Akonadi può combattere lo SPAM, prima di scaricare le e-mail con KDE

Akonadi ServerNon importa quale sia il client di posta in uso: se il desktop è KDE, Akonadi può essere sfruttato come filtro per lo SPAM. E, diversamente dai filtri tradizionali, può farlo prima di scaricare i messaggi. Il concetto non è semplicissimo: per l'utente si riduce a 2 strumenti da associare ad Akonadi. Cioè Mail-Shake e SPAM Templates.

Entrambi sviluppati da Martin Gräßlin, sono disponibili per il download sull'OpenSUSE Build Service: purtroppo i pacchetti per Fedora e Ubuntu a 32-bit e a 64-bit hanno fallito la compilazione, perciò a eccezione di SPAM Templates (creato anche per Fedora 13) sono disponibili esclusivamente per OpenSUSE 11.3. Ne restano i sorgenti.

Il codice risale a circa sei mesi fa, perciò l'adattamento a dei sistemi aggiornati potrebbe richiedere delle patch. Gräßlin ha studiato questi metodi per un dottorato: la tesi è stata pubblicata ed è acquistabile su Amazon. In pratica, Mail-Shake e SPAM Templates sono filtri “proattivi”, anziché “reattivi”, come quelli più comuni.

La differenza è fondamentale: SpamAssassin e le altre soluzioni basate sui filtri baesiani esigono la costruzione di un ampio database dal quale generare le regole per il filtraggio delle e-mail. Il metodo di Akonadi, al contrario, dovrebbe garantire immediatamente un accurato livello di filtraggio. È un risparmio di tempo notevole.

Le soluzioni di Gräßlin non sono perfette: oltre alla creazione di blacklist e whitelist, Mail-Shake può chiedere a chi ha inviato un messaggio di posta un codice di tipo CAPTCHA, perché l'e-mail sia inoltrata a chi deve riceverla. Il mittente riceve un messaggio automatico ed è chiamato a rispondere: potrebbe causare dei problemi.

Se ciò non bastasse, lo stesso Gräßlin ha verificato l'inconsistenza di CAPTCHA, facilmente bypassato, e altri sistemi per l'occultamento degli indirizzi e-mail sul web. Il risultato? Mail-Shake e SPAM Templates sono sistemi perfettibili e andrebbero aggiornati per rispondere a esigenze più attuali di quelle analizzate sei mesi fa.

Via | Martin Gräßlin

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