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Linux, GNU/Linux e l'importanza del nome

Pubblicato: 02 mag 2011 da Lpt on fire!

Linux o GNU/Linux. Siamo tutti consapevoli che il secondo rispetti più correttamente sia l’apporto dato all’insieme del sistema operativo dai software GNU sia la visione di un mondo completamente diversa da quella che vorrebbero le major del software. Nonostante questo spesso si tende ad abbreviare dicendo semplicemente Linux e da questo gesto a volte partono flame che interessano solamente gli addetti ai lavori o i più addentri al movimento FLOSS.

Recentemente, poi, la grande massa si è resa conto della presenza di un sistema operativo diverso: Ubuntu. Sì, lo sappiamo tutti che si tratta solo di una distribuzione, ma molti dei nuovi utenti non conoscono questa differenza perché dal loro punto di vista semplicemente non è importante. Riprendiamo allora il discorso. Ubuntu recentemente è diventata il volto “pubblico” di GNU/Linux, la sua rappresentazione più mainstream, quella che attira più articoli sui giornali o nei blog e che rappresenta la distro di riferimento per i principianti.

Ricapitolando c’è chi usa semplicemente il termine Linux, altri il più completo GNU/Linux e chi parte per la tangente con Ubuntu. Da questa base viene da chiedersi quanto possa essere importante un nome se il “prodotto” ha comunque successo?

Per rispondere a questa domanda proviamo a concentrarci sui mercati in cui il pinguino riscuote maggior successo, il settore mobile e dell’embedding in generale. L’installazione sui computer desktop e portatili è troppo bassa per essere presa in considerazione e l’ambito server è gestito da addetti ai lavori che sanno esattamente con cosa hanno a che fare.

Ormai molte persone comuni sono consapevoli di Android e di quali siano i suoi vantaggi all’interno di uno smartphone. Dentro c’è Linux, ma spesso non lo sanno. Nel settore embedded quasi tutti i device utilizzano Linux, ma non c’è nessuno che lo ribadisce. Semplicemente il sistema operativo svolge la sua funzione senza alcun errore, o peggio, di Blue Screens of Death (BSOD) che ne tradiscano la presenza. Allora nasce il paradosso che Linux è sempre più presente nella vita di tutti noi e che sono in pochi a conoscerne l’esistenza, nonostante siano in tanti a conoscere Android che si basa proprio su Linux.

Provate ad immaginare un mondo dove il successo di ogni nuovo device sia legato direttamente alla presenza di Linux. Le persone potrebbero quindi cercare altri gadget con le medesime caratteristiche e quindi ad una maggior diffusione del FLOSS. Tutto semplicemente per il marchio Linux. Un piccolo Cavallo di Troia da usare come stratagemma per inserirsi in molti altri mercati.

L’idea potrebbe essere quella di una campagna “Linux Inside” per riprendere lo slogan di Intel e per far capire alla gente quanti sono e quali sono i device che popolano la loro quotidianità a girare grazie al pinguino. Un marchio sui prodotti, sulle scatole o comunque qualcosa che possa rendere un determinato prodotto distinguibile dalla concorrenza che utilizza altri sistemi operativi. Una specie di marchio di qualità.

Non importa quale nome, quale marchio o come si imposti la campagna. L’unica cosa veramente importante sarebbe operare con un singolo marchio che rende inequivocabile il riferimento al pinguino. Un’idea difficile da mettere in piedi, ma che sicuramente ha enormi potenzialità per allargare il bacino degli utenti GNU/Linux in generale.

Via | HOnline

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Paolo Mainardi

    02 mag 2011 - 18:27 - #1
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    Ottimo articolo.

    Ed e’ per questo abbiamo pensato di inserire all’interno del network ILDN, la nuova community “android-it.org” la cui missione e’ proprio questa, ridare a GNU/Linux il valore che merita.

  • Andrea R

    02 mag 2011 - 19:00 - #2
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    A me importa molto di più che si allarghi il bacino di utenti GNU, che il bacino di utenti Linux.

  • Profilo di ekerazha

    ekerazha

    02 mag 2011 - 22:22 - #3
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    La verità è che in ambiente “desktop” il suo piccolo momento di gloria Linux lo ha già avuto… basta guardare ad esempio le statistiche di NetMarketShare per vedere che rispetto a 1-2 anni fa le percentuali relative a Linux sono già in declino o nella migliore delle ipotesi in sostanziale stallo, non c’è crescita.

  • neongen

    03 mag 2011 - 00:10 - #4
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    si, vabbè; però basta co sto filo interdentale! ok?

  • floriano0

    03 mag 2011 - 01:32 - #5
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    fine dell’effetto “Windows Vista”?

  • ilPestifero

    03 mag 2011 - 11:05 - #6
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    La riflessione sul nome è ottima ed importantissima.
    E anche l’idea della campagna “linux inside” non è male.
    Personalmente cerco un approccio differente a seconda della persona a cui mi rivolgo. Es. a neofiti, persone che hanno sempre usato windows oppure non hanno mai usato il pc, parlo semplicemnte di Ubuntu e non complico loro la vita con altre sigle/problematiche.
    Quando e se, saranno più maturo, allora a senso parlare di Linux o addirittura GNU/Linux.

    Android stesso ha fatto una scelta chiara.
    Esser facile e user friendly anche nel nome.
    Tutti parlano di Android. Pochi sanno che è Linux.
    Ma Android in poco tempo ha raggiunto una diffusione impressionante, raggiungendo persone che prima si facevano di apple :D e non avevan mai sentito parlare di Linux etc.

    Anyway, la campagna Linux inside, potrebbe affiancare il nome principale, raggiungendo entrambi gli scopi: facilità e sensibilizzazione.

  • divaio

    03 mag 2011 - 11:11 - #7
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    ricordo nel 2008 quando sono usciti i primi netbook con solo linux installato, sembrava che fosse la volta buona perche si diffondesse nel mercato consumer invece gia dopo poche settimane tutti l’aveano formattato per metterci win xp, e dopo neanche un anno i netbook con linux erano spariti dagli scaffali perche tutti volevao quelli con xp. nei thread in cui aiutavo i niubbi che si approcciavano a linux questi dicevano “sono uno dei pochi che vuole tenerlo, ma se non mi spiegate come si fa sta roba torno a xp!”
    adesso che c’è seven non c’è piu storia, a nessuno gli passa neanche per la testa di fare netbook con linux… altro che metterci l’etichetta linux inside.

  • Profilo di ice

    ice

    03 mag 2011 - 15:44 - #8
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    se si parla di un appliance (un pordotto hardaware venduto completo di os e software, un po come le videostation di sky o fastweb) il marchio Linux inside puòavere un certo appeal commericale
    a patto che vengano rilasciate le specifiche del pordotto (es le pwd di root, etc, etc)
    e vi sia una community di appassionati che lo spinga oltre le specifiche pensate dal produttore
    ricordiamoci che invece in ambiente aziendale generalizzare è sbagliato
    gestire ambienti eterogenei Suse/Ubuntu è un masssacro, quando si devono gestire le patch o altro
    è di recente capitato in Ferrari che i capocioni dei piani alti generalizzando su Linux si siano portati a casa un software configurato sotto Ubuntu, quando tutti gli altri server linux aziendali sono dei RH
    nulla di che fintanto che si tratta di un progetto sperimentale, ma se i numero di server cresce e va in porduzione…puo voler dire la necessità di un sistemista linux in piu
    senza considerare che se hai un problema su una tua conf particolare non puoi fare un escalation
    Tanto piu se hai già un contratto ocn RH
    RH paga un buon 50% dei kernel hacker…se hai un contratto con loro, fidati che la porssima verisone del kernel linux esce che l’ha risolto….
    se usi buntu…aspetti e speri
    va bene se stai giocando a casa tua, non se in ballo ci sono un migliaio di persone che si rigirano i pollici in attesa e centinai di miliaia di euro di penali per sla non rispettate

  • -_Alex_-

    04 mag 2011 - 13:05 - #9
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    Oh meno male, pensavo fosse il solito articolo “Linux VS GNU/Linux” con annesso flame nei commenti, invece tocca un argomento importante, su cui ho la stessa opinione. Da rivenditore, faccio un po’ di fatica a spiegare cosa è “Linux”, cosa “Ubuntu” ecc, anche perché sono tutti abituati a Windows o Mac che sono quelli e basta, al limite differenziati dalla versione. Secondo l’ideale sarebbe se ogni distro avesse da qualche parte (magari nello splash screen o in qualcosa del genere) una scritta come “GNU/Linux distribution” e/o le immagini dello gnu e del pinguino, così da dare un logo comune al pubblico. Il passo successivo sarebbe diffondere l’uso delle etichette “Linux inside” o simili. Non è niente di difficile da realizzare e tutti ne avrebbero vantaggio quando nei prodotti in vendita cominceremmo a vedere il pinguino accanto al logo di Windows. Purtroppo però troppo spesso l’informatica si muove per inerzia..

  • Feyerabend

    04 mag 2011 - 17:15 - #10
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    Quello che conta per l’utente finale è la qualità del prodotto finito ed integrato, quindi della distribuzione.
    Lo stato dei sui componenti costitutivi è un affare dell’integratore, non dell’utente finale.
    Quindi il nome del prodotto finito, cioè della distribuzione, è quello che più conta.
    Ecco perché io preferisco parlare solo ad esempio di “Ubuntu”, e non di alcuni sui elementi costitutivi, come GNOME, Linux, GNU, OpenSSH, etc.

    Una analogia dal campo automobilistico: una Chrysler Voyager per il mercato europeo, fatta in Austria, ha il motore della italiana VM, mica per questo si parla di Chrysler/VM Voyager, giusto? E pazienza se gli zeloti di Linux, GNU, GNOME, OpenSSH, etc perdono la loro visibilità sul prodotto finito, questo è da sempre il destino dei fornitori di “componenti”.

  • -_Alex_-

    05 mag 2011 - 16:18 - #11
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    @Feyerabend: giusta osservazione, tuttavia immaginiamo di avere 3 auto FIAT, la Punto, la Bravo e la Panda. Se la FIAT produce un ricambio che va bene per tutti i suoi modelli può fare molto comodo sapere che stiamo guidando una FIAT e non semplicemente “una Punto”! Del resto, tanti sono i modelli, tante sono le distribuzioni e più si riesce a produrre “pezzi” che funzionino bene in ciascuna di esse, maggior beneficio ne avranno tutti!

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