<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xml:lang="it-it">

  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-22T13:39:32+00:00</updated>
  <id>http://www.ossblog.it</id>
  <link rel="alternate" type="text/html" hreflang="it-it" href="http://www.ossblog.it" />
  <generator uri="http://lightpress.org/" version="1.1.0">Lightpress</generator>

  
  <entry>
    <title type="html">Crypto Stick, una soluzione open source per la crittografia dei dati</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9861/crypto-stick-una-soluzione-open-source-per-la-crittografia-dei-dati" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9861</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-24T10:00:14+00:00</published>
    <updated>2012-04-24T10:00:14+00:00</updated>
    <dc:subject>embedded</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>autenticazione di sistema</dc:subject><dc:subject>crittografia dei dati</dc:subject><dc:subject>crypto stick</dc:subject><dc:subject>smartcard</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Crypto Stick è un prodotto della German Privacy Foundation e consiste in una chiavetta USB che genera tre chiavi per la crittografia dei dati. È compatibile con GnuPG e utilizza il protocollo PKCS#11[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9861/crypto-stick-una-soluzione-open-source-per-la-crittografia-dei-dati"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/cryptostick.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Crypto Stick" /><a href="http://www.crypto-stick.com/">Crypto Stick</a> è un prodotto della <a href="http://www.privacyfoundation.de/">German Privacy Foundation</a> e consiste in una chiavetta USB che genera tre chiavi per la crittografia dei dati. È compatibile con GnuPG e utilizza il protocollo PKCS#11 grazie alla <em>smartcard</em> integrata. Realizzata dal 2009, è sia <em>open source</em>, sia <em>open hardware</em> e si prepara al salto di qualità nel 2012.</p>
<p>La versione 1.2, rilasciata nel 2010 e correntemente in vendita, è sprovvista di <em>storage</em>: può essere utilizzata per l’autenticazione in <em>hotplug</em> su Pluggable Authentication Modules (PAM) con Linux oppure per cifrare e decifrare le e-mail. Crypto Stick supporta anche Windows e Mac OS X. La prossima versione 2.0 aggiungerà una MicroSD.</p>
<p>La documentazione a corredo di Crypto Stick è particolarmente fornita. Il firmware è aggiornabile ed esiste un dispositivo per la compilazione: gli sviluppatori rilasciano continui <em>update</em> del software per supportare il numero più ampio possibile di applicazioni. Ad esempio, seguono i progressi di WebID per l&#8217;autenticazione del W3C.</p>
<p>Via | <a href="http://www.makeuseof.com/tag/german-privacy-foundation-crypto-stick-secure/">MakeUseOf</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Dropbox ha reso open source il sistema di valutazione delle password</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9785/dropbox-ha-reso-open-source-il-sistema-di-valutazione-delle-password" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9785</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-12T14:00:49+00:00</published>
    <updated>2012-04-12T14:00:49+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>webdev</dc:subject><dc:subject>complessità delle password</dc:subject><dc:subject>compromissione degli account</dc:subject><dc:subject>sistemi d’autenticazione</dc:subject><dc:subject>soluzioni di sicurezza</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Dropbox ha “liberato” i sorgenti di zxcvbn, una risorsa in JavaScript per valutare la complessità delle password. Benché considerate un metodo obsoleto e insicuro per l’autenticazione, le[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9785/dropbox-ha-reso-open-source-il-sistema-di-valutazione-delle-password"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/dropbox.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Dropbox" /><a href="https://www.dropbox.com/">Dropbox</a> ha “liberato” i sorgenti di <a href="https://github.com/lowe/zxcvbn"><code>zxcvbn</code></a>, una risorsa in JavaScript per valutare la complessità delle password. Benché considerate un metodo obsoleto e insicuro per l’autenticazione, le password restano la soluzione più diffusa: difendere la propria sicurezza dipende sempre dalla loro efficacia. <code>zxcvbn</code> può aiutare ad analizzarla.</p>
<p>I parametri che concorrono a determinare l’efficacia delle password non sono unanimi: Dropbox, introducendo <code>zxcvbn</code>, ha mostrato una tabella con le diverse valutazioni di varie piattaforme rispetto alla stessa combinazione alfanumerica. I risultati sono contraddittori e, ad ogni modo, non esisterà mai uno standard al quale attenersi.</p>
<p>Lunghezza, presenza di caratteri speciali e punteggiatura, discrimine tra lettere maiuscole o minuscole: è meglio utilizzare frasi di senso compiuto oppure combinazioni alfanumeriche arbitrarie? Il dibattito è destinato a non arrivare alle conclusioni. Dropbox ha la sua risposta in <code>zxcvbn</code> che può essere provato con <a href="http://dl.dropbox.com/u/209/zxcvbn/test/index.html">una demo online</a>.</p>
<p>Via | <a href="http://tech.dropbox.com/?p=165">Dropbox</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Linux 2.4 esaurisce il proprio ciclo vitale a otto anni da Linux 2.6</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9769/linux-24-esaurisce-il-proprio-ciclo-vitale-a-otto-anni-da-linux-26" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9769</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-10T11:00:32+00:00</published>
    <updated>2012-04-10T11:00:32+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>aggiornamenti di sicurezza</dc:subject><dc:subject>ciclo vitale</dc:subject><dc:subject>rilasci a lungo termine</dc:subject><dc:subject>sistemi operativi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Linux 2.4, il ramo di sviluppo del kernel inaugurato il 4 gennaio 2001, ha raggiunto la propria End Of Life (EOL). A confermarlo, con qualche mese d&amp;#8217;attesa in più rispetto alla tabella di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9769/linux-24-esaurisce-il-proprio-ciclo-vitale-a-otto-anni-da-linux-26"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/tuxlinux24.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Tux - Linux 2.4" />Linux 2.4, il ramo di sviluppo del <em>kernel</em> inaugurato il 4 gennaio 2001, ha raggiunto la propria End Of Life (EOL). A confermarlo, con qualche mese d&#8217;attesa in più rispetto alla tabella di marcia, è stato il responsabile — Willy Tarreau. La fine del ciclo vitale di Linux 2.4, infatti, sarebbe dovuta avvenire già nel dicembre scorso.</p>
<p>Quindici mesi fa, Tarreau aveva annunciato che – se non avesse ottenuto aggiornamenti di sicurezza per un intero anno – Linux 2.4 avrebbe esaurito le proprie funzioni. Sorprendentemente, dopo la débâcle di <code>kernel.org</code> qualcuno ha continuato a chiedere dove si potessero trovare i sorgenti e/o le <em>patch</em> per quel preciso ramo del <em>kernel</em>.</p>
<p>Allungato il periodo di supporto del <em>kernel</em> per consentire il ripristino del dominio di Linux, Tarreau ha decretato ieri la fine del ramo 2.4. I sorgenti del <em>kernel</em> saranno ancora disponibili nel <em>repository</em> di Tarreau su Git: tuttavia, lo stesso sviluppatore non garantisce d’avere il tempo di risolvere eventuali problemi segnalati.</p>
<p>Via | <a href="http://lwn.net/Articles/491245/">LWN</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Linus Torvalds arrabbiato con openSUSE per la stampante della figlia</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9597/linus-torvalds-arrabbiato-con-opensuse-per-la-stampante-della-figlia" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9597</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-03-03T11:00:20+00:00</published>
    <updated>2012-03-03T11:00:20+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>configurazione delle stampanti</dc:subject><dc:subject>livelli di sicurezza</dc:subject><dc:subject>privilegi d’amministrazione</dc:subject><dc:subject>sistemi multi-utente</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Linus Torvalds ha provocato un’enorme polemica su openSUSE, perché sua figlia – per configurare una stampante – gli ha dovuto chiedere la password d’amministrazione. In uno sfogo, Torvalds è[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9597/linus-torvalds-arrabbiato-con-opensuse-per-la-stampante-della-figlia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/opensuse_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="openSUSE" />Linus Torvalds ha provocato <a href="https://plus.google.com/102150693225130002912/posts/1vyfmNCYpi5">un’enorme polemica</a> su openSUSE, perché sua figlia – per configurare una stampante – gli ha dovuto chiedere la password d’amministrazione. In uno sfogo, Torvalds è arrivato a definire «imbecilli», per usare un eufemismo, i manutentori della distribuzione utilizzata dalla figlia prediletta sul MacBook Air.</p>
<p>Se fosse stata un’altra persona e lo stesso sfogo fosse stato pubblicato su qualche forum di discussione… probabilmente l’utente sarebbe stato riempito d’insulti e, forse, neppure a torto. Tuttavia, poiché parliamo di Torvalds, la questione ha portato a mettere in dubbio le attuali impostazioni di sicurezza dei sistemi multi-utente.</p>
<p>Torvalds non è stato affatto accondiscendente: in un passaggio, propone persino il suicidio come soluzione ai problemi mentali di chi richiede i privilegi d’amministrazione per accedere alla rete, configurare l’orologio o stampare un documento. openSUSE, per quanto mi riguarda, non ha tutte queste responsabilità: Fedora è identica.</p>
 <p>
E, per non fare un torto a nessuno, Debian o Ubuntu prevedono altrettanto. L’unica differenza tra le distribuzioni è l’utilizzo di <code>su</code> o <code>sudo</code>. Microsoft, prendendo spunto dai sistemi UNIX-<em>like</em>, ha introdotto qualcosa di simile a partire da Vista: è davvero così tremendo inibire l’esecuzione di certe operazioni agli utenti “normali”?</p>
<p>Il numero degli utenti e dei gruppi di sistema su Linux eccede, probabilmente, le reali necessità. Criticare l’intero meccanismo, però, mi sembra eccessivo: una semplificazione potrebbe essere d’aiuto. Uno stravolgimento sarebbe controproducente. Soprattutto, considerando che con delle modifiche Torvalds avrebbe risolto il problema.</p>
<p>Sarebbe bastato, infatti, agire manualmente sui file di configurazione… e attribuire all’account della figlia dei maggiori privilegi. Un’operazione che i membri più pazienti della comunità gli avrebbero consigliato in un forum, se fosse stato un altro. Tutti gli altri si sarebbero limitati a dirgli d’utilizzare i motori di ricerca.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/features/Comment-Linus-s-daughter-1446928.html">The H Open</a></p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">X.Org autorizza lo screensaver ad accedere al sistema dalla tastiera</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9323/xorg-autorizza-lo-screensaver-ad-accedere-al-sistema-dalla-tastiera" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9323</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-01-21T08:02:38+00:00</published>
    <updated>2012-01-21T08:02:38+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>x11</dc:subject><dc:subject>x.org server</dc:subject><dc:subject>xf86</dc:subject><dc:subject>xkeyboard-config</dc:subject><dc:subject>xscreensaver</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Gli utenti delle principali distribuzioni, a eccezione di Ubuntu, nelle ultime ore hanno dovuto affrontare un fastidioso bug di X.Org Server 1.11. Avviato lo screensaver chiunque avrebbe potuto accedere[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9323/xorg-autorizza-lo-screensaver-ad-accedere-al-sistema-dalla-tastiera"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/xorgserver.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="X.Org Server" />Gli utenti delle principali distribuzioni, a eccezione di Ubuntu, nelle ultime ore hanno dovuto affrontare un fastidioso bug di X.Org Server 1.11. Avviato lo screensaver chiunque avrebbe potuto accedere alla sessione attiva da una semplice combinazione di tasti. Nello specifico, <code>[Ctrl]+[Alt]+[KP_Multiply]</code> — il pulsante cd. <em>compose</em>.</p>
<p>Oneiric Ocelot costituisce un’eccezione perché l’ultimo aggiornamento di X.Org sarà incluso soltanto in Ubuntu 12.04 LTS. Il bug è stato risolto, perciò gli utenti di Fedora 16, Debian (Sid) o <em>rolling release</em> dovrebbero aggiornare i pacchetti quanto prima. Nonostante il problema in sé, la vulnerabilità non dipende dallo screensaver.</p>
<p>Il bug deriva dalla gestione dell&#8217;input della tastiera e, di conseguenza, il colpevole è <code>xkeyboard-config</code>. L’aggiornamento di sicurezza disabilita temporaneamente il <em>debugging</em> delle funzionalità. Il problema riporta in auge la questione del blocco dello schermo, alternativo allo screensaver. Una soluzione già approntata sui <em>tablet</em>.</p>
<p>Via | <a href="http://who-t.blogspot.com/2012/01/xkb-breaking-grabs-cve-2012-0064.html">Peter Hutterer</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">SEAndroid, SELinux per Android creato dalla National Security Agency</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9303/seandroid-selinux-per-android-creato-dalla-national-security-agency" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9303</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-01-17T12:00:02+00:00</published>
    <updated>2012-01-17T12:00:02+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>national security agency</dc:subject><dc:subject>nsa</dc:subject><dc:subject>seandroid</dc:subject><dc:subject>selinux</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Security Enhanced Android o SEAndroid è il porting di SELinux – creato dalla National Security Agency (NSA) – sul sistema operativo di Google. Annunciato da Stephen Smalley al Linux Security Summit[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9303/seandroid-selinux-per-android-creato-dalla-national-security-agency"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/selinux.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="SELinux" />Security Enhanced Android o <a href="http://selinuxproject.org/page/SEAndroid">SEAndroid</a> è il <em>porting</em> di <a href="http://selinuxproject.org/">SELinux</a> – creato dalla National Security Agency (NSA) – sul sistema operativo di Google. Annunciato da Stephen Smalley al Linux Security Summit 2011, è disponibile al pubblico. L’intenzione è quella d’incrementare la sicurezza di Android — sulla falsariga del progetto per Linux.</p>
<p>SEAndroid supporta sia YAFFS2, il <em>file system</em> utilizzato fino a Gingerbread, sia Ext4. La soluzione prevede alcune delle principali funzioni di SELinux: integra una politica di Type Enforcement (TE) per autorizzare l’accesso dei processi agli oggetti e un sistema di Multi-Level Security (MLS) per isolare i domini delle applicazioni.</p>
<p>La <a href="http://www.nsa.gov/">NSA</a> ha realizzato il <em>porting</em> d’una parte dello <em>userspace</em> di SELinux. Curiosamente, SEAndroid non è stato creato con Android: i sorgenti del progetto sono mantenuti da Fedora, la distribuzione di Red Hat che utilizza SELinux a livello predefinito. Canonical e Ubuntu gli preferiscono AppArmor. L’ultima parola spetta ai produttori.</p>
 <p>
Come si sottolineava per <a href="http://www.ossblog.it/post/9295/pulseaudio-e-stato-portato-su-android-il-confronto-con-audioflinger/">il <em>porting</em> di PulseAudio</a>, SEAndroid è una soluzione <em>open source</em> di facile installazione su quei sistemi integrati che supportano ufficiosamente Android. Senza l’appoggio dei partner di Google, il progetto è destinato a un uso limitato. Il discorso nella circostanza fa sorridere: sarebbe considerato un <em>hack</em>.</p>
<p>Un ambiente ideale per l’integrazione di SEAndroid sarebbe Linaro con la <em>build</em> di Android che utilizza la <em>toolchain</em> di Ubuntu. Stiamo parlando d’una distribuzione non ufficiale ignorata da Google e perciò esclusa dall’Android Market. Stando a queste condizioni è lecito domandarsi se non sia preferibile optare direttamente per Linux.</p>
<p>Eppure, è innegabile che l’interesse attorno al sistema operativo di Google sia in costante ascesa: la recente disponibilità di PulseAudio e SEAndroid giustificano – almeno, in parte – <a href="http://www.ossblog.it/post/7854/android-e-il-sogno-del-desktop-di-linux-diventato-realta-da-google">la tesi di Chris Di Bona</a>, per il quale Android è «il sogno del desktop di Linux diventato realtà». Il problema è nell’evidente dipendenza da Google.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/security/news/item/NSA-releases-security-enhanced-Android-1414017.html">The H Security</a></p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">KDE 4.8 inaugura KSecretService per la memorizzazione delle password</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9137/kde-48-inaugura-ksecretservice-per-la-memorizzazione-delle-password" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=9137</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-12-23T12:00:21+00:00</published>
    <updated>2011-12-23T12:00:21+00:00</updated>
    <dc:subject>kde</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>kde 4.8 rc 1</dc:subject><dc:subject>ksecretservice</dc:subject><dc:subject>memorizzazione password</dc:subject><dc:subject>sicurezza informatica</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È stata rilasciata ieri, in serata, la prima release candidate per KDE 4.8. Tra le novità proposte spicca KSecretService, un nuovo servizio in background per la memorizzazione delle password e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9137/kde-48-inaugura-ksecretservice-per-la-memorizzazione-delle-password"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/kde.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="KDE" />È stata rilasciata ieri, in serata, <a href="http://kde.org/announcements/announce-4.8-rc1.php">la prima <em>release candidate</em></a> per KDE 4.8. Tra le novità proposte spicca KSecretService, un nuovo servizio in background per la memorizzazione delle password e soprattutto per migliorarne la condivisione con le applicazioni esterne a Plasma e KDE. Un cruccio tipico del <em>desktop environment</em> e KWallet.</p>
<p>Un aspetto destabilizzante venendo da ambienti diversi – ad esempio, da GNOME – è proprio l’onnipresenza della finestra di KWallet: il “portachiavi” di KDE per il salvataggio delle password. Alla prima parola–chiave da salvare è richiesto l’inserimento d’una password per sbloccare KWallet. Una soluzione tanto sicura, quanto scomoda.</p>
<p>Non sono stati proposti molti dettagli sulla presenza di KSecretService su KDE 4.8 RC 1. Tuttavia, il mio auspicio è che utilizzi una soluzione più simile a quella di GNOME Keyring: il “portachiavi” di GNOME non richiede la password per accedere a quelle salvate. Chi vuole proteggerle con questo metodo può farlo a titolo opzionale.</p>
 <p>
Da questo punto di vista, personalmente credo che la soluzione più intelligente sia quella di Ubuntu. Oltre all’integrazione predefinita di GNOME Keyring con Pluggable Authentication Module (PAM), Ubuntu cripta la cartella dell’utente usando la password di login. Accedendo al desktop si sbloccano sia la <code>/home</code>, sia il “portachiavi”.</p>
<p>KDE è perfettamente integrato con PAM già dal display manager, perciò realizzare altrettanto non costituirebbe un problema. Ancora meglio se associato a KSecretService per raccogliere e condividere le password di applicazioni “aliene”. Si può comunque scegliere di lasciare KWallet senza parola–chiave, ma è una scelta sconsigliabile.</p>
<p>Altre novità di KDE 4.8 RC 1 sono meno eclatanti: la direzione intrapresa dal progetto è la stessa di Qt, aumentando l’utilizzo di QML e QtQuick in vista del futuro <em>major upgrade</em> a KDE5 e Qt5. Dolphin, ad esempio, è stato riscritto per migliorare ulteriormente le performance. Seguono consueti <em>fix</em> di manutenzione all’intero desktop.</p>
<p>Via | <a href="http://www.kdenews.org/2011/12/22/kde-makes-first-48-release-candidate-available-adds-secret-service">KDE News</a></p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Google Chrome è il browser più sicuro</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9019/google-chrome-e-il-browser-piu-sicuro" />
    <id>http://www.ossblog.it/post/9019/google-chrome-e-il-browser-piu-sicuro/</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-12-09T19:00:02+00:00</published>
    <updated>2011-12-09T19:00:02+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>browser più sicuro</dc:subject><dc:subject>browser security</dc:subject><dc:subject>chrome sicurezza</dc:subject><dc:subject>sicurezza browser</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[A quanto pare, sicurezza per i browser significa sandbox. Un rapporto stilato da Accuvant mette a confronto tutti i maggiori browser saggiandone le debolezze e valutando le azioni intraprese a fronte di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9019/google-chrome-e-il-browser-piu-sicuro"><![CDATA[<p><img src="http://static-a.blogo.it/ossblog/googlechromedev.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Google Chrome Dev" /> A quanto pare, sicurezza per i browser significa <em>sandbox</em>. Un rapporto stilato da Accuvant mette a confronto tutti i maggiori browser saggiandone le debolezze e valutando le azioni intraprese a fronte di minacce selezionate. </p>
<p>Come sempre, nelle analisi la raccolta dei dati è un&#8217;attività oggettiva, il problema poi rimane la metrica utilizzata. Infatti, i ricercatori Accuvant hanno deciso che per valutare la sicurezza dei browser i fattori discriminanti non sono la presenza, il numero o la gravità delle falle (ad esempio <em>buffer overflow</em>), ma piuttosto le azioni intraprese per limitare i danni al momento dell&#8217;attacco.</p>
<p>L&#8217;oggetto dello studio è quindi il comportamento di default in presenza di <em>exploit</em>. Di conseguenza tutta l&#8217;analisi ignora completamente la &#8220;responsività&#8221; del team di sviluppo nel rilascio di soluzioni efficaci. Il test, effettuato su Windows 7, ha dato i seguenti risultati: primo Google Chrome, secondo Internet Explorer e terzo Mozilla Firefox. Fa un certo effetto vedere Internet Explorer al secondo posto.</p>
<p>L&#8217;immagine che ne viene fuori è una sostanziale inadeguatezza delle tecnologie di Firefox. Di fatto è rimasto l&#8217;unico a non implementare una <em>sandbox</em> degna. Probabilmente un altro segno dei tempi che cambiano. Purtroppo. Ne avevamo <a href="http://www.ossblog.it/post/8255/mozilla-contro-beast-occorre-disabilitare-il-plugin-java">avuto già un assaggio</a> quando la vulnerabilità dei protocolli SSL-TLS stava imperversando e mieteva terrore ovunque. Gli ingegneri Mozilla elaborarono un piano tanto geniale quanto lungimirante: disabilitare Java. L&#8217;efficacia è ineccepibile.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte invece, sviluppatori Google stavano approntando una soluzione non definitiva ma che rendeva il traffico catturato più &#8220;randomico&#8221; e quindi meno comprensibile all&#8217;attaccante. Il tutto senza scatenare discussioni religiose nel loro <em>bugzilla</em>. Probabilmente rilasciare versioni ogni sei settimane non basta a colmare il divario.</p>
<p>EDIT: riportiamo la dichiarazione di Johnathan Nightingale, Director of Firefox Engineering:</p>
<blockquote><p>Firefox includes a broad array of technologies to eliminate or reduce security threats, from platform level features like address space randomization to internal systems like our layout frame poisoning system. Sandboxing is a useful addition to that toolbox that we are investigating, but no technology is a silver bullet. We invest in security throughout the development process with internal and external code reviews, constant testing and analysis of running code, and rapid response to security issues when they emerge. We&#8217;re proud of our reputation on security, and it remains a central priority for Firefox</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.theregister.co.uk/2011/12/09/chrome_ie_firefox_security_bakeoff/">TheRegister</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">NPM per Windows è trattato alla stregua d’un virus con Node.js 0.6.4</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8975/npm-per-windows-e-trattato-alla-stregua-dun-virus-con-nodejs-064" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8975</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-12-06T12:01:03+00:00</published>
    <updated>2011-12-06T12:01:03+00:00</updated>
    <dc:subject>windows</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>antivirus</dc:subject><dc:subject>node package manager</dc:subject><dc:subject>node.js 0.6.5</dc:subject><dc:subject>v8 javascript</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Node Package Manager (NPM) è un sistema per la risoluzione delle dipendenze e l’installazione dei pacchetti di Node.js simile a RubyGems per Ruby. È stato integrato ufficialmente con la versione[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8975/npm-per-windows-e-trattato-alla-stregua-dun-virus-con-nodejs-064"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/nodepackagemanagernpm.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Node Package Manager (NPM)" />Node Package Manager (<a href="http://npmjs.org/">NPM</a>) è un sistema per la risoluzione delle dipendenze e l’installazione dei pacchetti di Node.js simile a RubyGems per Ruby. È stato integrato ufficialmente con <a href="http://www.ossblog.it/post/8907/nodejs-063-un-installer-per-windows-e-node-package-manager-npm">la versione 0.6.3</a>, però Windows non l’ha “digerito”: se non si procede all’aggiornamento NPM è trattato alla pari d’un virus ed eliminato dal sistema.</p>
<p>Un pessimo affare per chi aveva appena potuto provare l’<em>installer</em> grafico di Node.js su Windows. Per fortuna, gli sviluppatori sono intervenuti immediatamente e <a href="http://nodejs.org/dist/v0.6.5/">la versione 0.6.5</a> risolve il problema. Non si tratta certo d’un velato “boicottaggio”: Microsoft collabora attivamente al progetto sponsorizzato da Joyent su Windows Server.</p>
<p>Qualche dubbio sorge proprio in merito a questa collaborazione. Microsoft ha tenuto un atteggiamento molto propositivo nei confronti di Node.js, eppure è incappata in un banale errore con l’antivirus gratuito di Windows: <a href="http://www.downloadblog.it/post/15487/microsoft-security-essentials-aperte-le-registrazioni-per-provare-la-versione-beta">la prossima versione</a> di Security Essentials eliminerà automaticamente le minacce… Node.js ed NPM sono a rischio?</p>
<p>Via | <a href="http://blog.nodejs.org/2011/12/04/node-v0-6-5/">Node Blog</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Vulnerabilità per il kernel EC2 di Ubuntu 10.04</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8879/vulnerabilita-per-il-kernel-ec2-di-ubuntu-1004" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8879</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-11-27T08:00:28+00:00</published>
    <updated>2011-11-27T08:00:28+00:00</updated>
    <dc:subject>ubuntu</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>ubuntu 10.04</dc:subject><dc:subject>ubuntu lts</dc:subject><dc:subject>ubuntu security</dc:subject><dc:subject>ubuntu sicurezza</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come ogni Long Term Support (LTS) che si rispetti, il supporto e le correzioni sono un&amp;#8217;attività prioritaria. In particolar modo per quanto riguarda la sicurezza delle infrastrutture. Alcune[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8879/vulnerabilita-per-il-kernel-ec2-di-ubuntu-1004"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/ubuntu_04.png" class="post" border="0" width="586" height="195" alt="Ubuntu" /><br clear="all" /></p>
<p>Come ogni Long Term Support (LTS) che si rispetti, il supporto e le correzioni sono un&#8217;attività prioritaria. In particolar modo per quanto riguarda la sicurezza delle infrastrutture. Alcune settimane fa avevamo trattato <a href="http://www.ossblog.it/post/8711/ubuntu-1004-corrette-alcune-falle-di-sicurezza-nel-kernel"> le vulnerabilità</a> nei <em>kernel</em> LTS 2.6.38 e 2.6.32. Questa volta tocca ai <em>kernel</em> per EC2 e, dunque, alle infrastrutture <em>cloud</em>.</p>
<p>Le vulnerabilità in questione comportano conseguenze serie ai sistemi affetti. Quattro sono le falle che interessano i <em>kernel</em> EC2 di Ubuntu, registrate come CVE-2011-2491, CVE-2011-2496, CVE-2011-2525 e  CVE-2011-2517. Le prime tre comportano un <em>Denial of Service</em> e l&#8217;ultima, particolarmente insidiosa, rende possibile una &#8220;scalata&#8221; di privilegi per l&#8217;utente <em>root</em>.</p>
<p>Fortunatamente, se così si può dire, le falle possono essere sfruttate solo da locale. Le aree interessate sono la gestione del NFS Lock Manager, la Classless Queuing Disciplines, le <em>mapping extensions</em> e per finire una scorretta gestione della lunghezza degli SSID nello <em>stack wireless</em>. Le correzioni sono presenti nel pacchetto <code>linux-image-2.6.32-340-ec2</code>: trattandosi del <em>kernel</em>, ovviamente occorre un riavvio della macchina. I moduli di terze parti andranno ricompilati e reinstallati.</p>
<p>Via | <a href="http://lwn.net/Articles/469254/">LWN</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Zeus, il Linux dei malware: anche il futuro dei trojan è open source</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8875/zeus-il-linux-dei-malware-anche-il-futuro-dei-trojan-e-open-source" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8875</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-25T10:00:37+00:00</published>
    <updated>2011-11-25T10:00:37+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>controllo remoto</dc:subject><dc:subject>infezioni da virus</dc:subject><dc:subject>intrusioni nei sistemi</dc:subject><dc:subject>sicurezza informatica</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Zeus è un trojan apparso per la prima volta nel 2007: soltanto da un paio d’anni, però, è stato riconosciuto come «il re dei toolkit» per la realizzazione di malware. Una differenza sostanziale,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8875/zeus-il-linux-dei-malware-anche-il-futuro-dei-trojan-e-open-source"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/microsoftmalwareprotectioncenter.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Microsoft Malware Protection Center" />Zeus è un <em>trojan</em> apparso per la prima volta nel 2007: soltanto da un paio d’anni, però, è stato riconosciuto come «il re dei <em>toolkit</em>» per la realizzazione di <em>malware</em>. Una differenza sostanziale, rispetto al passato, è la disponibilità del codice sorgente. Un aspetto ambivalente che aiuta la creazione di “antidoti” come di derivati.</p>
<p>Siamo abituati a considerare l’<em>open source</em> una risorsa positiva quale di fatto è. Tuttavia, il concetto può essere applicato a qualunque cosa — riprendendo così <a href="http://www.ossblog.it/post/8727/tutto-dovrebbe-essere-open-source-parola-di-matt-mullenweg">le recenti dichiarazioni</a> di Matt Mullenweg. Non è obbligatorio fare del bene. Zeus è l’esempio di come la libera circolazione dei sorgenti possa beneficiare anche i <em>malware</em>.</p>
<p>Quello dei virus è un mercato fiorente, più di quello del software: normalmente, chi produce un <em>malware</em> ne difende la proprietà intellettuale al pari delle aziende che distribuiscono applicazioni commerciali. Con la diffusione del modello di business dell’<em>open source</em>, persino chi genera dei <em>trojan</em> a scopo di lucro si sta adattando.</p>
<p>Via | <a href="http://arstechnica.com/tech-policy/news/2011/11/free-as-in-taking-away-your-freedom-the-linux-of-botnets-arrives.ars">Ars Technica</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">GPG4Browsers è una nuova soluzione per integrare OpenPGP sul browser</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8833/gpg4browsers-e-una-nuova-soluzione-per-integrare-openpgp-sul-browser" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8833</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-22T10:00:34+00:00</published>
    <updated>2011-11-22T10:00:34+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>browser</dc:subject><dc:subject>chiavi di cifratura</dc:subject><dc:subject>crittografia sul browser</dc:subject><dc:subject>estensioni per chrom*</dc:subject><dc:subject>openpgp in java</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[GPG4Browsers è un progetto in Java per gestire le chiavi di cifratura, compatibili con lo standard di OpenPGP, dal browser. Creato da Recurity Labs, al momento consiste in un’estensione per Chrom*. È[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8833/gpg4browsers-e-una-nuova-soluzione-per-integrare-openpgp-sul-browser"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/recuritylabs.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Recurity Labs" /><a href="http://gpg4browsers.recurity.com/">GPG4Browsers</a> è un progetto in Java per gestire le chiavi di cifratura, compatibili con lo standard di OpenPGP, dal browser. Creato da <a href="http://www.recurity.com/">Recurity Labs</a>, al momento consiste in un’estensione per Chrom*. È semplice spiegare il suo significato: GPG4Browsers attiva il supporto alla cifratura dei messaggi nei servizi di <em>webmail</em> dal browser.</p>
<p>La possibilità di cifrare i messaggi di posta elettronica è una delle funzioni assenti dall’interfaccia di GMail. GPG4Browsers elimina la necessità d&#8217;utilizzare un <em>client</em>: basta accedere alla <em>webmail</em> dal browser per criptare e decriptare i messaggi in invio o ricezione. La novità può incrementare sensibilmente l’uso della cifratura.</p>
<p>L’estensione è compatibile con GnuPG, a patto d’escludere la compressione: l’unica “pecca” di rilievo del progetto rilasciato sotto licenza LGPLv2.1. Per adesso GMail è il solo servizio di <em>webmail</em> a essere supportato da GPG4Browsers. L’interfaccia è in jQuery e la lista degli algoritmi di cifratura utilizzabili è piuttosto fornita.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/security/news/item/OpenPGP-in-browsers-1381905.html">The H Security</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Vulnerabilità in BIND, crash per molti server DNS</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8775/vulnerabilita-in-bind-crash-per-molti-server-dns" />
    <id>http://www.ossblog.it/post/8775/vulnerabilita-in-bind-crash-per-molti-server-dns/</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-11-17T13:09:50+00:00</published>
    <updated>2011-11-17T13:09:50+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>bind 0day bug</dc:subject><dc:subject>bind crash</dc:subject><dc:subject>bind flaw</dc:subject><dc:subject>bind vulnerabilità</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[L&amp;#8217;Internet Systems Consortium ha reso nota una falla che interessa BIND. Il problema è considerato di categoria &amp;#8220;serious&amp;#8221; ed è riproducibile da remoto. Attualmente, si[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8775/vulnerabilita-in-bind-crash-per-molti-server-dns"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/internetsystemsconsortiumisc.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Internet Systems Consortium (ISC)" />L&#8217;Internet Systems Consortium ha reso nota una falla che interessa <a href="http://www.isc.org/software/bind">BIND</a>. Il problema è considerato di categoria &#8220;serious&#8221; ed è riproducibile da remoto. Attualmente, si pensa che la vulnerabilità 0day sia in grado di generare un Denial of Service, ossia indurre un <em>crash</em> da remoto. Particolarmente insidioso, vista la delicatezza del sistema dei DNS.</p>
<p>Al momento i <em>report</em> arrivati all&#8217;ISC riscontrano interruzioni del servizio a seguito di <em>query</em> ricorsive. I <em>log</em> analizzati riportano una stringa del tipo: <code>INSIST(! dns_rdataset_isassociated(sigrdataset))</code>. Il problema interessa le seguenti versioni di BIND: 9.4-ESV, 9.6-ESV, 9.7.x, 9.8.x.</p>
<p>La causa del problema è, per il momento, sconosciuta. Di certo c&#8217;è che questo evento è in grado di mettere in <em>cache</em> un record non valido, determinando così un&#8217;inconsistenza. Non esistono correzioni definitive, ma solo delle <em>patch</em> che consentono di mitigare gli effetti. Il tutto è ancora sotto investigazione: l&#8217;unica soluzione reale è appunto fare l&#8217;<em>upgrade</em> alle versioni con <em>patch</em> 9.8.1-P1, 9.7.4-P1, 9.6-ESV-R5-P1, 9.4-ESV-R5-P.</p>
<p>Via | <a href="http://nakedsecurity.sophos.com/2011/11/16/mystery-flaw-crashing-dns-servers-across-the-internet/">Sophos</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">The Linux Foundation è intervenuta a dire la propria sul Secure Boot</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8571/the-linux-foundation-e-intervenuta-a-dire-la-propria-sul-secure-boot" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8571</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-31T13:00:23+00:00</published>
    <updated>2011-10-31T13:00:23+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>accesso al sistema</dc:subject><dc:subject>chiavi di cifratura</dc:subject><dc:subject>restrizioni dei produttori</dc:subject><dc:subject>sicurezza informatica</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[The Linux Foundation, Canonical e Red Hat hanno raccolto l’appello di The Free Software Foundation (FSF), riguardo alle linee guida da suggerire ai produttori per l’implementazione del Secure Boot di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8571/the-linux-foundation-e-intervenuta-a-dire-la-propria-sul-secure-boot"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/unifiedextensiblefirmwareinterfaceuefi.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Unified Extensible Firmware Interface (UEFI)" /><a href="http://www.linuxfoundation.org/publications/making-uefi-secure-boot-work-with-open-platforms">The Linux Foundation</a>, <a href="http://blog.canonical.com/2011/10/28/white-paper-secure-boot-impact-on-linux/">Canonical e Red Hat</a> hanno raccolto <a href="http://www.ossblog.it/post/8465/the-free-software-foundation-interviene-circa-il-secure-boot-di-uefi">l’appello</a> di The Free Software Foundation (FSF), riguardo alle linee guida da suggerire ai produttori per l’implementazione del Secure Boot di UEFI. Le posizioni espresse sono condivise e ricalcano grossomodo le dichiarazioni già pubblicate da FSF. La risposta tocca agli OEM.</p>
<p>Le opzioni rimangono due: offrire la possibilità di <a href="http://www.ossblog.it/post/8193/il-supporto-al-secure-boot-di-uefi-su-grub-e-solo-questione-di-tempo">disabilitare la funzione</a> dal BIOS oppure lasciare che gli utenti possano gestire le Platform Key (PK) da associare al Secure Boot. Oltre agli Original Equipment Manufacturer (OEM), gli utenti dovrebbero accedere a una «modalità di ripristino» per rimuovere e/o aggiungere le chiavi.</p>
<p>Microsoft non ha dovuto aggiungere nulla alle <a href="http://www.ossblog.it/post/8183/microsoft-e-intervenuta-sul-dual-boot-windows-8-non-escludera-linux">prime dichiarazioni</a> sulla responsabilità di UEFI, né peraltro è stata chiamata in causa dalle petizioni che riguardano il Secure Boot. Per dovere di cronaca, l’unico dispositivo che attualmente prevede questa funzione è un prototipo di Samsung con Windows 8 e permette la disattivazione.</p>
<p>Via | <a href="http://arstechnica.com/business/news/2011/10/the-right-to-dual-boot-linux-groups-plead-case-prior-to-windows-8-launch.ars">Ars Technica</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">Tor risponde ad Anonymous su OpDarknet e la compromissione del relay</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8529/tor-risponde-ad-anonymous-su-opdarknet-e-la-compromissione-del-relay" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=8529</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-26T07:00:31+00:00</published>
    <updated>2011-10-26T07:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>server</dc:subject><dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>anonimato in rete</dc:subject><dc:subject>pedo–pornografia digitale</dc:subject><dc:subject>scambio di documenti</dc:subject><dc:subject>sicurezza informatica</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Tor, il popolare servizio per l’anonimato in rete, è accusato di non funzionare a dovere. OpDarknet, un’operazione di Anonymous contro la pedo–pornografia digitale, avrebbe compromesso il servizio[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8529/tor-risponde-ad-anonymous-su-opdarknet-e-la-compromissione-del-relay"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/theonionroutertor.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="The Onion Router (Tor)" />Tor, il popolare servizio per l’anonimato in rete, è accusato di non funzionare a dovere. OpDarknet, <a href="http://www.downloadblog.it/post/15183/anonymous-ha-svelato-le-generalita-doltre-millecinquecento-pedofili">un’operazione</a> di Anonymous contro la pedo–pornografia digitale, avrebbe compromesso il servizio e identificato oltre millecinquecento utenti di un network privato. Gli sviluppatori di Tor sono intervenuti per rassicurare gli utenti.</p>
<p>Non si parla, ovviamente, di tutelare i pedofili: Tor è stato utilizzato da costoro contro i princìpi della comunità. Tuttavia, non sarebbe avvenuta alcuna compromissione del codice di Tor. Le statistiche di Anonymous rivendicano l’identificazione di 6.000 indirizzi IP riconducibili a dei <em>relay</em> e Tor ne equipaggia tutt’al più 3.500.</p>
<p>È molto difficile attribuire delle responsabilità a Tor, soprattutto perché il tipo d’attacco perpetrato da Anonymous sfrutta delle vulnerabilità associabili ai sistemi operativi. Tornando alle cifre, è impossibile che sia stata mappata la rete di Tor perché esistono 600 bridge e ne sarebbero stati identificati 181. La rete è sana.</p>
<p>Via | <a href="https://blog.torproject.org/blog/rumors-tors-compromise-are-greatly-exaggerated">Tor</a></p>
 ]]></content>
    

  </entry>
  
</feed>

