Logo Blogo

Il blocco di internet in Egitto analizzato dagli sviluppatori di Tor

Pubblicato: 01 feb 2011 da Federico Moretti

Egyptian Coat of ArmsLa situazione politica e sociale dell’Egitto è ancora critica, benché ieri sia arrivata la notizia di una parziale apertura di Hosni Mubarack – il Presidente, nonché il principale oggetto delle proteste – alle forze d’opposizione. Ci siamo già occupati del blocco delle comunicazioni con un intervento su Downloadblog.it: gli sviluppatori di Tor, la soluzione per l’anonimato in rete, propongono un’analisi molto più approfondita. Ad esempio, sullo stato dell’arte delle infrastrutture che collegano l’Egitto al resto del mondo via internet a seguito della censura del governo.

Anzitutto, emerge il coinvolgimento di multinazionali delle telecomunicazioni come Orange (assente dall’Italia, opera nella vicina Svizzera) e Vodafone: insieme a TE Data e altri provider, avrebbero assecondato le richieste del governo egiziano sul blocco della connettività. Diverso è stato l’approccio dei social network. Facebook ha sempre accolto positivamente le proteste dei cittadini, ospitando dal 2008 il gruppo del 6 April Youth Movement fondato da Ahmad Maher che ha stimolato la presa di coscienza degli Egiziani, scaturita nientemeno che dai blogger.

Tor apre la propria analisi parlando di Seabone, il backbone che collega “fisicamente” le connessioni a banda larga dei provider egiziani. La curiosità è che Sparkle – la società che ha installato e gestisce il sistema – è del gruppo Telecom Italia. Tant’è che i ping inviati all’Egitto sono rimbalzati a un server di Palermo. Ciò non significa che l’azienda italiana sia coinvolta nel tracciamento delle comunicazioni degli Egiziani.

O, almeno non è una circostanza derivante dal coinvolgimento di Telecom Italia nella gestione delle infrastrutture di rete egiziane. È bene sottolinearlo, poiché il dossier di Tor si limita a riportare dei dati oggettivi sul traffico e non formula accuse formali dirette all’Italia e/o ad altri provider internazionali. TE Data, l’equivalente egiziano, è tuttora irraggiungibile dall’esterno e dall’interno del paese: poiché non sono stati danneggiati i cavi di Seabone, Tor potrebbe aiutare il ripristino delle connessioni attraverso i relay forniti dagli utenti di tutto il mondo libero.

Il filtro delle connessioni a internet egiziane, prima della totale disconnessione, adottava un metodo piuttosto blando. Sfruttando dei DNS alternativi come quelli di OpenDNS o, quelli di Google e utilizzando le routing policy di Tor era possibile bypassare il blocco governativo con facilità. Infatti, nell’ultima settimana di gennaio le connessioni via Tor degli Egiziani si sono impennate: era l’unica soluzione per aggirare la censura e accedere a internet. Ciò nonostante, l’attività online può essere registrata dai provider per essere consegnata al governo egiziano.

È questo un aspetto su cui riflettere, non soltanto per l’Egitto (o, altri paesi come la Cina). Il livello d’anonimato garantito da Tor non è sufficiente a tutelare in toto la privacy degli utenti. Il Seabone di Telecom Italia non fornisce direttamente la connettività al consumatore, perciò non può fornire dati sensibili al governo: è TE Data che, gestendo il cd. ultimo miglio, ha il potere di tracciare l’attività online ed eventualmente denunciare i cittadini. Tor può essere controllato con una discreta facilità e gli sviluppatori avvertono gli Egiziani del pericolo che correrebbero.

Via | Tor

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 4 su 5)
condividi condividi
0 commenti

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento