Acquista subito un senso la recente disponibilità di Ubuntu SSO: qualche settimana fa avevo parlato del fatto che Canonical fosse in procinto di aprire uno store di musica online tramite Ubuntu One a partire da Lucid Lynx e ora il progetto comincia a distribuire file allo scopo.
È infatti apparso su Launchpad un plugin per Rhythmbox installabile su Ubuntu/Lucid per l’attivazione del music store di Ubuntu One: la scelta degli sviluppatori sembra quindi privilegiare l’opzione WebKit rispetto a quella pure prevista riguardante Mono e Banshee — ma non è detto che quest’ultima sarà abbandonata.
Estensione a parte, non esistono ancora conferme ufficiali di Canonical riguardo alla struttura del music store (e soprattutto alla sua effettiva apertura): bisognerà attendere almeno la release stabile di Ubuntu 10.04 LTS perché maggiori dettagli prendano corpo. Di sicuro l’emulazione delle strategie di marketing care ad Apple è già cominciata.
Via | Phoronix
machupiciu
19 feb 2010 - 11:27 - #1utenti linux che acquistano musica? ahahhaha
gabrielgeek93
19 feb 2010 - 12:05 - #2beh non la vedo come una cosa così utopica … in fondo la pirateria bene o male è un fenomeno ridotto e Jamendo non sempre è all’altezza se paragonato alle grandi HIT commerciali di ieri e di oggi
machupiciu
19 feb 2010 - 12:33 - #3compensi siae su hard disk, memorie, ricarichi e iva ecc … non ti dice niente? che vadano a ……. tutti case discografiche comprese, ruba soldi
Nedanfor
19 feb 2010 - 15:14 - #4@1. Sì, io acquisto musica, prevalentemente di etichette indipendenti (anche se non acquisto mai musica da scaricare, non lo trovo conveniente). E allora? L’importante è che sia possibile farlo. Inutile lamentarsi di un pacchetto che si toglie con una riga di shell…
skalka
19 feb 2010 - 15:17 - #5Io non sarei così sicuro del fatto che gli utenti Linux non possano essere dei buoni clienti di un Music Store. Sono semmai quelli Windows abituati a convivere con il download massiccio di ogni cosa, ad avere emule sempre acceso e roba così. L’utente Linux al contrario è ben abituato a sganciare anche qualche euro di fronte, ad esempio, ad un progetto open che stima in particolar modo. Non bisogna commettere sempre lo stesso errore che open source sia sinonimo di gratuito.
ghostdog
19 feb 2010 - 23:19 - #6a prezzi decenti senza limitazioni di sorta perchè no?
certo se agli artisti non arrivasse un nulla
http://www.doxaliber.it/class-action-contro-sony-music-paga-troppo-poco-i-suoi-artisti-sulle-royalty-degli-mp3-di-itunes/389