Sulla falsa riga di quanto già fatto dall’Ente Poste russo e da NYSE Euronext, anche il Ministero della Giustizia del nostro bel paese ha deciso di affidarsi a Red Hat Enterprise Linux.
Il sistema operativo del pinguino giungerà dunque a breve su gran parte dei computer del sistema PCT (Processo Civile Telematico), infrastruttura software alla base del processo civile italiano.
Gianni Anguilletti, country sales manager di Red Hat Italia, si dice onorato di poter annoverare il Ministero della Giustizia tra i clienti della società ed indica come il mercato della pubblica amministrazione sia sempre stato un importante punto di riferimento per Red Hat. Nella speranza di una Giustizia più veloce ed efficiente, porgiamo dunque tutti gli auguri al nostro Ministero.
Via | Tuxjournal
giancarlog
11 giu 2008 - 09:00 - #1questa è comica davvero…!
da una parte mettono in ginocchio la magistratura e dall’ altra puntono al risparmio con linux
questa è follia, sono pazzi !
rol
11 giu 2008 - 10:15 - #2cosi si mangiano tutti soldi !!!
Speriamo che l’uso del pinguino sia bel ponderato e che dietro ci sia a gestirlo della gente valida e che non sia una scusa per mangiarsi i soldi risparmiati …..
Xplosion13
11 giu 2008 - 10:23 - #3Non sono pazzi, risparmiano nell’infrastruttura informatica per mangiare ancora più soldi!
wolfete2
11 giu 2008 - 10:25 - #4scusate, ma così facendo, un hacker, essendo il sistema free, quindi ha sotto mano tutti i codici del SO, non è più agevolato a trovare una falla e rubare dati sensibili?
o mi sbaglio?
toki
11 giu 2008 - 10:53 - #5Ormai è stato dimostrato da centinaia di casi che nelle medie-grosse aziende il TCO di Linux non è cosi vantaggioso rispetto a Windows.
I vantaggi semmai sono altri, indubbiamente per fare certe cose un sistema *nix può essere piu pratico.
Su questo bolg ovviamente riportano i casi in cui si passa da Windows a Linux, ma ce ne sono anche tanti che passano da Linux a Windows.
A tal proposito cito solo quello che successe alla borsa inglese pochi anni fa.
Un software Linux based in gestione sui server/client della borsa stessa fallì: l’economia inglese si congelò, con gli effetti devastanti che potete immaginare.
Soluzione? Passarono a win 2003.
toki
11 giu 2008 - 10:58 - #6Dipende, ci sono i pro e i contro.
Il vantaggio dell’open-source è che tutto è correggibile e modificabile ad esigenza, ma è anche vero che l’analisi del codice non la fa solo chi “aggiusta”.
Inoltre, trovare bug è complicatissimo. Statisticamente il 70% delle risorse economiche che una azienda investe nel proprio software è volta al suo TEST. se il processo è così costoso, immagina quanto sia complesso. Mettici il naso e te ne renderai conto.
PsychoPandaz
11 giu 2008 - 11:12 - #7@wolfete2
Anzitutto, non confondere mai il termini Cracker e Hacker su un sito di geeks appassionati di opensource, da altre parti rischieresti la pubblica gogna. ;D
La sicurezza dei sistemi open è abbastanza affermata, non a caso software come apache sono leader del proprio settore di mercato. Il codice sorgente aperto è proprio la base della sicurezza di questi sistemi, che può essere controllato e corretto da chiunque. I cosiddetti “zero day attack” (http://en.wikipedia.org/wiki/Zero-Day_Attack) sono molto più diffusi su sistemi a codice chiuso proprio perchè le falle del codice sono state notate prima da pirati informatici che dagli sviluppatori.
Ovviamente, tutto questo si basa sul fatto che ci siano più utenti interessati a migliorare il sistema che pirati interessati a sfruttarne le vulnerabilità.
Inoltre, accedere ad un sistema di “back office” non è una cosa molto semplice, quindi la sicurezza di un server non è data solo dal sistema operativo, ma anche dalle architetture di rete in cui esso è collocato e, ovviamente dal controllo umano costante. Per poter avere pieno accesso a sistemi di questo tipo occorre che tutti e 3 questi elementi siano fallati ( vulnerabilità so + rete facilmente accessibile + scarso controllo umano )
Dormi sonni tranquilli quindi, non credo che l’impiego di un sistema al posto di un altro possa produrre significative variazioni sulla sicurezza del sistema. :D
Xplosion13
11 giu 2008 - 11:19 - #8@toki:
È vero che qui parlano solo di migrazioni da windows a linux, è anche vero che l’inghilterra è un paese molto scettico sull’open source, ricordo articoli sulle critiche di utilizzo di software open nelle scuole (solo loro concludono che il software open source non conviene).
La borsa americana gira su Linux, perchè per gli americani funziona e per gli inglesi no?
toki
11 giu 2008 - 11:30 - #9Io parlo di uso medio, non di casi particolari. Se vuoi poteri citarti il DoD (department of defence americano), che usa windows 2003 server, e guarda caso il DoD è il miglior cliente microsoft, (tanto da poter imporre porcate come l’EFS a microsoft stessa).
Ricordo che le soluzioni windows-based a livello di mercato tengono l’80% del settore server aziendale. E non mi risulta che ognuna di esse sia down un giorno si e l’altro no per problemi di attacco alla sicurezza.
Valutiamo anche l’altra parte, prima di definire i server Unix imbattibili.
wolfete2
11 giu 2008 - 11:32 - #10ah ok, scusate per l’errore con hacker… non sono molto ferrato in materia… sono un semi-nabbo!
quindi è sicuro come un altro sistema, e se qualcuno vuole craccarlo deve impiegare molte risorse… come ogni cosa, sia open che chiusa.
grazie a tutti
toki
11 giu 2008 - 11:50 - #11x wolfete2
Se parliamo di server, la sicurezza è precaria per ognuno dei sistemi implementati.
Il sistema più buggato sul pianeta in merito a vulnerabilità intrinseche è riconosciuto essere BIND, un servizio DNS che gira sotto Unix. E non sono certo io a dirlo, è il SANS Institute.
A tal merito oltre a BIND vedi anche RPC (con diverse vulnerabilità come su windows), Mount D, NFS Exports, snmp, apache, Send Mail, di default per molti sistemi, che è più bacato del sistema politico italiano…
Il fatto che sia Open Source in se non garantisce un bel niente, la sicurezza di un sistema si valuta in base a ben altre cose.
Xales
11 giu 2008 - 12:26 - #12già, come i file SAM di windows..
Xales
11 giu 2008 - 12:37 - #13Per essere più chiaro:
http://www.ossblog.it/post/2033/ophcrack-vista-password-cracking
http://trinityhome.org/Home/index.php?wpid=1&front_id=12
Giusto per citare Windows Vista e la sicurezza (due concetti scorrelati)…
wolfete2
11 giu 2008 - 13:10 - #14ook, grazie a toki e agli altri per avermi chiarito questo dubbio…
ciau
toki
11 giu 2008 - 15:15 - #15Xales, opcrack è un semplice brute-force password cracker. Ok, usa un algoritmo sofisticato, ma ce ne sono anche per Linux (es. JohnTheRipper).
Inoltre le Rainbow table si possono usare anche su MD5 o SHA1, che vengono usati per /etc/shadow…
dadex
11 giu 2008 - 15:28 - #16x toki
Quello che non viene detto delle migrazioni da Linux a Windows è che nella maggior parte dei casi (se non in tutti) è dettata dall’incapacità di gestire quelle macchine da parte del personale specializzato interno e questo perchè o è presente un’eccessiva eterogeneità delle distribuzioni e quindi non c’è uno standard, non ci sono strumenti di gestione centralizzata, oppure l’implementazione è stata fatta in tempi arcaici (3 anni fa è più che sufficiente per essere considerato arcaico eppure non sono molti) quando linux era eoni indietro rispetto ad oggi e magari è stata fatta male da società esterne poi scomparse o che il cliente non ha intenzione di richiamare in causa. Se il personale interno non è in grado di gestire il tutto o lo trova scomodo o non è in grado di far fronte a un’emergenza E’ OVVIO che una migrazione a Windows server aiuta a mettere ordine nel caos. E’ OVVIO che il TCO di Windows in questi casi è più basso. Ma è un problema di fondo dell’IT non di Linux! (come le pubblicità Microsoft vorrebbero far credere) Ti assicuro che OGGI (oggi 2008) in una medio-grossa impresa o ente se un’implementazione di linux viene fatta a regola d’arte e al cliente vengono dati i giusti strumenti per gestire tutta l’infrastruttura senza che debbano esserci in loco dei mega guru (e oggi è possibile mentre qualche anno fa non lo era) NESSUNO torna a Windows sui server N-E-S-S-U-N-O. Io l’ho riscontrato nelle mie esperienze lavorative, mi è successo diverse volte di migrare dei server da linux a Windows 2003 ma SEMPRE era perchè la soluzione era stata implementata male o funzionava come una “scatola chiusa” (e questo è il paradosso) che il cliente(parlo sempre di personale IT) non era in grado di aprire, gestire, uniformare dandogli un’incredibile sensazione di incertezza… NESSUNA di queste migrazioni era dovuta a inefficenze di linux ne tantomeno a disservizi o perdite economiche legate al sistema operativo.
Pertanto l’esempio che citi sulla borsa inglese non fa testo a meno che non dimostri che la causa del disservizio è stata proprio linux (microsoft nei suoi “facts” non lo dimostra affatto con prove concrete cita solo i casi!) e non qualche cappellata compiuta dal personale IT.
Se ci fai caso chi migra da Linux a Windows sui server sono quasi sempre “early adopters”, cioè società che hanno messo linux anni fa, quando non era minimamente ai livelli di oggi, quando le competenze anche degli “esperti” erano scarsissime…
Comunque tornando on topic non credo che la migrazione a Red Hat Enterprise del ministero della giustizia comporti un grosso risparmio di denaro (semmai minimo), questo perchè RHEL è una soluzione commerciale la cui licenza si paga e costa anche parecchio, credo che le motivazioni della scelta siano ben altre: sicurezza, efficienza, alta customizzazione “in casa”, indipendenza da una singola società…
Xales
11 giu 2008 - 15:33 - #17Sì, però TRK cambia la password di windows in pochi secondi, senza richiedere quella vecchia. Non so se questo sia possibile su linux.
dadex
11 giu 2008 - 15:35 - #18Aggiungo che anche la zecca di stato è passata a Red Hat Enterprise e le motivazioni NON erano assolutamente la necessità/speranza di risparmiare ma quello che ho scritto nell’ultima riga del precedente post.
Xales
11 giu 2008 - 15:36 - #19Mi riferivo al post #15
toki
11 giu 2008 - 15:47 - #20Hai ragione dadex, infatti nel primo posto ho scritto appunto:
Comunque è vero che Linux è migliorato dal punto di vista della semplicità, pero è anche vero che Windows Server 2008 ha fatto enormi passi in avanti dal punto di vista della sicurezza (e anche in altri aspetti), per cui imho se la giocano quantomeno ad armi pari.
Una licenza di REHL Advanced Server costa circa quanto una di WinServer, anche se in molti casi il costo per l’acquisto del software è anche abbastanza marginale.
ice
11 giu 2008 - 19:51 - #21io lavoro su piccole-medie imprese e quindi faccio quello che possoe so fare, spesso mi capita di scegliere la soluzione piu semplice da gestire per me, a volte deve eseere semplice da gestire per il cliente, etc, etc
Dove si fanno le cose seriamente, senza limite di budget in Italia sono solo le banche
le uniche che non hanno interesse a speculare sulla soluzione
(tanto che speculano già alle spalle dei correntisti e piccoli investitori italiani….)
in quei sistemi i server applicativi sono tutti *nix
Windows rimane come domanin controlller e con funzioni legate all’active diretory (isa server, right management, etc)
ma i server che fanno girare l’homebanking sono tutti dei server distribuiti java su macchine unix
poi i client dipende da chi ti fornisce l’applicativo
quelli dei manager saranno macchine windows perche il manager da 300.000E è troppo costoso per fargli perdere 3 meze giornate a prendere confidenza con linux
invece le postazioni dei cassieri che devono far girare solo un applicativo……è indifferente
molte sono macchine in terminal server, fino a 2 anni fa alcuni usavano ancora client as/400….(era una piccola banca di provincia)
poi ci sono i sistemi ORACLE……che sono il TOP….come prezzi dei consulenti certificati
ice
11 giu 2008 - 19:52 - #22io lavoro su piccole-medie imprese e quindi faccio quello che possoe so fare, spesso mi capita di scegliere la soluzione piu semplice da gestire per me, a volte deve eseere semplice da gestire per il cliente, etc, etc
Dove si fanno le cose seriamente, senza limite di budget in Italia sono solo le banche
le uniche che non hanno interesse a speculare sulla soluzione
(tanto che speculano già alle spalle dei correntisti e piccoli investitori italiani….)
in quei sistemi i server applicativi sono tutti *nix
Windows rimane come domanin controlller e con funzioni legate all’active diretory (isa server, right management, etc)
ma i server che fanno girare l’homebanking sono tutti dei server distribuiti java su macchine unix
poi i client dipende da chi ti fornisce l’applicativo
quelli dei manager saranno macchine windows perche il manager da 300.000E è troppo costoso per fargli perdere 3 meze giornate a prendere confidenza con linux
invece le postazioni dei cassieri che devono far girare solo un applicativo……è indifferente
molte sono macchine in terminal server, fino a 2 anni fa alcuni usavano ancora client as/400….(era una piccola banca di provincia)
poi ci sono i sistemi ORACLE……che sono il TOP….come prezzi dei consulenti certificati
ice
11 giu 2008 - 19:58 - #23cmq il discorso TCO dipende tutto dalle competenze che hai in azienda
Nel senso che solitamente i prodotti proprietari tipici del mondo M$ richiedono meno competenze per essere utilizzati (anche questo non vero…..pensate a tarare exchange…..)
gli aplicativi per linux sono spesso free, ma magari richiedono una serie di competenze di base che vanno oltre il semplice uso di quel programma
se vuoi configurare clamAv su un server linux non basta come per i prodotti windwos installrlo e tenero aggiornato…..
pero ci sono tante applicance tarate per progetti medio piccoli che trovi già pacchettizzate in macchine virtuali…quasi pronti via devi solo impostare indirizzo IP e poi fai tutto da interfaccia web, sembra piu un approccio da videoregistratore che da pc……
Asterisk
12 giu 2008 - 17:42 - #24@ice Non è completamente corretto quello che dici, il Monte dei Paschi di Siena ha praticamente tutto sotto piattaforma Windows (compreso home banking) ed ovviamente il back-end sotto mainframe, oltre che sistemi HOST.
Facile sarebbe l’ironia “è windows e quindi non sicuro”, può darsi ma sicuramente ci sono delle banche che danno HB su linux+apache solamente via password (almeno ssl) senza certficati macchina.
La sicurezza oltre il sistema la fa chi lo progetta.
Altro discorso è sicuramente quello che per formare un sistemista Linux è sicuramente più caro, perchè purtroppo soffre della variegata presenza di brand, redHat, Novell e così via.
Sicuramente non troverai mai Ubuntu, se non in sistemi marginali (ma molto marginali).
In questi ambienti se succede qualcosa si deve sapere chi cazziare (come azienda).
Inoltre le scelte sui sistemi da usare li fa il management che poi deve rendere conto delle scelte in caso di problemi, quindi Microsoft viene scelto anche perchè se qualcosa va male, è molto facile scaricarsi le collpe in caso di gestione sbagliata di qualcosa che non in prodotto out-of-the-box come windows.
Io sarei per Linux ovunque, purtroppo non è possibile, non per ragioni tecniche, ma di mercato e di quanto un CEO ha larghe vedute, la maggior parte si limita a vedere il loro naso (e la poltrona).
Scusate se sono stato prolisso, saluti
Asterisk
12 giu 2008 - 17:56 - #25Qui purtroppo mi si è inceppata una sinapsi :-)
“è molto facile scaricarsi le collpe in caso di gestione sbagliata di qualcosa che non in prodotto out-of-the-box come windows”
Intendevo che è molto più facile dare la colpa al prodotto e scaricarsi la colpa, in prodotti come Linux che non sono out-of-the-box come Windows (se non in versioni custom come la DataCenter Edition).
Inoltre avevo omesso che non sempre la scelta è fatta solo per l’OS in se, molte banche hanno applicativi scritti ad hoc da programmatori di aziende terze oltre che interni.
Guardate gli annunci dei lavori, quanti sono quelli che conoscono C#/ rispetto a chi conosce C o il C++ (il Java è bipartisan ed il COBOL è richiestissimo, ma li il programmatore ha almeno 35 anni ;-)
toki
13 giu 2008 - 10:40 - #26Continuano le migrazioni eccellenti:
Linux va via da Vienna e fa posto a Windows
misano
14 giu 2008 - 10:37 - #27Red Hat è un signor sistema, su hardware certificato e in abbinata su software certificato (ad es. Oracle), è una vera roccia, i costi sono di pari passo all’affidabilità, con una pletora di consulenti e sviluppatori RedHat che ti certificano ogni singola modifica.
Dal punto di vista dei costi Red Hat non ha nulla da invidiare alle altre piattaforme.
Enrico Torielli
14 giu 2008 - 17:35 - #28Non facciamoci fregare! Questi sembrano voler dirci “sì all’Open Source”, ma poi sono degli imbroglioni, ve lo assicuro! Il ministro Alfano avrà pensato bene di fare la migrazione, per mettere una pezza alla futura dilapidazione delle casse dello Stato che il bonus bebè porterà con sè! Oltre a qualche min…ata che il Governo farà ora..a cominciare da quella dello stesso ministro Alfano sulle intercettazioni!
Questi politici, più soprattutto quelli che statto qui al Governo, mi convincono sempre meno! Non fatevi convincere su cosa fanno i politici sul tema dell’Open Source, è una fregatura!