Mojito, la libreria in JavaScript per dialogare con Cocktails, è stata resa open source da Yahoo!. È un Model-View-Controller (MVC) basato su YUI3, il framework realizzato dalla società per aiutare la creazione di applicazioni web. Corrisponde, grossomodo, al MVC di ASP.NET… che Microsoft ha “liberato” per promuovere Windows Azure.
Cocktails, al quale Mojito è orientata, è uno strumento di sviluppo multi-piattaforma basato su Node.js. Infatti, Mojito è disponibile in un comodo pacchetto di npm. Yahoo!, ad esempio, ha utilizzato entrambi per generare Livestand: un’applicazione dimostrativa in JavaScript e HTML5 realizzata per iOS, scaricabile dall’iTunes Store.
Rispetto alla “liberazione” di ASP.NET MVC, quella di Mojito – rilasciata sotto licenza BSD su GitHub – permette agli sviluppatori d’usufruire di tutte le risorse di Yahoo!. Prima fra tutte YUI3 — che citavo in apertura: un punto di riferimento nel responsive design. Purtroppo, non si può utilizzare il cloud computing di Manhattan.
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ASP.NET – o, almeno, gli strumenti di sviluppo che lo compongono – è open source: Microsoft ha scelto di “liberare” i sorgenti di Model-View-Controller (MVC), Web API e Web Pages rilasciati con licenza Apache 2.0 su CodePlex. Utilizzando il nuovo supporto a Git, infatti, l’intero stack di ASP.NET è ottenibile dai server di Redmond.
L’intenzione di Microsoft, coinvolgendo i programmatori di terze parti nello sviluppo di ASP.NET, è evidentemente quella di promuovere l’adozione di Internet Information Services (IIS). Il web server non ha la stessa diffusione di Apache e, di conseguenza, ASP.NET non ha quella del PHP: basterà “liberare” i sorgenti per la comunità?
Le ambizioni di Redmond sono altre. La stessa governance di ASP.NET è stata adottata da Windows Azure, il Software Development Kit (SDK) per i servizi di cloud computing dei clienti di Microsoft. L’“apertura” dei componenti di ASP.NET rientra nel tentativo d’attrarre sviluppatori per le applicazioni web con Windows e Windows Phone.
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SPDY Indicator è una nuova estensione di Chrom* che visualizza, con un’icona nella barra degli indirizzi del browser, il supporto dell’omonimo protocollo di Google. Concepita da Guillermo Rauch, è rilasciata sotto licenza MIT su GitHub. SPDY (lett. “speedy”) è la soluzione di Mountain View per sostituire il protocollo HTTP sul web.
Adottato da tutti i siti di Google, SPDY è previsto da Chrom* e – a partire dalla versione 11 – è stato integrato in Firefox. Recentemente, il protocollo ha raggiunto anche Twitter. Sebbene la percentuale dei server che lo utilizzano sia tuttora esigua, sono in aumento i provider che lo offrono come opzione per i servizi di hosting.
Chrome SPDY Indicator offre una soluzione semplice ed efficace per verificare l’effettivo supporto del protocollo. SPDY richiede esplicitamente l’utilizzo di HTTPS, perciò l’icona dell’estensione può “colorarsi” soltanto in presenza di connessioni SSL o TLS. La maggiore rapidità di SPDY rispetto ad HTTP sarebbe un discorso a parte.
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Knight-Mozilla OpenNews – un progetto d’adeguamento per l’architettura dell’informazione – ha ottenuto l’appoggio di nuovi partner illustri al South by Southwest (SXSW) 2012 di Austin, in Texas. The New York Times, Der Spiegel e La Nación hanno annunciato il proprio coinvolgimento. Il prossimo 9 aprile inizieranno le pubblicazioni.
Il settore dell’editoria affronta un periodo di grandi cambiamenti: negli ultimi anni gli introiti pubblicitari della stampa sono colati a picco “bruciando” $28 miliardi soltanto negli Stati Uniti. Mozilla intende migliorare il giornalismo digitale, inviando dei programmatori a collaborare per un anno con le redazioni delle testate.
Il risultato della collaborazione di Mozilla coi giornali confluirà in una serie di pubblicazioni open source per l’editoria digitale. OpenNews fornirà gli strumenti affinché altre testate possano giovare del codice prodotto: il progetto è stato avviato nel 2011, ma soltanto da quest’anno ha iniziato ad accettare le sottoscrizioni.
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jQuery e Software Freedom Conservancy hanno annunciato la creazione di jQuery Foundation, Inc.: una fondazione a tutela della popolare libreria per JavaScript e di tutti i progetti da essa derivati. È un’associazione no profit che sostituisce jQuery Board per la governance di jQuery, jQuery UI, QUnit e Sizzle — sotto licenza Expat.
John Resig, che ha creato la libreria nel 2005, non farà parte della fondazione: il presidente nominato è Dave Methvin, a capo dello sviluppo di jQuery. Resig non avrebbe abbastanza tempo da dedicare a jQuery Foundation, tra i propri impegni accademici e JavaScript. Bradley Kuhn, di Software Freedom Conservancy, elogia l’iniziativa.
jQuery Foundation è, infatti, la prima associazione indipendente a nascere in seno all’organizzazione. La tutela legale del progetto è di Joel Kinney, membro di Fort Point Legal. Con l’atto di costituzione, jQuery Foundation ha ricevuto una cospicua donazione da parte di Linux Fund, che ha permesso di coprire le spese burocratiche.
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Twemproxy è il proxy utilizzato dagli sviluppatori di Twitter sul protocollo di memcached per dialogare con le numerose installazioni di Unicorn della piattaforma. È stato rilasciato su GitHub sotto Apache License 2.0. Il ruolo primario di Twemproxy è la riduzione dell’utilizzo della banda disponibile a trasmettere le informazioni.
In sostanza, Twemproxy moltiplica le richieste al singolo server di Unicorn “incanalandole” in un’unica connessione persistente a memcached. Il risultato è una riduzione del carico sulla banda della rete. La soluzione è scalabile, perciò s’adatta facilmente all’incremento delle macchine installate sul network. È considerato stabile.
Twitter ha utilizzato Twemproxy con successo negli ultimi sei mesi, durante i quali il numero dei server è aumentato del 30%. Soddisfatti del boost prestazionale, gli sviluppatori hanno deciso di “liberare” il sorgente del proxy che si somma ai tanti altri prodotti open source rilasciati dalla piattaforma. Un progetto da osservare.
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Moodle, una tra le più popolari piattaforme open source per l’e-learning, ha acquisito un plugin di Live@edu: la soluzione di Microsoft dedicata agli istituti scolastici. Microsoft Live Services è un “blocco” del Content Management System (CMS) che permette la connessione ai servizi previsti da Live@edu — per gli istituti aderenti.
Il plugin è open source, ma non è stato creato direttamente da Microsoft. La distribuzione di Microsoft Live Services è dovuta a Moodlerooms, una società che realizza soluzioni basate sul CMS. Kwasi Asare, dirigente di Moodlerooms, ha rilasciato agli esperti d’educazione di Redmond una video-intervista sulle funzionalità del plugin.
Live@edu è un servizio gratuito offerto alle scuole dalle elementari alle superiori che consiste nell’hosting di e-mail e applicazioni web sul dominio degli istituti. Corrisponde, grossomodo, a Google Apps ed è erogato anche in Italia: l’accesso è possibile accreditando il proprio istituto col sistema di registrazione di Microsoft.
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YSlow, lo strumento di Yahoo per l’analisi delle prestazioni dei siti web, è open source. Già disponibile sui principali browser, è stato rilasciato sotto licenza BSD su GitHub — per “svincolarsi” ulteriormente da Yahoo. YSlow è un prodotto eccellente per ridurre i tempi di caricamento delle pagine: pronto un pacchetto con Node.js.
Compilare l’ultima revisione di YSlow dal repository via Git è davvero semplicissimo: è sufficiente scegliere il formato da ottenere tra la lista dei browser supportati per creare la relativa estensione con make e “pacchettizzarla” per l’installazione. Lo stesso per il pacchetto di NPM su Node.js. YSlow è un “must” per i web master.
Chi non volesse installare l’estensione di YSlow sul browser, può comunque consultare una lista delle regole di Yahoo per migliorare le prestazioni delle pagine web. Una parte di esse, ventitré su trentaquattro, sono integrate direttamente nei controlli di YSlow. Il primo commit per il codice sorgente è stato effettuato un mese fa.
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Badges by Ushahidi è una raccolta d’immagini avviata dall’omonimo progetto africano di mappatura geografica open source. Creato per l’utilizzo immediato dei badge su Crowdmap, può essere consultato per recuperare delle immagini da impiegare in qualunque piattaforma preveda la cd. “gamification”. Ovvero, una trasformazione in gioco.
Gli amministratori di mappe generate con Crowdmap possono accedere subito al pannello di controllo e amministrare i badge di Ushahidi da assegnare ai propri contributori. Tutti gli altri, invece, possono clonare l’archivio da Git e riutilizzare le immagini a piacere: i badge sono rilasciati sotto Creative Commons CC-BY 3.0 Unported.
Le raccolte disegnate da Ushahidi sono due: purtroppo, il formato scelto per i sorgenti vettoriali d’entrambe è quello di Adobe Illustrator (AI). In linea di massima è richiesto ai contributori di utilizzare lo stesso oppure quello di Photoshop (PSD). I badge, invece, sono delle immagini PNG e la dimensione richiesta è 80×80 pixel.
Via | Ushahidi
Orion Editor, il progetto di Eclipse per evidenziare la sintassi di JavaScript, ha finalmente sostituito la soluzione built-in di Mozilla su Firefox 10 — l’ultima versione stabile del browser. Rilasciato martedì, Firefox 10 ha introdotto diverse novità per gli sviluppatori: la risorsa open source di Eclipse è tra le più importanti.
L’editor era già stato integrato, in via sperimentale, su Firefox 8. Tuttavia, per sostituirlo al backend dello Scratchpad del browser occorreva agire sulle impostazioni di Firefox: un espediente che non è più necessario. Oltre alla sostituzione dello Scratchpad, Orion è servito pure per realizzare il nuovo Style Editor del browser.
Il filmato di Mozilla sui nuovi strumenti di sviluppo mostra entrambe le risorse in azione. L’aggiunta di Orion offre a programmatori e web designer la possibilità d’utilizzare Firefox 10 come un ambiente di sviluppo ibrido, tra WYSIWYG ed editor più tradizionali. Personalmente, comunque, preferisco ancora utilizzare questi ultimi.
Via | Planet Orion