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RedHat vs Shuttleworth: 1-0 ( autogol )

Pubblicato: 24 gen 2007 da Andrea de Palo

RedHat vs UbuntuMark Shuttleworth è una persona pragmatica ed intelligente ma ciò non lo rende immune a clamorose debacle.

Dopo l’invito agli sviluppatori openSuSE, ecco che il buon Mark torna all’attacco affermando che

We’ve already seen that with Red Hat and Novell, which essentially offer free software on proprietary terms — their “really free” editions are not certified, carry no support and receive no systematic security patching. In other words — they’re beta or test versions.

Passi pure che Novell non rilascia i sorgenti di alcuni software che sviluppa [*] ma affermare la stessa cosa anche per RedHat mi sembra parecchio eccessivo, visto che l’azienda del cappello rosso è sempre stata molto corretta con la community, collaborando a progetti importanti ( GNOME, gcj, Linux ) e diffondendo il “verbo” di GNU/*/Linux nelle aziende.

Shuttleworth forse dimentica che l’unica differenza tra distribuzioni come CentOS e RHEL stanno nei loghi e nell’assenza di supporto tecnico; tutti i sorgenti degli applicativi inclusi da RedHat sono liberamente disponibili.

Qui potete trovare l’articolo completo, inclusivo della risposta di Greg DeKoenigsberg ( Red Hat Community Development manager ).

Fateci sapere cosa ne pensate!

[ via Osnews ]

[*] bisogna anche ammettere che Novell paga numerosi sviluppatori chiave per progetti come OpenOffice.org ( insieme a Sun ), GNOME e il tanto criticato Mono.

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24 commenti

Commenti dei lettori

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  • Francesco Frassinelli

    24 gen 2007 - 11:48 - #1
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    Certo che questo Mark le spara grosse :D Al posto di criticare Red Hat, guardi un po’ in casa propria…

  • shaitan

    24 gen 2007 - 12:07 - #2
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    Credo che il tentativo di Mark sia quello di passare per distro pura in sostituzione a debian.

    Guardando le statistiche su distrowatch la distanza fra ubuntu (sempre prima) e lelatre sembra meno eclatante di sei mesi fa.

    Mettiamoci anche la scelta sui driver proprietari che ha qualcuno ha fatto storcere il naso…

    A questo punto si può capire (poi apprezzare o criticare sta al singolo) il tentativo dell’uomo dello spazio ;)

  • Marco

    24 gen 2007 - 12:07 - #3
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    hai travisato le sue parole
    lui dice che RedHat e Novell hanno supporto solo per i prodotti di punta (rispettivamente RHEL e SLES) mentre fedora e opensuse non hanno supporto ufficiale.
    Ubuntu invece racchiude in un’unico prodotto sia supporto a pagamento che community e io credo lui intenda dire che questa e’ una soluzione migliore.

  • NoWhereMan

    24 gen 2007 - 12:10 - #4
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    *cough* sorgenti-di-launchpad *cough*cough* :D

  • Profilo di masumoto

    masumoto

    24 gen 2007 - 12:16 - #5
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    shaitan ricordo male o le classifiche di distrowatch sono fatte in base alle visite delle relative pagine su DW? quindi ubuntu al primo posto vuol dire solo che la pagina dedicata a ubuntu su DW ha ricevuto piu` visite delle altre… niente di piu`

    IMHO quelle classifiche non hanno piu` valore di qualsiasi soindaggio…

  • shaitan

    24 gen 2007 - 12:39 - #6
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    masumoto: è ovvio (e hai ragione) che le classifiche di distrowatch abbiano un valore estremamente relativo (come google trends etc.)

    E’ anche vero che alcune distro nelle pagine di informazioni sul loro sito rimandano a distrowatch cercando così di aumentare le visite (e questo fa capire quanto, dagli stessi produttori, sia ritenuto importante avere visibilità in quelle classifiche).

    E’ altresì vero che, leggendolo come un trend e non come verità assoluta, nel 2005 l’appeal di ubuntu era alle stelle (nuova distro etc) ora si è stabilizzato ed è hai livelli di suse e company.

    Finita la crescita (di interesse, su quanti poi scaricano e installano non si può dire molto da distrowatch) ora c’è la cosìdetta fase di “maturità” per cui devi fidelizzare i tuoi utenti e espanderti, se puoi.

    A me sembra che i tentativi di mark siano da un lato di caratterizzare la distro, dall’altro cercare spazio nel mercato enterprise in cui ubuntu, per ora, non ha ancora attecchito.

  • Profilo di Michelinux

    Michelinux

    24 gen 2007 - 13:20 - #7
    0 punti
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    In realtà Mark non parla del problema dei sorgenti e dlela loro disponibilità, ma del supporto. Se si vuole supporto su REd Hat e Novel bisogna acquistare le versioni Enterprise. Non basta prendere l’ottima CentOS per avere l’assistenza Redhat. In Ubuntu non c’è differenza tra Enterprise e versione gratuita. Questo e tutto.

  • Profilo di mad_max

    mad_max

    24 gen 2007 - 13:48 - #8
    0 punti
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    Se volete Ubuntu Installate GNewSens!

  • Profilo di Paolo Mainardi

    Paolo Mainardi

    24 gen 2007 - 16:47 - #9
    0 punti
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    Andrea de palo non capisce cosa significhi essere obbiettivi, tutti abbiamo una preferenza per una distro o per l’altra, ma l’amore viscerale per Redhat/Fedora di Andrea de palo e l’odio contro *Ubuntu, viene fuori costantemente da ogni articolo, facendo diventare la cosa anche molto noiosa.

  • noct

    24 gen 2007 - 17:22 - #10
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    Marco ha ragione l’articolo andrebbe corretto :P
    per ora è un autogoal di ossblog :P

  • wepz

    24 gen 2007 - 17:44 - #11
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    State (e stanno) strumentalizzando le parole di Shuttleworth: lui semplicemente paragona il support di OpenSuSE e Fedora, con quello che invece viene offerto con Ubuntu. E ha ragione a fare il paragone, perche’ Ubuntu e’ effettivamente diversa, perche il support community e quello commerciale sono quasi sullo stesso piano, mentre nelle due distro di cui sopra c’e’ solo quello Community.

    Questo non significa che lui attacchi le due distro, anzi. Men che meno le versioni a pagamento di RH e Novell che sono tutt’altra cosa.

  • wepz

    24 gen 2007 - 17:46 - #12
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    Quote:
    ” Finita la crescita (di interesse, su quanti poi scaricano e installano non si può dire molto da distrowatch) ora c’è la cosìdetta fase di “maturità” per cui devi fidelizzare i tuoi utenti e espanderti, se puoi.”

    Io credo che la crescita sia solo all’inizio, per Ubuntu.

  • Profilo di Andrea de Palo

    Andrea de Palo

    24 gen 2007 - 17:55 - #13
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    Per quanto alcune parti del discorso di Shuttleworth possano effettivamente prestarsi ad essere interpretate in modo differente credo che
    “which essentially offer free software on proprietary terms”
    sia una frase eccessiva.

    Se avessi voluto strumentalizzare non avrei citato la frase esatta nè tanto meno il link alla fonte.

    IMO Canonical può permettersi certe politiche di supporto solo perchè il numero effettivo di installazioni “corporate” è ancora ridotto.

    @Paolo Mainardi
    Ti sbagli di grosso, Paolo…non sopporto minimamente nè RHEL nè Fedora: sono convinto che le distribuzioni debian-based abbiano una solidità maggiore ed infatti consiglio ( ed installo ) Debian ( server/desktop ) ed Ubuntu a chiunque mi chieda un consiglio.

  • shaitan

    24 gen 2007 - 18:15 - #14
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    wepz: come installato non so. Non ho alcun dato decente per poter avanzare qualunque ipotesi (sbagliata). Ma come interesse e notorietà siamo in pieno periodo di maturità. Ovviamente imho.

    Sorry per il (semi)OT ;)

  • wepz

    24 gen 2007 - 21:29 - #15
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    @Andrea de Palo

    Se citi *tutto* il periodo, spiega abbastanza bene il perche’ di quella affermazione: “…their “really free” editions are not certified, carry no support and receive no systematic security patching.”

    Cioe’ OpenSuSE e Fedora, non sono certificate, non hanno nessun supporto commerciale e non ricevono *nessun* systema di patching per la sicurezza. Ubuntu si’, e queste cose le fa pure molto bene.

    L’unica cosa che puo’ migliorare secondo me e’ l’integrazione commerciale con Canonical, cioe’ che se io uso Ubuntu e voglio del support commerciale anche come utente desktop, tale cosa deve essere ancora piu’ semplice e integrata. Oggi e’ ancora un po’ contorta la cosa, va detto (e su launchepad c’e’ molta confusione in questo senso).

    Per il resto la differenziazione che Shuttleworth fa tra la sua distro e le altre community-driven mi pare decisamente corretta e non capisco perche’ ci sia tutta questa alzata di scudi nei suoi confronti quando quello che dice non e’ minimamente lesivo del lavoro altrui.

  • wepz

    24 gen 2007 - 21:38 - #16
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    Aggiungo un brano preso dai commenti sul Blog di Shuttleworth che spiega come *lui la pensi in merito all’essere o meno proprietari:

    “Greg, thanks for your comment. Applications, as you know, don’t run on source RPM’s. Hardware vendors don’t certify source RPM’s. Users don’t install source RPM’s. Really - how many vendors (hardware or software) certify CentOS? As far as I’m aware, none of any consequence. You know that’s true. So let’s talk about the real meat - the binaries that make up RHEL. As you are well aware, these are a closely controlled and licensed under terms very similar to those of any traditional proprietary software. That’s why Oracle’s having to jump through hoops to produce Unbreakable Linux (bless ‘em). That’s why users are required to pay for the privilege of using RHEL.

    Sounds proprietary to me.

    And with regard to pricing, given RHEL’s volume pricing and the likelihood that Goldman Sachs will be using a lot more RHEL than a Rio startup, I think the truth is more likely to be that the Rio startup will pay more per licence than the NYC bank. Prove me wrong.

    Mark ”

    A me pare un discorso molto sensato. Del resto e’ risaputo che RH, nonostante sia molto rispettosa della comunita’ e delle licenze libere, abbia creato tutto un sistema davvero *strano* per distribuire i suoi binary.

  • Manco

    24 gen 2007 - 23:11 - #17
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    non ho capito una cippa dell’articolo, capendo l’inglese a livello neonatico … ma devo dire che la querelle tra gli ossblogghiani mi e’ piaciuta parecchio! :)
    ciao

  • wepz

    25 gen 2007 - 01:48 - #18
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    Sintetizzo rudemente: Shuttleworth spiega ai sui detrattori (che mi pare sia uno di RH, potete seguire tutto integralmente sul suo Blog) che quello che veramente interessa al grande pubblico, non sono i sorgenti, ma i binari. E ha ragione, secondo me. E’ vero che la GPL e in generale il freesoftware fonda la sua tutela sui sorgenti, ma non bisogna dimenticare che oggi la vita o la morte dei sistemi aperti si sta giocando sui binari, non sui sorgenti. Limitare o blindare i file binari, dice Shuttleworth, come fa RH per motivi di Trademark e copyright, non e’ molto open, ma piu’ qualcosa di chiuso e proprietario.

    E spiega in generale perche’ secondo lui non chiarendo bene anche questa ambiguita’ nel freesoftware (o nella sua implementazione come modello alternativo) si puo’ rischiare di perdere le sue vere potenzialita’: fa l’esempio di una startup di Rio de Janeiro, che in proporzione per volumi di vendita e via dicendo, e’ meno spinta ad andare su soluzioni open come quelle di RH, rispetto ad una banca di Newyork come la Goldman Sachs. E cio’ da un certo punto di vista e’ un paradosso.

    Personalmente approvo molto questa visione delle cose. Il movimento del freesoftware non deve solo promuovere una battaglia per la liberta’, ma anche un stimolo a tirare fuori nuovi talenti nelle economie piu’ depresse, insomma deve diventare una nuova opportunita’ di crescita a sviluppo finalmente *diversi*. Per come invece ha inquadrato il suo modello RH, oggi non e’ cosi’, e di fatto le sue soluzioni commerciali sono davvero appannaggio di pochi, nonostante sia perfettamente inqaudrato nell’ambito del freesoftware e dell’opensoruce in generale (la GPL e’ rispettata alla lettera).

  • sshh

    25 gen 2007 - 09:15 - #19
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    Sono un felice utente ubuntu.. ma direi che prima di criticare le scelte degli altri andrebbero risolti i problemi dei driver proprietari e di launchpad o no??

  • ossmc

    25 gen 2007 - 11:41 - #20
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    > Shuttleworth spiega ai sui detrattori che quello che veramente interessa al grande pubblico, non sono i sorgenti, ma i binari.
     Tada! Colpo di scena! Shuttleworth che ammette che “alla gente del free software source non gliene frega niente, interessano solo i binari e basta”.

    > E’ vero che la GPL e in generale il freesoftware fonda la sua tutela sui sorgenti, ma non bisogna dimenticare che oggi la vita o la morte dei sistemi aperti si sta giocando sui binari, non sui sorgenti.
      Solo oggi? A me sembra da sempre. Ma nessuno ha mai impedito di compilare pacchetti e creare distro, anzi RH è una delle distro più clonate. La compilazione dei sorgenti non è blindata e/o esclusiva di qualcuno.

    > Limitare o blindare i file binari, dice Shuttleworth, come fa RH per motivi di Trademark e copyright, non e’ molto open, ma piu’ qualcosa di chiuso e proprietario.
      No, semmai trovare qualsiasi sciocchezza per criticare gli avversari commerciali e qualcosa di ottuso ed idiota, in particolare perchè rispetta il paradigma commerciale dell’open source: sorgenti aperti e servizi/supporto a pagamento.

  • wepz

    25 gen 2007 - 14:11 - #21
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    Tu la vedi cosi’, io no.

    E’ chiaro che RH rispetta i termini della licenza che usa, e che ha un ottimo rapporto con la sua community (questo l’ho scritto), ed e’ assolutamente lecito che ci guadagni sopra o che, volendo venda pure software closed.

    Il problema che invece pone shuttleworth e’ piu’ particolare, e riguarda in generale le *opportunita* che puo’ aprire l’opensource e il freesoftware. Nessuno mette in discussione la validita’ di RH come azienda, solo si cerca di ragionare se il loro modello di business sia effettivamente il migliore.

    E’ un discorso che va affrontato senza paraocchi e pregiudizi, e’ chiaro invece che se uno si mette e tifare a destra o a sinistra se ne ricava una discussione abbastanza sterile.

  • wepz

    25 gen 2007 - 14:16 - #22
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    Quote sshh: “Sono un felice utente ubuntu.. ma direi che prima di criticare le scelte degli altri andrebbero risolti i problemi dei driver proprietari e di launchpad o no??”

    Certamente, lo penso che io. Piu’ che dei driver proprietari, che sono stati spiegati chiaramente perche’ sono stati scelti come via nel breve periodo, io mi preoccupo di Launchpad. Perche’ e’ chiaro che se uno declama ai 4 venti la forza dell’OSS, risulta quantomeno incoerente vedere che la piattaforma di collaborazione alla base della distro che si crea, sia tutta closed.

    E spero vivamente che questa anomalia sia sciolta al piu’ presto.

    Detto questo, il discorso che fa Shuttleworth per me e’ sensato, ha un fondamento, al di la’ di tutto.

    Lui chiaramente porta pure acqua al suo mulino, ma e’ vero che l’OSS deve cominciare a essere visto come una grande opportunita’ a livello globale, non come una nicchia per nerd alternativi come e’ stato fino ad oggi. E blindando i binari, si rischia ancora cio’.

  • ossmc

    25 gen 2007 - 16:35 - #23
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    @wepz
    Non è un problema di tifare, anche perchè se vuoi sapere ammiro molto Ubuntu soprattutto perchè è risucita a realizzare un nuovo modello di OSS, diverso dagli altri.
    Ma in questo frangente Mark è deliberatamente provocatorio: il successo di RH non danneggia l’open source, ma semmai limita il successo delle altre distro, compresa la sua, in ambito enterprise. Perciò non vedo di buon’occhio queste uscite ed in generale la “guerra fredda” tra le distro, in particolare da uno che non rilascia il codice di launchpad e che va a dire che sono “vendor proprietari” a chi rilascia *tutto* quanto open.

    Poi non è vero che il sw rilasciato da RH è closed: gli RPM binari della RHEE non sono disponibili, ma sono disponibili i source-RPM corrispettivi. Se vuoi i binari, nessuno ti impedisce di compilarli - e a CentOS fanno proprio questo lavoro. Avere il sorgente ma non i binari non è affatto uno sbarramento.

  • paolo mainardi

    27 gen 2007 - 20:57 - #24
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    >Avere il sorgente ma non i binari non è affatto uno sbarramento

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