo a Orlando e che terminerà nella giornata odierna, si è parlato di quelle che saranno le applicazioni di default per la prossima versione del prodotto Canonical.
Nessuno sconvolgimento sia chiaro, tante conferme e il ritorno di una vecchia conoscenza. I software confermati sono Mozilla Thunderbird come email reader, LibreOffice come suite d’ufficio e Firefox come web browser. La “sorpresa” arriva dalla possibile idea di reintegrare Rhythmbox all’interno dell’installazione di default, sostituendo Banshee, che avrebbe resistito così solo due rilasci. Le motivazioni che hanno spinto il team a ponderare questa proposta sono numerose, alcune le ho descritte recentemente altre riguardano principalmente il non passaggio di Banshee alle GTK+3; elemento non certo di secondo piano per costruire una esperienza utente come si deve.
Così come sono state validi pro per questo ritorno, sono stati trovati con estrema immediatezza anche dei contro che riguardano il porting in GTK+3 dell’Ubuntu Music Store e la necessità di modificare la “Music Lens” per adattarla a Rhythmbox; nulla di irrealizzabile, tempo permettendo.
All’interno del summit sono stati proposti altri tools come Shushi un tool per mostrarci le anteprime di alcuni tipi di file, Pitivi il famoso video editor, Gnome Documents il gestore per documenti; sono stati tutti rifiutati o per questioni stilistiche o chi per le recensioni negative sull’Ubuntu Software Center.
Via | OMG Ubuntu
Kim Allamandola
04 nov 2011 - 11:28 - #1Sono ben contento del ritorno di rhythmbox non solo perché sono fortemente
contrario a mono ma anche per la GUI di banshee che trovo assai scomoda da
usare, disegnata forse pensando troppo ai suoi singoli componenti che non
alla loro “integrazione” in un’unica GUI.
Sulle lense invece sono un po’ scettico più che altro per il meccanismo che
impone l’apertura della dash per ogni operazione; preferirei una dash popup
lanciata da una comboboxentry nella barra alta: in pratica premendo super non
apri la dash, porti il focus su una comboboxentry, li scrivi ed in pase a ciò
che scrivi si apre la dash coi risultati.
Il pulsantone, possibilmente integrato nella barra, deve rimanere per un uso
touch-only dove non cerchi ma scorri la dash: com’è ora viene nascosto dalle
app. massimizzate e sul bordo dello schermo e ci vogliono ben 4 dita per farlo
riapparire…
Ad ogni modo di “nuove app” per me la priorità 1 è un client groupwire-like
leggero (no, non evolution, grazie) con integrazione google-calendar, docs,
gmail (contatti ecc) che supporti zimbra, alfresco &c. Niente mapi, solo un
po’ di Python/GTk3 leggero ed il relativo backend :-)
abral
04 nov 2011 - 20:54 - #2Da quello che ho letto Rhythmbox non ritornerà, perché non è “well maintained” come Banshee.
clauderouges
05 nov 2011 - 13:56 - #3Preferisco Banshee.
winebar
05 nov 2011 - 14:02 - #4se ciò che dice abral dovesse trovare conferme ufficiali (non che non ci creda, ma Shuttleworth è un tipo alquanto particolare).
Se non vogliono fare i conti con le problematiche con ARM adesso, dovranno farlo in futuro.
Inoltre c’è da contare che Rhythmbox è molto più integrato con GNOME (essendo scritto dagli sviluppatori stessi ) e inoltre non si porata dietro quell’aborto di Mono (soprattutto adesso che abbiamo vala.
elcamilo
05 nov 2011 - 17:20 - #5mah, tenere tutto mono per due app (banshee e f-spot) che hanno mille difetti e più di mille omologhi non ha senso. E il primo difetto è proprio MONO.
Kim Allamandola
05 nov 2011 - 20:26 - #6@winebar #4
direi che abral abbia letto male: http://is.gd/ZquvbG
@elcamilo #5
ti quoto al 100% mono mi stà molto sulle scatole. Voler avere un “ambiente
unico” per vari linguaggi ha un suo senso, ma è tecnicamente sconveniente,
almeno per quel che sappiamo fare ora. Ha ragione Miguel de Icaza a dire che
(oggi) Unix-sucks, il vecchio UNIX ha vinto per la sua semplicità, completezza
ed un unico ambiente facile e rapido di sviluppo. Oggi UNIX come paradigma è
tutt’ora valido al 101% _ma_ sono venute a mancare la semplicità e la
completezza: oggi per sviluppare un’applicazione non c’è un “framework” un
ambiente a-la-Android o a-la-iOS ecc dove hai quasi tutto senza ricorrere a
n-mila librerie *enormi* di terze parti. Mono non è una risposta: permette di
usare linguaggi diversi, cosa *non semplice*, e fallisce anche se ci prova nel
fornire un ambiente completo.
Non servono n linguaggi insieme, non servono ambienti separati come Android
che girano sopra kernel ed userland minimali, serve *un fottuto OS* con le
caratteristiche del paradigma di UNIX aggiornato ai giorni nostri.
Io vedo il Python, come sintassi e come libreria standard, il nuovo C, manca
un compilatore adeguato, gccpy è *acerbo* e ci vuol più gente a svilupparlo,
e manca un kernel, un userland ecc in Python scritto… Lo dico da anni, non
lo faranno domani ma dovran farlo e più passerà il tempo più il lavoro sarà
difficile. Un po’ come l’alluvione a Genova, a tutti va bene costruire, non
solo agli speculatori, “tanto non succede mai nulla”, poi quando succede si
va infuriati alla caccia del colpevole, peccato che questi sia(no) morto(i)
da anni e il principale colpevole sia la mentalità della massa…
Scusate lo sfogo :-)