Dopo la manipolazione delle affermazioni di Torvalds, InformationWeek torna alla carica sull’argomento Linux, dedicando un editoriale alle 300 e passa distribuzioni che nascono, vivono e muoiono attorno al pinguino.
Stando all’autore dell’articolo la moltitudine di distribuzioni esistenti rende caotico l’open source ( “Too many linux distros make for Open Source mess” ), confonde l’utente e allontana le aziende; dal pezzo appare evidente come il giornalista non abbia la minima idea di quello di cui sta parlando, tant’è che arriva ad affermare che Red Hat e Novell ( come distribuzioni ) non sono incluse nella classifica di DistroWatch solo perché si tratta di un sito di semplici di Linux.
Non riesco a capire se si tratti di FUD o di scarsa preparazione tecnica, resta il fatto che con il precedente articolo, con quello di oggi e con un altro pubblicato in passato l’editorialista di InformationWeek ( e più in generale la testata ) non può certo ambire a diventare una fonte di notizie obiettiva per la comunità del software libero / open.
PS qui e qui potete trovare alcune perle di puro divertimento: OpenOffice è la ragion d’essere di Linux ed Helix Player è il player audio raccomandato ad un utente che si avvicina al pinguino per la prima volta. Fantastico, abbiamo un degno erede del Panerai!
[ via Slashdot ]
slot
26 lug 2007 - 10:02 - #1Quante vac*ate.
psychomantum
26 lug 2007 - 10:21 - #2omg… censuriamoli :|
SnK
26 lug 2007 - 11:31 - #3In una parola… grazie! Non avevo mai letto l’articolo di Panerai prima d’ora e non credo di aver mai riso tanto in vita mia. Grazie!
ice
26 lug 2007 - 14:46 - #4secondo me questa forma di demenza è genetica, quindi ereditaria
pertanto propongo la CASTRAZIONE per tutti questi “giornalisti” e la radiazione dall’ordine per i redattori che li pubblicano (mi sembra che il redattore sia pagato proprio per la sua supervisione sull’operato dei giornalisti…)
Leonardo
26 lug 2007 - 17:39 - #5Io invece condivido in parte quella dichiarazione. Non è il numero di distribuzioni, ma la mancanza di standard. Molte distribuzioni rendono l’utente schiavo dei loro repository, non permettendo l’istallazione di altri software o moduli. Solo gli utenti più smaliziati e con più esperienza possono permettersi di provare a istallare qualcosa fuori dai pacchetti ufficiali, non sempre il “make; make install” funziona.
Molte distribuzioni modificano i sorgenti del kernel (non più vanilla), rendendo difficile l’istallazione di moduli (es. Ubuntu ha alcuni moduli in path non standard).