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Lo chiameremo Ubuntu App Store? Ubuntu è la nuova Apple?

Pubblicato: 24 mag 2011 da sigul



Quando fece il suo debutto, l’Ubuntu Software Center apparve con il controverso nome di Ubuntu Software Store. E domani forse potremmo doverlo chiamare Ubuntu App Store (controversie legali sul marchio permettendo).

Quella che potrebbe sembrare una provocazione è invece una riflessione per nulla fuori luogo e che mi ha suscitato un post letto su Thevarguy. Oggi i programmi a pagamento all’interno dell’Ubuntu Software Center sono una quindicina e si tratta di pacchetti come CrossOver emulator for Windows applications, Fluendo’s DVD Player (pacchetto di codec) e Illumination software development tool. I prezzi vanno da 2,99 a 39,85 dollari.

Allo stesso tempo, avrete forse notato che la vendita di mp3 all’interno di Banshee in Ubuntu 11.04 da parte di Amazon ha creato non poche polemiche, per via della ripartizione degli utili. Pensate se davvero Ubuntu avesse 200 milioni di utenti da qui a quattro anni, insomma inizierebbe a essere un bel parco clienti no?

Anche perché, sempre pagando, possiamo fare lo streaming audio attraverso il cloud di Ubuntu sul nostro smartphone Android. Ubuntu sta diventando l’Apple dell’open source? C’è chi lo sostiene già, come Cio.com e anche qui abbiamo discusso più volte delle somiglianze fra le nuove versioni di Ubuntu e Mac Os X. Ok, di primo acchito viene da storcere il naso, ma se Shuttleworth si affermasse come il nuovo Steve Jobs non saremmo forse un po’ tutti contenti (e un poco invidiosi)? Insomma, sarebbe un bene per l’intera comunità open source? (dite, perché c’è ancora il punto di domanda…?)

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29 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di blackibiza84

    blackibiza84

    24 mag 2011 - 08:46 - #1
    0 punti
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    sicuramente Ubuntu Software Center ha anticipato il Mac App Store di almeno 2 anni…infatti, il Mac App Store non ha fatto altro che copiare l’idea di poter scaricare software ed installarlo nel sistema operativo direttamente.
    Io stesso, quando installo Ubuntu ad amici che vogliono provare un’alternativa a Windows, consiglio di utilizzare Ubuntu Software Center per la sua facilità d’uso.
    Ben venga la concorrenza ad Apple…anche perchè, a quanto pare, Ubuntu è ad immagine e somiglianza di OS X, soltanto che è gratuito e gira su un parco macchine decisamente più grande di quello supportato dal “chiuso” OS X

  • Profilo di giuseppe_dandrea

    giuseppe_dandrea

    24 mag 2011 - 08:47 - #2
    0 punti
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    Il fatto che un sistema Linux diventi una realtà desktop commerciale “efficiente” potrebbe avere dei risvolti positivi; i produttori di hardware/software inizierebbero a guardare al sistema non solo come un OS da server ed inizierebbero a fornire drivers e software, di li in poi arriverebbero i software professionali, i giochi e via discorrendo…

    Certo per fare diventare Ubuntu una realtà desktop “utilizzabile” per il settore, Canonical dovrebbe aggiungere sempre più strati di configurazione e di utilizzo per rendere il sistema indipendente dalle bizze di BASH e dalle astrusioni dei vari sottosistemi tipo X.Org, DE, AppArmor e soci. Così facendo si aumenta la facilità di uso ma si incrementa la complessità e l’opacità del sistema e questo forse non è un bene per chi vuole farsi le ossa nel settore del software e chi crede nell’open-source.

    Dunque se Ubuntu diventasse una rockstar, sarebbe un bene per gli utenti comuni ed un male per un certo modello open-source.

  • Profilo di tetsuro-2

    tetsuro-2

    24 mag 2011 - 08:51 - #3
    0 punti
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    Guardo con favore l’inclusione di applicazioni e musica a pagamento, da qualche parte devono pure rifarsi dei soldi spesi.

    Non solo ma queste nuove entrate porteranno nuovi lavoratori impegnati nello sviluppo del software quindi è una vittoria per tutti.

    La base rimarrà quella che è (altrimenti perderebbero clienti), ovvero un sistema operativo gratuito ed aperto con pieno supporto agli applicativi gratuiti. Shuttleworth non è un fesso (almeno lo spero :p ).

  • Kim Allamandola

    24 mag 2011 - 09:58 - #4
    -2 punti
    Up Down

    Fa piacere vedere che c’è ancora qualcuno che non sceglie il conformismo (tutti
    usano Windows, Apple, * quindi dobbiamo usarlo anche noi) o l’anticonformismo
    (dato che Ubuntu stà diffondendosi me né vado, qui si assomiglia a Windows)
    per partito preso ma ragiona.

    Da certi commenti di altri post la speranza mi si era affievolita.

    Per restare invece in-topic :-) invece credo che Ubuntu più che la Apple stia
    diventando la nuova Microsoft degli albori (in termini di successo, non di
    prodotto eh) Ubuntu vuole essere “per tutti” non “per l’élite” ovvero vuole la
    stessa cosa, con motivazioni ed obbiettivi differenti, che voleva Bill Gates ai
    tempi: un computer in casa di ognuno!

    Direi che la strada per emulare il successo della Microsoft, a scapito sia di
    questa che della Apple, è tracciata; spero solo che non si perdano taaante
    buone tecnologie come successe in passato…

  • Michele Renda

    24 mag 2011 - 10:44 - #5
    -1 punto
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    Personalmente sono d’accordo pure io.

    Non uso più Ubuntu da un anno circa, essendo passato a Debian, ma spero che ugualmente Ubuntu abbia il successo meritato. (anche se forse perdera’ una parte dei power user)

  • GieS

    24 mag 2011 - 10:50 - #6
    -2 punti
    Up Down

    Sono d’accordo…Ubuntu potrebbe dare a GNU/Linux quello che si merita…la diffusione!!!

  • hresk

    24 mag 2011 - 11:24 - #7
    -2 punti
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    ma non lo vuole nessuno linux, lo installano e poi lo buttano

  • Kim Allamandola

    24 mag 2011 - 12:12 - #8
    0 punti
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    @hresk #7
    Sicomeno… E la marmotta impacchetta la cioccolata. Credici caro, resta su
    Windows od Apple e *per favore* quando hai un problema risolvilo da te che io
    supporto Microsoft ed Apple né ho fatto a sufficienza.

  • Profilo di furlan84

    furlan84

    24 mag 2011 - 13:04 - #9
    0 punti
    Up Down

    Beh, il software a pagamento e quello chiuso non sono mica il male.
    Bisogna fare distinzione tra programmi generalisti e programmi specialistici.
    I primi come un sistema operativo, un suite per l’ufficio, un browser, etc etc sarebbe bello che fossero tutti liberi; i secondi invece non lo devono essere per forza. Almeno finché non si vivrà in un mondo in cui i soldi non servono più per mangiare.

    Come si suol dire: “tutti hanno un mutuo da pagare” e il “vil” denaro serve a tutti. Con i generalisti si guadagna comunque (le grandi aziende possono averci un interesse) per quelli specialistici invece è solo grazie alla vendita (e al supporto) che si può permettere uno sviluppo.

    Quindi ben venga un App Store (o come si vuol chiamarlo).

  • LDY

    24 mag 2011 - 14:11 - #10
    0 punti
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    sia ringraziato Debian e il suo contratto sociale, che ci tengono parato il popò dai furbetti.

  • sasokun

    24 mag 2011 - 15:04 - #11
    0 punti
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    Beh direi che è un’ottima idea. Ubuntu davvero si sta diffondendo,e merita ancora più successo. Ben venga quindi un Ubuntu App Store,con programmi liberi ma anche chiusi. Più successo avrà Ubuntu,e più software house svilupperanno applicazioni per Ubuntu ma in generale per le distribuzioni Linux..

  • franz1789

    24 mag 2011 - 15:08 - #12
    3 punti
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    C’è chi dice che Stallman dia i numeri spesso e volentieri. Se è così Shuttleworth pippa vinavil a colazione, mi auguro che il mondo degli utenti GNU/Linux non abbia bisogno di sensazionalismi à la Ballmer&Jobs..
    Poi, ben venga assolutamente che ubuntu diventi la nuova-quello-che-volete, che venga preinstallato ovunque, in fondo come piallo windows posso benissimo eliminarla e installare la mia distro.

  • Profilo di lablinux

    lablinux

    24 mag 2011 - 15:58 - #13
    0 punti
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    @hresk : attenzione qui si parla di ubuntu non di linux (occhio al prossimo telefono che compri, o al prossimo router o gelatiera :) )

    @LDY : il software close e a pagamento non è il male. Considera che lo posso installare anche su debian. Ubuntu lo mette a disposizione in modo più “comodo”, poi se lo voglio lo installo, altrimenti no. Ah, aggiungo anche che debian non è una distro libera al 100% tant’è che non rientra tra quelle riconosciute free **

    * http://downloadsquad.switched.com/2010/05/11/linux-now-makes-ice-cream-can-your-os-do-that/

    ** http://www.gnu.org/distros/common-distros.html

  • PD

    24 mag 2011 - 16:28 - #14
    1 punto
    Up Down

    L’ennesima conferma ai miei sospetti ;-)

  • Profilo di lablinux

    lablinux

    24 mag 2011 - 17:08 - #15
    0 punti
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    cioè?

  • LDY

    24 mag 2011 - 17:51 - #16
    0 punti
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    grazie, ma lo so benissimo. Non ho mai detto ciò che è bene o male. Ma elogio comunque debian il suo contratto e la sua fondazione.

  • StéphaneB

    24 mag 2011 - 18:09 - #17
    0 punti
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    Io trovo che sia tendenzialmente negativa questa notizia, peraltro poco sorprendente visto il trend di Ubuntu: lo sviluppo effettuato su Ubuntu tendenziale beneficia poco il resto della comunità Linux perché c’è poco dialogo tra sviluppatori Ubuntu e gli sviluppatori alla base dei pacchetti. Quindi il fatto che “Ubuntu si ripaghi i suoi sforzi” porta ben poco…
    Inoltre, visto che Canonical ha lo scopo di fare profitto, quanto è distante il giorno in cui l’utenza dovrà rinunciare a qualcosa con la scusa del “maximize profits”? Quanto tempo passerà tra questo passo e la pubblicizzazione di softwares proprietari a discapito delle alternative open source che spesso (e sottolineo spesso) sono di migliore qualità?

  • Kim Allamandola

    24 mag 2011 - 18:46 - #18
    0 punti
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    @StéphaneB #17
    Non accadrà con Canonical per la semplice ragione che il suo business plan, per
    lo meno quello che si capisce a livello pubblico è di lungo periodo.
    A Canonical non interessa spremere ogni possibile limone, ma avere sempre
    limoni da spremere.

    La mania del massimizzare il profitto anziché ragionare sul prodotto paga solo
    nel breve termine e distrugge prodotti nel medio-lungo termine.

  • Profilo di guiodic

    guiodic

    24 mag 2011 - 18:49 - #19
    0 punti
    Up Down

    Beh, il software a pagamento e quello chiuso non sono mica il male.

    Davvero? Il software libero è nato apposta per sostituire il software proprietario. Se tutti avessero ragionato come te, non esisterebbe GNU/Linux, non esisterebbe il webserver che fa girare questo sito, fondamentalmente non esisterebbe neppure Internet come la conosciamo oggi.
    Francamente quando leggo commenti del genere mi cadono le braccia.

    Per non parlare della confusione che c’è nei commenti. I software “a pagamento” non sono necessariamente closed source. E anche commenti che parlano di “applicazioni professionali” o del fatto che “bisogna pur vivere” non tengono conto che da almeno 15 anni ci sono persone che campano sul software libero.

    Questo è il livello di informazione che c’è tra gli utenti di un sito specializzato, figuriamoci fuori…

  • Profilo di guiodic

    guiodic

    24 mag 2011 - 18:59 - #20
    0 punti
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    ma se Shuttleworth si affermasse come il nuovo Steve Jobs

    Vabe’, ma un po’ di senso della misura non guasterebbe: come si fa a confrontare un’aziendina che non riesce ancora ad andare in pareggio con un colosso che macina miliardi di dollari? Il bilancio di Canonical è di 30 milioni di dollari contro 65 MILIARDI di dollari di Apple, vale a dire oltre 2000 volte!

  • ak-88

    24 mag 2011 - 19:27 - #21
    0 punti
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    se va a diffondersi maggiormante a livello personale non mi cambierà molto , si ci sarà più mercato e maggiore scelta magari più concorrenza tra le distro e software migliori ma in linea di massima io sto già bene , se il grosso degli utenti sceglie win o mac ………..ciccia

  • Neff

    24 mag 2011 - 20:14 - #22
    0 punti
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    Penso che l’idea di uno store vero e proprio in ubuntu non sia per niente male, prima di tutto darebbe sostenibilità e credibilità economica a Canonical, che potrebbe finalmente contare su qualcosina in più che il puro supporto e la vendita di gadget, dando quindi respiro per l’assunzione di altri sviluppatori opensource capaci, in grado di vivere dignitosamente anche senza cedere alle lusinghe del mercato tradizionalmente più redditizio del software proprietario. Secondariamente credo sia giunto il momento che Il software open source si renda più “popolare” non solo come alternativa low-cost ma anche come piattaforma innovativa, vivace e sexy. Per fare questo è necessario che accanto all’ampio corredo di applicazioni “open” si lasci la possibilità agli utenti di comprare software specialistici ormai diventati standard di mercato. In questo modo si potrebbero portare su linux anche i professionisti. Ubuntu non deve però diventare l’android del mondo pc: deve continuare ad anteporre il bene degli utenti a quello dei prodittori hardware e software, per cui più che verso una totale apertura, vedrei di buon occhio la creazione di una chiara strategia, che da una parte consenta di poter vendere software anche proprietario nel software center ma che conenta ad ubuntu di comservare la propria identità aperta e centrata sulla gpl e sul copyleft. Come Android ha ben dimostrato troppa libertà significa consegnare l’utente nelle mani del più forte, ovvero l’industria che come sta avvenendo nel mondo di android può decidere di imporre dei bootloader criptati per soggiogare l’utente, che viene così abbandonato subito dopo l’acquisto del telefono e viene costretto in maniera subdola a cambiare terminale al più presto

  • Profilo di guiodic

    guiodic

    24 mag 2011 - 21:15 - #23
    0 punti
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    Neff, sembri Walter Veltroni: di destra “ma anche” di sinistra, contro la precarietà “Ma anche” per la precarietà, contro le privatizzazione “ma anche” a favore.
    L’idea che si possa diffondere l’open source tramite le applicazioni proprietarie è come dire che per diffondere la religione cattolica tra i musulmani bisogna dirgli “però se vuoi puoi continuare a pregare per Maometto”. Quelli sai che ti dicono: ma io già prego per Maometto, che mi frega?

  • PD

    24 mag 2011 - 22:34 - #24
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    Una cosa è certa e con questo quoto franz1789, e cioè che se mi capita un dispositivo con ubuntu lo piallo lo stesso e con gusto.

    Una domanda per i superentusiasti: andreste mai a mangiare in un ristorante dove sapete che il cuoco non sa cucinare e non fa altro che scaldarvi i bustoni di 4 salti in padella?

  • Profilo di lablinux

    lablinux

    25 mag 2011 - 00:39 - #25
    0 punti
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    #PD, una domanda,, hai a disposizione 10 euro per mangiare, ti fai offrire un pranzo alla mensa dei poveri o vai a comprarti 4 salti in padella?
    Purtroppo, a volte, il software proprietario, ha caratteristiche non presenti nel mondo open.

    Se non ci fosse il software proprietario, probabilmente non ci sarebbe neppure quello open. Molte aziende sponsorizzano progetti open (ad esempio IBM) ma il loro business è il software close.

  • PD

    25 mag 2011 - 02:48 - #26
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    Quando ti danno il bustone surgelato e riscaldato e te lo spacciano come primizia per veri intenditori, indipendentemente dal prezzo, penso ci sia un problema. A maggior ragione se il presunto cuoco non sa nemmeno metterci le mani perché il minestrone non l’ha fatto lui.

    Comunque non parlavo del software proprietario, quello è un discorso a parte :-)

  • Profilo di aury88

    aury88

    25 mag 2011 - 13:05 - #27
    0 punti
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    brutto esempio guiodic…
    la comunità cattolica per far accettare il proprio credo tra le popolazioni pagane ha adottato festività e tradizioni pagane come il natale il 25 dicembre o il giorno dei morti ;)
    personalmente vedo nella diffusione di software proprietario in ubuntu la possibilità di attirare professionisti su linux che sono costretti ad adottare un determinato software per scelte aziendali;
    invece la comunità (che non ha queste restrizioni) dovrebbe sempre puntare sull’utilizzo e lo sviluppo del software opensource. ormai c’è un alternativa open quasi per tutto e spesso di qualità migliore :). in oltre l’avere più alternative aumenta solamente la libertà dell’utente (anche se una di queste toglie libertà). la coesistenza di alternative proprietarie e open sulla stessa piattaforma aumenta la competizione tra queste e quindi porta (solitamente) ad un miglioramento dei programmi (sopratutto degli open) oltre che ad accelerare il processo di “migrazione” degli utenti da un software proprietario ad uno open.

  • Profilo di guiodic

    guiodic

    27 mag 2011 - 17:41 - #28
    0 punti
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    Se non ci fosse il software proprietario, probabilmente non ci sarebbe neppure quello open.
    Veramente il software “open” (non si chiamava così) è nato circa 20 anni prima di quello proprietario.

  • Profilo di guiodic

    guiodic

    27 mag 2011 - 17:51 - #29
    0 punti
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    brutto esempio guiodic…
    la comunità cattolica per far accettare il proprio credo tra le popolazioni pagane ha adottato festività e tradizioni pagane come il natale il 25 dicembre o il giorno dei morti ;)

    .
    Brutto esempio Aury88. Il cristianesimo non ha “adottato” le feste pagane ma ha “sostituito” le feste pagane con sue feste negli stessi giorni. L’ultimo esempio è il 1° maggio usato per beatificare GP2.
    Il software libero fa lo stesso: GNU/* è un rimpiazzo di Unix, ad esempio.
    .
    personalmente vedo nella diffusione di software proprietario in ubuntu la possibilità di attirare professionisti su linux che sono costretti ad adottare un determinato software per scelte aziendali;
    E quindi? lo scopo qual è alla fine? diffondere Ubuntu? A me non interessa proprio, non sto facendo una gara sulla diffusione tra Marco Navetta di Valore, Stefano Lavoretti e Guglielmo Cancelli. Il punto è diffondere il software open source, non una piattaforma libera per lanciare software proprietari, cosa del tutto inutile.
    Dove lavoro io, ho fatto l’infrastruttura IT, non me ne è fregato proprio nulla di “Linux”. Alcuni pc usano Ubuntu altri Windows, non è importante. L’importante è usare tutti OpenOffice, Firefox e Thunderbird. Sono le applicazioni il punto. Si dice “killer application” nessuno ha mai parlato di “killer OS”. GNU/Linux esiste solo come base per il software applicativo libero, non è “lo scopo”.

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