Lo UNIX Programmer’s Manual, ovvero la prima edizione di man, è stato pubblicato il 3 novembre del 1971: l’evento coincide con l’ufficialità di UNIX, che compie oggi quarant’anni. Per l’occasione, ne ripercorreremo la storia. All’epoca, UNIX era appannaggio dei Bell Labs di AT&T e il concetto di software libero non esisteva ancora.
Il progetto iniziale è del 1970, quando Peter Neumann coniò il termine Unics (Uniplexed Information and Computing Service) per il “rimpiazzo” di Multics (Multiplexing Information and Computer Services), un sistema operativo su mainframe concepito dai Bell Labs di AT&T, General Electrics e MIT. Soltanto in seguito Unics diventò UNIX.
Quando è stato realizzato, UNIX non era scritto in C: il linguaggio di programmazione era un assemblatore per il PDP-11/20 di Digital Equipment Corporation (DEC). L’azienda è passata a Compaq dal 1998 al 2002 e, al momento, è di proprietà di Hewlett–Packard. La riscrittura di UNIX in C è del 1972. Ne ha consentito la “portabilità”.
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TZ Data è stato accolto dall’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), che s’occuperà di mantenere in rete l’archivio dei fusi orari e d’organizzarne la tutela legale. La svolta è arrivata a seguito d’una richiesta inoltrata dall’Internet Engineering Task Force (IETF): il database è ritenuto essenziale per il web.
Arthur Olson e Paul Eggert sono stati costretti a disconnettere il server che ospitava TZ Data perché citati in giudizio a causa d’una violazione del diritto d’autore da Astrolabe. L’azienda statunitense rivendica la proprietà intellettuale di calcoli effettuati con The ACS Atlas per definire la cronologia dei fusi orari americani.
Rimuovendo TZ Data, gli utenti di Linux e Mac OS X dovrebbero calcolare la differenza del fuso orario locale rispetto a Greenwich e passare manualmente dall’ora solare a quella legale. La stessa situazione coinvolgerebbe la maggioranza dei server per il web e ICANN intende scongiurare quest’ipotesi, assumendosene la responsabilità.
Via | Associated Press
Ci ha lasciati, all’età di 70 anni. Dennis Ritchie è uno di quei giganti dell’informatica a cui tutti dobbiamo qualcosa. Insieme a Ken Thompson creò il linguaggio C e il sistema operativo UNIX, entrambi pilastri fondamentali dei sistemi informatici. E ancora oggi il linguaggio C è tra i più utilizzati dopo decenni di onorato servizio; persino sistemi come OSX, *BSD e Linux che sono basati su UNIX non esisterebbero senza i contributi di Ritchie.
Nel 1984 i suoi meriti gli consentirono di ricevere il Premio Turing per la teoria generica sui sistemi operativi, sette anni dopo fu il turno della IEEE Richard W. Hamming Medal, nel 1998 ricevette la Medaglia Nazionale della Tecnologia consegnata dal Presidente USA Bill Clinton per poi concludere con il Japan Prize for Information and Communications. Continuò a lavorare instancabilmente fino al 2007, anno della pensione.
L’estrema semplicità e l’eleganza della logica di UNIX hanno attraversato i decenni senza invecchiare. Un’eredità tanto importante quanto attuale che Dennis Ritchie ha lasciato al mondo dell’informatica. Un mondo che continuerà a far tesoro delle sue creazioni ma che ha irrimediabilmente perso un pioniere, uno di quelli veri, uno di quelli che l’Informatica più che averla studiata ha contribuito a crearla. Grazie.
TZ Data, l’archivio delle informazioni sui fusi orari utilizzato dai derivati di UNIX (e dai web server) è stato posto sotto sequestro, in attesa della sentenza per una violazione del diritto d’autore. Arthur Olson e Paul Eggert, manutentori del database, sono stati citati da Astrolabe per l’utilizzo di informazioni da ACS PC Atlas.
Astrolabe è un’azienda di Boston, proprietaria di ACS International e ACS American Atlas: dei programmi per determinare la cronologia dei fusi allo scopo di realizzare degli oroscopi. Un commento in TZ Data cita esplicitamente ACS American Atlas tra le fonti più attendibili per determinare l’orario degli Stati Uniti: è sufficiente?
Dovrà stabilirlo un tribunale. In attesa della sentenza, TZ Data non subirà ulteriori aggiornamenti: l’archivio, ospitato dal server via FTP dello United States National Institutes of Health, è inaccessibile. Sono ancora attivi dei mirror per recuperare tzcode2011i e tzdata2011k: il codice “incriminato” è in distribuzione dal 1991.
Via | ICANN
KDE avrà molte difficoltà a proseguire nello sviluppo su piattaforme diverse da Linux, nel 2012. Benché il desktop possa funzionare su qualsiasi sistema operativo che supporti X11, le tecnologie previste per l’imminente futuro escludono a priori BSD e Solaris. Per non parlare dei porting, considerati “minori”, su Mac OS X e Windows.
Wayland è soltanto il primo dei motivi alla base delle perplessità di Martin Gräßlin: KDE 5, per gli attuali progressi delle tecnologie di sviluppo, non potrà girare su sistemi non-Linux. E non è detto che la situazione possa cambiare. Perciò si dovranno fare i conti coi limiti di Plasma. Qual è la soluzione? Abbandonare i porting?
L’idea di Gräßlin, sviluppatore di KWin, s’avvicina molto a questa prospettiva. Di fatto, la situazione è già avviata all’abbandono di BSD e Solaris: KWin per Linux ha 1054 bug aperti contro i 4 di BSD e i 2 di Solaris. Plasma arriva a 3529 bug su Linux rispetto ai 30 per le altre piattaforme. KDE dovrà presto affrontare la realtà.
Via | Martin Gräßlin
Glark è un programma d’utilità per UNIX, alternativo a GNU Grep, scritto in Ruby. Il termine “performante” non si riferisce alla rapidità d’esecuzione perché Glark risulta addirittura più lento di GNU Grep se si processa ad esempio un percorso ricco di file in HTML. È preferibile quando bisogna utilizzare delle espressioni regolari.
Il valore aggiunto di Glark consiste proprio nel supporto d’espressioni più complesse, rispetto a GNU Grep: in primo luogo, le Perl Compatible Regular Expression (PCRE). Altre opzioni per ottimizzare la ricerca con Glark sono and e or, oppure before e after per restringere l’indagine all’intestazione e/o al termine di un documento.
A partire da Glark 1.9.0, lo strumento è stato convertito in Ruby Gem. Il comando supporta il syntax highlighting ed è configurabile attraverso il file ~/.glarkrc. Tra le opzioni si possono scegliere colori e caratteri per evidenziare i termini di ricerca e persino l’eventuale integrazione con GNU Grep. Funziona con OS X e Windows.
Via | Linux.com
GNU Hurd affronta il secondo semestre del 2011 con una serie di aggiornamenti e dei buoni propositi per gli anni a venire. Anzitutto, Samuel Thibault ha realizzato un primo set di CD e un DVD dotati di installer grafico. Jérémie Koenig, invece, lavora all’inserimento di Java su Hurd. Entrambi i progetti si basano su Debian GNU/Hurd.
Debian GNU/Hurd ha finalmente un piano di rilascio preciso: tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, con l’uscita di Wheezy, GNU Hurd avrà una distribuzione ufficiale con Debian. Un passo avanti per il sistema operativo basato su GNU Mach, il microkernel rilasciato sotto licenza GPLv3. Purtroppo, i driver sono quelli di Linux 2.0.
Questo significa essenzialmente che, emulando GNU Hurd con QEMU/KVM, lo stack dei driver di rete è obsoleto. In ogni caso, oltre alla sponsorizzazione della Google Summer of Code (GSoC), GNU Hurd ha incassato il finanziamento di FOSS Factory per proseguire lo sviluppo: un grande entusiasmo dal 1990, quando il microkernel è apparso.
Via | GNU Hurd
Barrelfish è un sistema operativo UNIX-like sperimentale prodotto da Microsoft Research ed ETH Zürich. Piuttosto “antipatico” alla comunità open source, per via della multinazionale di Redmond, Barrelfish è apparso per la prima volta nel 2007 quando il Prof. Timothy Roscoe ha cominciato a svilupparlo in università sotto licenza BSD.
Negli ultimi giorni, Barrelfish ha effettuato un cambio di licenza: il sistema operativo è ora distribuito come MIT. Questa modifica non è l’unica apportata recentemente a Barrelfish. I sorgenti sono recuperabili da un archivio pubblico via Mercurial: quanti volessero provarlo devono installare Haskell da Linux ed emularlo su QEMU.
Nonostante gli aggiornamenti Barrelfish è tutt’altro che un sistema operativo completo e ne è sconsigliata l’installazione “fisica” sul proprio hardware. Tuttavia, il server sul quale sono ospitati gli archivi dei sorgenti dovrebbe già operare con Barrelfish. È ancora un prodotto estremamente sperimentale, nonché di dubbia utilità.
Via | The H Online
Dall’inizio del mese di marzo, s’è affacciato un nuovo fork di MPlayer: MPlayer 2 è un riproduttore multimediale che elimina MEncoder (l’encoder di MPlayer) e alcune dipendenze da FFmpeg. Nato dall’esigenza di migliorare delle caratteristiche di MPlayer, rimuove dei componenti per concentrare lo sviluppo sull’accelerazione hardware.
Gli sviluppatori, infatti, sostengono che MPlayer 2 fornisca un migliore supporto a VDPAU su nVidia. Oltre a ciò, sono stati corretti le pause della riproduzione e la gestione dei file Matroska. MPlayer 2 supporta le traduzioni via gettext e usa libass per creare i sottotitoli. Poi elimina delle librerie integrate e la GUI interna.
Con le prossime release sarà predisposta anche una GUI ridisegnata. C’è da chiedersi cosa stia accadendo ai media player per sistemi operativi UNIX-like, perché è di settimana scorsa l’annuncio di LibAV (il fork di FFmpeg): sono subentrati, forse, degli screzi tra i manutentori? Le modifiche non giustificherebbero “nuovi” progetti.
Via | Twitter
L’America Latina è stata colpita da attacchi informatici “mascherati” in forma di software per i router basati su Linux/UNIX: in particolare il malware affliggerebbe i D-Link DWL-900AP+, un modello non più supportato in Europa. Si tratta di un binario ELF per architetture MIPS, potenzialmente trasferibile al router anche da Windows.
Trend Micro, la società statunitense che ha trovato il malware, l’ha chiamato ELF_TSUNAMI.R: un backdoor per aprire la comunicazione del router ai server su IRC. Il backdoor è in grado d’eseguire programmi per brute forcing ed exploit sui router infetti. Oppure può reimpostare la configurazione e inibire la protezione del wireless.
Il binario potrebbe essere soltanto «la punta dell’iceberg» di un piano più ambizioso: nel 2008, in Messico, un altro attacco simile aveva coinvolto i modem attraverso un file contenuto nelle e-mail. Ulteriori pericoli di ELF_TSUNAMI.R consistono nell’accesso amministrativo al router come nella disabilitazione del firewall interno.
Via | ZDNet UK