
La possibilità di sequenziare geni e la nostra conoscenza del genoma è diventata molto vasta e ci sono enormi database in cui le aziende immagazzinano questo tipo di dati per sviluppare nuovi farmaci. Purtroppo tutte queste informazioni sono ben protette dalla concorrenza in un mercato in cui il guadagno per ogni scoperta è alto, ma anche il costo per gli insuccessi lo è.
Sono in molti a rendersi conto che lo sviluppo di farmaci al giorno d’oggi è ancora troppo lento e con risultati non sempre soddisfacenti rispetto alle esigenze del mondo intero. Stephen Friend pensa che si dovrebbe cambiare l’approccio e seguire una strada più simile a quella del FLOSS. Con una maggiore apertura i biologi potrebbero notare pattern non visibile altrimenti e ridurre i tempi per una nuova scoperta.
Così due anni fa decise di licenziarsi da vice presidente senior di un istituto di ricerca sul cancro per portare avanti la sua battaglia personale all’attuale sistema. Fondò una società non profit Sage Bionetworks in cui migliaia di persone da tutto il mondo potevano condividere le proprie conoscenza per un fine comune come migliorare lo sviluppo dei farmaci.
In questi due anni Friend ha scoperto come molti istituti universitari sono molto attaccati alla loro proprietà industriale per la speranza di poterne ricavare dei soldi in futuro, gli scienziati tengono tutti i loro dati riservati per il desiderio di poter fare carriera e venire pubblicati su Sciene o Nature e che le aziende non immaginano neanche lontanamente di condividere i loro dati. Sappiamo tutti che l’uomo ha la volontà di condividere, ma in questo settore l’impulso è tenuto a bada molto bene.
Nonostante tutti questi problemi Stephen va avanti ed ha ricevuto 20 milioni di dollari come supporto per la sua idea. Ha un gruppo di 30 persone ed alcune aziende hanno iniziato a condividere alcuni dati e soldi per la causa. Alcuni grandi scienziati hanno accettato di pubblicare alcuni dati sperimentali e persino la FDA statunitense si è incuriosita per la possibilità di utilizzare questo database per tracciare i problemi dei vari farmaci.
Al momento questo embrione di biologia open source è ancora agli albori, ma già ci sono i primi semi per un raggiante futuro. È importante che chiunque possa collaborare riesca a dare un contributo per il bene di tutti. Riuscirà Stephen a cambiare il mondo della biologia? Noi speriamo di sì.
Via | Xconomy
monnalisamonamour
14 apr 2011 - 18:34 - #1iniziativa lodevole!
lucusta
14 apr 2011 - 20:54 - #2iniziativa, purtroppo, fallimentare.
le piu’ grandi e renumeranti aziende mondiali sono chimico-farmaceutiche, chissa’ mai perche’.
tassinarimauro
14 apr 2011 - 23:04 - #3Il business non è compatibile con il progresso globale.
I più grandi gegni della storia hanno condiviso gratuitamente il loro lavoro.
(Ma molti sono morti poveri)
darkcg
15 apr 2011 - 07:23 - #4@lucusta: fallimentare è un termine che usano quelli che nella vita non hanno mai fatto niente. Pure il progetto GNU venne definito tale agli inizi, ovviamente da quelli che non avevano mai scritto una riga di codice.
sandro-kensan
15 apr 2011 - 15:24 - #5Bell’articolo, spero che abbia successo anche se non ho ben capito di cosa tratti. Complimenti a LPT per l’ampiezza degli interessi che propone su questo blog.
koolinus
15 apr 2011 - 17:00 - #6Purtroppo i parametri con cui la Ricerca pubblica, in Italia almeno, sono valutati vanno CONTRO la condivisione del sapere al di fuori degli specifici gruppi di ricerca.
Iniziative come queste sono lodevoli ma sono gli Enti (la EU, gli Stati) che finanziano la ricerca con i vari bandi e finanziamenti di diverso tipo a dover FORZARE l’uso di tecnologia GPL e licenze ‘libere’ sui file risultanti.
Diversamente è tutto utopico, bello ma utopico!
pizzuco
18 apr 2011 - 10:24 - #7Poco meno di un anno fa avevate segnalato anche questa notizia…
http://www.ossblog.it/post/6287/glaxo-mette-alla-prova-lopen-source-nellindustria-farmaceutica
che qui riporto per completezza e ad integrazione. ;-)
pizzuco
18 apr 2011 - 12:56 - #8Io direi pure che un cenno all’OpenAccess sia qui d’obbligo
http://www.openaccessweek.org/
No?
Si tratta di un “come” alla condivisione libera dei risultati delle ricerche sia in ambito accademico che industriale, che sociale, che culturale, che…
Se volete farne un articolo o pubblicare anche solo delle interviste con le persone che ben lo conoscono, contattatemi che ve le indico…