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Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l'educazione libera

Pubblicato: 03 ott 2010 da Federico Moretti

Free to LearnFree to Learn è idealmente il seguito di Free Culture, l’opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione de facto, è tempo di passare all’azione: Hal Plotkin (autore dell’e-book) introduce e cerca di spiegare il concetto di Open Educational Resources (OER) rivolgendosi agli educatori. L’intento è quello di sensibilizzare all’uso di strumenti liberi per l’istruzione con o, senza l’appoggio delle istituzioni scolastiche e accademiche. Ciò è teso ad aumentare le possibilità d’apprendimento, riducendo i costi a carico di insegnanti e studenti. In Italia si tradurrebbe anche in una esplicita campagna di boicottaggio al monopolio della cultura imposto dall’editoria per l’istruzione.

Le OER sono risorse culturali disponibili come pubblico dominio, oppure rilasciate sotto licenze permissive che ne consentono la libera modifica e distribuzione attraverso i canali più disparati. Il riferimento a Creative Commons, ecc. è tutt’altro che sottinteso. Le argomentazioni di Plotkin non si limitano certo alla riduzione dei costi: il notevole vantaggio delle OER consiste piuttosto nella crescita di ricerca e sviluppo offerto dalla scrittura collaborativa. Una contraddizione evidente con le consuetudini editoriali che anche nel nostro Paese evidenziano i limiti dell’esclusività del diritto d’autore in ambito educativo. In alternativa al modello tradizionale, Plotkin cita il caso di OpenCourse Ware del MIT e lo propone come riferimento.

La scarsa attenzione delle istituzioni alle OER è dovuta a numerosi fattori. Non è soltanto una questione economica legata al mercato editoriale, ma anche un problema di consuetudini che i centri culturali faticano ad abbandonare. Traslando la situazione al caso italiano, le cosiddette “baronie” universitarie non sono granché inclini a riconoscere un rapporto paritario tra insegnante e discente per una crescita collettiva. Retaggio di un sistema gerarchico di ostacolo alla meritocrazia che il modello delle OER è destinato a sgretolare. La diffusione in rete delle scoperte scientifiche e la modifica collaborativa delle pubblicazioni divulgative è un’importante risorsa educativa di cui studenti, ricercatori e insegnanti non possono continuare a ignorare l’esistenza in eterno.

Oltre all’iniziativa del MIT, Plotkin riprende Scitable di Nature (la popolare rivista di divulgazione scientifica): il fatto che persino una pubblicazione tradizionale abbia abbracciato le OER è sintomo di come queste non siano in contraddizione con la sopravvivenza economica di un progetto editoriale standard. Nature è una testata di tipo tradizionale, a capitale privato e slegata dal sistema educativo statunitense. Benché consapevole di dover provvedere alla propria sopravvivenza economica, Nature non ha rigettato le OER e, al contrario, ha scelto di farne un valore aggiunto alla trasmissione didattica frontale. Un esempio importante del connubio tra esigenze di mercato e libertà d’informazione che contraddice le critiche.

Il capitolo più importante di Free to Learn riguarda lo spostamento delle OER da un ambito pionieristico al mainstream dell’educazione collegiale. Plotkin ha interpellato vari professionisti delle università che hanno aperto programmi di OER per meglio comprendere come queste possano inserirsi a complemento dei metodi d’insegnamento consolidati. Si scopre così che negli USA il fenomeno è tutt’altro che isolato: senza sminuire le iniziative italiane (il libro è incentrato sulla situazione degli Stati Uniti), oltre al Massachusetts anche Washington ha provveduto a creare un servizio di OER con la Open Course Library. Il ruolo delle comunità dei college è strategico per il rinnovamento dell’educazione statunitense.

Lo stesso Free to Learn non è offerto come una semplice lettura. L’elenco delle risorse utili alla creazione di un programma OER sul modello dei progetti esistenti è coniugato all’arricchimento della pubblicazione di Plotkin in forma di wiki. Cultura ed educazione non sono saperi statici, perciò anche gli strumenti di divulgazione devono adeguarsi al continuo aggiornamento di dati, scoperte e innovazioni come pure dovrebbe avvenire per il giornalismo. Free to Learn offre spunti di sicuro interesse sia per chi approccia l’argomento per la prima volta, sia per chi è interessato ad approfondire il dibattito sulle OER e il superamento del concetto di proprietà intellettuale nell’istruzione. L’e-book è soltanto in lingua inglese.

Via | Creative Commons

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Diego.

    03 ott 2010 - 12:26 - #1
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    Complimenti, bell’articolo!

  • argentarius

    04 ott 2010 - 14:19 - #2
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    Più che un bell’articolo! E’ un tema decisivo quello del Free to Learn. Faccio da anni informazione e formazione professionale (nel campo del diritto bancario) e da ultimo sul patrimonio di beni culturali nel VI° Municipio di Roma. Da questa esperienza mi viene la convinzione che gli strumenti liberi per l’istruzione e la didattica sono fondamentali per tutelare diritti primari delle persone. Il diritto all’istruzione riguarda ogni campo della conoscenza umana, e secondo il concetto di “longlife learning”, ogni persona ha diritto ad un sistema di educazione e didattica che lo accompagni oltre gli anni della scuola e dell’università, per tutta la vita. La formazione-informazione permanente può fare grandi cose in tutti i campi dell’istruzione, nella tutela dei diritti civili e umani, per la cittadinanza attiva e contro l’analfabetismo regressivo, ovunque occorra la condivisione dei saperi e la circolazione della conoscenza. Inserirò questo vostro articolo nel sito sopra indicato.

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