FreeBSD 8.2 od 8.3 potrà essere virtualizzato da Windows Server via Hyper-V. È il risultato della collaborazione di NetApp e Citrix con Microsoft: una demo sarà mostrata oggi a Ottawa, in Canada, durante il BSDCan 2012. Il driver per Windows Server 2008 R2 sarà rilasciato all’inizio dell’estate insieme al codice sorgente sotto BSD.
Il supporto di FreeBSD s’aggiunge a quello di Linux, già installabile su Hyper-V grazie ai moduli presenti nel kernel. Microsoft ha deciso di distribuire i sorgenti su GitHub anziché utilizzare CodePlex. L’interazione con la comunità di *BDS è un’esperienza del tutto inedita per gli sviluppatori di Windows. Otterrà qualche successo?
Non sono stati diramati grandi dettagli sull’operazione. Un aspetto da valutare riguarda i numeri di versione: FreeBSD 8.2 e Windows Server 2008 R2 sono state entrambe sopravanzate. Microsoft distribuisce la beta di Windows Server 8 Hyper-V e FreeBSD 9.0 è considerato stabile ed è atteso entro oggi un comunicato stampa più preciso.
Via | Microsoft
Il Software Development Kit (SDK) di Android ha subito un importante aggiornamento, dedicato a introdurre l’accelerazione hardware per le istruzioni dei processori sull’emulatore. Lo strumento essenziale per lo sviluppo di applicazioni col sistema operativo di Google ha ottenuto un paio di funzionalità rilevanti. Anzi, diciamo tre.
L’aspetto più interessante riguarda sicuramente l’implementazione di OpenGL ES 2.0 e, di conseguenza, l’accelerazione hardware sui processori grafici. Eppure, il lavoro degli ingegneri di Google non ha escluso le unità centrali: la seconda novità è sulle istruzioni delle Central Processing Unit (CPU)… e non manca il supporto ad ARM.
In pratica, Google ha abilitato l’accesso diretto alle ottimizzazioni previste dalla scheda video della macchina che esegue l’emulatore e attivato le istruzioni presenti tanto nell’ambiente virtuale, quanto in quello fisico ad avvicinare il più possibile l’emulazione ai dispositivi. L’aggiornamento prevede Ice Cream Sandwich (ICS).
Via | Android
Wine, l’infrastruttura per avviare le applicazioni di Windows sui sistemi operativi UNIX-like, è stato aggiornato alla versione 1.4. L’aggiornamento ha richiesto venti mesi d’alacre sviluppo: le novità, al solito, sono numerose. La più interessante riguarda, forse, la riscrittura del motore grafico Device Independent Bitmaps (DIB).
Audio e video sono stati adattati al modello di Vista, GStreamer controlla i flussi multimediali su Linux e QuickTime su Mac OS X. È stato ultimato il supporto all’architettura di ARM, in grado di compilare Wine 1.4. Oltre al deprecato HAL, è stato introdotto il dialogo con UDisks. DOSBox prende in carico le applicazioni per MS-DOS.
Wine 1.4 supporta OpenCL e XInput 2: Direct3D ha subìto una serie di migliorie che giovano anche al supporto implementato da Gallium 3D e Mesa per i driver liberi. Gecko è disponibile pure a 64-bit. L’installer delle applicazioni permette il ripristino in caso di fallimento. Insomma, la lista delle novità è particolarmente nutrita.
Via | LWN
oVirt è, sostanzialmente, un’interfaccia web per la gestione delle macchine virtuali. Patrocinata dalla società del “cappello rosso”, è integrata in Red Hat Enterprise Virtualisation (RHEV): una distribuzione dedicata. Nonostante il numero, la versione 3.0 è il primo rilascio ufficiale del progetto e prevede altrettanti componenti.
Oltre a Engine – la parte principale dell’infrastruttura – e Node, una mini-distribuzione di Fedora 16 per comunicare con l’host, oVirt 3.0 propone un Software Development Kit (SDK) che permette la realizzazione di ulteriori applicazioni via Python. Le macchine virtuali supportate sono esclusivamente quelle generate utilizzando KVM.
Tanto per la scelta di limitare il supporto a KVM, quanto per l’aspetto dell’interfaccia, oVirt può essere presentato come un Hyper-V su Linux. Soprattutto nel design, la somiglianza è notevole: oVirt, però, implementa le caratteristiche di Linux, KVM e VirtIO… ed è open source. La piattaforma è rilasciata sotto Apache License 2.0.
Via | The H Open
SUSE Studio, la risorsa di SUSE per le network appliance, ha introdotto un’altra novità questa settimana: dopo il pannello d’amministrazione, SUSE Manager, è arrivato il supporto sperimentale a Virtual Hard Disk (VHD) — il formato di Microsoft per i dischi virtuali di Hyper-V. Le appliance dedicate possono essere compresse con ZIP.
La nuova funzionalità può essere abilitata dalle impostazioni del proprio account di SUSE Studio: al solito, è richiesta un’attivazione esplicita. La scelta di fornire una compressione con ZIP, anziché TAR/GZ, è stata effettuata per non dover richiedere l’installazione di applicazioni di terze parti – come 7-Zip – su Windows Server.
Il beneficio immediato è nella possibilità di generare immagini per SUSE Linux Enterprise 11 SP1 od openSUSE 12.1, da virtualizzare con Hyper-V sotto Windows Server 2008 e 2008 R2. openSUSE richiede l’installazione di alcune dipendenze aggiuntive: la preparazione delle immagini dovrebbe impiegare più tempo di SUSE Linux Enterprise.
Via | SUSE
GNOME Boxes è la nuova risorsa per l’accesso di rete alle applicazioni di qualunque sistema operativo: non importa se sia installato in remoto o in una macchina virtuale. Realizzata in Vala, riunisce le funzioni di QEMU–KVM e Vinagre/Vino per abbattere la distanza tra gli ambienti d’esecuzione. Il rilascio è previsto per GNOME 3.4.
Boxes realizza su GNOME Shell quella che, in gergo, è definita “seamless virtualization”: permette, cioè, l’integrazione delle applicazioni virtuali con l’interfaccia–utente in esecuzione. Lo stesso concetto è applicato, in remoto, ad altre macchine e/o sistemi operativi accessibili in rete. Il risultato è davvero molto convincente.
La piattaforma è già disponibile per l’installazione con GNOME 3.2, ma perché sia considerata stabile occorrerà attendere fino alla prossima versione. Tra le funzionalità di GNOME Boxes, è interessante il tentativo di realizzare un sistema di Single Sign–On (SSO) per diversi sistemi operativi remoti o virtuali dal server con Linux.
Via | Zeeshan Ali Khattak
Angry Birds, il popolare gioco di Rovio, funziona su PandaBoard con Linaro 11.10: utilizza il kernel di Android 2.3.5 (Gingerbread) e si può provare via Ubuntu, emulando la piattaforma con QEMU-KVM per i processori ARM di tipo OMAP4. È una dimostrazione delle possibilità offerte dalla toolchain di Canonical per Cortex-A9 con Linaro.
La procedura non è immediata, perché Angry Birds è distribuito dall’Android Market o dall’Amazon Appstore for Android (inaccessibile dall’Italia) e non si può ottenere un archivio APK da Rovio. Bisogna installare il SDK di Android e ottenere Angry Birds da un dispositivo che acceda all’app store di Google per effettuarne il backup.
Prescindendo dalla difficoltà oggettiva nel recuperare Angry Birds, Linaro/Oneiric dimostra una confortante maturità sui dispositivi ARM a basso costo. PandaBoard, ad esempio, ha un prezzo di $174. Angry Birds è solo una tra le applicazioni installabili su Linaro 11.10 da adb, uno degli strumenti contenuti nel SDK di Android 2.3.5.
Via | Linaro

Oggi è prevista la disponibilità di OpenIndiana 151, la seconda versione d’una certa importanza per la distribuzione basata su Illumos (ex-OpenSolaris). Non sono presenti delle novità rilevanti a livello di software, però il rilascio sancisce una volta per tutte l’abbandono del codice di Oracle: OpenIndiana 151 è al 100% su Illumos.
È passato un anno esatto dalla presentazione del progetto e OpenIndiana 151, purtroppo mantenendo le principali caratteristiche di OI148, non conserva più “residui” del kernel di OpenSolaris. La maturità di Illumos ha permesso il passaggio definitivo. Le applicazioni disponibili, comunque, sono ancora le stesse previste un anno fa.
Con un’eccezione, perché OpenIndiana 151 implementa il porting di KVM realizzato da Joyent su SmartOS. Non esistono sviluppatori di Xen.org che lavorano su Illumos e OpenIndiana, perciò l’hypervisor di xVM (previsto da OpenSolaris) è stato accantonato per KVM. Insieme all’abbandono del codice di Oracle è la novità più interessante.
Via | Alasdair Lumsden
Cloud.com, una delle più popolari piattaforme per il cloud computing, è stata acquistata da Citrix appena il mese scorso: ne avevamo già parlato perché è alla base del successo di Zynga. Finalmente il prodotto di punta per Cloud.com, CloudStack, è diventato open source al 100%. Citrix ha “liberato” la parte commerciale dei sorgenti.
La notizia è piuttosto importante, per il settore del cloud computing, perché CloudStack 2.2.10 (il primo rilascio completamente open source) offrirà la prima infrastruttura a supportare pressoché ogni prodotto per la virtualizzazione, inclusi quelli dei “rivali” di Citrix. Xen.org, QEMU/KVM, VMware e Oracle VM: manca solo Hyper-V.
La soluzione di Microsoft sarà integrata nell’imminente futuro di CloudStack e Citrix ha già in programma Project Olympus, un fork di OpenStack (la piattaforma di NASA e RackSpace). Per il momento la società ha “liberato” il 98% del codice dei propri prodotti. Collaborando con VMware supporterà ESXi e vSphere a un sesto del prezzo.
Via | The Register
Micro Cloud Foundry è la nuova soluzione di VMware per portare la Platform-as-a-Service su desktop e laptop. Si tratta di un “riproduttore” del cloud computing aziendale per lo sviluppo e il testing da remoto su sistemi dalle risorse più ridotte. Include Node.js, Ruby on Rails, Java e MySQL. È un prodotto freeware con VMware Player.
Lo scopo del player è replicare in locale un’istanza della piattaforma di PaaS aziendale: Cloud Foundry è offerto in due soluzioni, una proprietaria e una open source. Entrambe si basano su Ubuntu Server a 64-bit. Micro Cloud Foundry prevede la registrazione di un account sul portale di VMware: gestisce le sessioni via Dynamic DNS.
VMware promette d’aggiornare Micro Cloud Foundry con ulteriori servizi, database e linguaggi per proporre una soluzione ancora più completa. Un limite è nella richiesta di registrazione su VMware: tuttavia, il player può “puntare” a installazioni di terze parti su Cloud Foundry che sfruttano il codice aperto (pubblicato su GitHub).
Via | GigaOM