
Le amministrazioni pubbliche possono risparmiare molti soldi passando al FLOSS? Un argomento molto spinoso che si arricchisce di un nuovo capitolo ambientato in Olanda.
Il Dutch General Audit Chamber (GAC) condotto un’indagine per capire quale potesse essere il risparmio ottenuto passando all’open source ed agli standard aperti. Secondo il resoconto dei 2,1 miliardi di euro spesi dal settore ICT del governo centrale solo 88 milioni sono relativi a costi di licenza e 170 milioni quelli ai costi di mantenimento. Come si può facilmente calcolare una fetta molto piccola dell’intera torta che rappresenta la spesa complessiva.
Qui arriva la nota dolente. Nel documento si legge che non ci sono prove evidenti dei benefici dell’open source dal punto di vista delle spese. Addirittura il GAC indica al governo di non puntare tutto solo sul risparmio economico perché potrebbe non ottenere i risultati sperati.
Come si poteva intuire un tema così delicato ha innescato un clima di polemica fra favorevoli e contrari. In particolare il parlamentare verde Arjan El Fassed che questo documento ha preso in considerazione solo il segmento desktop della pubblica amministrazione, ma che la percentuale di risparmio potrebbe crescere di gran lunga se tutti i sistemi fossero migrati a software open source. Soprattutto il segmento non desktop e quindi i vari server che gestiscono l’infrastruttura informatica del paese.
Qui potrebbe iniziare un balletto di cifra da cui non si riuscirebbe più a venire fuori. Probabilmente a questo studio manca il punto fondamentale. L’open source, e più in generale il FLOSS, consentono non solo di far diminuire i costi, ma hanno vantaggi che non hanno prezzo, come la possibilità di non essere vincolati ad un solo produttore e di poter avere completo controllo su tutto il workflow dell’informazione elaborata. Vantaggi che speriamo il governo olandese riesca a cogliere.
Vincenzo Furlan
17 mar 2011 - 17:43 - #1NON SOLO SI RISPARMIA MA SI GUADAGNA TEMPO ED ENERGIA CON LINUX!!! WINDOWS E’ UN SISTEMA INEFFICENTE!!! E ANCHE IL FLASH FA CONSUMARE TROPPA ENERGIA!!
Kim Allamandola
17 mar 2011 - 18:09 - #2La Norvegia, paese ricco (grazie sigh al petrolio) dove la pa non è molto
sensibile alle lobby si usa GNU/Linux sul 100% dei desktop, SCADA, chioschi,
pannelli ecc… Su server si va da GNU/Linux ad {Open,Free}BSD ed un po’ di
Solaris, HP-UX non mi risulta altro…
Poi certo se per passare all’OpenSource chiami Accenture forse il conto è
salato; anche perché in ambiente Open non è così facile dar colpe al virus,
intruso di turno, crash imprevedibile ecc…
maddaix
17 mar 2011 - 21:08 - #3basta mettersi di impegno e si puo dimostrre qualunque cosa: che le piramidi sono state costruite telepaticamente da alieni mutanti (guardare una delle tante puntate di Voyager) o che usando software opensource si va incontro a problemi immani, come costi enormi, lentezze eccessive, pericoli di denunce per violazione di proprieta intellettiuali, etc (basta leggere GET THE FACTS di microsoft) etc etc.
Quindi: partendo dai giusti assunti o sottoinsiemi di una area piu vasta, si puo’ dire tutto ed il suo contrario.
maddaix
17 mar 2011 - 21:13 - #4@ vincenzo:
se “il” flash consuma troppa energia, fai le foto al sole e vedrai che “il” flash non ti serve. Oppure usa flashblok, eh?
Ah, non postare in maiuscolo che da fastidio.
E “inefficente” si scrive con la “i”, “inefficiente”. (tranquillo, lo sbaglio sempre anch’io)
abbano
17 mar 2011 - 21:24 - #5Olanda, Olanda,….. ah, ora ricordo: è quel Paese dove le droghe sono legali :D
ghlllh
17 mar 2011 - 21:37 - #6professore maddais, anch’io non si scrive con l’apostrofo :D
ghlllh
17 mar 2011 - 21:43 - #7Non è una novità che con l’opensource ci si perde, complimenti agli olandesi per avere speso miliardi in più per avere opensource.
Pier9999
17 mar 2011 - 21:57 - #8che imbecilli
p2p
17 mar 2011 - 22:09 - #9Occorre leggere l’articolo: 2.1 miliardi di euro sono per tutto l’ICT della PA olandese mentre i dati calcolati come risparmio si riferiscono solo alla parte desktop e tengono conto anche dei costi di dismissione. Diciamo che il confronto tra le due cifre non e’ proprio corretto. Comunque, anche dando per buono il rapporto tra 88 milioni di risparmio sulle licenze e 2.1 miliardi totali, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l’olandese medio del fatto che un risparmio di oltre il 4% di denaro pubblico viene considerato non significativo.
lucusta
17 mar 2011 - 23:48 - #10..no, piu’ sul fatto che 88 milioni di euro sono una fetta piccola….
se gli avanza possono anche buttarla dalle mie parti!
SmoQ
18 mar 2011 - 02:01 - #11Ghiiih da quando anch’io si scriverebbe senza apostrofo???
Cmq, se 88 milioni risparmiati senza fare nulla sono peggio di 88 milioni per non avere nulla in più, o hanno fumato troppo o sono in malafede.
albertino80
18 mar 2011 - 09:48 - #12Dai su, cercate di essere meno superficiali e non siate solo in malafede.
Prendendo per buoni quei dati (cosa discutibile), la decisione di risparmiare 4% comporta la scelta di dover cambiare tutto (e di fronte ad impiegati amministrativi potrebbe non essere indolore) con il rischio di doverne spendere molti di più dopo (dico rischio). Probabilmente questi fattori sono stati presi in considerazione.
brunoliegibastoliegi
18 mar 2011 - 10:47 - #13Il risparmio è una cosa difficile da quantificare, se nella mia scuola passassimo all’open source i documenti che elaboriamo non dovrebbero più essere letti da software proprietario dagli utenti.
Se i docenti spiegassero open office, gli studenti non dovrebbero comprare software per fare gli esercizi a casa.
Il software (office) proprietario nella pubblica amministrazione si regge sul fatto che poi gli utenti ne hanno una copia PIRATA a casa.
A me non piace, è una delle tante istigazioni alla non legalità.
bigkolp
18 mar 2011 - 12:13 - #14Poi mettiamo in conto che stiamo parlando dell’Olanda che conta 6.000.000 di abitanti ed è uno dei paesi dove internet c’era prima che noi avessimo il computer, nel nostro paese una cosa simile costerebbe centinaia di miliardi di euro e ci sarebbero i soliti sperperi come avviene in tutto, siamo già messi bene, ma spendeteli voi se li avete io sto bene così.
Se poi l’Olanda che sono esperti in opensource da questi numeri c’è da preoccuparsi!!! Stiamo parlando di sostituire qualcosa che già funziona.
bigkolp
18 mar 2011 - 12:19 - #15#12 ———
considera anche che ci sono software per la P.A. che andrebbero rifatti da capo per essere compatibili con linux, con conseguente sperpero di ulteriori euro.
E poi Openoffice è una chiavica, ma lo avete mai usato per aprire file fatti con excel o word con formattazioni, macro e n. numero di celle???
Perché per aprire e scrivere la letterina di babbo natale va bene ma quando c’è da lavorare in modo serio (non li usate questi software lo si è capito ai v/s discorsi) c’è poco da fare Office è il Top.
hermes14
18 mar 2011 - 13:27 - #16Se non ricordo male il sig. B., qualche anno fa, in un libello autocelebrativo che tutti noi chiedemmo ci venisse recapitato, fece scrivere che gli stipendi medi nel periodo del suo precedente governo erano aumentati, spiattellando i dati in dollari. Peccato che nel frattempo il la lira si fosse alquanto deprezzata rispetto al dollaro e che gli stipendi medi, facendo i conti in lire, erano in realtà diminuiti.
Questo per ribadire, se ce ne fosse bisogno, che con la malafede a disposizione si può “dimostrare” qualsiasi cosa.
guiodic
18 mar 2011 - 20:02 - #17E’ vero, pigliando dati qua e là si può dire di tutto. In ogni caso 88 milioni, moltiplicati per il futuro risparmio, mica son da buttare.
Ma comunque il problema è che dovremmo smetterla di dire che con il floss si risparmia: il punto *non* è questo. Il punto è l’indipendenza della PA, del tessuto produttivo e dei cittadini.
E poi Openoffice è una chiavica, ma lo avete mai usato per aprire file fatti con excel o word con formattazioni, macro e n. numero di celle???
Perché per aprire e scrivere la letterina di babbo natale va bene ma quando c’è da lavorare in modo serio (non li usate questi software lo si è capito ai v/s discorsi) c’è poco da fare Office è il Top.
Solito troll, ma fa a da via i ciapp.
albertino80
18 mar 2011 - 22:22 - #18@17
“Il punto è l’indipendenza della PA, del tessuto produttivo e dei cittadini.”
ottenere l’indipendenza tecnologica è folle (a meno che ciascuna P.A riscriva tutto al suo interno (posso ridere?)), non ti rimane che scegliere da chi vuoi dipendere:
- microsoft
- oracle
- accentue
- gruppo di studenti
- singolo appassionato
…
guiodic
19 mar 2011 - 00:53 - #19@albertino: confronti cose totalmente differenti. Ad esempio, se usi OOo non dipendi da Oracle (tant’è che ora esiste Libreoffice che è diventato lo standard per tutte le distribuzioni GNU/Linux).
Accenture che c’entra? è una società di consulenza, ti aiuta nella migrazione e anche dopo ma finito il contratto puoi rivolgerti ad altri. Non è una dipendenza tecnologica.
Non ha senso quando dici “a meno che ciascuna P.A riscriva tutto al suo interno”. Se ti serve software custom, te lo dovrai comunque far fare, tanto vale farselo rilasciare libero. Negli altri casi al 99,9% ti servirà qualche patch, cosa che puoi commissionare ad una azienda, ad una università o fare internamente (in Germania e Francia è la prassi con il software libero).
Insomma hai mischiato pere e mele.
albertino80
19 mar 2011 - 19:33 - #20Mele e Pere si mescolano facilmente se prima non si fissa il concetto di dipendenza e di libertà.
Supponiamo di usare OOo e Oracle decide (per assurdo) di togliere il tasto stampa, io posso:
- non aggiornarmi
- mi aggiorno e mi preparo ad usare qualcosa di alternativo alla stampa (è un esempio dai)
- cambio software (tu suggerisci di passare a LibreOffice)
Sinceramente non vedo poi tutta questa differenza dalla vecchia impostazione dove utilizzavo MsOffice. Se sono libero perché posso attuare questi tre punti lo sono anche se uso MS queste alternative valgono per tutti.
L’opzione 3 può sembrare indolore ma solo perché oggi LibreOffice è uguale a OOo, se proseguono di pari passo, il cambio non ha senso, se introducono differenze non saranno più interscambiabili, quindi “non dipendo da Oracle perchè posso passare a LibreO” vale quel che vale.
Se per libertà intendi commissionare “ad una azienda, università o fare internamente (in Germania e Francia è la prassi con il software libero)” una modifica ad un software standard, ho sempre le due possibilità:
- inserisco la modifica nel ramo di sviluppo ufficiale
- sviluppo la modifica e ad ogni aggiornamento la perdo e ricomincio (minimo mi richiede test e documentazione, probabilmente devo intervenire più seriamente).
Questa libertà di modifica con MS non ce l’hai. Però hai a disposizione Access e tutta la suite ha interfaccie COM o .NET per programmarlo al 100% cosa che con OOo risulta più limitata.
Non voglio essere polemico per forza e mescolare Pere e Mele, ma queste valutazioni vanno fatte, e risparmiare un francobollo per poi essere costretti a “cambiare sw” o “chiamare consulente” è una decisione pesante dove il parametro “libertà e indipendenza” non può essere l’unico.
vineldo
20 mar 2011 - 14:51 - #21albertino lascia stare non capisce una mazza
guiodic
20 mar 2011 - 19:04 - #22@albertino: Se togliessero il tasto stampa, tu potresti rimetterlo semplicemente facendo in diff dei sorgenti tra la vecchia e la nuova versione. E’ una cosa semplice che anche in bambino, seguendo una guida, potrebbe fare. E se non lo sai fare ci sarà per forza qualcuno che lo farà, in giro per la rete, e ti creerà i pacchetti precompilati. Così come ad esempio esistono decine di versioni modificate di emule, o versioni pompate di nautilus, ecc. così come esistono versioni differenti di firefox e chrome.
LibreOffice *non* è un altro software, è sempre OpenOffice con alcune patch. Esistono anche altre versioni di OOo, ma tutte usano lo stesso core, i formati di salvataggio sono gli stessi e al limite cambia l’interfaccia. Tutto ciò nel sw proprietario non c’è e basta.
albertino80
20 mar 2011 - 19:26 - #23@guiodic
“Se togliessero il tasto stampa, tu potresti rimetterlo semplicemente facendo in diff dei sorgenti tra la vecchia e la nuova versione.”
A te l’ingegneria del software ti fa una pippa eh?
Speriamo che chi vuole diffondere strumenti aperti non adotti questa mentalità perché ne avrebbe già sancito il fallimento.
Mi hai stancato, io cercavo di parlare sul serio mettendomi nei panni di una P.A., se per te mantenere una copia personale di OOo è una cosa normale io mi arrendo. Sei troppo forte.
Ciao
guiodic
22 mar 2011 - 22:11 - #24copia personale? ma di che parli? Novell sono anni che fa la sua copia di OpenOffice, tanto per dire un’azienda. Se parliamo di P.A. ci sono regioni spagnole che hanno la loro distro. Anche la provincia di Bolzano ce l’ha. Quindi davvero stai parlando tanto per parlare.
guiodic
22 mar 2011 - 22:12 - #25copia personale? ma di che parli? Novell sono anni che fa la sua copia di OpenOffice, tanto per dire un’azienda. Se parliamo di P.A.Ci sono regioni spagnole che hanno la loro distro. Anche la provincia di Bolzano ce l’ha. Quindi davvero stai parlando tanto per parlare.
dorsoduro1
23 mar 2011 - 18:04 - #26Voreri ricordare che in un ambiente di produzione usare delle distro linux open source SENZA supporto (ubuntu, centOS, ecc) cioè gratis, non è proprio una bella cosa. SE un’azienda/ente pubblico vuole avere un minimo di sicurezza (senza dover poi pagare profumatamente un consulente veramente esperto per risolvere il problema) DEVE andare su prodotti Red Hat o SUSE dove SI DEVE PAGARE il supporto. Per ogni ANNO. E non costano 10 € l’anno…..
Fatti due conti un prodotto “commerciale” alla fine costa veramente di meno.
bpm___
24 mar 2011 - 15:13 - #27@dorsoduro1 a parte il fatto che anche ubuntu ha assistenza(a pagamento), comunque quali sono i prodotti che costano realmente meno?
Con un prodotto free se hai bisogno di assistenza compri i pacchetti di assistenza. In un prodotto commerciale oltre ai pacchetti di assistenza devi pure comprare il software.
Infatti nella stragrande maggioranza di software commerciale, con l’acquisto del software hai solo assistenza molto limitata. Se vuoi di più devi acquistare pacchetti di assistenza.
Comunque di aziende / pubbliche amministrazioni di tutte le dimensioni che utilizzano linux ne è pieno il mondo.
dorsoduro1
24 mar 2011 - 17:46 - #28@bpm___, mi sono espresso male, certamente si può acquistare supporto per Ubuntu. Lavorando come presales in un’azienda di informatica ti posso assicurare che se un cliente vuole usare RH o Suse DEVE acquistare la “sottoscrizione”, che può durare 1 o 3 anni, rinnovabili, ed è quella che permette l’uso del Sistema Operativo stesso. NON si può usare RH o SUSE senza aver pagato la sottoscrizione; alla scadenza DEVE essere rinnovata la sottoscrizione altrimenti va dismesso il prodotto. Tre anni di sottoscrizione con supporto standard di RH costano di listino circa 1600€ + IVA (se non ricordo male) a cui togliere un 15% di sconto al rivenditore e aggiungere il margine del rivenditore stesso. Dopo i 3 anni poi compri il rinnovo (che costa più o meno uguale).
Questi sono i dati commerciali, non li invento io; se non acquisti la sottoscrizione è come se installi Windows con seriale taroccato.
ciao
bpm___
25 mar 2011 - 02:03 - #29@dorsoduro1 guarda in campo industriale sono comunque molto usate anche distribuzioni quali Debian, Fedora e ultimamente anche Ubuntu, dove se vuoi acquisti supporto esterno (da Canonical per Ubuntu o da altre aziende specializzate per Debian o Fedora) oppure ti crei un tuo reparto di sviluppo sw che si occupa delle personalizzazioni (se ne hai realmente bisogno, come tra l’altro fanno moltissime aziende).
Per quanto riguarda RedHat il costo della sottoscrizione non è superiore a quello di altri sistemi proprietari (dove in alcuni casi per quella cifra acquisti solo la licenza del software).
dorsoduro1
25 mar 2011 - 10:14 - #30@bpm___, concordo pienamente con te, sia per quanto riguarda le distribuzioni senza obbligo di sottoscrizione sia per quanto riguarda i costi paragonabili a quelli di altri OS proprietari. Dalla mia esperienza professionale sin’ora tutte le aziende medio-grandi, la PAC/PAL e enti ex monopolisti se scelgono linux vanno SOLO su RH o SUSE (ultimamente solo RH, SUSE sembra non avere più una buona preferenza). Chi ha scelto Ubuntu o è una Università o ha delle persone con skill tecnici adeguati, e sono molto poche, o devono prendere dei consulenti esterni che vanno pagati (e anche bene).
Il tutto per confermare l’articolo: in determinate situazioni (che per la mia esperienza sono le maggiori) alla fine tra MS e RH si spende la stessa cifra (orientativamente). Se andiamo su altre distro, con tutti i pre-requisiti del caso (personale con skill prima di tutto), è chiaro che si spende di meno.
Buona giornata
bpm___
25 mar 2011 - 14:02 - #31Nella mia esperienza lavorativa ho visto molte realtà con sistemi Linux non RedHat (es. Alenia Spazio, Selex, ESA, e altre aziende medio piccole).
Comunque dal mio punto di vista il discorso è questo:
Se vuoi usare Linux (come server, desktop, ecc.) in ambito aziendale, e sei un’azienda grossa, hai bisogno solo di un reparto it preparato. Ma questo vale come per qualsiasi altro so / software.
Tutte le aziende medio / grandi hanno un reparto it. Quindi questo non aumenta i costi dell’infrastruttura aziendale.
Diverso è il caso delle personalizzazioni (es. voglio una versione di Linux particolarmente modificata per usarla come so embedded). In questo caso ho realmente bisogno di personale molto qualificato e costoso, ma questo vale anche per il software commerciale.
Ho visto spesso alcune campagne pubblicitarie comparative tra sw open e commerciali che sostanzialmente affermavano che il software open è si gratuito ma poi devi pagare una persona per customizzarlo e quindi ti costa come il software commerciale.
Tralasciando il fatto che non è obbligatorio aver bisogno di modificare il software open per le proprie esigenze, se hai realmente bisogno di customizzare un software probabilmente questo lo dovrai fare anche con un software commerciale. Contando che con quest’ultimo, quasi sempre, paghi solo la licenza del software e non eventuali personalizzazioni aggiuntive, oltre al costo della personalizzazione ti ritrovi il costo del software.