
L’amministrazione della città di Trento ha deciso di utilizzare Asterisk per trasferire i normali servizi di telefonia della pubblica amministrazione al VoIP.
Il sistema collegherà più di 20 sedi remote con 10 uffici in tutta la città e 1800 impiegati. Attualmente sono stati sostituiti 1100 telefoni e realizzato il sistema per la gestione.
Con il vecchio sistema la città spendeva 30000€ per il solo noleggio delle linee telefoniche e 60000€ per la manutenzione. Addirittura spostare un telefono costava 140€.
I costi della soluzione open source sono di circa 30000€ per la formazione/consulenza ed installazione dell’impianto a cui si devono aggiungere i 20000€ per la manutenzione. Un ottimo risparmio per la città di Trento ed anche per tutti noi.
Siamo d’accordo con Roberto Resoli che cura il progetto e che chiude la presentazione che illustra il progetto con la frase: Il miglior risparmio è investire sulla conoscenza
markk0
24 mag 2009 - 08:28 - #1sicuramente degli amministratori della cosa pubblica così illuminati saranno trombati alle prossime elezioni, in favore del nazifascista in doppiopetto di turno…
…funziona così in italia, grazie agli italioti.
grick
24 mag 2009 - 09:03 - #2@markk0:
chi conosce Trento sa che sarebbe molto difficile come cosa…
luk
24 mag 2009 - 10:25 - #3@grick
Confermo! Qui è Italia solo “geograficamente”…
PS
Per la cronaca: alle ultime comunali (poche settimane fa) e provinciali (pochi mesi fa) sono stati confermati i precedenti “amministratori”.
stefano tn
24 mag 2009 - 10:39 - #4Le “prossime” elezioni erano “qualche settimana fa”. Difficilmente TN svolta a destra cmq ;)
FrAnKHiNrG
24 mag 2009 - 10:39 - #5Mhmm, interessante. Quasi quasi avvio un referendum popolare dalle mie parti per richiedere l’annessione di Caserta a Trento :D
elciopa
24 mag 2009 - 11:10 - #6Alle vecchie elezioni hanno provato ha intromettersi i soliti leghisti!! Ma per fortuna sono stati sopraffatti! :D
Altrimenti era brutta
aleksander
24 mag 2009 - 11:12 - #7Diciamo ke in Italia nn funziona niente xkè ogni cosa diventa di destra o di sinistra e la politica insidia anke lo sport (ke vergogna!).
Ora ke cosa c’entra la politica cn una buona scelta da parte dell’amministrazione trentina? xkè nn fare cm in altre nazioni dove l’interesse comune supera la barriera del IO sn di questo partito e TU sei di quel’altro e quindi nn va bene ciò ke fai a prescindere da cosa fai ( giusto o sbagliato ).Quindi nessuna speranza l’Italia è una vergogna, è rimarrà tale finkè il processo evolutivo delle menti nn raggiungerà anke noi italiani.
PS. Parlando di open source: BELLA SCELTA COMPLIMENTI E SPERIAMO KE ANKE ALTRI PRENDANO DECISIONI DI QUESTO TIPO SOSTITUENDO MAGARI M.OFFICE CON OPENOFFICE E WINDOWS CON LINUX.
gp42
24 mag 2009 - 11:32 - #8@aleksander: sagge parole!!! quel che dico sempre io…ma la vedo dura…noi italiani siamo duri ad evolverci…
giuseppe
Darkat
24 mag 2009 - 14:22 - #9ah stupendo! essendo stato vicino alle zone di Trento ho sempre pensato che li ci fosse il solito spirito leghista che gira da per tutto da quelle parti…meno male che non è così
gabrielgeek93
24 mag 2009 - 14:36 - #10trento è l’unica città non ancora in mano alla lega … spero in un’eterna libertà
MattSpeen
24 mag 2009 - 19:46 - #11Da Trentino sono orgoglioso di questa news.
andrea4381
24 mag 2009 - 20:29 - #12evvai, e adesso con i soldi risparmiati facciamo più feste in città! :D
ice
25 mag 2009 - 07:31 - #13@ #7
in realtà sccegliere l’open source in quei campi dove porta evidenti vantaggi economici non richiede un colore politico
ma di per sè l’idea di condivisione del sapere alla base del pensiero della FSF l’ha fatta tacciare piu e piu volte di comunismo….negli USA ed è stata una delle armi in mano ai dirigenti MS per tenere l’amiinistrazione pubblica lontano dal FSF
FrAnKHiNrG
25 mag 2009 - 08:24 - #14E intanto nel resto d’Italia, se ricordo bene, Brunetta regala la nostra Pubblica Amministrazione alla M$ :)
andrea4381
25 mag 2009 - 09:08 - #15secondo me l’importanto non è che il software sia open o closed. Mi spiego meglio: io posso considerare l’acquisto di software closed, ma devo poter avere SEMPRE la possibilità di passare a software open: questo si realizza solo con l’utilizzo di formati aperti.
asterio_x
25 mag 2009 - 09:51 - #16Secondo me non è importante chi fa le cose ma che si facciano, e non è importante open o closed ma che la pubblica amministrazione scelga le cose che hanno il miglior rapporto prezzo/affidabilità perché ai cittadini serve un servizio che funziona e che costi poco.
P.S.: anche io lavoro in Trentino e nella nostra azienda di 15 persone ho seguito la migrazione a Trixbox come centralino e lo usiamo da più di 2 anni. Ora siamo liberi dall’obbiligo di pagare l’omino dell’assistenza che venga a farci le modifiche sul sistema chiuso che avevamo in precedenza, però l’investimento, per un’azienda che non sia informatica o non abbia un informatico interno, non vale la candela, per imparare ad usare e ad interfacciare il centralino con il resto delle apparecchiature ci sono voluti 6 mesi uomo di lavoro…
grick
25 mag 2009 - 11:09 - #17@asterio_x:
gia’ ma vedi adesso sapete utilizzarlo e potreste rivendere le vostre conoscenze, incrementando cosi’ l’indotto locale invece di spedire per direttissima soldi all’estero.
E questo effetto e’ da sempre una caratteristica positiva dell’opensource.
Roberto Resoli
30 mag 2009 - 19:59 - #18Grazie per questa segnalazione!
Solo qualche piccola precisazione: io non sono il curatore del progetto, l’ho solo presentato al ForumPA il 14 maggio scorso:
http://iniziative.forumpa.it/expo09/convegni/le-strategie-la-diffusione-di-soluzioni-open-source-nella-pa
I veri protagonisti sono altri, innanzitutto Claudio Covelli, dirigente del Servizio Sistema Informativo di cui faccio parte anch’io, che ha creduto da subito nella soluzione FLOSS e che ha perseverato nella sua applicazione, e poi i tecnici di Trentino Network, soprattutto Lorenzo Grosselli, la mente dietro NOVAS, la personalizzazione di Asterisk in uso qui da noi.
Una particolare attenzione è stata riservata alla gradualità della migrazione, di fondamentale importanza visto che il telefono è uno strumento di lavoro fondamentale, ed erano impensabili blackout prolungati. Qui la flessibilità del software libero ha veramente fatto la differenza.
Vorrei poi sottolineare che i costi elencati del vecchio sistema erano annuali (i 60000 + 30000) mentre il costo di implementazione di NOVAS (30000) è una tantum, e quindi non fa parte del costo annuale a regime.
Roberto Resoli