Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

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Stefano ZacchiroliIn questa seconda parte dell’intervista a Stefano Zacchiroli, ci addentriamo in un discorso sulla “purezza” del software e parliamo dei rapporti fra Debian e Ubuntu, e dei progetti futuri della distribuzione “pura” per eccellenza.

Siamo partiti da questo: che senso ha la battaglia di una distro come Debian per la “purezza” del software quando poi tutti siamo “costretti” a installare plugin di Adobe, Skype, codec Mp3 e via dicendo? Un esempio pratico. Ubuntu One Music Store vende brani in mp3, formato che non è installato di default sul progetto perché non completamente libero. Un po’ un controsenso che lo stesso Shuttleworth ha spiegato sottolineando il pragmatismo di Canonical.

Ti chiediamo quindi, Stefano: siamo davanti a una forma di resistenza condannata a capitolare o a una rivoluzione ancora nella culla?

Debian non avrà mai questo problema per il semplice fatto che non ha bisogno di lucrare: siamo tutti volontari e la nostra infrastruttura è sostenuta da donazioni (di denaro e di hardware). Per quanto riguarda il paragone proposto: si, siamo davanti ad una forma di resistenza, ma che non sta assolutamente capitolando, anzi. Quando cominciai ad utilizzare Debian nel 1997, il miglior browser disponibile era Netscape, all’epoca software proprietario; oggi Firefox è software libero ed il secondo browser più utilizzando al mondo, che sta erodendo sempre più le quote di mercato di Internet Explorer. Come questo ci sono centinaia di esempi, così come si trovano tanti controesempi e sempre di nuovi ne arriveranno. È certamente difficile capire dove si posizione l’ago della bilancia, ma la mia sensazione è che il software attorno a me è sempre più libero, sebbene il progresso sia lento.

Debian andrà incontro prima o poi al “compromesso commerciale”?
Mai. Sono distribuzione come Debian che contribuiscono a liberare sempre più software e a rendere di conseguenza gli utenti sempre più liberi, non certo le distribuzioni che facilmente si piegano al “compromesso commerciale”. Anche per questo sono orgoglioso di essere membro del progetto Debian.

Debian continuerà a utilizzare come default un kernel Linux che integra blob binari e altro software non-libero o pensi che debba adottare un kernel libero quale quello del progetto Linux-libre?
Gli sviluppatori del kernel Debian hanno lavorato negli anni affinché il firmware non-free di Linux venisse separato dal resto del kernel. È stato un lavoro lungo che ci ha costretto a compromessi per un paio di release. Ad oggi sono orgoglioso di dire che il problema, a partire dal prossimo rilascio di Debian Squeeze, è risolto (salvo bug, chiaramente, che sono sempre possibili!). Il firmware libero di Linux fa parte di Debian e risiede nel pacchetto “firmware-linux-free”; tale firmware è compatibile al 100% con le Debian Free Software Guideline. Il firmware non-free non è parte di Debian, anche se viene ospitato sui nostri mirror per chi lo volesse utilizzare; il pacchetto che lo contiene è “firmware-linux-nonfree”. Mentre molti sbraitavano sulla non appropriatezza dei compromessi delle passate release, i nostri sviluppatori del kernel hanno sì fatto compromessi, ma non hanno mai cessato di lavorare verso il fine di separare il firmware non-free da quello free.

Avvicinare Debian agli utenti desktop è un obiettivo? Lo si può raggiungere con una strategia alternativa almeno per quanto riguarda Sid?
È un obiettivo, ma non è “l’obiettivo”. Debian mira ad essere universale, a potersi cioè adattare alle esigenze più disparate degli utenti. Ciò implica che difficilmente Debian accetta trade-off a favore degli utenti desktop che svantaggino altri tipi di utenti. Ciò nonostante è indubbio che abbiamo margine di miglioramento nel supporto per gli utenti desktop. Tutti gli ingredienti per una buona esperienza desktop in Debian ci sono, a volte però ci mancano dei default che funzionino bene out of the box e forse qualche profilo di installazione personalizzato appositamente per certi tipi di utenti. Se tutto ciò ancora non c’è, è semplicemente perché la maggior parte degli sviluppatori Debian sembra provenire più dal mondo sysadm che non dal mondo desktop.

Puoi dirci quali saranno i nuovi software che il progetto integrerà o comunque quali applicativi ritieni necessari per le distro dei prossimi anni?
Che software saranno aggiunti non ve lo posso dire, nel senso che non dipende da me: non esiste un’autorità centrale che lo decide, gli sviluppatori individualmente pacchettizzano il software che loro interessa e che ritengono migliori l’offerta software di Debian (questa è l’essenza della nostra “do-ocracy”). Anche gli utenti possono contribuire a migliorare la nostra offerta software: possono inviare o appositi bug report noti come RFP (Request For Package), oppure possono diventare facilmente Debian Maintainer (DM) -uno stato di appartenenza alla comunità di sviluppo Debian che permette di fare upload solo dei proprio pacchetti - e mantenere così in autonomia il software che loro interessa nell’archivio Debian ufficiale.

Cosa pensi di fare per migliorare il rapporto con la comunità di Ubuntu. Ti aspetti un “ritorno” da Ubuntu?
Per il rapporto con Ubuntu è notorio che ci sono stati dissapori tra le comunità. Ho iniziato a lavorare sull’argomento lanciando una specie di sondaggio aperto per raccogliere “success stories” e fallimenti nell’interazione con Ubuntu, così come sono state percepite dalla comunità Debian. Una volta completata la raccolta delle risposte, conto di discuterne con i responsabili della comunità Ubuntu per capire in cosa possiamo migliorare la sinergia tra le due comunità. In generale, ritengo che Ubuntu dovrebbe dal punto di vista mediatico essere un po’ più riconoscente a Debian (che comunque costituisce il 70% di pacchetti non modificati dell’intera Ubuntu, universe compreso) e formare più incisivamente i propri sviluppatori ad inviare patch a Debian.

Occorre scendere a compromessi per evitare che Linux resti un qualcosa riservato alle nicchie?
Forse si, forse no, non posso prevedere il futuro. Di certo se qualcuno è pronto a scendere a compromessi con software non libero, allora è utile che ci sia qualcuno che *non* scende a compromessi, per mostrare il fine verso il quale tendere e ricordare a tutti l’importanza di tale fine.

Un’ultima cosa: hai sviluppato per nove anni pacchetti per Debian e ora ne prenderai le redini. Di certo non un impegno da poco: cos’è che ti spinge a farlo?
Puro e semplice entusiasmo è ciò che mi ha accompagnato in questi anni. La motivazione per candidarmi DPL è invece venuta dalla convinzione che il mio lavoro possa aiutare gli altri sviluppatori Debian a lavorare meglio, con più entusiasmo e soddisfazione. Vedremo se, come spero, sarà così.

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  • nickname Commento numero 1 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by: bitfreedom

    un ringraziamento alla redazione per aver posto la domanda sul kernel libero, questione di notevole rilevanza (come anche dimostra la risposta di zacchiroli) per Debian e per le distribuzioni (ed i loro svilippatori) da essa derivate Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by:

    Pensiero personale.. io tutta sta paura su Ubuntu da parte del mondo Debian non la capisco.. Se per la gente inizialmente linux = ubuntu senza sapere niente di altro.. non e' un problema..le migrazioni si fanno per passi.. La storia dei riconoscimenti mi sembra pure eccessiva.. fedora non credo dia riconoscimenti a redhat, cosi' come non lo fa mandriva sempre a red hat etc.. ANche il fatto di non ricevere fondi.. o non essere supportati da altre aziende.. mi pare un modello che non permetta di far crescere la stessa distribuzione.. non piu' di tanto. Ogni tanto sembra che l'obiettivo comune di diffusione dell'opensource venga a meno. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by:

    Grazie Stefano. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by: riccardoit

    Intervista interessante. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 5 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by:

    sono passato di recente al mondo gnu/linux tramite ubuntu, in questi giorni dopo qualche tempo di rodaggio, sto meditando di passare a qualche distro "meno giocosa". Credo che parecchi (forse…anzi spero) utenti che inizialmente approdano a G/Lin tramite ubuntu, in seguito maturino e migrino verso altre distro, secondo me è solo un vantaggio per distro come Debian. Se poi canonical, dovrebbe essere un pò più riconoscente verso debian non sò; però credo anche io (come dice Stefano M.) che dovrebbero lavorare entrambi per migliorare l'interazione/collaborazione per scambiarsi eventuali migliorie. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 6 su Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte

    Posted by:

    Fedora non chiede riconoscimenti a redhat? perforza.. è fedora che deriva da redhat ! <a href='http://it.wikipedia.org/wiki/Fedora_%28informatica%29' rel='nofollow'>http://it.wikipedia.org/wiki/Fedora_%28informatica%29</a> stessa cosa dicasi di Mandriva.. Scritto il Date —

 

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