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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-22T13:30:46+00:00</updated>
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    <title type="html">Fedora e il supporto ARM, gli sviluppatori scelgono la cautela</title>
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      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2012-03-28T14:41:18+00:00</published>
    <updated>2012-03-28T14:41:18+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>fedora arm</dc:subject><dc:subject>fedora arm support</dc:subject><dc:subject>fedora koji arm</dc:subject><dc:subject>fedora linux</dc:subject><dc:subject>fedora project</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Gli sviluppatori Fedora discutono su come implementare il supporto ARM. Nel thread aperto da Matthew Garrett viene posto il problema di determinare le condizioni entro le quali ritenere una piattaforma[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9725/fedora-e-il-supporto-arm-gli-sviluppatori-scelgono-la-cautela"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora" /> Gli sviluppatori Fedora discutono su come implementare il supporto ARM. Nel thread aperto da Matthew Garrett viene posto il problema di determinare le condizioni entro le quali ritenere una piattaforma come primaria. Sembra che al momento ARM non verrà considerata alla pari di x86 e x86_64.</p>
<p>Più in dettaglio, la discussione ha avuto come punto focale la metrica e la qualità che sarebbero necessarie ad una architettura qualora venisse promossa allo status di &#8220;piattaforma primaria&#8221;. Attualmente se ARM venissa trattata come piattaforma primaria gli effetti sull&#8217;attuale flusso di lavoro interesserebbero diverse aree in termini di tempi di correzione <em>bug</em>, accesso all&#8217;hardware dedicato al testing e quantità di macchine disponibili per la compilazione. L&#8217;hardware attualmente a disposizione non consente di effettuare il passaggio senza incidere pesantemente sul lavoro di routine. Si sta quindi valutando un approccio che diminuisca la latenza e l&#8217;impatto sul ciclo di sviluppo principale. </p>
<p>Jon Brendan ha inoltre sottolineato la necessità di creare gli strumenti necessari per la correzione e la manutenzione dei pacchetti specifici per ARM. Quello che si deduce dalla discussione è la volontà di dare specifiche esatte per la promozione della piattaforma. Il sentimento generale è quello che non ha senso promuovere ARM se poi non potrà ricevere lo stesso trattamento delle altre architetture. L&#8217;integrazione deve essere totale.</p>
<p>Quindi se da un lato non sembra esserci lo stesso entusiasmo dimostrato da Canonical dall&#8217;altro si riconosce la necessità di seguire la tendenza ARM con i dovuti standard, senza compromessi. Nel frattempo i rilasci verranno effettuati modificando un flag di Koji e i <em>bug</em> critici non costituiranno motivi di ritardo per il rilascio ufficiale di Fedora.</p>
<p>Via | <a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&#038;px=MTA3ODA">Phoronix</a></p>
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    <title type="html">Fedora 18, scegliendo il nome, boccia journald di Lennart Poettering</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-03-21T07:00:52+00:00</published>
    <updated>2012-03-21T07:00:52+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>avvio del sistema</dc:subject><dc:subject>messaggi d’errore</dc:subject><dc:subject>registro degli eventi</dc:subject><dc:subject>strumenti amministrativi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Fedora 17, &amp;#8220;Beefy Miracle&amp;#8221;, è in feature-freeze e l’ultima riunione del Fedora Engineering &amp;amp; Steering Committee (FESCo) ha avviato le procedure per la scelta del nome in[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9697/fedora-18-scegliendo-il-nome-boccia-journald-di-lennart-poettering"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora" />Fedora 17, &#8220;Beefy Miracle&#8221;, è in <em>feature-freeze</em> e l’ultima riunione del Fedora Engineering &amp; Steering Committee (<a href="http://fedoraproject.org/wiki/Fedora_Engineering_Steering_Committee">FESCo</a>) ha avviato le procedure per la scelta del nome in codice di Fedora 18, che sarà ufficializzato in aprile. E, tra le altre discussioni, <code>journald</code> di Lennart Poettering è stato rifiutato — come soluzione predefinita.</p>
<p>Poettering aveva annunciato l’ideazione di <code>journald</code> – <a href="http://www.ossblog.it/post/8815/journal-un-nuovo-formato-per-il-log-di-sistema-con-systemd-su-linux">un nuovo demone</a> per la gestione dei registri di sistema – in novembre, legandolo allo sviluppo di <code>systemd</code>. Qualche settimana fa, però, Red Hat ha convocato una riunione tra gli sviluppatori dei vari <em>logger</em> per avviare Lumberjack: <a href="http://www.ossblog.it/post/9591/project-lumberjack-e-un-sistema-innovativo-per-il-logging-con-linux">un progetto d’unificazione</a> dei differenti formati.</p>
<p>Il FESCo giudica controproducente l’adozione esclusiva di <code>journald</code> su Fedora 18: potrebbe compromettere il progresso di Project Lumberjack e, come aveva sottolineato lo stesso Poettering, non è un sostituto di <code>syslog</code>. Il demone e la propria infrastruttura saranno, con buona probabilità, implementati soltanto a partire da Fedora 19.</p>
<p>Via | <a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&amp;px=MTA3Mzk">Phoronix</a></p>
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    <title type="html">Zif, il package manager alternativo a YUM, ritorna in auge su Fedora</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=9683</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-03-17T12:00:16+00:00</published>
    <updated>2012-03-17T12:00:16+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>aggiornamento del sistema</dc:subject><dc:subject>gestione dei pacchetti</dc:subject><dc:subject>interfacce grafiche</dc:subject><dc:subject>sistemi operativi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Zif è un package manager, alternativo a YUM, che si basa su librpm e i metadata di Fedora. È stato realizzato da Richard Huges qualche anno fa: Fabian Deutsch ha pensato di tornare a parlarne.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9683/zif-il-package-manager-alternativo-a-yum-ritorna-in-auge-su-fedora"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/zif.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Zif" /><a href="http://people.freedesktop.org/~hughsient/zif/">Zif</a> è un <em>package manager</em>, alternativo a YUM, che si basa su <code>librpm</code> e i metadata di Fedora. È stato realizzato da Richard Huges qualche anno fa: Fabian Deutsch ha pensato di tornare a parlarne. Diversamente da PackageKit – col quale, pure, è compatibile – Zif è ideato per funzionare soltanto con l’infrastruttura di Red Hat e Fedora.</p>
<p>A quanto pare, nonostante i progressi ottenuti negli anni da YUM, Zif risulta ancora più veloce del <em>package manager</em> predefinito di Fedora. Proprio per questo, alcuni sviluppatori si sono aggiunti a Huges per migliorarne le funzionalità: rispetto a YUM, Zif non supporta <em>plugin</em> perché possono essere gestiti direttamente da PackageKit.</p>
<p>È uno strumento del terminale, privo – almeno, per il momento – d’interfaccia grafica. Le caratteristiche di Zif s’adattano maggiormente agli utenti più “smaliziati”, che non hanno bisogno d’assistenza nell’identificazione dei pacchetti e vogliono ottenere con rapidità le informazioni richieste. Un’alternativa a YUM da considerare.</p>
<p>Via | <a href="http://blogs.gnome.org/hughsie/2012/03/16/zif-wants-new-blood/">Richard Huges</a></p>
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    <title type="html">Project Lumberjack: è un sistema innovativo per il logging con Linux</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-03-02T08:00:51+00:00</published>
    <updated>2012-03-02T08:00:51+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>avvio del sistema</dc:subject><dc:subject>errori in avvio</dc:subject><dc:subject>messaggi d’errore</dc:subject><dc:subject>registro degli eventi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Lumberjack è la risposta, probabilmente definitiva, alla molteplicità di servizi esistenti per il logging di sistema su Linux. Quando Lennart Poettering – il creatore di systemd – aveva annunciato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9591/project-lumberjack-e-un-sistema-innovativo-per-il-logging-con-linux"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/lumberjack.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Lumberjack" /><a href="https://fedorahosted.org/lumberjack/">Lumberjack</a> è la risposta, probabilmente definitiva, alla molteplicità di servizi esistenti per il <em>logging</em> di sistema su Linux. Quando Lennart Poettering – il creatore di <code>systemd</code> – aveva annunciato <a href="http://www.ossblog.it/post/8815/journal-un-nuovo-formato-per-il-log-di-sistema-con-systemd-su-linux">la disponibilità</a> di <code>journald</code>, molti si sono domandati quale sarebbe stata la sorte delle varie soluzioni: <code>syslog-ng</code> ed <code>rsyslog</code> su tutte.</p>
<p>Red Hat ha deciso di porre fine a ogni ambiguità, radunando i manutentori di tutti i <em>logger</em> e sponsorizzando un progetto d’unificazione dei formati e degli standard per il <em>logging</em>. Lumberjack, appunto: il progetto, ospitato dai server di Fedora, è destinato a influire un po’ su tutte le distribuzioni — inclusa, tra le altre, Ubuntu.</p>
<p>Canonical, infatti, predilige <code>rsyslog</code> e Rainer Gerhards – responsabile del progetto – ha partecipato con entusiasmo alla pianificazione di Lumberjack. Lo stesso dicasi per Steve Gibbs (<code>auditd</code>), Lennart Poettering (<code>journald</code>) e Balázs Scheidler (<code>syslog-ng</code>) che ha divulgato la nascita di Lumberjack. Sarà la “consacrazione” di <code>systemd</code>?</p>
<p>Via | <a href="http://bazsi.blogs.balabit.com/2012/02/project-lumberjack-to-improve-linux-logging/">Balázs Scheidler</a></p>
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    <title type="html">Fedora 17, “Beefy Miracle”, Alpha e la discussione sui fork di GNOME</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-02-29T08:00:18+00:00</published>
    <updated>2012-02-29T08:00:18+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>cloud computing</dc:subject><dc:subject>desktop environment</dc:subject><dc:subject>linguaggi di programmazione</dc:subject><dc:subject>sistemi operativi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Fedora 17, nome in codice “Beefy Miracle”, ha raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri la fase alfa: le immagini sono pronte per il download dai mirror di Red Hat. Le novità più interessanti[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9577/fedora-17-beefy-miracle-alpha-e-la-discussione-sui-fork-di-gnome"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora" />Fedora 17, nome in codice “Beefy Miracle”, ha raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri la fase alfa: <a href="http://fedoraproject.org/get-prerelease">le immagini</a> sono pronte per il download dai <em>mirror</em> di Red Hat. Le novità più interessanti riguardano soprattutto GNOME, che – quasi in contemporanea – ha approcciato la fase beta della versione 3.4. KDE, invece, è aggiornato alla 4.8.</p>
<p>Le note di rilascio per Fedora 17 Alpha parlano approssimativamente della disponibilità di GNOME 3.4 e The GIMP 2.8: in entrambi i casi, le versioni installate sono quelle sperimentali — ahimè, specialmente The GIMP è rimasto alla 2.7.4. Le piattaforme per il <em>cloud computing</em> includono OpenStack, Eucalyptus, CloudStack e Open Nebula.</p>
<p>Per gli sviluppatori, “Beefy Miracle” introduce il supporto di Opa: un linguaggio di programmazione orientato al web, che utilizza una sintassi simile a JavaScript e supporta il database non relazionale MongoDB. Come avevamo già annunciato, Fedora 17 Alpha effettua <a href="http://www.ossblog.it/post/9357/lennart-poettering-spiega-il-perche-del-merge-per-il-sistema-in-usr">il <em>merge</em> del sistema</a> in <code>/usr</code>, per facilitare le copie di sicurezza.</p>
 <p>
Un altro aspetto importante del quale hanno discusso i manutentori è il rapporto di Fedora coi <em>fork</em> di GNOME. Non si trattava soltanto di definire <a href="http://www.ossblog.it/post/9403/unity-non-puo-andare-avanti-da-solo-pero-fedora-non-lo-supportera">un’eventuale inclusione</a> di Unity, ma soprattutto d’adottare una strategia nei confronti di Cinnamon e Mate. Quanto è stato stabilito non chiarisce granché la questione. Forse, per nulla.</p>
<p>In sostanza, se un <em>fork</em> non coinvolge i pacchetti fondamentali della distribuzione – inclusi quelli del desktop environment, ovviamente – potrà essere accettato nei <em>repository</em> di Fedora. Considerando <a href="http://www.ossblog.it/post/9415/compiz-sarebbe-stato-abbandonato-se-non-fosse-per-canonical-e-unity">l’avvenuto abbandono</a> di Compiz, Unity sarebbe escluso a prescindere. E, ad ogni modo, il discorso non cambia molto su Cinnamon e Mate.</p>
<p>Quale <em>fork</em>, infatti, non richiede la sovrascrittura di alcuni pacchetti relativi ai componenti del desktop? Il Fedora Steering Committee (FESCo) sarebbe stato più coerente a escludere in toto la possibilità che la distribuzione possa accogliere i <em>fork</em> di GNOME. Il risultato è lo stesso, ma <a href="https://fedorahosted.org/fpc/ticket/148">la dichiarazione ufficiale</a> è possibilista.</p>
<p>Via | <a href="http://fedoraproject.org/wiki/Fedora_17_Alpha_release_notes">Fedora</a></p>
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    <title type="html">Un file per sostituirli tutti: /etc/os-release mandatorio su systemd</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-02-14T12:00:42+00:00</published>
    <updated>2012-02-14T12:00:42+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>avvio di sistema</dc:subject><dc:subject>distribuzioni di linux</dc:subject><dc:subject>file di configurazione</dc:subject><dc:subject>installazione di programmi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Lennart Poettering, il noto ideatore di systemd (e di PulseAudio), ha introdotto l’obbligatorietà del file /etc/os-release con l’ultimo aggiornamento del meccanismo per l’avvio di sistema. In[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9477/un-file-per-sostituirli-tutti-etcos-release-mandatorio-su-systemd"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora" />Lennart Poettering, il noto ideatore di <a href="http://www.freedesktop.org/wiki/Software/systemd"><code>systemd</code></a> (e di PulseAudio), ha introdotto l’obbligatorietà del file <a href="http://www.freedesktop.org/software/systemd/man/os-release.html"><code>/etc/os-release</code></a> con l’ultimo aggiornamento del meccanismo per l’avvio di sistema. In pratica, a partire dalla versione 41, tutte le distribuzioni interessate dovranno includere il file di configurazione per utilizzare <code>systemd</code>.</p>
<p>Per chi non avesse ancora dimestichezza con <code>systemd</code>, il file <code>/etc/os-release</code> contiene delle informazioni sulla distribuzione in uso — un po’ come l’output del comando <code>lsb_release</code>. Più o meno tutte le distribuzioni prevedono un file del genere: Poettering ha contato dodici varianti e Fedora, da sola, include quattro file equivalenti.</p>
<p>Considerando la scarsa utilità di questi file, che tutt’al più concorrono a generare la lista dei <em>kernel</em> in GRUB, Poettering ritiene sufficiente <code>/etc/os-release</code> a sostituirli tutti. È una modifica minore – rispetto, ad esempio, al <em>merging</em> di sistema in <code>/usr</code> – ma dovrebbe essere presa in seria considerazione. Un file basta e avanza.</p>
<p>Via | <a href="http://0pointer.de/blog/projects/os-release">Lennart Poettering</a></p>
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    <title type="html">oVirt 3.0, una nuova soluzione per amministrare le macchine virtuali</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-02-11T10:00:47+00:00</published>
    <updated>2012-02-11T10:00:47+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>virtualizzazione</dc:subject><dc:subject>gestione dei dischi</dc:subject><dc:subject>interfacce d’amministrazione</dc:subject><dc:subject>macchine virtuali</dc:subject><dc:subject>pannello di controllo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[oVirt è, sostanzialmente, un’interfaccia web per la gestione delle macchine virtuali. Patrocinata dalla società del “cappello rosso”, è integrata in Red Hat Enterprise Virtualisation (RHEV): una[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9459/ovirt-30-una-nuova-soluzione-per-amministrare-le-macchine-virtuali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/ovirt.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="oVirt" /><a href="http://www.ovirt.org/">oVirt</a> è, sostanzialmente, un’interfaccia web per la gestione delle macchine virtuali. Patrocinata dalla società del “cappello rosso”, è integrata in Red Hat Enterprise Virtualisation (RHEV): una distribuzione dedicata. Nonostante il numero, <a href="http://www.ovirt.org/wiki/Release_Notes">la versione 3.0</a> è il primo rilascio ufficiale del progetto e prevede altrettanti componenti.</p>
<p>Oltre a Engine – la parte principale dell’infrastruttura – e Node, una mini-distribuzione di Fedora 16 per comunicare con l’<em>host</em>, oVirt 3.0 propone un Software Development Kit (SDK) che permette la realizzazione di ulteriori applicazioni via Python. Le macchine virtuali supportate sono esclusivamente quelle generate utilizzando KVM.</p>
<p>Tanto per la scelta di limitare il supporto a KVM, quanto per l’aspetto dell’interfaccia, oVirt può essere presentato come un Hyper-V su Linux. Soprattutto nel design, la somiglianza è notevole: oVirt, però, implementa le caratteristiche di Linux, KVM e VirtIO… ed è <em>open source</em>. La piattaforma è rilasciata sotto Apache License 2.0.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/news/item/oVirt-s-virtualisation-software-gets-a-first-release-1432285.html">The H Open</a></p>
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    <title type="html">Fedora Packages, una risorsa della comunità per elencare i pacchetti</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-01-18T12:00:02+00:00</published>
    <updated>2012-01-18T12:00:02+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>applicazioni e librerie</dc:subject><dc:subject>dettagli sui binari</dc:subject><dc:subject>fedora packages</dc:subject><dc:subject>pacchetti in rpm</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Fedora Packages è l’ultimo risultato degli sforzi della comunità di Red Hat per arricchire la documentazione esistente. Proposto tuttora in via sperimentale, è – come s’intuisce dal nome – un[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9307/fedora-packages-una-risorsa-della-comunita-per-elencare-i-pacchetti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedorapackages.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora Packages" /><a href="https://community.dev.fedoraproject.org/packages/">Fedora Packages</a> è l’ultimo risultato degli sforzi della comunità di Red Hat per arricchire la documentazione esistente. Proposto tuttora in via sperimentale, è – come s’intuisce dal nome – un elenco dettagliato dei pacchetti installabili sulla distribuzione: equivale agli omonimi disponibili per Debian e Ubuntu, ma sembra migliore.</p>
<p>L’interfaccia di Fedora Packages è essenziale e orientata alla ricerca. Rispetto alle soluzioni create per altre distribuzioni, quella di Red Hat è una risorsa più completa: l’elenco dei dettagli forniti richiama piuttosto Launchpad, la piattaforma di Canonical. Il recupero dei risultati delle ricerche appare particolarmente rapido.</p>
<p>Oltre alle informazioni generali sui pacchetti, alle dipendenze e alle versioni disponibili, Fedora Packages elenca proprio come Launchpad le <em>build</em> create con successo e quelle che presentano degli errori, più le <em>patch</em> sottoposte a revisione. È un archivio generato da Fedora Community — l’applicazione web della comunità di Red Hat.</p>
<p><a href='http://www.ossblog.it/galleria/fedora-packages/'>Fedora Packages</a></p>
<p><a href="http://www.ossblog.it/galleria/fedora-packages/1"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora-packages/thn_fedorapackages1.jpg" alt="Fedora Packages" width="130" height="104" /></a><a href="http://www.ossblog.it/galleria/fedora-packages/2"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora-packages/thn_fedorapackages2.jpg" alt="Fedora Packages" width="130" height="104" /></a><a href="http://www.ossblog.it/galleria/fedora-packages/3"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora-packages/thn_fedorapackages3.jpg" alt="Fedora Packages" width="130" height="104" /></a><a href="http://www.ossblog.it/galleria/fedora-packages/4"><img class="gallerythumb" src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora-packages/thn_fedorapackages4.jpg" alt="Fedora Packages" width="130" height="104" /></a></p>
<p>Via | <a href="http://blog.linuxgrrl.com/2012/01/16/announcing-fedora-packages-and-fedora-tagger/">Máirín Duffy</a></p>
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    <title type="html">È scaricabile il primo rilascio di Ceylon, il linguaggio di Red Hat</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/9147/e-scaricabile-il-primo-rilascio-di-ceylon-il-linguaggio-di-red-hat" />
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-12-26T07:00:29+00:00</published>
    <updated>2011-12-26T07:00:29+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>java</dc:subject><dc:subject>ambienti di sviluppo</dc:subject><dc:subject>ceylon</dc:subject><dc:subject>eclipse</dc:subject><dc:subject>linguaggi di programmazione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ceylon ha raggiunto il rilascio della prima “pietra miliare”, che era stata annunciata il mese scorso: il linguaggio – sviluppato da Red Hat – è un’alternativa a Java, compatibile con[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9147/e-scaricabile-il-primo-rilascio-di-ceylon-il-linguaggio-di-red-hat"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/ceylon.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Ceylon" /><a href="http://ceylon-lang.org/">Ceylon</a> ha raggiunto il rilascio della prima “pietra miliare”, che era stata annunciata il mese scorso: <a href="http://www.ossblog.it/post/8855/ceylon-un-nuovo-linguaggio-alternativo-a-java-sviluppato-da-red-hat">il linguaggio</a> – sviluppato da Red Hat – è un’alternativa a Java, compatibile con qualunque JVM. In settimana seguirà <a href="http://ceylon-lang.org/documentation/ide/">la distribuzione</a> dell’estensione per Eclipse, disponibile in anteprima. Ceylon M1, AKA “Newton”, non è completo.</p>
<p>Questa <em>milestone</em> include pressoché tutte le funzionalità di Java, con qualche eccezione: <a href="http://ceylon-lang.org/documentation/roadmap/#milestone_1">la lista completa</a> delle <em>feature</em> è allegata alla tabella di marcia per Ceylon. M1 non garantisce l’interoperabilità con Java. Sarà <a href="http://ceylon-lang.org/documentation/roadmap/#milestone_2">la prima novità</a> della prossima release. Anche i <em>repository</em> remoti (e condivisi) non sono disponibili con “Newton”.</p>
<p>GitHub include <a href="https://github.com/ceylon">i sorgenti</a> per il linguaggio, oltre a quelli degli strumenti e del sito di Ceylon. Un aspetto particolarmente apprezzabile. “Newton” propone dei pacchetti precompilati per Debian/Ubuntu e Fedora — insieme a <a href="http://ceylon-lang.org/download/">un archivio compresso</a> per tutti i sistemi operativi. Il percorso di Ceylon è appena cominciato: avrà successo?</p>
<p>Via | <a href="http://ceylon-lang.org/blog/2011/12/20/ceylon-m1-newton/">Ceylon</a></p>
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    <title type="html">Red Hat mette in campo le tecnologie Gluster</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=9039</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-12-12T18:00:17+00:00</published>
    <updated>2011-12-12T18:00:17+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>gluster fs</dc:subject><dc:subject>linux glusterfs</dc:subject><dc:subject>red hat gluster</dc:subject><dc:subject>red hat storage appliance</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Circa due mesi fa, la notizia dell&amp;#8217;acquisizione di Gluster da parte di Red Hat aveva posto l&amp;#8217;attenzione sulle nuove tecnologie per l&amp;#8217;ottimizzazione in ambito storage.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9039/red-hat-mette-in-campo-le-tecnologie-gluster"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/redhatlogo_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="250" alt="Red Hat Logo" /> Circa <a href="http://www.ossblog.it/post/8317/red-hat-acquisisce-gluster">due mesi fa</a>, la notizia dell&#8217;acquisizione di Gluster da parte di Red Hat aveva posto l&#8217;attenzione sulle nuove tecnologie per l&#8217;ottimizzazione in ambito <em>storage</em>. Razionalizzare ed abbattere i costi, queste sono le priorità per la società del &#8220;cappello rosso&#8221;. In questo senso, anche il rilascio di RHEL 6.2 ha denotato questa chiara vocazione.</p>
<p>Ciò che colpisce è la rapidità con la quale sono state pacchettizzate le tecnologie acquisite. Il risultato è Red Hat Appliance Storage Software, composto da RHEL e GlusterFS confezionati insieme. Sebbene RH stia spendendo molte energie per lo sviluppo di GlusterFS 3.3, attualmente la versione 3.2 è considerata stabile ed è quindi stata immediatamente impiegata con RHEL6.1. Scelta conservativa, che costa in termini di capacità. Ma a questo stadio è del tutto ragionevole.</p>
<p>Gli ingegneri sono andati sul sicuro: la soluzione RHEL 6.1 più GlusterFS 3.2 è stata ampiamente testata e certificata su determinate configurazioni hardware, preferendo la solidità a discapito della capacità. Appliance Storage Software dispone di un enorme potenziale, vista la sua propensione per lo <em>storage</em> non strutturato, unito a prestazione ed affidabilità. </p>
<p>Via | <a href="http://www.linuxtoday.com/news_story.php3?ltsn=2011-12-11-005-41-OS-RH">Linux Today</a></p>
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    <title type="html">Red Hat Enterprise Linux 6.2, obiettivo storage</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=8989</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-12-07T12:00:51+00:00</published>
    <updated>2011-12-07T12:00:51+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>red hat enterprise linux</dc:subject><dc:subject>rhel 6.2</dc:subject><dc:subject>storage linux</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sebbene RHEL 6.2 non venga considerata dagli ingegneri Red Hat una major release, questo rilascio porta importanti novità per quanto riguarda il supporto di nuove tecnologie hardware. I concetti chiave[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8989/red-hat-enterprise-linux-62-obiettivo-storage"><![CDATA[<p><img src="http://static-a.blogo.it/ossblog/redhatlogo_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="250" alt="Red Hat Logo" />Sebbene RHEL 6.2 non venga considerata dagli ingegneri Red Hat una <em>major release</em>, questo rilascio porta importanti novità per quanto riguarda il supporto di nuove tecnologie hardware. I concetti chiave per questa versione sono: miglioramento delle prestazioni dello <em>storage enterprise</em>, affidabilità e riduzione dei costi.</p>
<p>Questa, è la prima versione a supportare pienamente l&#8217;estensione iSCSI di RDMA, consentendo così di accedere a dispositivi SCSI in modalità remota sfruttando la rete Ethernet. L&#8217;utilizzo di questa tecnologia consente di aumentare significativamente il <em>throughput</em> tagliando i valori di latenza. Prestazioni non possibili con i protocolli TCP/IP. Red Hat ci riserva anche una prima implementazione della tecnologia pNFS. Il protocollo <a href="http://tools.ietf.org/html/rfc5661">NFSv4.1</a> consentirà di trarre benefici dalle topologie <em>cluster</em>.</p>
<p>Per quanto riguarda la problematica, quanto mai attuale, del crescente carico di lavoro: il <em>file system</em> XFS verrà dispiegato con una differente politica di memorizzazione dei metadati. Ritardando la memorizzazione di questi, sarà possibile dare un ulteriore spinta ai valori di <em>throughput</em>. Scalabilità significa anche poter eseguire compiti multipli: sarà possibile eseguire istanze di samba multiple, migliorando così l&#8217;integrazione con infrastrutture miste.</p>
<p>Completano la lista il supporto a USB3.0 e PCI-e 3.0. Migliorata anche l&#8217;esecuzione di ambienti virtualizzati in contesti <em>cluster</em>. Secondo i dati presentati le performance I/O sono state aumentate del 30%. Red Hat è un&#8217;<a href="http://www.ossblog.it/post/8317/red-hat-acquisisce-gluster">azienda attiva</a> e in <a href="http://www.ossblog.it/post/8173/red-hat-continua-a-crescere">piena espansione</a>, nonostante la crisi economica. A mio avviso questo lo si deve principalmente alla velocità di adeguamento delle sue tecnologie con le necessità del settore <em>enterprise</em>. Un esempio da imitare.</p>
<p>Via | <a href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/245574/red_hat_rhel_62_boosts_storage_capabilities.html">PCWorld</a></p>
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    <title type="html">Ceylon, un nuovo linguaggio alternativo a Java sviluppato da Red Hat</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=8855</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-23T12:00:07+00:00</published>
    <updated>2011-11-23T12:00:07+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>java</dc:subject><dc:subject>ambienti di sviluppo</dc:subject><dc:subject>linguaggi per programmazione</dc:subject><dc:subject>scrittura delle applicazioni</dc:subject><dc:subject>specifiche dei linguaggi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ceylon è un linguaggio di programmazione – sviluppato da Red Hat – ispirato a C# e soprattutto a Java. È bene specificare subito che Gavin King, responsabile del progetto, non ha mai parlato della[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8855/ceylon-un-nuovo-linguaggio-alternativo-a-java-sviluppato-da-red-hat"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/ceylon.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Ceylon" /><a href="http://ceylon-lang.org/">Ceylon</a> è un linguaggio di programmazione – sviluppato da Red Hat – ispirato a C# e soprattutto a Java. È bene specificare subito che Gavin King, responsabile del progetto, <a href="http://in.relation.to/Bloggers/Ceylon">non ha mai parlato</a> della realizzazione di un Java–killer: <strong>Ceylon non sostituisce la soluzione di Oracle</strong> e, perché funzioni, serve una Java Virtual Machine (JVM).</p>
<p>Spesso i programmatori optano per la creazione di un nuovo linguaggio a soluzione dei problemi riscontrati con Java: nell’ultimo anno, ad esempio, abbiamo citato Scala e NetRexx. Ceylon entra in questa categoria. Le difficoltà di Red Hat non dipendono direttamente da Java, ma dagli strumenti di sviluppo per Java Second Edition (SE).</p>
<p>Il nuovo linguaggio è composto da quattro elementi principali: <a href="https://github.com/ceylon/ceylon-spec">le specifiche</a>, <a href="https://github.com/ceylon/ceylon-compiler">un compilatore</a>, <a href="https://github.com/ceylon/ceylon-ide-eclipse">un <em>plugin</em></a> per Eclipse e <a href="https://github.com/ceylon/ceylon.language">il linguaggio</a> vero e proprio. Ceylon 1.0 è pronto all’80% perché la programmazione del rilascio è giunta appena alla prima “pietra miliare”. La priorità è la creazione d’un Software Development Kit (SDK) efficiente.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/news/item/Ceylon-Red-Hat-s-Java-alternative-gets-own-home-1382758.html">The H Open</a></p>
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    <title type="html">Journal, un nuovo formato per il log di sistema con systemd su Linux</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-21T08:00:49+00:00</published>
    <updated>2011-11-21T08:00:49+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>avvio del sistema</dc:subject><dc:subject>errori in avvio</dc:subject><dc:subject>messaggi d’errore</dc:subject><dc:subject>registro degli eventi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Journal è un formato di nuova concezione per il log degli eventi di sistema: è un progetto di Lennart Poettering e Kay Sievers creato per funzionare esclusivamente in systemd. Journal è stato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8815/journal-un-nuovo-formato-per-il-log-di-sistema-con-systemd-su-linux"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fedora_03.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Fedora" />Journal è un formato di nuova concezione per il log degli eventi di sistema: è un progetto di Lennart Poettering e Kay Sievers creato per funzionare esclusivamente in <code>systemd</code>. Journal è stato presentato soltanto venerdì scorso e ne sarebbe prevista l’inclusione da Fedora 17. Tuttavia, in passato Red Hat aveva procrastinato <code>systemd</code>…</p>
<p>La premessa è d’obbligo perché gli sviluppatori di Red Hat potrebbero fare altrettanto con <code>journald</code> (il demone che controlla Journal) e il nuovo formato uscirebbe con Fedora 18 o superiore. Ha significato associare Journal alla distribuzione della comunità di Red Hat, poiché al pari di <code>systemd</code> è sviluppato da contributori di Fedora.</p>
<p>Prima d’entrare nel merito di Journal occorre specificare che il nuovo formato sarà compatibile a livello predefinito con Fedora, openSUSE e Mageia/Mandriva: gli utenti di Arch, Debian e Gentoo potranno installarlo in via del tutto opzionale con <code>systemd</code>. Ubuntu usa Upstart e Journal non può “sostituire” <code>rsyslog</code> sulla distribuzione.</p>
 <p>
Tra virgolette perché Journal non sostituisce affatto né <code>rsyslog</code>, né <code>syslog-ng</code> o altri <em>logger</em> di sistema. È stato concepito per lavorare in autonomia oppure affiancato a uno di loro. Le intenzioni degli sviluppatori, al riguardo, sono piuttosto contraddittorie: <code>journald</code> intende essere uno standard, però non essere «standardizzato».</p>
<p>La contraddizione è evidente a partire dalla compatibilità di Journal: essendo supportato soltanto da <code>systemd</code>, il nuovo formato esclude il funzionamento su tutte le distribuzioni. Il punto è controverso e, a prescindere dalla lunga descrizione, gli sviluppatori non precisano se la compatibilità riguardi Journal, <code>journald</code> o entrambi.</p>
<p>Journal è un formato, <code>journald</code> un demone: gli sviluppatori non li distinguono perché – al momento – non esistono altre implementazioni. L’unico paragone è con <code>syslog</code>. Le due soluzioni condividono almeno uno dei limiti affrontati da Poettering e Sievers. I sistemi UNIX–<em>based</em> utilizzano più d’una risorsa per la registrazione dei <em>log</em>.</p>
<p>L’intento è quello di ridurle a una sola, cioè Journal, che è legata a <code>systemd</code> e non può essere utilizzata altrove. Inoltre, Poettering e Sievers non vogliono cancellare del tutto <code>syslog</code>. Se non è un tentativo di presentare Journal mantenendo un basso profilo per non attirarsi delle “antipatie”, non si capisce granché del progetto.</p>
<p>Fortunatamente, i dettagli sul nuovo formato sono molto più precisi e giustificano l’attenzione al progetto. Journal fornisce dati strutturati, anziché di solo–testo, e risolve il problema dei privilegi d’accesso: la consultazione dei <em>log</em> è associabile a utenti o gruppi in modo avanzato e si possono autorizzare gli accessi parziali.</p>
<p>Il nuovo formato è estendibile, affinché qualunque applicazione richieda la registrazione d’un <em>log</em> possa integrarsi con Journal. Gli sviluppatori hanno prestato una particolare attenzione ai sistemi integrati: non si potrà disabilitare <code>journald</code> da <code>systemd</code>, però il <em>logging</em> può essere limitato alla gerarchia di <code>/run</code> — che è volatile.</p>
<p>Al contempo, Journal può soddisfare tutte le esigenze dei super–computer. I <em>log</em> generati sono trasferibili da un&#8217;architettura all&#8217;altra: ad esempio, è possibile consultare il <em>log</em> d&#8217;un sistema integrato con ARM da un server con x86/x86_64. La dimensione dei file prevede i <em>metadata</em> e supera quella di <code>syslog</code> restando comunque ridotta.</p>
<p>Journal non richiede alcuna manutenzione: il demone valuta da sé lo spazio occupabile dal <em>log</em>, in caso di capacità ridotte, e attiva la “rotazione” quando il registro richiede l’estensione. La scelta di salvare dei dati strutturati facilita di gran lunga l’esposizione delle informazioni alle applicazioni di monitoraggio del sistema.</p>
<p>Insomma, l’unica controversia riguarda la compatibilità: se non è prevista la standardizzazione di Journal è proprio perché il progetto non prevede l’applicazione esterna a <code>systemd</code>. La nuova concezione del <em>logger</em>, però, è molto convincente e attribuisce (se mai ce ne fosse davvero il bisogno) un ulteriore valore aggiunto a <code>systemd</code>.</p>
<p>Via | <a href="http://0pointer.de/blog/projects/the-journal.html">Lennart Poettering</a></p>
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    <title type="html">Fedora 16 attiva GPT a prescindere dalla presenza di EFI sul sistema</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8791/fedora-16-attiva-gpt-a-prescindere-dalla-presenza-di-efi-sul-sistema" />
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-18T09:00:39+00:00</published>
    <updated>2011-11-18T09:00:39+00:00</updated>
    <dc:subject>fedora</dc:subject><dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>accesso al sistema</dc:subject><dc:subject>partizionamento dei dischi</dc:subject><dc:subject>problemi all’accensione</dc:subject><dc:subject>settore d’avvio</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Fedora 16 è stata rilasciata soltanto dieci giorni fa, eppure sono già emersi alcuni problemi piuttosto rilevanti. In particolare l’installazione con Anaconda presenta una gestione sui generis[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8791/fedora-16-attiva-gpt-a-prescindere-dalla-presenza-di-efi-sul-sistema"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/unifiedextensiblefirmwareinterfaceuefi.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Unified Extensible Firmware Interface (UEFI)" />Fedora 16 è stata rilasciata soltanto dieci giorni fa, eppure sono già emersi alcuni problemi piuttosto rilevanti. In particolare l’installazione con Anaconda presenta <a href="http://docs.fedoraproject.org/en-US/Fedora/16/html/Release_Notes/sect-Release_Notes-Changes_for_Sysadmin.html#id1513384">una gestione sui generis</a> dell’interfaccia di I/O. Il difetto riguarda Extensible Firmware Interface (EFI): no, il Secure Boot e Microsoft questa volta non c’entrano.</p>
<p>Normalmente, il BIOS utilizza il Master Boot Record (MBR) ed EFI la GUID Partition Table (GPT). Fedora 16 installa quest’ultima a prescindere, creando dei problemi sulle macchine che prevedono ancora il BIOS. Il sistema operativo potrebbe non essere riconosciuto e, di conseguenza, Fedora 16 risulta inutilizzabile. C’è un <em>workaround</em>.</p>
<p>La soluzione più efficace è quella d’installare Fedora 16 inserendo <code>nogpt</code> tra le opzioni d’avvio del LiveCD. Se il problema si presenta a installazione completata, occorre ripristinare la partizione aggiuntiva prevista da GPT con <code>fdisk</code>, perché il BIOS la riconosca. A evidenziare il problema è Matthew Garrett, dipendente di Red Hat.</p>
<p>Via | <a href="http://mjg59.dreamwidth.org/8035.html">Matthew Garrett</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Red Hat acquisisce Gluster</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/8317/red-hat-acquisisce-gluster" />
    <id>http://www.ossblog.it/post/8317/red-hat-acquisisce-gluster/</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-10-05T11:00:44+00:00</published>
    <updated>2011-10-05T11:00:44+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>file-system</dc:subject><dc:subject>red hat cloud</dc:subject><dc:subject>red hat cloud glusterfs</dc:subject><dc:subject>red hat fil esystem glusterfs</dc:subject><dc:subject>red hat linux enterprise</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Red Hat, forte dei suoi risultati economici, ha deciso di acquisire Gluster, società californiana specializzata nello storage. Con questa acquisizione il colosso dell&amp;#8217;open source intende[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8317/red-hat-acquisisce-gluster"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/redhatlogo_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="250" alt="Red Hat Logo" />Red Hat, forte <a href="http://www.ossblog.it/post/8173/red-hat-continua-a-crescere">dei suoi risultati economici</a>, ha deciso di acquisire Gluster, società californiana specializzata nello <em>storage</em>. Con questa acquisizione il colosso dell&#8217;<em>open source</em> intende mettere in cantiere un&#8217;importante iniziativa per colmare le lacune nel campo del <em>cloud computing</em> grazie anche alla dote portata da GlusterFS, un <em>file system</em> distribuito che consentirà a Red Hat di avere una tecnologia specifica per infrastrutture di grandi dimensioni.</p>
<p>L&#8217;attuale “cruccio” del settore <em>enterprise</em> è la crescita non strutturata dei <em>file system</em> aziendali. L&#8217;unità di <em>scaling</em> è ormai il <em>petabyte</em> e la dinamicità richiesta ai processi di adeguamento dello <em>storage</em> è senza precedenti. Con questa scelta Red Hat intende quindi andare sul sicuro, visto che questa tecnologia è già utilizzata da Deutche Bank, Barnes &#038; Noble, BAE Systems, Samsung e Autodesk.</p>
<p>GlusterFS è un Network Attached Storage (NAS) <em>file system</em>, rilasciato con GNU AGPL3, che consente di mettere insieme risorse sia attraverso Ethernet sia Infiniband RDMA e ha trovato un discreto successo in applicazioni <em>cloud</em>, biomedicali e archiviazione di grandi quantità di dati. Grazie alle sue avanzate caratteristiche: <em>mirroring</em> e replicazione, <em>volume failover</em>, bilanciamento del carico, <em>caching</em> e gestione delle quote. La sua infrastruttura è concepita con un modello <em>client</em>-<em>server</em>: il server esporta un <em>file system</em> senza effettuare altre operazione, lasciando al client il compito di gestire la strutturazione. GlusterFS fornirà inoltre una struttura completamente dinamica e scalabile in termini di aggiunta e rimozione online di <em>file system</em> e questo grazie anche al suo sistema di astrazione che gli consente di lavorare sopra EXT3/4 e XFS.</p>
<p>Red Hat dimostra – se mai ce ne fosse bisogno –  di essere ancora una volta  un leader del settore <em>open source</em>, non solo perché l&#8217;acquisizione di Gluster le porterà strumenti tecnologici fondamentali, ma anche  perché ha deciso di preservarne il valore aggiunto continuando a supportare tutti i prodotti commerciali che Gluster forniva ai propri clienti. L&#8217;operazione, dal costo di 136 milioni di dollari (a mio avviso un prezzo relativamente basso), si rivelerà strategica nei prossimi 5~7 anni.</p>
<p>Via | <a href="http://www.theregister.co.uk/2011/10/04/redhat_buys_gluster/">The Register</a></p>
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