Nautilus 3.x ha rimosso dal menù contestuale di GNOME la possibilità d’aggiungere gli emblemi personalizzati su documenti e cartelle: era una caratteristica importante del file manager e l’esclusione ha suscitato diverse critiche. La possibilità d’associare dei simboli agli elementi di Nautilus è ancora prevista, però è “nascosta”.
L’impostazione degli emblemi è deputata a libnautilus-extension e GVfs. Quindi, Andrei Alin ha pubblicato una semplice guida per reinserire l’opzione nel menù di GNOME. Si tratta d’installare un’estensione, scritta con Python 3, che utilizza le caratteristiche del desktop per riattivare la scheda relativa ai simboli su Nautilus 3.x.
L’estensione funziona anche con Unity su Ubuntu/Oneiric, ovviamente: l’unico problema risiede nel fatto che Nautilus 3.x non prevede la creazione della cartella predefinita degli emblemi. Quest’ultima dev’essere creata ex novo e “popolata” dalle icone che s’intendono associare agli elementi. La dimensione standard è di 48×48 pixel.
Via | WebUpd8

Html5rocks ha pubblicato una interessante guida dal titolo “How Browsers Work: Behind the Scenes of Modern Web Browsers“. Scritta da Tali Garsiel (Incapsula Developer) in collaborazione con Paul Irish (Google Developer Relations), è composta da 10 capitoli, tutti racchiusi in una sola pagina web.
La considerazione iniziale è qualche anno fa Internet Explorer dominava il mercato dei browser dall’alto del suo 90%. Software chiuso, c’era poco da dire a proposito del suo funzionamento. Oggi sono cinque i browser più adottati, e tra questi ad essere open source sono Firefox e Chrome più Safari che è definito parzialmente open source. Secondo le statistiche di StatCounter questi tre browser insieme sono usati da più del 50% degli utenti. Possiamo quindi dire che i browser open source rappresentino una parte importante del mercato. Per questo motivo l’autrice Tali Garsiel dice che è il momento giusto per dare un’occhiata al motore di browser ed ai milioni di righe in C++.
La guida mi sembra interessante, chiara e ben fatta. Un po’ lunghetta ovviamente, ma potrebbe essere uno di quei link da salvare e tirar fuori nei momenti di tranquillità.

Proxy Autodiscovery Protocol è un protocollo che consente al browser di trovare automaticamente il web proxy server da utilizzare nella rete a cui si è connessi. Una soluzione che il mobile computing e le molte reti disponibili rendono molto comodo.
Si può implementare in due modi: dhcp o dns. Il secondo approccio è quello preferito, ma partiamo comunque dalle basi. Entrambi i metodi servono solo a fare in modo che il browser riesca a trovare un file PAC in cui sono indicate le regola da utilizzare quando ci si connette ad un sito web.
All’interno di questo file è presente una funzione FindProxyForURL(url, host) scritta in javascript che restituisce uno o più metodi di accesso per il sito a cui si vuole accedere.
Continua a leggere: Proxy Autodiscovery Protocol, a cosa serve e come usarlo?
La tecnica della fotografia time lapse consiste nello scattare una serie di foto ad intervalli regolari e poi montare ogni immagine come singolo frame di un video. Il risultato sarà la sensazione di uno scorrere accelerato del tempo.
Per realizzare un video di questo tipo vi basta collegare la vostra fotocamera a gphoto2 ed impostare ogni quanti secondi volete le foto. Per montare il video non resta che lanciare ffmpeg come potete vedere nella guida realizzata da Gerlos.
Nel caso vogliate vedere altri esempi molto belli di video time lapse potete sfogliare Clickblog.it dove potrete anche trovare alcuni sistemi per realizzare intervallometri che vi consentono di non essere obbligati ad usare un computer.
Via | Gerlos
Quickly è uno strumento che può essere utile a chi approccia per la prima volta la “pacchettizzazione” Debian per Ubuntu: consiste essenzialmente di un metapacchetto per la risoluzione delle dipendenze minime occorrenti e di un comando per impostare gli script di configurazione.
Chi fosse già abituato alla Debian-way per la creazione dei pacchetti potrebbe trovare addirittura più difficile l’utilizzo di Quickly, almeno all’inizio: l’intero processo di compilazione e pacchettizzazione è gestito da un solo comando – quickly, che dà accesso anche al manuale – che si occupa persino dell’upload sul proprio PPA di Launchpad (qualora se ne disponga).
Nonostante la relativa semplicità di esecuzione, Quickly non si presta all’utilizzo da parte di newbie: Canonical lo ha creato per avvicinare gli sviluppatori all’integrazione dei propri progetti con Ubuntu — ovvero, non serve per pacchettizzare i binari di applicazioni già esistenti.
Continua a leggere: Quickly, un tool per creare rapidamente pacchetti Debian/Ubuntu
NixCraft ha pubblicato una interessante e completa guida allo scripting per il sistema operativo Linux.
Giunta alla versione 2.0 tale guida descrive in maniera completa le possibilità offerte dalla shell Bash per quello che riguarda l’automazione delle operazioni mediante script. Partendo da una rapida introduzione del sistema operativo Linux, la guida descrive tutte le funzionalità della potente Bash, come gli array, la possibilità di creare funzioni e librerie per finire poi fornendo alcuni utili esempi di automazione di operazione di amministrazione del sistema operativo del pinguino. Tale guida infine puo essere un’importante punto di riferimento anche per lo shell scripting su altri sistmi operativi unix-like che supportano Bash.
La guida è distribuita con licenza “Creative Commons Attribution Noncommercial Share Alike 3.0 Unported” ed è disponibile sul sito di NixCraft.
Via | NixCraft

Solo lo scorso aprile è uscita la nuova versione di Fonera, il famoso access point wireless che consente la condivisione della propria connessione WiFi in maniera organizzata e sicura.
Questa guida vuole documentare una procedura passo-passo per l’implementazione di una rete mesh da zero sfruttando il demone R.O.B.IN (Routing Olsr and Batman INside), un progetto nato appositamente e sviluppato su OpenWRT.
Ripetiamo un consiglio della guida: Non attaccate nessuna fonera, neanche alla corrente, operate su una fonera per volta.
Via | Autistici

Ultimamente ha fatto discutere la decisione presa dal W3c di eliminare i riferimenti ai codec da HTML5.
Chris Double ha scritto alcuni brevi tutorial per spiegare come decodificare e come gestire un file in formato ogg con audio vorbis e video theora utilizzando la suite messa a disposizione da Xiph.
Paul Wayper ha realizzato un serie di slide per illustrare al meglio il funzionamento del sottosistema SELinux.
Prima del salto un’introduzione dal punto di vista dell’utente, mentre dopo il salto qualche esempio pratico che può risultare utile all’amministratore che non ha ancora confidenza con gli strumenti di selinux.
Continua a leggere: SELinux, un'introduzione per utenti ed amministratori

Se utilizzate Grub2 potete fare il boot direttamente da un’immagine iso (iso9660) grazie all’opzione loopback.
Questa caratteristica può essere molto comoda per amministrazioni di emergenza e tutto quel che vi serve è avere l’immagine da qualche parte accessibile sul vostro disco.
Nella configurazione è possibile persino utilizzare “findiso” anziché “isofrom” per lasciare il compito di cercare il path passato a grub in tutti i dischi senza dover specificare per forza un device.
Via | MichaelProkov