
Canonical dopo i cinque giorni di App Developer Week organizza un sito per gli sviluppatori esperti e per chi muove i primi passi nella programmazione su linux. Canonical con questo progetto dà l’opportunità agli sviluppatori e alle aziende di proporre e progettare App individualmente o in team. Questo progetto non si rivolge solamente allo sviluppo di applicativi open source free ma anche ai software a pagamento inserendoli all’interno del circuito di Ubuntu Software Center. Ubuntu in questo modo vuole stimolare la realizzazione di programmi competitivi sul mercato creando una vera concorrenza a Windows e Mac OS X in collaborazione con la piattaforma Launchpad per il deposito delle App.
Per i grandi progetti che hanno un team consolidato come LibreOffice o Thunderbird non necessitano di un supporto di questo tipo ma le nuove idee e le nuove proposte hanno la necessità di uno staff e questo progetto di Canonical da la possibilità di trovare al suo interno gli sviluppatori, i traduttori, i designer e anche gli user per testare il software in sviluppo. Così Canonical ha ideato developer.ubuntu.com basato su tre steps: una semplice scelta, un semplice e divertente generatore di applicativi, impacchettamento e condivisione. Con “una semplice scelta” si intende l’utilizzo di Quickly, un programma più tosto difficile d’apprendere ma che aiuta lo sviluppatore nel processo di programmazione.
“Un semplice e divertente generatore di applicazioni” è il passo successivo, dopo aver realizzato un App con Quickly è possibile creare my-new-project dandogli il nome del nostro progetto e automaticamente viene realizzata una directory mynewproject/ dove si colloca il nostro lavoro, in seguito bisogna soltanto creare il pacchetto e condividerlo.
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Sul blog di Olivier Sessink, principale sviluppatore di Bluefish è apparso un interessante post, molto simile a quello pubblicato da Fortin qualche giorno fa, dove vengono riportati i risultati di alcuni test inerenti i tempi di avvio di Bluefish.
Il post fa delle comparazioni principalmente tra due versioni: l’ultima versione stabile, la 2.0.3 e la versione Trunk, tutt’ora in sviluppo e in un momento di passaggio dalle GTK+2 alle GTK+3.
La prova è stata effettuata con un vecchio IBM T43 che monta un processore Pentium M 1.8GHz e un SSD. Come possiamo vedere dal grafico la versione in GTK+2 pare avviarsi in un minor tempo rispetto a quella in GTK+3, nonostante si tratti di un tempo minimo di appena 0.3 secondi, come possiamo vedere dal grafico dopo il salto.

È stata da poco rilasciata la versione 2.6 di MonoDevelop, il famoso IDE per la programmazione in C# e in altri linguaggi .NET. Questa nuova release introduce numerose novità, come il supporto a Git, una versione migliorata del controllo di versione ed una nuova finestra per risolvere rapidamente i conflitti.
Oltre le novità sopracitate, MonoDevelpo 2.6 include inoltre il supporto ai progetti .NET 4.0, una riscrittura in C# del parser basato sul compilatore MCS, e la funzione “Aggiungi Cartella” nelle opzioni del progetto. Utilizzando l’add-in MonoMac, disponibile nel gestore dei componenti aggiuntivi, è possibile creare, testare e pacchettizzare applicazioni Cocoa.
Non solo novità: infatti è stata migliorata compatibilità con i progetti di Visual Studio, è migliorato il supporto a XBuild ed è stata creata una nuova finestra per il gestore dei componenti aggiuntivi.
Le novità da me riportate sono solo alcune, possiamo trovare tutte le altre alla pagina dedicata al rilascio di questa versione oppure nel classico changelog. Alla pagina download del progetto possiamo trovare i pacchetti compilati per le maggiori distro GNU/Linux, ed i file installazione per Windows and Mac OS X. Attualmente però, la versione più recente disponibile per Ubuntu è la 2.4.2, quindi è consigliato clonare il codice da GitHub e compilare manualmente.
Via | Monodevelop
Google Code ha cominciato a supportare nativamente Git tra i sistemi di Distributed Version Control System (DVCS) disponibili sulla propria piattaforma. L’aveva anticipato Chris Di Bona, parlando di Android e del futuro del desktop di Linux. Non ci sono ancora comunicati ufficiali, però Git è utilizzabile registrando nuovi progetti.
Git s’aggiunge così a Subversion e Mercurial tra le opzioni disponibili su Google Code. Il supporto è già approdato anche su Eclipse Labs, la piattaforma promossa da Google ed Eclipse Foundation per i progetti sviluppati con Eclipse. Nonostante l’assenza d’annunci ufficiali, sono state redatte le domande più frequenti sul supporto.
L’utilizzo di Git prevede 4Gb di spazio come tutti gli altri DVCS, tuttavia il limite per ogni invio di codice è a 500Mb e Google sostiene di volerlo aumentare in futuro. Per sfruttare Git nel proprio repository, occorre installare la versione 1.6.6 o superiore del DVCS. Google Code potrebbe avere scelto Git per contrastare GitHub.
Via | The H Online
Greenfoot è un framework per programmare in Java un po’ sui generis. La scrittura dei sorgenti e l’esecuzione del codice avviene in uno degli “scenari” predefiniti (circa una ventina): gli oggetti sono rappresentati da figure che si animano in base alle azioni a esse associabili. È quasi un “ibrido” tra intrattenimento e istruzione.
L’idea d’assegnare una forma illustrata alla programmazione non è nuova, eppure Greenfoot è tutt’altro che un’applicazione per i più piccoli. Disponibile per Linux, OS X e Windows i sorgenti sono distribuiti con licenza GPLv2. Greenfoot è supportato ufficialmente da Google e Oracle: un limite è quello della produzione di risultati.
Non sembra possibile generare delle applicazioni “aliene” a Greenfoot. Insomma, lo scopo educativo del framework riduce l’utilizzo del programma in se stesso: l’obiettivo (unico?) di Greenfoot è quello di realizzare nuovi scenari o modificare quelli esistenti. È utile per acquisire un’idea di massima della programmazione a oggetti.
Via | MakeUseOf
GitHub si è affermato come l’hosting di progetti open source più apprezzato, superando sia SourceForge, sia Google Code. È il risultato di due studi: il primo di Black Software e il secondo di RedMonk. Le statistiche si riferiscono al periodo tra gennaio e maggio di quest’anno, sulla base dei commit ricevuti dalle varie piattaforme.
Secondo la ricerca di Black Duck, GitHub ha ricevuto il 54% dei commit (oltre un milione), SourceForge il 30% (600.000 circa) e Google Code il 14% (attorno ai 280.000). CodePlex di Microsoft è sotto i 50.000 commit col 2% del totale. GitHub supera quindi il doppio dell’attività di tutti gli altri hosting messi insieme, per il 2011.
Il linguaggio più utilizzato su GitHub è Ruby, nonostante C++ guidi la classifica generale davanti a Java e Python. C Sharp è ovviamente il più sfruttato su CodePlex, tuttavia la percentuale dei commit su GitHub è di poco inferiore a quella del portale di Microsoft. Stephen O’Grady di RedMonk sottolinea come Perl sia il meno usato.
Via | ReadWriteWeb
Chop è un pastebin come tanti altri, almeno per le funzioni principali: supporta il syntax highlighting per i linguaggi di programmazione e markup più comuni (Ruby, JavaScript, HTML, CSS, Java, C/C++, PHP, YAML). Supporta i Diff. Creato da ZURB, non è un progetto open source o per lo meno non sono ancora stati pubblicati i sorgenti.
La caratteristica più interessante di Chop risiede nella possibilità di commentare il codice, al di fuori dei sorgenti. Anziché inserire una o più stringhe di REM, Chop aggiunge dei pop-up interattivi: consultabili sul web, non appesantiscono il codice e non hanno problemi di compatibilità con la sintassi del linguaggio utilizzato.
L’applicazione è scritta in Ruby on Rails, non richiede alcuna registrazione ed è gratuita: ha dei limiti, come l’impossibilità di rendere private le pagine generate o di modificarle in un secondo momento. Chop può creare risultati a partire da un indirizzo web. È un progetto sperimentale e non è affatto detto che verrà aggiornato.
Via | ReadWriteWeb
LinkedIn, il social network dedicato alla condivisione d’esperienze e titoli professionali, ha integrato l’attività svolta su GitHub tra le competenze segnalabili sui profili. La scelta, tra gli hosting riservati allo sviluppo con Git, è ricaduta su GitHub perché ospita più di 1,8 milioni di progetti con oltre 600.000 utenti attivi.
L’integrazione di GitHub per LinkedIn avviene in forma d’applicazione: una volta aggiunta, questa chiede di autorizzare l’accesso alle informazioni del profilo su GitHub. L’associazione degli account permette di controllare quali sono i progetti in corso nella propria rete di contatti e di mostrare i progressi realizzati su GitHub.
La sincronizzazione degli eventi di GitHub su LinkedIn è speculare: scegliendo di seguire un progetto rintracciato da LinkedIn, il “watch” sarà salvato anche sul profilo di GitHub. Lo stesso vale per i contatti appartenenti alla propria rete o ai gruppi cui si è iscritti su LinkedIn. È un’opportunità per mostrare il proprio lavoro.
Via | GitHub

Evan Martin è uno sviluppatore di Google che lavora sul progetto Chrome che è composto da circa 30.000 file.
Con questi numeri ssando make per la compilazione possono essere necessari parecchi secondi fra l’esecuzione del comando e l’effettivo inizio della compilazione. Situazione ancora più tragica con altri tool come scons che sono sviluppati per rimpiazzare make.
Ritenendo insoddisfacente questa situazione ed innervosito dalla necessità di attendere troppo fra una modifica e l’effettiva compilazione ha deciso di rimboccarsi le maniche per produrre qualcosa di più efficiente a cui ha dato nome Ninja.

Nel corso dell scorso mese vi abbiamo raccontato della rottura fra i programmatori del progetto Hudson e la dirigenza Oracle.
Qualche giorno fa si sono tenute le votazioni per decidere quale strada avrebbe dovuto intraprendere il progetto. La maggioranza si è espressa chiaramente ed in maniera corale. 214 voti per cambiare nome in Jenkins e staccarsi da Oracle e solo 14 per mantenere lo status quo.
L’azienda ha chiamato questa mossa un fork, ma in realtà si tratta di una vera e propria migrazione degli sviluppatori. Se tecnicamente è effettivamente un fork, praticamente imposto dalle decisioni di Oracle, a sviluppare Hudson rimarranno solo i dipendenti, mentre tutti gli altri programmatori si sono spostati su Jenkins.
Via | HOnline