
In Python sono disponibili molti WSGI server ed ognuno è dotato di caratteristiche peculiari.
Nicholas Piël ha realizzato un’interessante comparativa utilizzando una piccola funzione WSGI su una macchina Debian Lenny/AMD64 con Python 2.6.4. Per ogni software sono state provate le risposte HTTP/1.0 e HTTP/1.1. I dati sono stati raccolti utilizzando autobench.
Quale sarà il migliore? In realtà Nicholas alla fine commenta correttamente che non esiste un solo e vero vincitore perché ognuno ha caratteristiche differenti. È importante notare, però, che la maggior parte dei server testati ha delle ottime prestazioni.

Gearman è un framework che vi consente di dividere il carico di lavoro su più macchine.
Il sistema lavora in parallelo con load balancing, si possono chiamare funzioni scritte in linguaggi diversi e può essere utilizzato sia per ottenere High Availability sia per sistemi più semplici. Una curiosità: il nome deriva dall’anagramma della parola Manager e fu scelto da Danga Interactive
che diede il via al progetto.
Un sistema che utilizza Gearman è diviso in tre parti: un client, un worker ed un job server. Il client crea il job ed invia la richiesta al job server che troverà un worker adatto al suo svolgimento come potete osservare nello schema in copertina.

Varnish è un reverse proxy HTTP sviluppato per migliorare le prestazioni degli odierni siti.
A differenza di altri reverse proxy che hanno iniziato la loro vita come normali proxy client-side, varnish è stato realizzato fin dall’inizio con questo scopo. È rilasciato sotto licenza BSD e per raggiungere le sue alte prestazioni fa uso delle funzionalità avanzate di Linux 2.6, FreeBSD e Solaris.
La configurazione del comportamento viene gestita attraverso VCL, un linguaggio realizzato appositamente. Tra le altre funzionalità anche la possibilità di effettuare load balancing ed il supporto, seppur parziale, per ESI.
Via | Varnish

SquidClamav è un redirector per il proxy web Squid che consente di integrare ClamAv.
Gli utenti che navigheranno utilizzando questo proxy saranno protetti da possibili virus, worm e trojan che si possono incontrare sul web. Il software è largamente utilizzato e può reggere un notevole carico di utenti.
Dalla versione 5.0 viene monitorato tutto li traffico HTTP ed è possibile utilizzare REGEX più complesse. Anche la documentazione ha subito dei miglioramenti.

Mnesia è un DBMS distribuito scritto in Erlang con prestazioni soft real-time.
È stato sviluppato da Ericsson per l’uso nel settore delle telecomunicazioni ed è più simile concettualmente ad un database integrabile nell’applicazione come Berkeley DB anziché un vero e proprio standalone db server basato su sql.
Il modello del database è relazionale ed uno degli aspetti fondamentali di Mnesia è l’alta disponibilità che consente di riconfigurare le tabelle all’interno di uno schema e spostarle su nodi diverse anche mentre le operazioni di scrittura sono ancora in corso.

Ksplice è un’infrastruttura del kernel Linux che consente di aggiornare un kernel live senza la necessità di riavvio.
L’omonima azienda che ha sviluppato il software ora ha annunciato l’arrivo del servizio Uptrack che fornirà un servizio per aggiornare in maniera tempestiva e senza reboot i kernel delle seguenti distribuzioni: CentOS, Debian GNU/Linux, Red Hat Enterprise Linux e Ubuntu
Il costo è basato sul numero di macchine 4$ per ogni computer e 3$ se si hanno più di 20 sistemi da gestire. Le macchine Ubuntu, invece, potranno usufruire del servizio gratuitamente. Cosa pensate di questa iniziativa? La sfruttereste (a prescindere dal costo/distribuzione usata)?
In copertina potete vedere il numero degli aggiornamenti al kernel rilasciati dalle maggiori distribuzioni nel corso dell’ultimo anno.
Via | Ksplice

Negli ultimi tempi la discussione sull’IPv6 sta conoscendo un nuovo vigore a causa dell’imminenza dei termini di “scadenza” per il protocollo IPv4 — e soprattutto degli indirizzi assegnabili, come evidenziato dai colleghi di Downloadblog.it. Sembra comunque che lo switch definitivo non avverrà, com’era stabilito, nel 2010 ma si dovrà aspettare almeno la fine del 2011.
Detto ciò – considerando i tempi e i costi del passaggio, benché Google abbia già dichiarato di essere di tutt’altro avviso nel marzo scorso – potrebbe essere tardi per cominciare la transizione: a Mountain View si sono già attrezzati da diverso tempo e in novembre si è palesata l’ipotesi del passaggio di YouTube all’IPv6. Rumor che sembra essere stato confermato definitivamente l’altro ieri.
YouTube è il secondo sito più popolare della rete e perciò il fatto che possa passare quanto prima all’IPv6 è tanto più importante dal momento che gli indirizzi IPv4 sono in esaurimento: è un dirigente di Hurricane Electric (uno degli ISP più importanti del mondo), Martin Levy, a confermare che il traffico IPv6 generato dal portale video di Google sia 30 volte superiore al solito negli ultimi tempi. L’ufficializzazione è solo questione di tempo.
Via | Download Squad

Secondo un articolo sarebbe il momento di passare a raid a tripla parità.
Al momento la protezione più alta è offerta da configurazioni Raid6 a doppia parità, ma il crescente aumento dello spazio disco può mettere in crisi questi sistemi. La soluzione verrebbe dall’introduzione di un possibile Raid7. In realtà per definire uno standard più personalizzabile si arriverebbe alla definizione di Raid 7.x:
Nonostante la soluzione proposta sia utile per migliorare la sicurezza dei dati, non è che una componente di un sistema che è forte tanto quanto la sua parte più debole. Rafforzare la solidità dei dati sui dischi senza lavorare anche in altri punti può portare ad un eccessivo senso di sicurezza.

Un’azienda russa, Intevydis, che si occupa di sicurezza ha deciso di rilasciare una serie di exploit 0day fino a fine mese.
Con 0day si intente una vulnerabilità che non è ancora stata comunicata al produttore del software. Questo rende la vita più complicata degli utenti che si trovano senza protezione in balia di un possibile attacco.
Tra i software di cui verranno rivelati i problemi ci sono: MySQL, Tivoli, IBM DB2, Sun Directory, Zeus Web Server, Sun Web Server, Lotus Domino ed Informix.
La formula dei seminari sul web – o, webinar come vengono definiti – è cara a Sun, ma sta avendo un discreto successo anche presso altre aziende: è il caso di RightScale, una piattaforma di gestione per il cloud computing che è in uso tra gli altri sistemi da Ubuntu.
RightScale si appoggia essenzialmente su Amazon EC2 e consente il monitoraggio di vasti sistemi di virtualizzazione aziendali: nelle distribuzioni basate su Debian è accessibile attraverso Eucalyptus — sempre alla base del clustering per la virtualizzazione sui server dei prodotti di Canonical.
Un seminario interessante – che si terrà giovedì 14 ottobre – a iscrizione gratuita riguarda il cloud computing applicato al social gaming, organizzato in partnership con Zynga — il network che supporta applicazioni per Facebook come FarmVille e simili. Ovviamente in lingua inglese (e sul fuso orario di Londra), potrebbe costituire una risorsa interessante per gli sviluppatori.