Microsoft prosegue il percorso d’interoperabilità tra Windows e Linux via Hyper-V, l’infrastruttura per la virtualizzazione di Windows Server 2008 R2. L’ultima partnership ha una funzione strategica di rilievo, perché apre al mercato cinese: Microsoft ha aggiunto NeoKylin Linux alle distribuzioni supportate ufficialmente da Hyper-V.
China Standard Software Corporation (CS2C) è il principale licenziatiario di Linux in collaborazione col governo cinese: NeoKylin è una distribuzione basata su Red Hat Enterprise Linux (RHEL) orientata ai server, NeoShine è l’equivalente di Fedora per desktop, laptop e netbook con MeeGo. Si può gestire con Microsoft Systems Center.
NeoKylin s’aggiunge a CentOS e RHEL, tra le distribuzioni di primo livello supportate da Hyper-V. L’intento di Microsoft è quello d’arginare l’abbandono di Windows Server 2008 R2 per il cloud computing cinese: la partnership aiuterà gli ingegneri a creare e gestire macchine virtuali per la principale soluzione governativa di Linux.
Via | Port 25
SmartOS è una distribuzione basata su Illumos (ex-OpenSolaris) realizzata da Joyent: l’ultimo rilascio introduce la possibilità di sfruttare la virtualizzazione di KVM. L’infrastruttura, concepita per Linux, è approdata in forma nativa su Solaris. Iniziati lo scorso maggio, i lavori per la creazione del porting hanno avuto successo.
Tuttavia, sussistono alcune divergenze tra KVM per Linux e la versione per Illumos. Ad esempio, su SmartOS non è ancora possibile sfruttare l’accelerazione hardware di AMD-V o Intel VMX: altre funzionalità assenti dal porting per Illumos sono il Kernel Sampe-Page Mapping (KSM) presente su Linux ed MMU, per l’accelerazione software.
Nonostante i limiti, KVM su Illumos è stato in grado d’avviare disparate macchine virtuali su SmartOS: Linux, BSD, Windows, Haiku, Solaris e QNX hanno superato i test. Ovviamente insieme a KVM è stato introdotto QEMU. A partire dalle prossime settimane tutte le distribuzioni basate su Illumos dovrebbero aggiornarsi per supportarlo.
Via | D-Trace
Linux 3.0 è considerato stabile. Si tratta del primo rilascio, dal cambio di numerazione deciso qualche mese fa: come abbiamo già visto, non esistono motivazioni particolari nel salto da Linux 2.6, nonostante la concomitanza coi vent’anni del kernel. Nessuna introduzione “rivoluzionaria”, tuttavia non mancano delle novità rilevanti.
A livello di file system, Btrfs ha aggiunto l’auto-deframmentazione tra le opzioni di montaggio e lo “scrubbing”, ovvero il controllo dell’integrità per tutte le estensioni. Sulla gestione della memoria, Linux 3.0 introduce la funzione di CleanCache per migliorare la compressione e la destinazione della RAM per la virtualizzazione.
Ancora sulla virtualizzazione, l’aggiornamento del kernel permette per la prima volta l’uso di dom0 e domU con Xen: Linux 3.0 abbatte anche l’ultimo ostacolo per un pieno utilizzo di questa infrastruttura. Un’altra opzione interessante è il Wake on WLAN (WoWLAN). Esiste ovviamente una lista completa dei cambiamenti da Linux 2.6.39.
Via | LWN
VirtualBox 4.1 è stato rilasciato in forma stabile: questo aggiornamento conferma tutte le funzionalità annunciate con l’uscita della prima beta. Ne sono servite tre, prima che Oracle pubblicasse la versione finale. VirtualBox 4.1 introduce delle funzioni molto interessanti, che andiamo a elencare: spicca il supporto ai driver WDDM.
Installando le Guest Additions sui guest con Windows, infatti, si potrà usufruire in via sperimentale del Windows Vista Display Driver Model (WDDM): sfruttando l’accelerazione 3D/2D i guest potranno attivare Aero su Windows Vista e 7. Non manca una novità di rilievo per i guest con Linux ovvero il passthrough delle periferiche PCI.
A prescindere dal sistema operativo del guest, VirtualBox 4.1 introduce la possibilità di scegliere il formato dei dischi tra VDI di Oracle, VMDK di VMware e VHD di Microsoft. I lettori ottici virtuali consentono inoltre una modalità LiveCD/DVD. La rete può essere condivisa tra una o più macchine virtuali anche come tunnel via UDP.
Via | Oracle
QEMU 0.14.0, rilasciato in febbraio, ha introdotto un nuovo formato per i dischi virtuali: è QEMU Enhanced Disk (QED), in sostituzione a QCOW2. QED presenta una serie di funzionalità interessanti, destinate a dei progressivi aggiornamenti. Non è ancora considerato “stabile” come formato. Cerchiamo di capire quali sono le differenze.
QED è stato concepito per essere un formato ad alte prestazioni. È dotato di una specifica aperta, supporta il backup e i file “sparsi”. Trasmette i dati in modo asincrono e garantisce una forte integrità delle informazioni memorizzate. Le funzioni più complesse devono essere ancora ultimate: ad esempio lo streaming delle immagini.
Si potranno realizzare macchine virtuali su spazi minimali ed espanderle successivamente, distribuendo lo storage attraverso un network. Altre funzionalità prevedono la deframmentazione in linea di QED, la parallelizzazione e il trimming. È probabile che, un domani, il formato sostituisca QCOW2 come scelta predefinita per QEMU/KVM.
Via | Phoronix
Oracle ha pubblicato i binari di VirtualBox 4.1 Beta 1 per Linux, OS X e Windows coi relativi Extension Pack e Guest Additions. L’aggiornamento dell’applicazione prevede la possibilità di clonare le macchine e migliora l’interfaccia per creare e/o copiare i dischi virtuali. Introduce una nuova modalità di rete: il tunneling via UDP.
VirtualBox 4.1 Beta 1 supporta fino a 1Tb di memoria RAM per guest su host a 64-bit. Le macchine virtuali possono usufruire dei Windows Vista Display Driver Model (WDDM) per assicurare l’attivazione degli effetti grafici avanzati di Microsoft. Altre piccole novità relative all’interfaccia grafica migliorano la gestione dei sistemi.
In generale l’upgrade di VirtualBox pone l’accento su due tra gli aspetti più importanti nella virtualizzazione: l’interfaccia di rete e i supporti per la memoria di massa. Il network può interfacciarsi tra guest di vari host via UDP, mentre lo storage dovrebbe risultare più flessibile effettuando l’importazione su sistemi diversi.
Via | VirtualBox
Xen s’affiancherà a KVM come soluzione per la virtualizzazione supportata nativamente dal kernel col rilascio di Linux 3.0. L’abbiamo appena accennato, parlando delle funzionalità previste per Fedora 16. Xen ha sempre previsto l’utilizzo di Linux come sistema operativo per gestire le macchine virtuali e poteva essere già installato.
Perché, allora, questa funzionalità è nuova e ha un’importanza tale da poter essere considerata un motivo per il cambio di numerazione (ammesso che se ne debba trovare uno) di Linux? Supportando dom0 e domU il kernel permette di sfruttare appieno le caratteristiche di Xen per la virtualizzazione su larga scala con estrema facilità.
Gli utenti di Xen attendevano questo tipo di supporto dal 2004. Finora, Xen era presente nel kernel a livello di para-virtualizzazione e tra i driver delle periferiche. Adesso, con GRUB2, Linux può essere inizializzato come primo guest di una macchina direttamente all’avvio di sistema. Il futuro porterà il supporto alla grafica 3D.
Via | Linux Journal
In-The-Box è uno strumento di sviluppo open source, rilasciato sotto licenza Apache 2.0, per avviare su iOS le applicazioni concepite per Android. Tutt’altro che di facile fruizione, In-The-Box presuppone una certa dimestichezza coi SDK di Google e di Apple. In pratica è un porting su iOS di Dalvik VM, la virtual machine di Android.
Al momento In-The-Box si può scaricare soltanto con un checkout dall’archivio via SVN ospitato su Google Code. Come si può intuire In-The-Box funziona solo su Mac OS X. L’obiettivo di In-The-Box è quello di fornire gli strumenti necessari ad avere delle applicazioni per Android eseguibili da iOS e caricarle sull’App Store di Apple.
L’esempio dimostrato nel video non è molto efficace: gli sviluppatori di In-The-Box si sono limitati a riprendere un hello, world generato dal SDK di Android per Mac ed eseguito su iOS. In-The-Box dovrebbe essere utile per applicazioni molto più complesse, magari già presenti sull’Android Market. Altrimenti non avrebbe significato.
Via | The Next Web
Haiku OS comincia a dialogare con le Guest Addition di VirtualBox ovvero i servizi aggiuntivi tra sistema operativo “ospitante” e “ospitato”. Mike Smith, l’allievo della Google Summer of Code (GSoC) 2011, ha stravolto il progetto iniziale partendo dagli aspetti più complessi dell’integrazione. Non ha già completato quella del mouse.
Poiché Haiku non è ancora un sistema completo, quella della virtualizzazione è la scelta più comune. Il lavoro di Smith, appena diciannovenne, consentirà lo scambio dei file tra host e guest (e viceversa) oltre alla creazione di un driver grafico, che supporti OpenGL. Sono stati realizzati dei moduli equivalenti a quelli per Linux.
Al momento vboxguest e vboxdrv sono già operativi: il passo successivo è la creazione di un filesystem per l’interscambio dei file. La clipboard per gli appunti condivisi è pienamente funzionante. Poiché le immagini, pur compatibili con VirtualBox, sono concepite per VMware è preferibile installare Haiku OS dalla propria ISO su CD.
Via | Haiku OS

Microsoft ha partecipato all’Open Source Business Conference (OSBC) di San Francisco presentando la propria soluzione per il cloud computing. Hyper-V, la tecnologia per gestire le macchine virtuali su Windows Server 2008 R2, supporta Linux grazie a CentOS 5.6. È una scelta motivata dalla necessità di incrementare l’interoperabilità.
L’Open Source Technology Center di Microsoft intende così facilitare il dialogo tra server Windows e Linux, ampliando l’offerta della Private Cloud. Alcuni driver di Hyper-V per i guest con Linux sono già presenti da tempo nel kernel, perciò l’hypervisor può avviare altre distribuzioni. Ad esempio RHEL 6 e SuSE Linux Enterprise 11.
Microsoft ha presentato le funzionalità di System Center Operations Manager e System Center Orchestrator in relazione ai due sistemi: la piattaforma di Hyper-V consentirebbe l’aggiornamento e il patching di Windows e Linux con la stessa facilità. Resta da appurare se per la sicurezza non sia meglio sfruttare un hypervisor di Linux.
Via | Port25