Sul suo sito Sosopensource Roberto Galoppini, uno dei vecchi membri del progetto OpenOffice.org e fra gli animatori di Plio, attacca i secessionisti che hanno dato vita a LibreOffice.
Galoppini accusa i membri dello Sterring Committee di aver invitato Oracle a donare il marchio del progetto senza presentarsi con una Fondazione strutturata e un piano di governo di questa.
“Gli altri membri della comunità sono stati trattati da cittadini di serie b” protesta Galoppini, che invita a discutere e definire insieme le guidelines di sviluppo del progetto.
Quella di Galoppini è un’approfondita ricostruzione di quanto si muove dentro e dietro il vecchio e nuovo progetto della suite Office.
DeSTx
06 nov 2010 - 17:42 - #1Ma perchè questa gente non realizza che Open Source vuol dire “CONDIVISIONE”
Inveced i attarsi si dovrebbero accordare per unire le forze e offire un prodotto migliore…
Male che vada la competitività ha sempre fatto bene al mercato!!
Italo Vignoli
06 nov 2010 - 18:24 - #2Anch’io sono tra i fondatori del PLIO, di cui sono anche il presidente, e sono tra i fondatori di The Document Foundation.
Prima di tutto, cominciamo con il ristabilire la verità: Roberto Galoppini ha saputo di TDF la settimana prima della OOoCon di Budapest, e quindi un mese prima rispetto alla data di annuncio, per telefono dal sottoscritto.
Roberto è nel board di SourceForge, e in quel momento TDF stava valutando delle opzioni per l’infrastruttura, per cui lo avevo chiamato per chiedergli un’opinione sulla possibilità di usare SourceForge. Roberto mi aveva addirittura detto che secondo lui era il caso di sedersi intorno a un tavolo, perché le dimensioni del progetto giustificavano un accordo tra le parti.
Poi, cerchiamo di precisare com’è organizzata la comunità di OOo, che ha un livello “nazionale” - in Italia, il PLIO - e un livello internazionale. Roberto, per sua scelta legittima, ha limitato la sua presenza alla comunità nazionale: è stato presente a una sola OOoCon (a Koper, in Slovenia), e non è mai intervenuto in modo continuativo nelle mailing list internazionali.
Ripeto, è una scelta legittima, ma questo significa che non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale come membro della stessa, e il fatto che sia uno dei fondatori del PLIO non costituisce un titolo sufficiente.
TDF è nata nei corridoi delle ultime tre OOoCon (Barcellona, Pechino e Orvieto, visto che a Budapest i giochi erano ormai fatti), e con una serie di contatti personali tra i singoli. Chi ha deciso di non entrare nella comunità internazionale non è entrato tra i fondatori di TDF, e la cosa è indipendente dai meriti o dalle competenze dei singoli. Questo non significa che i fondatori di TDF siano in assoluto i migliori tra gli esponenti della comunità di OOo, ma una cosa è certa: erano quelli che c’erano quando si parlava seriamente del futuro della comunità e della suite.
Tutto il resto, mi spiace molto dirlo, ma sono anche un po’ stufo di atteggiamenti negativi a prescindere, sono sterili polemiche personali di chi si sente escluso da un processo mentre ritiene di avere i titoli per farne parte. Il problema è che i titoli non li ha mai utilizzati al momento opportuno.
Concludo con un’ultima annotazione: Roberto ritiene che l’unico modello di business per il software libero sia quello della corporate sponsorship, e infatti ha sviluppato un modello di consulenza al servizio delle aziende che investono nel software libero senza avere una cultura specifica. Per questo motivo, insiste sul Copyright Assignment come strumento di accordo con le aziende (finalizzato al finanziamento del progetto), perché si tratta di un presupposto indispensabile secondo la sua visione.
I fondatori di TDF hanno una visione un po’ diversa, e forse - o sicuramente - più idealista, per cui vorrebbero evitare un corporate sponsor (onestamente, che senso ha abbandonare Oracle per mettersi nelle mani di un’altra azienda, che avrebbe ben presto creato gli stessi problemi?).
E’ una sfida maledettamente difficile, ma non è certo con le polemiche che riusciremo a vincerla.
Italo Vignoli
06 nov 2010 - 18:31 - #3Aggiungo che la ricostruzione di quanto si muove dentro e dietro il vecchio e il nuovo progetto della suite Office è basato su ipotesi e speculazioni personali di Roberto Galoppini e su fonti esterne sia al progetto OOo che a TDF. Fonti estremamente autorevoli nella loro specifica area di competenza, ma in questo caso informate in modo solo parziale.
Kim Allamandola
06 nov 2010 - 18:38 - #4Sono abbastanza d’accordo con Galoppini; con Opensolaris è successa una cosa
simile: OpenIndiana è apparso dal nulla senza avvisare nessuno delle loro
intenzioni, IllumOS incluso, porters di Source Juicer inclusi (almeno non sono
a conoscenza di gente avvisata né io son stato avvisato, ho scoperto OI quando
Garret D’Amore l’ha citata sul suo blog…)
Kim Allamandola
06 nov 2010 - 18:51 - #5@Italo Vignoli #2
grazie per la precisazione; questo ridimensiona un po’ la cosa :-)
Assolutamente d’accordo che mettersi sotto l’ombrello di un’azienda non sia
né bello né utile, serve forse agli inizi ma nel medio-lungo termine è dannoso,
l’esperienza di OpenSolaris stessa come quella di Java sono buoni esempi. Però
almeno a me, da utente OOo/LibreOffice la fondazione ed “il fork” di Libre sono
apparsi “dal nulla”, come erano apparsi dal nulla OOo Renaissance, la supposta
riscrittura della UI in JavaFX.
In altri termini senza un lancio “morbido” con post di proposta su blog vicini
al progetto, su /., un po’ di rumors ecc penso che molti si sentano a disagio,
almeno così è per me, non avendo ben chiaro chi svilupperà e come si evolverà
LibreOffice. Un lancio “al botto” può essere positivo per progetti nuovi e/o
significativamente distanti da una linea precedente, ma per grossi progetti con
un enorme numero di utenti ed un grosso impatto su progetti terzi (OOo/Libre è
un componente di peso di ogni desktop moderno) lascia un po’ di incertezza…
simo_87
06 nov 2010 - 19:08 - #6Caspita uno dei fondatori di The Document Foundation qui a commentare un articolo di ossblog.it…
Non è cosa che accade tutti i giorni.
Comunque ritengo molto sensata l’opposizione di Vignoli “..che senso ha abbandonare Oracle per mettersi nelle mani di un’altra azienda, che avrebbe ben presto creato gli stessi problemi?”, vorrei solo precisare che attraverso sponsor quali Canonical,Gnome,Google,Novel,Red Hat,etc…. sicuramente TDF riuscirà a creare un prodotto competitivo e migliore di openoffice :)
Un in bocca al lupo e un auguro di buon lavoro a tutti gli sviluppatori e a coloro che gestiscono relazioni (positive) con The Document Foundation.
sandro-kensan
06 nov 2010 - 20:06 - #7Non vale molto come commento ma io parteggio per LibreOffice e per The Document Foundation, mi sono trovato bene con questi binomi fin dalla costruzione della Mozilla Foundation e della relativa suite Mozilla poi diventata Firefox+Thunderbird(+Kompozer).
Trovo che l’accoppiata software libero più una foundation (magari doppia come nel caso di Mozilla divisa tra senza fini di lucro e con lucro) sia la scelta ottimale.
PD
06 nov 2010 - 20:11 - #8@#2
Grazie per la precisazione che indubbiamente aiuta parecchio a comprendere questa situazione abbastanza ingarbugliata. Finora mi ero astenuto dal fare commenti a proposito di OO.O/TDF, ma finalmente ci si può capire qualcosa :D
Roberto Galoppini
06 nov 2010 - 22:04 - #9LibreOffice NON è il progetto di fondazione noto come la Document Foundation.
Infatti mentre LibreOffice - argomento sul quale effettivamente Italo mi contattò - è un programma derivato da OpenOffice.org, come lo è ad esempio NeoOffice per Mac, la Document Foundation è invece un tentativo di avviare una organizzazione no profit che costituisca un’entità legale a cui individui ed imprese possano donare risorse.
Quindi LibreOffice esiste, ed è fondamentalmente OpenOffice.org + le patch di Novell contenute nel programma Go-oo + alcuni contributi di Red Hat più modifiche cosmetiche al codice contribuite da nuovi volontari (animati dal sacro fuoco, ma tecnicamente incapaci di modifiche rilevanti alla base di codice).
Le preoccupazioni raccolte nel mio post sono il distillato di numerosi messaggi passati nelle liste di TDF, tra cui quelle del nostro mantainer Andrea Pescetti, e di altri valenti membri della nostra comunità (Roberto Resoli, Gianluca Turconi, etc).
La decisione di comunicare al mondo la nascita della TDF senza aver individuato una modo per portare a bordo soggetti come Oracle o IBM, è stata presa a porte chiuse dalla steering committee, escludendo di fatto la maggior parte dei membri della comunità internazionale (e non solo il sottoscritto).
Perché è importante il contributo di queste aziende? Perché OpenOffice.org è un progetto che da sempre è il risultato del contributo di aziende, vuoi per la complessità della base di codice, vuoi per la quantità di tempo che occorre dedicare al progetto per poter incidere significativamente sulle sue fuzionalità. Infatti da sempre i contributi esterni - fatta eccezione per i test, la segnalazione di patch o le attività che svolgono i diversi progetti linguistici - sono stati contributi da aziende, in maniera diretta o indiretta (via gatekeepers dipendenti di Sun).
Le accuse di Italo circa la non fondatezza delle mie tesi, o peggio ancora della loro non veridicità, sono smentite dai link ai thread sulle mailing-list che ho incluso all’interno del post, verifiche che potete fare facilmente ricercando i nomi che ho citato prima direttamente sulle liste di TDF e constatare che altri esprimono dubbi su come sia stato avviato il progetto, se abbia senso creare una fondazione ad hoc, piuttosto che insistere sulla necessità di adottare una politica di copyright assignment.
Infine per quanto riguarda l’accusa personale contenuta nella “ultima annotazione” di Italo, circa l’ipotesi che mi vedrebbe sostenere come unica strada per i progetti open quella della corporate-sponsorship, faccio notare che dal 2002 svolgo attività di ricerca sui modelli organizzativi dei progetti open basati unicamente sul volontariato, interesse che si riflette concretamente nelle mie attività professionali (ad esempio LimeSurvey e Redmine - entrambi progetti open sostenuti da comunità, sono al centro di due dei miei report pubblici).
sandro-kensan
06 nov 2010 - 22:17 - #10A me pare più equilibrato e pacato nei giudizi Vignoli che Galoppini a prescindere da chi può avere ragione e chi torto. In questi momenti l’equilibrio delle parole è fondamentale.
lor76
06 nov 2010 - 23:08 - #11@#10 Veramente a leggere questi commenti ho avuto l’impressione che Vignoli si impegni più ad attaccare personalmente Galoppini che altro.
Leggendo la fonte originale _purtroppo in inglese!_ effettivamente ho trovato diversi riscontri e anche proposte realistiche. In particolare l’idea di prendere le decisioni importanti con un processo partecipativo mi sembra coerente con i principi del software libero.
giuseppe_dandrea
06 nov 2010 - 23:22 - #12@Galoppini e Vignoli
Sulla querelle OpenOffice dato che i diretti interessati si sono “manifestati” su questo povero luogo di discussione triviale, mi piacerebbe domandare un paio di cose, se posteste rispondere entrambi sarebbe meraviglioso:
1) Qual’è il motivo principale per il cui OpenOffice dovrebbe continuare senza Oracle? Si tratta di una questione di “sensazioni” o una questione di modelli di sviluppo?
2)Non credete che il fatto di cambiare nome ad un software che oramai ha una buona diffusione significhi anche minarne la diffusione ? Se è facile per un utente “mediamente interessato” capire che si tratta sempre della stessa entità
3) Ma se il contributo esterno è “minimale” in termini di innovazione della base del codice, quali risultati si prefigge LibreOffice?
4) Non è che avete fatto il passo più lungo della gamba?
Senza nulla a prentendere un CyberCinico
Giuseppe D’Andrea
valeriod
07 nov 2010 - 00:33 - #13Per quanto riguarda il contributo minimale, bisogna vedere quali erano le cause di quella situazione, se cioè era un limite tecnico di ore-uomo da dedicare al codice per apportare contributi significativi (difficile da ottenere nel solo tempo libero) oppure se era l’eccessivo controllo di Oracle ad allontanare eventuali partner.
Il fatto che i contributi esterni fosse pochi è un dato di fatto, mostrato da quante righe di codice erano state scritte e da chi, ma non dice nulla sulla causa di questo effetto.
Apparte questa questione, che mi interessa poco al momento, io sono per il modello che vede progetti open in mano a fondazioni e se proprio devo essere cinico, vorrei che Oracle mi spiegasse perchè gli è così difficile aderire.
L’unica differenza tra OpenOffice e LibreOffice, per Oracle, consta nel fatto che non comanda più lei: può essere soltanto uno dei tanti contributori.
Se questo è il motivo, allora tutte le lamentale da cui è scaturito il progetto Libre sono fondate e non vedo come concedere più tempo ad Oracle (prima di staccarsi definitivamente) avrebbe potuto fargli cambiare idea su “il giocattolo è mio e qui comando io”.
Non avrebbe concesso il marchio né il potere decisionale né ora né mai, avrebbe soltando fatto finta di discutere con il solo scopo di portare avanti in negoziati in eterno, in altre parole avrebbe solo dato un contentino di facciata a coloro che chiedevano una svolta (già promessa da Sun, tra l’altro) giusto per tenerli buoni dandogli false speranze.
Il fatto poi che nella lista dei partners ci siano aziende che prima sul lato OpenOffice non c’erano, mi fa pensare che era proprio l’eccessivo (per non dire totale) controllo che aveva Oracle sul progetto a tenerle lontane.
Per quanto riguarda eventuali finanziamenti (anche di governi, es. unione europea) io sarei più propenso a finanziare una fondazione che ha il focus su un solo progetto piuttosto che un azienza impegnata in vari fronti e della quale non ho certezze in merito a come impiegherà i miei soldi.
Purtroppo le recenti uscite e scelte di Oracle nei confronti dei progetti open di Sun e di altre aziende (leggesi rivendicazioni di brevetti) me la stanno rendendo simpatica come un calcio allo stomaco.
Kim Allamandola
07 nov 2010 - 00:52 - #14@Galoppini e Vignoli
senza nulla togliere al vostro lavoro, di cui devo ringraziarvi sentitamente
fermo restando il mio commento #5 vorrei fare una domanda, scusandomi per
l’uso improprio dei commenti: OOo/LibreOffice ed altri derivati hanno a mio
modo di vedere, da sistemista ed ing. informatico, un difetto alla base: sono
*megaliti*.
La difficoltà di mantenere od estendere la base di codice è dovuta IMO in
buona parte alla sua enormità alla integrazione spaghetti-code dell’intero
progetto e scarsa documentazione per gli sviluppatori (dopotutto il progetto
è nato e si è evoluto in seno alla Sun che un po’ lo vendeva un po’ lo
lasciava libero ecc). Con JavaFX è stata imposta (proposta poi morta?) una
riscrittura di OOo in JavaFX, ora, pur essendo *contrario* a java su desktop,
a molti aspetti di java ed all’imposizione dal giorno alla notte di qualcosa
non poteva essere un’occasione per ripensare molti aspetti della suite?
Essendo oggi comunque rimasti i problemi di evolvibilità non potrebbe essere
una buona occasione non per forkare l’intera base di codice ma per valutarne
una riscrittura, con calma, dal backend basandosi ad es. come engine testuale
sul TeX (usando il motore di TeXLive che è attivamente mantenuto da una più
che robusta community) che permetterebbe risultati incomparabilmente superiori
sia nei font (metafont) che nell’impaginazione e come db su sqlite o
desktopCouch usando connector già esistenti e open per vari altri db per Base.
Pensare ad una nuova UI il più possibile staccata dal core in maniera da poter
passare da una libraria grafica all’altra *senza* dover mettere mano al codice
del core, magari più semplice, basata su PyGTk o PyQt che quanto a performance
se ci si limita alla GUI sono più che soddisfacenti.
OpenOffice/LibreOffice così com’è *tecnicamente* oggi la vedo con poche
possibilità di reale evoluzione sia che resti sotto l’ombrello di qualche
big co sia che venga gestita da una community partecipata o meno da
chicchessia.
giuseppe_dandrea
07 nov 2010 - 12:20 - #15Bah, Comunque vedremo, pare che Oo 3.3 sia alle porte, vediamo come si evolveranno le cose.
@Kim Allamandorla
Concordo su molti punti con la tua considerazioni, il menhir Oo sarà un cliente difficile per chiunque, il problema di un’opera di cambiamento così “impegnativa” non sta solo nel mettere a punto i dovuti cambiamenti tecnici, ma anche nel farli digerire all’utenza finale, che sicuramente non sarà composta da geek o appassionati. OpenOffice, LibreOffice o come lo vogliamo chiamare ha una vasta base di utenza “casual” conquistata con fatica, che non deve andare perduta.
Roberto Galoppini
07 nov 2010 - 14:51 - #16Cambiare il modello di sviluppo è un nice-to-have, ma al momento se è vero che OpenOffice.org dipende da Oracle è altrettanto vero che LibreOffice dipende fortemente dalle future scelte di Novell, di cui da tempo si vocifera una acquisizione “per parti”, che rischia di non mantenere gli investimenti Linux desktop.
Ad esclusione di qualche contributo dei dipendenti Red Hat, tutti gli altri nomi eccellenti che hanno espresso opinioni favorevoli sulla nascita di LibreOffice non hanno dato seguito alle loro dichiarazioni e per quanto riguarda i contributi dei nuovi volontari indipendenti questi sono concentrati su “easy-hacks”, quelli a cui mi riferivo parlando di contributi cosmetici. Insomma, laddove venisse a mancare la sponsorship di Novell è difficile immaginare che si possa parlare di roadmap.
@valeriod giustamente predilige progetti che non dipendono da un unico vendor, ma il problema è che come suggerisce @Kim Allamandola la complessità dell’attuale base di codice (modestamente documentato, non rientrante, etc) rende complesso fornire contributi per motivi tecnici, ed occorre quindi auspicare se non stimolare la partecipazione dei vendor, gli unici in grado di mettere risorse a tempo pieno.
A complicare ulteriormente il tutto ci sono gli aspetti di “proprietà intellettuale”, relativi agli accordi Sun-Microsoft siglati nel 2004, gli accordi tra Sun ed IBM, il marchio registrato, etc. Tutti aspetti che fanno propendere per una attenta valutazione dei rischi associati al taglio del “cordone ombelicale”, come lo stesso autore della GPL Eben Moglen mi ha ricordato parlandomi di quante e quali attenzioni dovrebbero essere poste per individuare un percorso che possa garantire un futuro “legale” al progetto LibreOffice.
Infine gli utenti, come ricordava @giuseppe_dandrea, sono quelli più esposti, vuoi per l’incertezza che percepiscono, vuoi per il fatto che lo sviluppo di LibreOffice tiene ancora in poco conto le loro necessità (vedi rimozione dei dizionari).
In questo senso trovo molto responsabile il comportamento del progetto OOoDocs, che continuerà a curare la documentazione per OOo rendendosi disponibile per tutte le collaborazioni del caso con LibreOffice, mentre preoccupa la scelta della comunità tedesca di abbandonare OOo. Chi pagherà il conto di questa faida, sono senz’altro gli utenti.
Personalmente continuerò a contribuire a OpenOffice.org, nella certezza che gli output di questo progetto saranno incamerati anche da LibreOffice, benché certe discutibili e discusse scelte tecniche stiano introducendo modifiche non funzionali che rendono più complesse le integrazioni dei contributi upstream.
cronox
07 nov 2010 - 14:58 - #17vi anticipo che all’utilizzatore finale importa poco delle vostre scaramuccie….uso openoffice, ma appena uscità una versione stabile di libreoffice lo proverò…e terrò il migliore…vi consiglio dunque di impegnarvi sulle cose serie al posto di litigare qui
guiodic
07 nov 2010 - 20:02 - #18Galoppini, quel che non comprendo è: sei favorevole o no a LibreOffice? sei favorevole o no alla nascita di TDF? o è solo una discussione su “metodo”? Perché se è solo un problema d metodo allora entra in tdf e fai valere la tua voce. Altrimenti se pensi che sia stato sbagliato forkare OOo e creare una Foundation indipendente, il problema è del tutto differente.
Personalmente credo che fosse una scelta inevitabile, visto il comportamento di Oracle verso i prodotto floss di Sun.
PD
07 nov 2010 - 20:14 - #19Credo che i vari partner che stanno spalleggiando TDF sentano indubbiamente il bisogno di un cambiamento nel progetto della suite anche da un punto di vista tecnico, di là di quella che può essere la visione personale del futuro dell’applicazione in sé.
Come sottolineava giustamente Kim, finora mettere le mani nel codice di OO.O è stata prerogativa quasi esclusiva di dipendenti Sun/Oracle, soprattutto perché tale codice è scarsamente documentato ed alquanto confusionario.
Ma paradossalmente proprio per questo, il fatto che la nuova fondazione rilasci delle versioni proprie che sono soltanto copie dell’originale con qualche modifica superficiale in più, a mio opinabilissimo parere, non ha molto senso. A questo aggiungete anche i leggittimissimi dubbi sollevati da Galoppini sugli aspetti puramente legali legati all’applicazione.
A mio avviso il lavoro della fondazione ha senso solo se questa punta davvero ad una ristrutturazione quasi totale del codice della suite, secondo criteri che aiutino terzi (organizzazioni, aziende o singoli programmatori) ad entrare nello sviluppo.
D’altronde è anche chiaro che non si può pretendere un cambiamento del genere dall’oggi al domani. Una consulenza tecnica costante da parte delle aziende “supporter” (uso il termine che leggo nel sito), a mio avviso assolutamente necessaria, potrebbe rendere il progetto sempre più appetibile anche ad altri contributors, ma in maniera graduale. Davvero, spero vivamente che riusciate a mettervi daccordo su questi punti.
jkll
08 nov 2010 - 00:56 - #20Come al solito gli interessi si scontrano contro quello che gli utenti vogliono, è sempre la stessa storia. Quando Oracle ha acquisito Sun la storia era già scritta, e l’ho anche scritto su questo blog. La storia continua con OO e continuerà alla stessa maniera con MySql che Oracle tenterà pian piano di eliminare.
Ma non hanno fatto i conti con la Comunità e con quello che la gente vuole, forse ce lo siamo dimenticati che cosa deve essere OO? La suite è ferma da mesi con lo sviluppo, cioè da quando oracle ci ha messo le mani.
Era un scelta che andava fatta ed è stata fatta, meglio prima che dopo, preferisco avere meno funzionalità ma essere certo di uno sviluppo senza tante bugie e speculazioni, il futuro darà ragione a LibreOffice.
Io l’ho già scaricata sia per Mac che per Windows e la sto usando, non vedo l’ora che sia localizzata in Italiano.
Ti saluto Oracle, i miei interessi mal si sposano con i tuoi.
Ah dimenticavo ho anche fatto una donazione al progetto giusto per mettere le cose in chiaro.
Roberto Galoppini
08 nov 2010 - 11:36 - #21@guiodic assolutamente favorevole alla nascita di LibreOffice, soprattutto perché qualora Novell dovesse interrompere gli investimenti su Go-oo c’è la possibilità che qualcuno manutenga quella versione di OOo.
Circa la fondazione ho molte perplessità, a partire proprio dall’impegno economico necessaria per avviarla, basti pensare che solo depositare il marchio negli stati uniti pare costi nell’intorno dei 50mila dollari. E una volta avviata rimangono i dubbi e le perplessità sull’evolvibilità, emersi anche in questi commenti (@PD @Kim Allamandorla @giuseppe_dandrea) e con scambi con alcune corporate, che si domandano se abbia senso spendere tanta energia su un progetto con un alto “debito tecnico” o piuttosto ripartire da zero. [Chi me ne parlava faceva riferimento alle differenti prestazioni di javascript su Chrome e Firefox]
Secondo Simon Phipps, ex responsabile di strategie open source di Sun, la TDF dovrebbe essere in grado di stipendiare gli sviluppatori. Può darsi che abbia ragione, se così fosse allora l’impegno economico necessario potrebbe essere davvero rilevante.
Riguardo all’inevitabilità la penso diversamente, penso al contrario che siano stati troppo frettolosi nell’uscire pubblicamente con l’idea di una fondazione “indipendente” e soprattutto nel chiudere i ponti - anche tecnicamente - con Oracle, che è ancora attiva e reattiva sul progetto (anzi, si è notato una certa accelerazione nella chiusura dei bachi, storico punto dolente).
G,G
08 nov 2010 - 14:55 - #22Spero che questa “guerra” si combatta fronte a fronte fino all’ultima LOC! :-)
Kim Allamandola
08 nov 2010 - 15:52 - #23Senza nulla togliere al lavoro di tutti gli sviluppatori e la community di
OpenOffice quale che sia o diventi il nome del prodotto finale non credo che
alcuno possa far evolvere OpenOffice come ogni altro prodotto quando questo
è strutturato su un modello chiuso su se stesso e megalitico. Abbiamo molti
esempi sia in casa Sun che fuori; dallo storico ITS ad Windows (col caso XP)
in casa Sun vi sono molti prodotti, nati buoni e poi morti per il modo in cui
sono stati progettati, un esempio è l’smf GUI Javahelp di Solaris, mostro non
più evolvibile eppure molto apprezzato, Looking Glass eccellente idea e per
molti aspetti precursore della gui di OSX e di Compiz. C’è il caso PTC per il
cad ecc. ecc.
Tutti questi ottimi prodotti, di per sé e come idea, sono caratterizzati dal
far “tutto in casa” ovvero da non usare e/o contribuire in termini di codice
a nessun altro progetto (librerie grafiche incluse) e quindi caratterizzati
dal fatto di non attrarre sviluppatori che magari hanno interessi collaterali,
che possono portare idee fresche e magari reimpastare il progetto se si
arriva a un punto morto; come anche dal fatto di aver una struttura dove ogni
componente è fortemente dipendente dagli altri e non in grado di essere usato
altrove.
Essere open non serve in questi casi perché l’intero codice non è riusabile,
essendo enorme e poco documentato non aiuta neppure fornendo idee; in pratica
è codice corporate-style con tutti i problemi del caso.
Per questo dico visto che OpenOffice non è poi tanto attivamente sviluppata
né sviluppabile *ma* è ancora assolutamente attuale rispetto ai bisogni della
sua utenza, non sarebbe meglio lasciare la barca che ora naviga ancora e può
navigare ancora per qualche anno dedicando ad una nuova barca che usi tutti
i vantaggi dell’opensource e che superi i problemi della precedente?
Piuttosto che continuare a rattoppare quella vecchia che *comunque* appare
chiaro non possa andare avanti più di tanto ed a costi molto alti, tanto da
considerare necessaria la presenza di sviluppatori pagati.
Sono daccordo che molti rallentamenti siano dovuti al passaggio Sun-Oracle ma
non lo sono per nulla sull’idea di proseguire in stile corporate. Gente da
Frederick Brooks (il principale sviluppatore e fautore del successo dei
mainframe IBM dal System* all’AS400) ad Eric S. Raymond passando per Kernighan
e Ritchie (autori del linguaggio C) hanno scritto sia prevedendo sia
analizzando come il modello di sviluppo corporativo superata una certa
complessità sia un vicolo cieco.
Nel corso della storia le grandi invenzioni, non solo nel software, sono
sempre state fatte da singoli o piccoli gruppi, quasi sempre non alle
dipendenze di qualcuno né pagati per il loro lavoro intellettuale. Cito solo
come esempio:
* Linux (progetto autonomo di uno studente, autofinanziato)
* Google (progetto autonomo di due studenti, autofinanziato)
* GNU (progetto nato da poche persone in un laboratorio del MIT che non
lavorava sul tema bensì sull’intelligenza artificiale)
* BSD nato all’interno dell’uni. di Berkeley e base di un’infinità di
prodotti, ben più del rivale SysV commerciale (AT&T)
da “soli” la maggior parte di questi progetti fatica a diffondersi, ma grazie
alla rete ed all’essere open via via guadagnano interesse sino a diventare
leve finanziarie ben superiori alle aziende stesse (GNU e Linux come esempio
sono la base ed il motore di ben più prodotti dai router adsl Netgear o
Linksys, ai TomTom, alle automobili, ai server ecc che che non singole aziende
come Novell o Red Hat) le distribuzioni gestite da aziende, come ad esempio
Canonical forniscono la struttura, la visibilità presso l’utente finale e per
i progetti di valore il ritorno economico tramite finanziamento agli stessi
sviluppatori senza i quali loro per prime non vivrebbero.
Questo modello di business e di sviluppo dimostra ogni giorno di più il suo
valore. Il modello corporativo mutuato dall’industria meccanica dei primi
del ‘900 dimostra ogni giorno di più la sua inadeguatezza nel mondo del
software.
Giacché c’è la possibilità perché dunque non cambiare, sia pur su una strada
a molti ignota, che non proseguire per una che volenti o nolenti si sa non
porta altro che al baratro?
pizzuco
08 nov 2010 - 23:09 - #24@PD #19
> A mio avviso il lavoro della fondazione ha senso solo se questa punta davvero ad una ristrutturazione quasi totale del codice della suite, secondo criteri che aiutino terzi (organizzazioni, aziende o singoli programmatori) ad entrare nello sviluppo.
Se non ricordo male, tra la fine del 2005 (dicembre) e l’inizio del 2006 (gennaio), il progetto X11 passò da un grande monolite ingestibile (sviluppo), lento nell’evoluzione ed assai criticato (fino alla 6.9) in tal senso ad un progetto modulare (dalla 7.0 in poi).
http://en.wikipedia.org/wiki/X_Window_System#The_X.Org_Foundation
http://xorg.freedesktop.org/wiki/Other/Press/X11R6970Released?action=show&redirect=PressReleases%2FX11R6970Released
http://wiki.x.org/wiki/ModularizationProposal
Da quel momento in poi lo sviluppo è stato più spedito perché poteva essere per moduli.
Quasi contemporaneamente e parallelamente, se male non ricordo, proprio Novell ed il suo gruppo Unix/linux/OpenSuSE hanno rilasciato XGL che avevano sviluppato internamente
http://en.wikipedia.org/wiki/Xgl
http://www.novell.com/linux/xglrelease/
http://lwn.net/Articles/166081/
http://linux.slashdot.org/linux/06/02/08/0624253.shtml
http://www.ossblog.it/post/484/xgl_nld_gnome_mockups_community_compiz
permettendo ciò la rapida integrazione delle capacità 3D di OpenGL all’interno del composite manager di X.org.
Ma ad X.Org che è una gestito da una fondazione (guarda caso!), hanno contribuito (e contribuiscono) in molti (grandi e piccoli) portando X.org laddove oggi è. Wayland permettendo…
http://www.ossblog.it/cerca/Wayland
Nel 2008 (”June 12, 2008″) XGL, vedi primo paragrafo qui
http://en.wikipedia.org/wiki/Xgl
viene sostituito da AIGLX
http://en.wikipedia.org/wiki/AIGLX
E l’evoluzione continua…
Siamo nel 2010, nel XXI secolo: io penso che quanto imparato fin qui, grazie alle esperienze dello sviluppo del FLOSS, debba essere fatto evolvere, i tempi sono maturi, ad un nuovo livello di capacità collettiva affinché l’interesse sia quello di tutti o del maggior numero possibile di persone/utenti (o potenziali tali).
Questo livello ben si sposa con una fondazione aperta, apertissima, al contributo di Tutti. Poi ciascuno (azienda o meno) se vorrà personalizzerà il software prodotto dalla fondazione. Per quanto mi riguarda penso userò quello TDF.
Certamente il “come” (tecnico, politico, legale, …) della Fondazione, che coordina e progetta lo sviluppo, mantiene e distribuisce i prodotti è molto importante e si dovrà lavorare parecchio per definirlo. I processi dovranno essere controllabili, trasparenti e condizionabili in modo democratico. Probabilmente la modularità dovrà essere favorita per poter accogliere diverse personalizzazioni laddove questo favorisca il progetto nella sua globalità. Si dovrà poter discutere, ma anche decidere. Chissà…
Io mi auguro, e presto lo scriverò nelle liste internazionali di TDF, che vengano perseguite alcune caratteristiche fondamentali:
- qualità della roadmap (aperta per definizione);
- qualità nelle scelte architetturali e di linguaggio (se proprio si dovrà eliminare java…) presenti e future;
- qualità nell’iter di sviluppo (comunicazione efficace degli errori e delle correzioni tra rami diversi (ad esempio verso l’upstream) per ridurre drasticamente le regressioni la cui correzione è tempo altrimenti dedicabile ad altro in modo assai più proficuo);
- qualità nell’esattezza degli applicativi (calcolo, resa dei caratteri a video ed in stampa, …) e nell’aderenza agli standard (e diventare un riferimento in questo senso);
- qualità nell’interfaccia utente.
Carlo Strata, ingegnere informatico, anche socio Plio, utente e bug reporter OOo/Go-OO/LO ed OpenSuSE
gerlos
09 nov 2010 - 13:53 - #25Sinceramente, spero che TDF riesca a rendere solide le proprie basi, aprendo e coordinando quanti più contributi possibile, per migliorare il più possibile la suite per ufficio libera più diffusa.
Soprattutto spero che si riutilizzi quanto già esistente.
Per esempio: sia Qt che GTK+ sono ottimi, spero che si scelga uno dei due e lo si usi così com’è, eliminando i pasticci dell’interfaccia di oggi.
Anche l’idea di utilizzare un motore TeX come TeXlive, citata sopra, sarebbe ottima, sempre che sia possibile.
C’è anche molta gente che lavora su programmi analoghi a uno o più componenti di OpenOffice, come Koffice, Abiword e Gnumeric, non sarebbe male provare a realizzare librerie che possono essere riutilizzate da questi progetti, o riutilizzare librerie esistenti. Ne guadagnerebbero tutti, anche se forse questo comporterebbe dei lunghi tempi di sviluppo iniziale, per adeguare l’attuale codice (secondo me ne varrebbe comunque la pena).
PD
10 nov 2010 - 01:49 - #26@pizzuco
Sono assolutamente daccordo, il modello modulare aiuta tantissimo ad attrarre sviluppatori, vuoi perché alcuni potrebbero non essere preparati o interessati a sufficienza per mettere le mani in qualsiasi punto del software, vuoi perché i nuovi arrivati hanno molte meno probabilità di scoraggiarsi, vuoi perché certamente aiuta varie aziende specializzate in determinati settori a dedicarsi ad aspetti ben precisi del progetto e ad ampliarlo in varie direzioni.
Di fatto non è un caso che la Fondazione GNOME, tanto per fare un esempio di progetto (per forza di cose) modulare, riceva così tanti aiuti esterni ed abbia un tale successo. Io stesso ho avuto felicissime esperienze in GTK+ ed Xfce, notando con piacere che è relativamente semplice trovare “il proprio posto” in simili ordinamenti.
L’esempio X11/X.org calza a pennello e forse dovrebbe essere preso come modello per quelle fondazioni che debbono mettere le mani su software di grandi dimensioni e di difficile gestione organizzativa.
Sarei molto favorevole ad una TDF che sappia organizzarsi il lavoro in tale maniera e mi compiaccio del fatto che avete le idee giuste per portare avanti un discorso del genere. Vi faccio i miei migliori auguri per il futuro del progetto e della fondazione.