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L'open source come futuro della farmaceutica

Pubblicato: 22 apr 2011 da Lpt on fire!


Cosa fareste se lavoraste nel settore della ricerca dei farmaci e le possibilità di guadagnare su una ricerca sono molto basse nonostante ci sia una grande richieste in alcune aree del mondo? Se siete lettori abituali di questo blog probabilmente la rendere open source per consentire alla comunità dei ricercatori di portarne avanti lo sviluppo.

Purtroppo il sistema attuale dei brevetti non aiuta molto gli stati in via di sviluppo e quelli ancora più poveri. Ci sono malattie come la tubercolosi e la malaria che sono ormai dimenticate dalla ricerca sponsorizzata dalle grosse compagnie farmaceutiche ed i medicinali commercializzati sono ancora gli stessi scoperti mezzo secolo fa. L’indice di mortalità è molto alto, ma la ricerca di nuovi tipi di cure ha un costo che difficilmente potrebbe essere coperto dalle popolazioni che sono per lo più povere se confrontate con il ricco occidente.

Milioni di morti per la quale nessuno sembra disposto a cercare una nuova cura da decenni. Le aziende farmaceutiche sono società alla ricerca di lucro ed è quindi logico la loro scelta di non investire in questo settore della ricerca, ma resta il problema morale di lasciare morire tutte queste persone.

Un approccio che potrebbe salvare “capra e cavoli” come nell’omonimo modo di dire potrebbe venire dalla ricerca open source su nuovi farmaci. La PLoS, Public Library of Science, ha creato un elenco di sostanze potenzialmente utili come cure, ma che vanno studiate e testate per poterne valutare l’utilizzo.

La Open Source Drug Discovery (OSDD) ha creato una piattaforma open source per gli esperimenti ed i calcoli computazionali e tra i più di 2000 membri ci sono studenti, scienziati, istituti accademici ed aziende di tutto il mondo. Ognuno può dare il suo contributo. Aziende come la GlaxoSmithKline lo scorso anno hanno persino reso open source 13.500 composti chimici che potrebbero aiutare nella lotto contro il parassita della malaria. All’esterno non si vede molto, ma qualcosa si sta muovendo anche nel mondo della ricerca farmaceutica ed è all’insegna dell’open source. Una filosofia che lentamente sta cambiando il mondo per come lo conoscevamo.

Via | OpenSource

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • ____*

    22 apr 2011 - 20:51 - #1
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    ma si certo, pure le industrie farmaceutiche, ci aiutano eccome… come quando insistevano con l’uso del vaccino, ma chi lo ha poi fatto?

  • maddaix

    22 apr 2011 - 22:23 - #2
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    nessuno pensa che l’eliminazione di molte malattie endemiche porta a sovrappopolamento->esaurimento delle risorse-> collasso della civilta-> estinzione?

  • Ho sempre odiato a morte le case farmaceutiche proprio perchè hanno fini di lucro e basta, non hanno un etica umanitaria e voler quindi aiutare coloro che sono in gravissime condizioni.
    Io personalmente ho sempre sostenuto i prodotti naturali e me ne frego dei medicinali, li prendo solo quando proprio non se ne può fare a meno ma la natura ha rivelato di avere delle potenzialità di gran lunga maggiori rispetto alla medicina tradizionale.
    Comunque sia, tornando in tema open source, sono contento di vedere che l’informatica sta diventando una base solida anche per l’impiego sanitario e quindi anche farmaceutico proprio grazie all’open source, cosa che con il software proprietario direi che è ben poco possibile.

  • divaio

    23 apr 2011 - 10:26 - #4
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    ma adesso non è che ogni volta che viene avviato un progetto collaborativo aperto a tutti dovete per forza vedere analogie con l’open source in ambito informatico che non centra un fico secco

  • Sox

    23 apr 2011 - 22:47 - #5
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    @maddaix
    e per fortuna che nessuno lo pensa…..
    ma tu chi sei per decidere chi ha il diritto di curarsi e chi deve morire per non esaurire risorse che tu puoi sfruttare, dio?

  • maddaix

    25 apr 2011 - 01:32 - #6
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    @sox. Calmo li’. Io dico che andrebbero avviati in TUTTI i Paesi del mondo piani di controllo nascite, due figli per coppia. Ma non le vedi le proiezioni demografiche da qui a 40 anni? Lo sai quanti saremo nel 2050 sul Pianeta? Cina, India, Africa sono bombe demografiche, seguite dal sud America, Europa e Nord America. O ci controlliamo da soli, o ci penseranno carestie, guerre e pestilenze e quando quelle arrivano non stanno li’ ad andare per il sottile, chi c’e', c’e’.

  • Profilo di g_g

    g_g

    27 apr 2011 - 10:26 - #7
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    @Maddaix secondo me il problema c’è ma non è così grave come appare, infatti normalmente le società una volta superato il boom economico, quello che oggi sta investendo India e Cina tendono a ridurre automaticamente il numero delle nascite, Vedi l’Italia che in mancanza dell’immigrazione si troverebbe in una fase di crescita zero o addirittura negativa. Detto ciò meglio impedire alle persone di fare figli che farli morire dopo.

    @SHADOW non è corretto a mio avviso odiare le case farmaceutiche, loro fanno il loro lavoro, sono aziende private e l’economia è una scienza amorale, quindi il compito di una casa farmaceutica è quello di massimizzare i profitti esattamente come quello di un industria che produce scarpe. Il problema è che gli stati che dovrebbero curarsi dell’interesse pubblico in contrapposizione a quello privato dovrebbero cercare di intervenire in vari modi per controbilanciare questi interessi privati, ad esempio modificando il sistema dei brevetti in ambito sanitario (io imporrei una sorta di percentuale sul ricavato e la libertà di produrre principi attivi o altro a chiunque) oppure facendo ricerca in quei campi in cui l’industria non otterrebbe vantaggi economici o otterrebbe degli svantaggi. Ad esempio se un’azienda ha prodotto un farmaco che ti annulla i sintomi di una malattia (che quindi non curando la causa va preso in continuazione) non ha nessun interesse a produrre un farmaco che quella malattia te la curi perché avrebbe un costo per la ricerca ed un mancato utile visto che non venderebbe il più il primo farmaco, per un azienda sarebbe una cosa veramente stupida investire per perdere dei quattrini, ma è normale è “giusto” (in questo sistema economico) che sia così.

  • maddaix

    27 apr 2011 - 11:29 - #8
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    @ g_g: se la Cina avesse lo stesso livello di consumi del Giappone, consumerebbe in un giorno quello che il giappone consuma in un anno. Come la mettiamo? Agginungi India e il botto e’ fatto.

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