
Non è mai stato un utilizzo “passivo”, quello di Linux da Yahoo, e dopo l’intervento di Sven Dummer al summit per i vent’anni del kernel è stato ufficializzato l’ingresso dell’azienda in The Linux Foundation. In particolare Yahoo è interessata all’enterprise e al cloud computing (come peraltro dimostra il video dello stesso Dummer).
Fondata nel 1994, Yahoo conta circa mezzo miliardo di utenti che parlano trenta lingue diverse: dal comunicato ufficiale della fondazione si evince l’interesse della società nel supporto alle soluzioni di virtualizzazione, oltre al citato cloud computing. Raymie Stata, CTO di Yahoo, ha sottolineato l’importanza di Linux per il web.
Eccettuando l’intenzione di «massimizzare gli investimenti sulla piattaforma», stupisce piuttosto che questo ingresso formale sia arrivato così tardi. Come sottolineato in occasione dei vent’anni di Linux, il coinvolgimento di Yahoo non è venuto a mancare soprattutto in ambito server. Si può quasi parlare di una scelta “obbligata”.
Via | The Linux Foundation

Il 75% delle macchine di Yahoo è equipaggiata con Linux, il rimanente 25% con FreeBSD. Così è intervenuto Sven Dummer al summit di The Linux Foundation per i vent’anni di Linux. Nonostante la ricerca sia stata in parte “esternalizzata” a Bing e Yahoo sopravviva grazie a Microsoft, la società non utilizza Windows per i propri server.
In particolare, Yahoo installa una distribuzione chiamata YLinux: è una personalizzazione di Red Hat Enterprise Linux (RHEL). L’aggiornamento dei pacchetti è gestito da RPM, mentre la creazione è deputata ai terminali con FreeBSD. Si parla di oltre 100.000 server. Dummer loda i nuovi kernel perché RHEL6 riduce i consumi energetici.
Yahoo, attiva anche su altri fronti nel contribuire al software libero, è entusiasta della partnership con Red Hat e collabora alla realizzazione di patch per la sicurezza. È curiosa la risposta di Dummer sull’utilizzo di Windows: «può darsi che ci siano in giro dei server con Windows, però nessuno di loro è sul web o nella cloud».
Via | ZDNet

Secondo una nota rilasciata da un dirigente, Yahoo avrebbe intenzione di rilasciare alcune delle tecnologie utilizzate internamente sotto licenza open source.
Alcuni di questi progetti interni sono utilizzati dalla multinazionale per gestire l’alto numero di utenti sui suoi siti, ma non offrirebbero alcun vantaggio alla concorrenza. Questo è quello che ha affermato David Chaike, chief architect di Yahoo. Significa, in pratica, che verranno rilasciati i sorgenti di sistemi più comodi o alternativi rispetto a quanto già presente sul mercato, ma niente che possa veramente fare la differenza.
Al momento sarebbe al lavoro un gruppo di esperti per valutare quali progetti potrebbero diventare open source. Sembra che tra i compiti assegnati a queste persone ci sia anche valutare se il codice in questione possa essere interessante per la comunità ed abbia quindi la possibilità di creare una comunità impegnata nello sviluppo del progetto. Un nobile intento che sembra voler chiarire la voglia di seguire anche dopo il rilascio questi software. Potrebbe trovarci all’alba di un’interessante relazione fra la società e la comunità e non all’ennesimo code drop di un’azienda.
Via | ITworld

Alcuni dei nomi più importanti della rete come Facebook, Google e Yahoo, hanno deciso di partecipare al World IPv6 Day, la prima prova globale di IPv6, il protocollo che nei prossimi anni andrà definitivamente a prendere il posto dell’attuale IPv4 per il quale si sta esaurendo lo spazio di indirizzamento.
Mercoledì 8 giugno questi siti e tutti gli altri che si uniranno all’iniziativa saranno raggiungibili direttamente anche da IPv6 per almeno tutte le 24 ore della giornata. Un modo pratico per darsi un appuntamento e testare la connettività dual stack sia in siti di grande traffico sia per gli utenti che non vogliono restare indietro e promuovere al contempo la conoscenza e diffusione di IPv6.
Al momento il traffico IPv6 complessivo è sotto la soglia psicologica dell’1%, ma si spera che con questo esperimento possa cambiare qualcosa. Sono molti i siti importanti che già oggi sono raggiungibili attraverso un indirizzo IPv6, ma spesso si tratta di macchine separate e non dual-stack come l’iniziativa vuole promuovere.
Si spera anche che grazie al primo World IPv6 Day si possano estrarre dati interessanti da utilizzare nella transizione definitiva verso IPv6. Non resta che configurare la vostra connettività IPv6 e se il vostro ISP non ve la fornisce potreste usare soluzione alternative come 6to4 o Teredo.
Via | NetworkWorld
In novembre avevamo dato notizia della donazione di Yahoo! Traffic ad Apache: ora Traffic Server è stato promosso a Top-Level Project (TLP) dalla Apache Foundation e con la versione 2.0.0 alpha sono state introdotte quelle funzionalità di cui si era accennato in occasione del passaggio di proprietà — soprattutto riguardo al supporto per sistemi a 64-bit. Yahoo! rimane comunque coinvolto nello sviluppo.
Con il trunk della versione 2.0 è stata migliorata la portabilità di Traffic Server: dal branch successivo sarà possibile creare build dell’applicazione anche da sistemi UNIX-like diversi da Linux, come BSD e OS X. La versione corrente è quanto di più simile a quella sfruttata a uso interno da Yahoo!… altre migliorie saranno aggiunte col tempo: il sito di Traffic Server è stato completamente rinnovato.
Il supporto ai dischi di ampie capacità è già pronto, ma sarà disponibile solo con la versione 2.1: è in fase di sviluppo pure un AMI per Amazon EC2. Chi intendesse scaricare Traffic Server può usufruire di un’ampia lista di mirror (alcune location sono disponibili anche in Italia). Ulteriori dettagli saranno descritti da Yahoo! nel corso del Velocity 2010 e di OSCon 2010.
Pochi giorni fa su queste pagine avevamo annunciato la nuova piattaforma che Twitter ha predisposto per i contributori di codice open source e non è passato molto tempo prima che qualcuno raccogliesse seriamente l’invito: dapprima è stato presentato direttamente dall’azienda un blog dedicato a Twitter Engineering (che è poi il nome della “divisione” open source).
E nelle ultime ore è stato siglato un accordo con Yahoo! – che, nonostante le difficoltà economiche, è sempre più all’avanguardia per quanto riguarda i social media – per l’integrazione di Twitter in YQL (di cui pure si era accennato parlando del Symfony Live 2010) e in altri progetti affini.
La partnership è genericamente volta a una maggiore integrazione di Twitter coi servizi sociali di Yahoo!: vale comunque la pena di ricordare come a prescindere dalla svolta “open” i servizi offerti dalla più popolare piattaforma di microblogging non equivalgono in toto a quelli di StatusNet — che nasce libero ed è installabile sul proprio server, a differenza di quanto avviene per Twitter.
Mentre a Barcellona si teneva il Mobile World Congress, a Parigi andava in scena il Symfony Live 2010 — la prima conferenza internazionale dedicata agli sviluppatori del famoso framework per PHP. In quel contesto Yahoo! (che sappiamo utilizzare Symfony per i propri siti) è intervenuta per descrivere come sia possibile realizzare un progetto sfruttando l’open source e gli strumenti da essa offerti.
Non si sente parlare spesso di Yahoo! Developer Network (che offre strumenti simili a Google Code), eppure si tratta di un laboratorio molto importante per il web e l’open source: alcune risorse come YUI e YQL sono paragonabili a quanto negli ultimi anni è stato appannaggio di Facebook con XFBL ed FQL.
Le prospettive descritte alla conferenza organizzata da Sensio Labs aprono scenari piuttosto intriganti: le slide dell’intera presentazione sono facilmente consultabili su SlideShare. Il Symfony Live è stata anche l’occasione per introdurre Symfony 2 — una rivisitazione del framework a opera degli stessi organizzatori dell’evento.
Foto | Xavier Briand

Rick Spencer di Canonical ha annunciato una modifica che riguarderà Firefox in Ubuntu 10.04.
Da quella versione il motore di ricerca predefinito cambierà da Google a Yahoo. Si tratta di un accordo per condividere i profitti stretto fra Yahoo e Canonical che spera in questo modo di incrementare i profitti grazie ai suoi utenti.
Ovviamente rimane la possibilità per tutti i riportare google come motore di ricerca predefinito o di scegliere quello che più si preferisce. Cosa ne pensate di questa scelta e soprattutto quale motore di ricerca utilizzerete?
Via | Phoronix
Dalle pagine del blog di Yahoo! Developer Network, la società statunitense – che è stata appena “risanata” grazie all’intervento di Microsoft – spiega perché disporre di un core e promuovere soluzioni aperte possa costituire un problema per le imprese.
Contrariamente a quanto ci si possa aspettare dalle premesse, Yahoo! non è per nulla pentita delle scelte attuate in passato e anzi pone le basi per rendere sempre più facile il processo di transizione a piattaforme open source.
L’Open Web Foundation – già attiva da un anno a questa parte – ha lo scopo di semplificare gli aspetti legali nell’utilizzo, da parte delle aziende, delle applicazioni disponibili/utili ai loro scopi: per questo motivo (sotto l’egida di Yahoo!) la fondazione ha stilato un documento definito Open Web Foundation Agreement. La OWF e Yahoo! collaborano anche ai lavori dell’RSS Advisory Board — che si accinge a rilasciare lo standard Media RSS (alla base della Yahoo! Video Search) con una licenza open.
Rasmus Lerdorf, il creatore del famoso linguaggio PHP, ha annunciato attraverso il suo account twitter che ha lasciato Yahoo.
Lavorava per l’azienda da circa sette anni, ma si capiva che la collaborazione non sarebbe continuata quando l’azienda ha annunciato il contratto con Microsoft per la gestione delle ricerche sul portalone.
Una mossa che potrebbe indicare cambiamenti maggiori all’interno dell’azienda come l’acquisizione ipotizzata mesi fa? Per ora non ci sono indicazioni chiare, ma possiamo dire che Rasmus è solo l’ennesimo fondatore di un progetto open source che nell’ultimo periodo lascia l’azienda per la quale ha lavorato.
Via | Twitter