
DRDB, Distributed Replicated Block Device, è un software che consente di utilizzare una periferica a blocchi remota e collegata attraverso un comune collegamento di rete come se fosse fisicamente locale.
In copertina potete vedere un esempio pratico in cui è stato realizzato un raid1 con i dischi di due computer diversi. Tra le caratteristiche di questo software rilasciato sotto licenza GPLv2 anche la possibilità di essere utilizzato come componente di lvm e di effettuare la sincronizzazione asincrona per server troppo lontani.
Attualmente è in corso una discussione sulla mailing list di sviluppo del kernel linux sull’opportunità o meno di includerlo nella prossima versione del kernel. Come sempre si tratta di un’ottima occasione per discutere dello stato del progetto o, per chi non lo conosce, di informarsi su quali siano i pro ed i contro di questo sistema.
Via | Gmane
Anonimo Codardo
22 set 2009 - 13:11 - #1Sempre potenzialmente molto figo, grazie mille per la segnalazione
_invernomuto_
24 set 2009 - 08:28 - #2Dopo aver rivoltato il sito e le specifiche come un calzino ieri sera, devo dire che mi pare particolarmente interessante. Spero che decidano di implementarlo nel chernel: tanto già è enorme, feature più, feature meno….
_invernomuto_
24 set 2009 - 08:29 - #3ooopssss….Kernel….chiedo venia ma oggi non è giornata!
gilberto5757
25 set 2009 - 09:33 - #4Che differenza c’è con iSCSI?
picodp
11 dic 2009 - 14:47 - #5L’iSCSI ti consete di realizzare una sorta di SAN (per cui può essere utile per realizzare cluster a basso costo hw).
Il DRBD è ortientato a creare repliche remote (es. in ambiente disaster recovery).
p2p
12 dic 2009 - 18:16 - #6Secondo me iSCSI e’ piu’ simile a DRDB che alla realizzazione di una sorta di SAN