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Red-Hat

Fedora Packages, una risorsa della comunità per elencare i pacchetti

pubblicato da Federico Moretti in: Fedora Red-Hat

Fedora PackagesFedora Packages è l’ultimo risultato degli sforzi della comunità di Red Hat per arricchire la documentazione esistente. Proposto tuttora in via sperimentale, è – come s’intuisce dal nome – un elenco dettagliato dei pacchetti installabili sulla distribuzione: equivale agli omonimi disponibili per Debian e Ubuntu, ma sembra migliore.

L’interfaccia di Fedora Packages è essenziale e orientata alla ricerca. Rispetto alle soluzioni create per altre distribuzioni, quella di Red Hat è una risorsa più completa: l’elenco dei dettagli forniti richiama piuttosto Launchpad, la piattaforma di Canonical. Il recupero dei risultati delle ricerche appare particolarmente rapido.

Oltre alle informazioni generali sui pacchetti, alle dipendenze e alle versioni disponibili, Fedora Packages elenca proprio come Launchpad le build create con successo e quelle che presentano degli errori, più le patch sottoposte a revisione. È un archivio generato da Fedora Community — l’applicazione web della comunità di Red Hat.

Fedora Packages

Fedora PackagesFedora PackagesFedora PackagesFedora Packages

Via | Máirín Duffy

È scaricabile il primo rilascio di Ceylon, il linguaggio di Red Hat

pubblicato da Federico Moretti in: Red-Hat Java

CeylonCeylon ha raggiunto il rilascio della prima “pietra miliare”, che era stata annunciata il mese scorso: il linguaggio – sviluppato da Red Hat – è un’alternativa a Java, compatibile con qualunque JVM. In settimana seguirà la distribuzione dell’estensione per Eclipse, disponibile in anteprima. Ceylon M1, AKA “Newton”, non è completo.

Questa milestone include pressoché tutte le funzionalità di Java, con qualche eccezione: la lista completa delle feature è allegata alla tabella di marcia per Ceylon. M1 non garantisce l’interoperabilità con Java. Sarà la prima novità della prossima release. Anche i repository remoti (e condivisi) non sono disponibili con “Newton”.

GitHub include i sorgenti per il linguaggio, oltre a quelli degli strumenti e del sito di Ceylon. Un aspetto particolarmente apprezzabile. “Newton” propone dei pacchetti precompilati per Debian/Ubuntu e Fedora — insieme a un archivio compresso per tutti i sistemi operativi. Il percorso di Ceylon è appena cominciato: avrà successo?

Via | Ceylon

Red Hat mette in campo le tecnologie Gluster

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Red-Hat Open Source

Red Hat Logo Circa due mesi fa, la notizia dell’acquisizione di Gluster da parte di Red Hat aveva posto l’attenzione sulle nuove tecnologie per l’ottimizzazione in ambito storage. Razionalizzare ed abbattere i costi, queste sono le priorità per la società del “cappello rosso”. In questo senso, anche il rilascio di RHEL 6.2 ha denotato questa chiara vocazione.

Ciò che colpisce è la rapidità con la quale sono state pacchettizzate le tecnologie acquisite. Il risultato è Red Hat Appliance Storage Software, composto da RHEL e GlusterFS confezionati insieme. Sebbene RH stia spendendo molte energie per lo sviluppo di GlusterFS 3.3, attualmente la versione 3.2 è considerata stabile ed è quindi stata immediatamente impiegata con RHEL6.1. Scelta conservativa, che costa in termini di capacità. Ma a questo stadio è del tutto ragionevole.

Gli ingegneri sono andati sul sicuro: la soluzione RHEL 6.1 più GlusterFS 3.2 è stata ampiamente testata e certificata su determinate configurazioni hardware, preferendo la solidità a discapito della capacità. Appliance Storage Software dispone di un enorme potenziale, vista la sua propensione per lo storage non strutturato, unito a prestazione ed affidabilità.

Via | Linux Today

Red Hat Enterprise Linux 6.2, obiettivo storage

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Red-Hat Open Source

Red Hat LogoSebbene RHEL 6.2 non venga considerata dagli ingegneri Red Hat una major release, questo rilascio porta importanti novità per quanto riguarda il supporto di nuove tecnologie hardware. I concetti chiave per questa versione sono: miglioramento delle prestazioni dello storage enterprise, affidabilità e riduzione dei costi.

Questa, è la prima versione a supportare pienamente l’estensione iSCSI di RDMA, consentendo così di accedere a dispositivi SCSI in modalità remota sfruttando la rete Ethernet. L’utilizzo di questa tecnologia consente di aumentare significativamente il throughput tagliando i valori di latenza. Prestazioni non possibili con i protocolli TCP/IP. Red Hat ci riserva anche una prima implementazione della tecnologia pNFS. Il protocollo NFSv4.1 consentirà di trarre benefici dalle topologie cluster.

Per quanto riguarda la problematica, quanto mai attuale, del crescente carico di lavoro: il file system XFS verrà dispiegato con una differente politica di memorizzazione dei metadati. Ritardando la memorizzazione di questi, sarà possibile dare un ulteriore spinta ai valori di throughput. Scalabilità significa anche poter eseguire compiti multipli: sarà possibile eseguire istanze di samba multiple, migliorando così l’integrazione con infrastrutture miste.

Completano la lista il supporto a USB3.0 e PCI-e 3.0. Migliorata anche l’esecuzione di ambienti virtualizzati in contesti cluster. Secondo i dati presentati le performance I/O sono state aumentate del 30%. Red Hat è un’azienda attiva e in piena espansione, nonostante la crisi economica. A mio avviso questo lo si deve principalmente alla velocità di adeguamento delle sue tecnologie con le necessità del settore enterprise. Un esempio da imitare.

Via | PCWorld

Ceylon, un nuovo linguaggio alternativo a Java sviluppato da Red Hat

pubblicato da Federico Moretti in: Red-Hat Java

CeylonCeylon è un linguaggio di programmazione – sviluppato da Red Hat – ispirato a C# e soprattutto a Java. È bene specificare subito che Gavin King, responsabile del progetto, non ha mai parlato della realizzazione di un Java–killer: Ceylon non sostituisce la soluzione di Oracle e, perché funzioni, serve una Java Virtual Machine (JVM).

Spesso i programmatori optano per la creazione di un nuovo linguaggio a soluzione dei problemi riscontrati con Java: nell’ultimo anno, ad esempio, abbiamo citato Scala e NetRexx. Ceylon entra in questa categoria. Le difficoltà di Red Hat non dipendono direttamente da Java, ma dagli strumenti di sviluppo per Java Second Edition (SE).

Il nuovo linguaggio è composto da quattro elementi principali: le specifiche, un compilatore, un plugin per Eclipse e il linguaggio vero e proprio. Ceylon 1.0 è pronto all’80% perché la programmazione del rilascio è giunta appena alla prima “pietra miliare”. La priorità è la creazione d’un Software Development Kit (SDK) efficiente.

Via | The H Open

Journal, un nuovo formato per il log di sistema con systemd su Linux

pubblicato da Federico Moretti in: Fedora Red-Hat

FedoraJournal è un formato di nuova concezione per il log degli eventi di sistema: è un progetto di Lennart Poettering e Kay Sievers creato per funzionare esclusivamente in systemd. Journal è stato presentato soltanto venerdì scorso e ne sarebbe prevista l’inclusione da Fedora 17. Tuttavia, in passato Red Hat aveva procrastinato systemd

La premessa è d’obbligo perché gli sviluppatori di Red Hat potrebbero fare altrettanto con journald (il demone che controlla Journal) e il nuovo formato uscirebbe con Fedora 18 o superiore. Ha significato associare Journal alla distribuzione della comunità di Red Hat, poiché al pari di systemd è sviluppato da contributori di Fedora.

Prima d’entrare nel merito di Journal occorre specificare che il nuovo formato sarà compatibile a livello predefinito con Fedora, openSUSE e Mageia/Mandriva: gli utenti di Arch, Debian e Gentoo potranno installarlo in via del tutto opzionale con systemd. Ubuntu usa Upstart e Journal non può “sostituire” rsyslog sulla distribuzione.

Continua a leggere: Journal, un nuovo formato per il log di sistema con systemd su Linux

Fedora 16 attiva GPT a prescindere dalla presenza di EFI sul sistema

pubblicato da Federico Moretti in: Fedora Red-Hat

Unified Extensible Firmware Interface (UEFI)Fedora 16 è stata rilasciata soltanto dieci giorni fa, eppure sono già emersi alcuni problemi piuttosto rilevanti. In particolare l’installazione con Anaconda presenta una gestione sui generis dell’interfaccia di I/O. Il difetto riguarda Extensible Firmware Interface (EFI): no, il Secure Boot e Microsoft questa volta non c’entrano.

Normalmente, il BIOS utilizza il Master Boot Record (MBR) ed EFI la GUID Partition Table (GPT). Fedora 16 installa quest’ultima a prescindere, creando dei problemi sulle macchine che prevedono ancora il BIOS. Il sistema operativo potrebbe non essere riconosciuto e, di conseguenza, Fedora 16 risulta inutilizzabile. C’è un workaround.

La soluzione più efficace è quella d’installare Fedora 16 inserendo nogpt tra le opzioni d’avvio del LiveCD. Se il problema si presenta a installazione completata, occorre ripristinare la partizione aggiuntiva prevista da GPT con fdisk, perché il BIOS la riconosca. A evidenziare il problema è Matthew Garrett, dipendente di Red Hat.

Via | Matthew Garrett

Red Hat acquisisce Gluster

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Red-Hat File system

Red Hat LogoRed Hat, forte dei suoi risultati economici, ha deciso di acquisire Gluster, società californiana specializzata nello storage. Con questa acquisizione il colosso dell’open source intende mettere in cantiere un’importante iniziativa per colmare le lacune nel campo del cloud computing grazie anche alla dote portata da GlusterFS, un file system distribuito che consentirà a Red Hat di avere una tecnologia specifica per infrastrutture di grandi dimensioni.

L’attuale “cruccio” del settore enterprise è la crescita non strutturata dei file system aziendali. L’unità di scaling è ormai il petabyte e la dinamicità richiesta ai processi di adeguamento dello storage è senza precedenti. Con questa scelta Red Hat intende quindi andare sul sicuro, visto che questa tecnologia è già utilizzata da Deutche Bank, Barnes & Noble, BAE Systems, Samsung e Autodesk.

GlusterFS è un Network Attached Storage (NAS) file system, rilasciato con GNU AGPL3, che consente di mettere insieme risorse sia attraverso Ethernet sia Infiniband RDMA e ha trovato un discreto successo in applicazioni cloud, biomedicali e archiviazione di grandi quantità di dati. Grazie alle sue avanzate caratteristiche: mirroring e replicazione, volume failover, bilanciamento del carico, caching e gestione delle quote. La sua infrastruttura è concepita con un modello client-server: il server esporta un file system senza effettuare altre operazione, lasciando al client il compito di gestire la strutturazione. GlusterFS fornirà inoltre una struttura completamente dinamica e scalabile in termini di aggiunta e rimozione online di file system e questo grazie anche al suo sistema di astrazione che gli consente di lavorare sopra EXT3/4 e XFS.

Red Hat dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – di essere ancora una volta un leader del settore open source, non solo perché l’acquisizione di Gluster le porterà strumenti tecnologici fondamentali, ma anche perché ha deciso di preservarne il valore aggiunto continuando a supportare tutti i prodotti commerciali che Gluster forniva ai propri clienti. L’operazione, dal costo di 136 milioni di dollari (a mio avviso un prezzo relativamente basso), si rivelerà strategica nei prossimi 5~7 anni.

Via | The Register

Red Hat continua a crescere

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Red-Hat Open Source

Nonostante le burrasche finanziarie Red Hat non conosce limiti alla propria espansione e regala ai suoi azionisti un secondo trimestre di cospicui guadagni. Una crescita dei ricavi del 28% fino a 281,3 milioni di dollari con un utile netto di 40 milioni di dollari, marcando una crescita del 60%. Attualmente Red Hat è seduta su di un capitale liquido di 937.2 milioni, dati questi, che ne fanno la più importante azienda di software open source nel mondo senza per altro vedere all’orizzonte rivali degni di nota.

La distribuzione Enterprise è il prodotto che guida la scalata, per lo più spinta anche dall’utilizzo di JBoss e quindi dal settore middleware. Inoltre il tasso di migrazione Unix-Linux al contrario di quanto affermano analisti di Wall Street, non sembra subire nessun rallentamento, come confermato anche da Jim Whitehurst, uno dei mercati che fornirà impulso nel settore della migrazione e dell’eliminazione di componenti legacy è la Corea, dove interi comparti come le telecomunicazioni, banche ed agenzie governative sono interamente gestite da “montagne” di software UNIX.

Jim Whitehurst ha sottolineato anche il ruolo dei sistemi di virtualizzazione come fattore di successo. A questo punto è evidente che il modello di business funziona, anche se ai puristi del software libero non andrà a genio la politica Red Hat, rimane sul tavolo un dato di fatto, ossia Red Hat guadagna e fa guadagnare. Rimane da capire quale possa essere il modello di sviluppo economico che possono seguire gli attori dei segmenti desktop, mobile e tablet; personalmente ritengo che il tentativo di Canonical di creare una sorta di AppStore, seppure con contorni poco chiari, vada esattamente in questa direzione. Comunque la si pensi, l’obiettivo è chiaro: rendere remunerativo il target consumer.

Via | The Register

Red Hat rilascia Fedora 16 Alpha dopo un periodo di procrastinazione

pubblicato da Federico Moretti in: Fedora Red-Hat

Fedora 16 AlphaFedora 16 Alpha è pronta per il download: la disponibilità dell’aggiornamento sperimentale, per la distribuzione della comunità di Red Hat, è “slittata” di una settimana a seguito di un meeting degli sviluppatori. È valsa la pena attendere sette giorni per provare quello che sarà il futuro di Fedora. Il rilascio avverrà in novembre.

La novità più evidente di Jules Verne, nome in codice per Fedora 16, è indubbiamente GRUB2: è il primo aggiornamento di Red Hat a utilizzare la versione di sviluppo del boot loader in fase di sviluppo. È la scelta predefinita soltanto sui sistemi x86, per il momento. L’Hardware Abstraction Layer (HAL) è stato rimosso completamente.

Systemd, invece, era già stato introdotto con Fedora 15. Gli aggiornamenti del desktop prevedono GNOME 3.1 (tuttora in fase sperimentale) e KDE Software Compilation 4.7. La virtualizzazione ha riportato in auge Xen.org con le novità di Linux 3.0: Fedora 16 sarà pronta al cloud computing. Non può mancare una lista dei problemi noti.

Fedora 16 Alpha

Via | Adam Williamson