QubesOs è un sistema operativo open source sviluppato per fornire un alto indice di sicurezza per i dekstop.
Alla base del sistema ci sono Linux, X Window System e Xen. La sicurezza viene ottenuta attraverso l’isolamento delle componenti e/o delle applicazioni attraverso le tecnologie per la virtualizzazione.
Qubes vi consente di definire dei domini implementati come macchine virtuali leggere che possono per esempio racchiudere le applicazioni di lavoro o quelle personali o magari quelle utilizzate per lo shopping ed il banking online.
In questo modo i danni causati dalla compromissione di una singola applicazioni vengono limitati al dominio ospitante. Anche i sottosistemi del sistema operativo come networking o storage vengono eseguiti all’interno di una sandbox.
Al momento può far girare le comuni applicazioni per Linux, ma in futuro si potrà eseguire anche applicazioni per windows. Potete approfondire l’architettura di Quebes sfogliando un documento dettagliato.
Via | QubesOs
mimmozzo
08 apr 2010 - 13:16 - #1fico!
gabrielgeek93
08 apr 2010 - 13:40 - #2carina come idea :D
ekerazha
08 apr 2010 - 16:00 - #3Carino
linuser
08 apr 2010 - 16:40 - #4Spezzo una lancia o meglio , metaforicamente scrivendo, un’alabarda a favore del progetto : la società produttrice ( Invisible Things Lab. ) e il suo CEO ( Joanna Rutkowska ) hanno nella sicurezza il loro cavallo di battaglia . In particolare sono noti negli ambienti BlackHat per l’apertura verso lo studio delle vulnerabilità in ambienti software virtualizzati come Xen e VMware e nelle corrispettive tecnologie hardware a supporto come AMD-V e Intel VT-x ; noti anche nello studio di attacchi al BIOS e/o al firmware , di attacchi mediante stealth malware e infine … udite udite … nello studio di vulnerabilità dei sistemi di protezione dati , da M$ BitLocker a TrueCrypt a LUKS.
lucusta
09 apr 2010 - 03:36 - #5tutto molto bello, ma se l’attacco viene portato all’host, compromettendo i driver realtime delle periferiche virtuali delle VM?
mi sono sempre piaciute le VM, capaci di girare ovunque le metti, di poterle spostare a piacimento da un host all’altro, di renderle invulnerabili senza nessuna complicazione (reload dell’immagine mantenuta aggiornata ad ogni riavvio), ma in effetti se si focalizzano hacking proprio sui sistemi complessi di virtualizzazione, come si riesce a difendersi?