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Dopo la new economy: è il momento della sharing economy

Pubblicato: 10 ott 2010 da Federico Moretti

The New Sharing Economy

Domenica scorsa ho recensito il libro di Hal Plotkin. Questa settimana lo spunto più interessante arriva da Sharable e si riferisce a uno studio condotto con Latitude Research che ha evidenziato l’emergere di un nuovo modello di business definito come sharing economy. Il presupposto, come recita l’incipit del breve e-book realizzato, è che un’attività divenuta quotidiana come la condivisione in rete di contenuti si stia rapidamente trasformando in un’industria vera e propria. Tesi sostenuta da statistiche proposte in forma di “infografiche”.

The New Sharing Economy (liberamente scaricabile in formato PDF) analizza differenti aspetti della condivisione. Primo fra tutti, la tecnologia: ¾ degli individui intervistati ha sostenuto che, nei prossimi anni, pensa di estendere lo sharing dalla rete alla vita reale. Il concetto di community previsto da internet ha perciò condizionato le comunità umane. Si pensi ad esempio alla recente fortuna di fenomeni come bike/car sharing, home exchange, ecc.: una causa sarebbe la recessione globale. Altre opportunità si creeranno col tempo.

Una caratteristica comune alle occasioni di condivisione è il fatto di andare al di là del tempo e dello spazio. Ciò è destinato a incidere globalmente sulle attività professionali: l’abitudine ai contenuti on demand si ripercuoterà inevitabilmente sul mercato offline. In Italia stiamo conoscendo il fenomeno con la frammentazione dei periodi feriali. Gli esodi estivi di massa stanno gradualmente scemando in virtù di ferie dal lavoro in differenti periodi dell’anno. È una conseguenza del mercato del lavoro che si avvicina al modello 24/7.

Se una volta i servizi non-stop erano quelli di prima necessità (sanità, polizia, ecc.) ormai anche i consumi sono timeless. Cambiano anche gli oggetti condivisi: oltre a quelle già citate pure uffici, dispositivi tecnologici e abiti subiscono l’influenza della sharing economy con un sistema simile al baratto. Un esempio significativo è lo swap, lo “scambio” in voga nell’ambito degli abiti vintage. Le possibilità sono pressoché infinite e accanto a esse si sta affermando il concetto di micro-credito, visto come una forma di condivisione monetaria.

Importante è la questione dei nodi. Come il peer-to-peer che, noto per la condivisione di contenuti digitali protetti dal diritto d’autore, costituisce la base dello sharing su internet, così il mercato si avvia a un modello di peer marketplace. Sempre più spesso l’offerta di un bene proviene dal singolo, anziché da una società: è il caso di eBay che si emancipa da internet per entrare nel quotidiano. In ogni contesto reale o, virtuale che sia la reputazione attribuita al “nodo” ne determina il successo nella comunità di appartenenza. Ed è monetizzabile.

Perciò il consumatore diviene veicolo di pubblicità, non soltanto perché sceglie cosa e come acquistare. Il buzz (cioè le chiacchiere) tra i membri di una community sancisce il giudizio attribuito al prodotto e contagia la selezione di altri nodi collegati. Non è soltanto un fenomeno di scambio materiale, quindi, ma anche e soprattutto di opinioni. The New Sharing Economy riesce a districarsi nell’argomento spiegando con proposizioni concise come sia possibile avvantaggiarsi dei cambiamenti in atto, entrando nel nuovo contesto economico.

Via | Creative Commons

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • barbooon

    10 ott 2010 - 11:41 - #1
    0 punti
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    Ottimo argomento!

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