Domanda di Dana Blankenhorn su un blog ZDnet: “Dov’è l’innovazione nell’Open Source ?”
E’ il solito tema del software open source come “follower” di innovazioni realizzate altrove. Open Source è una innovazione di processo. Per cosa venga utilizzato questo nuovo processo (potenzialmente) molto più efficiente sta ai singoli. Alcuni lo usano per inventarsi i più interessanti linguaggi di scripting degli ultimi decenni (Perl, Python, PHP, Ruby, ci ricorda Tim Bray) o le più efficaci applicazioni peer-to-peer per lo scambio di file (BitTorrent). Altri invece lo usano per riscrivere da zero applicazioni / sistemi operativi già affermati con un costo di ordini di grandezza inferiori rispetto ai concorrenti proprietari.
L’innovazione importante socialmente dell’Open Source è (secondo me) di secondo ordine: non sono i singoli prodotti che rifulgono per innovatività, ma è il permettere a paesi in via di sviluppo di prendere in mano il proprio destino informatico e non dover dipendere strategicamente da produttori affermati del mondo industrializzato (India, Brasile, ecc). E’ anche la quaterna LAMP (Linux-Apache-MySQL-{Perl,Python,PHP}) che consente la creazione di nuove aziende che producono software/servizi Internet con costi di start-up che sono ordini di grandezza inferiore rispetto a quelli che gravavano sulle aziende della prima bolla finanziaria di Internet.
E quindi: chissenefrega, se Mozilla e OpenOffice.org offrono “solamente” rimpiazzi Open Source per prodotti monopolistici proprietari. Chissenefrega se Linux è la reincarnazione (fatta bene) di mille altri Unix. L’innovazione del software vive nel piccolo, che sia Open Source o proprietario. L’importante dell’Open Source è che può abilitare “altra” innovazione.
P.S. Nessuno ha ancora risposto in maniera soddisfacente alla domanda da 7 miliardi di dollari: quali sono le innovazioni di Microsoft che giustificano un budget di ricerca da 7 miliardi di dollari ?
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