
La FreeBSD Foundation e la NetBSD Foundation hanno annunciato di aver acquisito una licenza per l’uso della libreria C++ libcxxrt di PathScale sotto licenza BSD 2-clause.
PathScale è un’azienda che lavora nello sviluppo di compilatori Fortran, C e C++ ad alte prestazioni su piattaforma AMD64, Intel64 e x86. Libcxxrt è stata sviluppata inizialmente come ABI c++ per Itanium e fornisce le funzionalità dinamiche del C++ come il dynamic casting, l’exception handling ed i thread-safe static initialiser.
Il toolchain dei *BSD si avvia così ad essere sempre più slegato dalla GPL che secondo loro è meno libera della licenza BSD. Il CTO di PathScale, Christopher Bergström, ha annunciato che questo sarà il primo passo per offrire il pieno supporto ai sistemi BSD, mentre Joerg Sonnenberger, uno sviluppatore NetBSD, ha dichiarato testualmente: “the missing link for a BSD licensed C++ compiler and the C++ runtime”.
Nel panorama FLOSS c’è sempre stata una certa varietà di opinioni sulla duplicazione del codice. Alcuni aborriscono progetti che implementano le medesime funzionalità e ritengono ogni fork uno spreco di tempo e risorse, mentre altri li vedono come un indizio di buona salute della comunità. Anche sulla dicotomia BSD-GPL si litiga praticamente da sempre e non c’è niente di nuovo sotto il sole che migliaia di flame online non abbiano già tirato fuori.
Invece vorrei chiedere a voi una cosa un po’ diversa. Ha senso che gli sviluppatori cerchino in ogni modo di non dipendere da software sotto licenza GPL? Ha un vero vantaggio pratico che gli utenti possono sfruttare o si tratta più che altro di semplice ideologia applicata alla programmazione?
Via | Phoronix
Fabiooo
26 mag 2011 - 13:55 - #1Ha un ovvio vantaggio pratico : chi vuole usare l’OS e i suoi strumenti per realizzare nuovi sw e non solo come server LAMP o poco più, può farlo.
guiodic
26 mag 2011 - 14:43 - #2“Ha senso che gli sviluppatori cerchino in ogni modo di non dipendere da software sotto licenza GPL?”
Ha senso per chi vuole creare software proprietario sfruttando, gratis, il lavoro di chi rilascia sotto licenza bsd.
Alberto Villa
26 mag 2011 - 14:50 - #3ha decisamente senso. per fare un po’ di storia, tutto questo processo di rinnovamento della toolchain si e’ reso necessario in quanto quella targata gpl2 attualmente nel nostro codice e’ vecchia, e le numerose aziende che supportano freebsd non vogliono avere nulla a che fare con la gpl3, quindi non possiamo aggiornare a nulla che non sia licenziato bsd. e la migliore affinita’ ideologica che ne deriva e’ un valore aggiunto
Cesoia
26 mag 2011 - 16:57 - #4@guidoic
“Ha senso per chi vuole creare software proprietario sfruttando, gratis, il lavoro di chi rilascia sotto licenza bsd.”
Hai casi da proporre di persone che rilasciando il loro codice sotto BSD si sentano in qualche maniera danneggiate da quello che affermi??
Sarebbe piu’ interessante sapere cosa ne pensano loro piuttosto dei pareri di chi non ammette diversita’.
Kynu
26 mag 2011 - 19:15 - #5si e no: cioè se il sw che si viene a creare e un protocollo che deve funzionare su molte piattafome allora la BSD è la migliore scelta ( stile SMTP , TCP/IP ecc) . Viceversa se il sw che si crea non ha bisogno di cio allare la licenza sta al gusto del programmatore ( stile programmi tipo brasero, firefox ecc)
guiodic
26 mag 2011 - 23:45 - #6Hai casi da proporre di persone che rilasciando il loro codice sotto BSD si sentano in qualche maniera danneggiate da quello che affermi??
Ovviamente no, altrimenti non lo rilascerebbero sotto BSD. Il problema è che chi lo fa, non sempre si rende conto del danno che produce all’ecosistema del software libero. Altre volte è una scelta consapevole e pienamente logica, ad esempio per favorire l’adozione di un protocollo.
nowhereman
27 mag 2011 - 09:51 - #7chissà, magari a questi folli dell’«ecosistema del software libero» non gliene frega una ceppa
Pietro___
27 mag 2011 - 11:05 - #8@nowhereman
o forse dovete ringraziare la licenza BSD se usate un OS completo oggi giorno, qualsiasi esso sia.
lablinux
27 mag 2011 - 11:16 - #9@nowhereman +1
nowhereman
27 mag 2011 - 12:19 - #10@pietro: lunga vita alla BSD, infatti. Se voglio permettere che chiunque possa sfruttare il mio codice — qualunque cosa sia — senza chiedere niente in cambio è una mia scelta, condivisibile o meno.
guiodic
27 mag 2011 - 13:35 - #11chissà, magari a questi folli dell’«ecosistema del software libero» non gliene frega una ceppa
sì, è proprio questo il problema.
guiodic
27 mag 2011 - 13:36 - #12o forse dovete ringraziare la licenza BSD se usate un OS completo oggi giorno, qualsiasi esso sia.
Semmai BSD, non la licenza in sè
Pietro___
27 mag 2011 - 14:36 - #13Forse ti riferisci ad i386BSD, dove si é preso lo stack TCP/IP, gestione della memoria ecc ecc. Ma se non fosse stato per la licenza BSD, si sarebbe concluso poco e niente.
Poi, do per scontato che tu non lo sappia, ma i progetti Open se valgono veramente a qualcosa sono sempre finanziati da qualcuno, e una volta che il progetto diventa abbastanza maturo viene portato su altre piattaforme, che open che non. Con questo si generano soldi nella foundation, soldi a chi ha gestito il progetto, e molte volte i devs vengono assunti da questi colossi come IBM, Intel, Apple, MS, Cisco, etc etc.
Che ti piaccia o no questa é la ragione di vita del software libero, e software libero non vuol dire rubare il lavoro degli altri. Tutti ne traggono profitto e chiunque ne beneficia.
guiodic
28 mag 2011 - 20:30 - #14@Pietro: bè ad esempio “colossi” come quelli che hai citato rilasciano diversi loro software sotto GPL. Senza contare che la licenza GPL ha svolto un ruolo fondamentale per salvare il kernel linux nella causa SCO.
nowhereman
29 mag 2011 - 14:45 - #15ma esattamente quali sarebbero i danni che costoro creerebbero al software libero?
guiodic
29 mag 2011 - 23:58 - #16@nowhereman: be’, è una iperbole dire che creino danni, visto che al contrario contribuiscono al SL, ma la licenza che usano non previene che altri possano danneggiare il SL. Tieni conto, ad esempio, che è quasi un caso che oggi disponiamo di un server X libero che peraltro è tornato ad essere lo standard. C’è stato un periodo in cui si è rischiato che rimanessero in campo solo server X proprietari e questo perché la licenza MIT permette di “privatizzare” il codice.
.
A tal proposito: http://www.gnu.org/philosophy/x.html
Mentre per i vantaggi della GPL: http://www.gnu.org/philosophy/pragmatic.html
.
Vedrai come da un lato c’è stato il rischio contreto di perdere uno dei più importanti pezzi del nostro s.o., mentre dall’altro, abbiamo il compilatore c++ e quello obj-c proprio perché la GPL ha costretto le aziende a rilasciare il codice. Lo stesso dicasi, più recentemente, per webkit. Webkit è il motore di rendering di Safari ed è un derivato di khtlm (usato da konqueror). Siccole khtml è LGPL, allora la Apple è stata costretta a rilasciare webkit con la stessa licenza. Questo ha portato all’adozione di webkit in una marea di progetti software, da Google Chrome fino al client per twitter hothot. Se khtml fosse stato BSD, non avresti avuto nulla di tutto ciò. L’unica a beneficiarne sarebbe stata la Apple.
nowhereman
30 mag 2011 - 23:11 - #17In primo luogo, FreeBSD non è “software libero” come inteso dalla FSF.
In secondo luogo, non si può parlare di danno, se la licenza del codice che viene sfruttato commercialmente permette espressamente tali pratiche.
Il fatto che non arrivino contributi esterni non è una perdita, è al più un mancato guadagno.
proprio così, e se così fosse stato, avrebbe voluto dire che gli sviluppatori di khtml desideravano questo per il loro progetto, che chiunque potesse beneficiarne, senza chiedere niente in cambio.
guiodic
31 mag 2011 - 15:22 - #18In primo luogo, FreeBSD non è “software libero” come inteso dalla FSF.
Che intendi? invece lo è.
.
avrebbe voluto dire che gli sviluppatori di khtml desideravano questo per il loro progetto, che chiunque potesse beneficiarne, senza chiedere niente in cambio.
.
E quindi? cosa c’entra col mio ragionamento? Il fatto che agli sviluppatori vada bene così, non significa che complessivamente ciò sia un bene per la comunità nel suo complesso.
Se io ho una bella casa in un quartiere e la vendo, viene abbattuta e ci costruiscono un enorme supermercato senza parcheggi i cui clienti intasano l’intero quartiere, a me non me ne viene nulla in danno visto che sono andato a vivere da un’altra parte, ma ai miei vicini sì.
nowhereman
01 giu 2011 - 12:26 - #19mi sono espresso male; voglio dire che il sw GPL è “libero” in un modo diverso dal sw sotto BSD. Vale a dire che il sw “GPL” è libero nel senso (anche) che “non può essere chiuso”.
Questo non implica che gli sviluppatori siano da biasimare per la scelta che hanno fatto.
esempio poco calzante, anche perché i beni concreti sono solo parzialmente confrontabili con qualcosa di impalpabile come il software.
Supponiamo che tu concedi la gestione di un edificio al comune, è un tuo problema se poi il comune la dà in concessione a un privato?
Se il contratto non prevede una clausola che impone l’uso dell’edificio a scopo pubblico il comune è libero di fare quello che vuole.
Naturalmente, l’esempio non calza comunque, perché in questo caso dovrebbe essere possibile che l’edificio fosse infinitamente replicabile, e infiniti utilizzatori dell’edificio ne potessero disporre come meglio credono, alcuni dei quali potrebbero disporne a fini puramente privati, ristrutturandolo, arredandolo, e affittando il tutto a terzi; contemporaneamente altri potrebbero usare in altro modo del tutto gratuitamente un’altra copia dell’edificio originale.
Ca**o, magari. Problema della casa per i giovani RISOLTO!
Ciao.
guiodic
02 giu 2011 - 00:44 - #20d’accordo, ma il punto è che le licenze copyleft (gpl, mpl, ecc) permettono una maggiore tutela del software libero rispetto alla concorrenza proprietaria. Certo non biasimo chi rilascia sotto bsd o apache, però se rilasciassero sotto gpl tutelerebbero meglio il complesso del mondo FLOSS, tutto qui.
Poi è vero, ci sono delle eccezioni, la stessa Free software foundation raccomanda la licenza apache se si tratta di un software che implementa uno standard che si vuole diffondere il più possibile (un protocollo, un formato di dati, ecc.) sebbene a tale scopo in molti casi possa andare bene anche la LGPL.