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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-22T13:12:20+00:00</updated>
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    <title type="html">Molti progetti della Free Software Foundation sono tuttora in stallo</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-23T11:00:43+00:00</published>
    <updated>2012-04-23T11:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>adobe flash</dc:subject><dc:subject>oracle forms</dc:subject><dc:subject>skype</dc:subject><dc:subject>uefi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come si può definire lo stato dei progetti ad alta priorità della Free Software Foundation (FSF)? È «triste», secondo Michael Larabel di Phoronix. Una constatazione difficilmente criticabile,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9857/molti-progetti-della-free-software-foundation-sono-tuttora-in-stallo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/freesoftwarefoundation.jpg" class="post" border="0" width="586" height="195" alt="Free Software Foundation" /><br clear="all" /></p>
<p>Come si può definire lo stato dei progetti ad alta priorità della Free Software Foundation (<a href="http://www.fsf.org/">FSF</a>)? È «triste», secondo Michael Larabel di <a href="http://www.phoronix.com/">Phoronix</a>. Una constatazione difficilmente criticabile, elencando le iniziative in stallo. Larabel ha descritto lo stato dell’arte per ogni singolo progetto — e il risultato è piuttosto disarmante.</p>
<p>Iniziando da <a href="http://www.gnu.org/software/gnash/">Gnash</a>, l’alternativa <em>open source</em> ad Adobe Flash, Larabel sottolinea lo stallo alla versione 7 del formato SWF: quest’ultimo ha raggiunto la versione 10, che sarà aggiornata col prossimo rilascio della Creative Suite (CS). Sebbene Lightspark abbia recentemente ottenuto <a href="http://www.ossblog.it/post/9807/lightspark-056-supporta-google-street-view-piu-alcuni-videogiochi">dei risultati entusiasmanti</a>, Gnash è ancora al palo.</p>
<p><a href="http://www.coreboot.org/">Coreboot</a>, invece, aveva promesso <a href="http://www.ossblog.it/post/9405/coreboot-inizia-a-sostituire-il-bios-per-lavvio-di-alcuni-portatili">dei grandi miglioramenti</a> sui <em>laptop</em> al FOSDEM 2012: i progressi sono stati in larga parte smentiti e <a href="http://www.ossblog.it/post/9755/google-contribuisce-a-coreboot-coi-sorgenti-realizzati-per-chrome-os">la novità più rilevante</a> è arrivata da Google, che lo vuole sui Chromebook. Larabel è scettico sulla possibilità di trovare Coreboot sui dispositivi in vendita. Mi accontenterei di poterlo installare.</p>
 <p>
Gli insuccessi più eclatanti riguardano la produzione di alternative “libere” a Skype e Final Cut. Se davvero esiste un antagonista del programma per il VoIP di Microsoft, questo è WebRTC di Google. Sull’editing non-lineare dei video le applicazioni si sprecano, ma nessuna ha raggiunto l’eccellenza: prima o poi arriverà Lightworks.</p>
<p>Il <em>cahier de doléances</em> continua, chiudendo coi successi ottenuti dalla FSF su RARv3, GNU PDF e <a href="http://civicrm.org/">CiviCRM</a>. Larabel è piuttosto duro, arrivando a domandarsi quanto la FSF abbia accumulato e come abbia investito i fondi raccolti in questi anni: elenca – a prescindere dalla boutade sull’economia – dei dati di fatto. La domanda è un’altra.</p>
<p>La FSF dovrebbe finanziare progetti alternativi a quelli proprietari per creare un business del <em>free software</em>, oppure offrire agli utenti delle opzioni “libere”? Personalmente, ritengo che non debba esistere una competizione sul mercato. Il business dell’<em>open source</em> è una cosa, il <em>free software</em> un’altra — e la FSF non è un’azienda.</p>
<p>Via | <a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&#038;px=MTA5MDk">Phoronix</a></p>
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    <title type="html">Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-18T12:00:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-18T12:00:28+00:00</updated>
    <dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>brevettabilità del software</dc:subject><dc:subject>diritto d’autore</dc:subject><dc:subject>licenze di rilascio</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È iniziato, a San Francisco, il processo intentato da Oracle a Google riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9833/oracle-e-google-in-tribunale-per-java-sono-ai-limiti-del-paradosso"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/oraclejava.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Oracle Java" />È iniziato, a San Francisco, il processo intentato da <a href="http://www.oracle.com/">Oracle</a> a <a href="http://www.google.com/">Google</a> riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia Larry Ellison, il Chief Executive Officer (CEO) di Oracle, sia Larry Page, quello di Google, e il dibattito è sul filo del paradosso.</p>
<p>In sintesi, i due concordano sul fatto che Java sia un linguaggio di programmazione “libero”… tuttavia, precisa Ellison, Google è l’unica società a non pagarne le licenze. È facile comprendere che qualcosa non quadri, in quest’ultima dichiarazione: Ellison si riferirebbe a una specie di consuetudine, estranea al concetto di licenza.</p>
<p>Il conflitto è basato sulle Application Programming Interfaces (API) per Java: chiunque può utilizzare il linguaggio sotto GNU/GPL, ma per l’accesso alle API sarebbe previsto il pagamento di una o più licenze. La tesi è molto fragile, perché equivarrebbe a ricevere in regalo un’automobile e a doverla ricomprare per poterla guidare.</p>
 <p>
La trascrizione della testimonianza di Ellison è a un passo dal ridicolo. Il CEO di Oracle annuisce a tutte le richieste dei legali di Google, volte a dimostrare la “libertà” nell’utilizzo di Java, per chiosare col discorso delle licenze previste sulle API. Il processo sarà lungo, però il querelante appare in una pessima posizione.</p>
<p>Un aspetto interessante, che emerge dal contro-interrogatorio di Ellison, è la rivelazione del motivo per il quale Oracle ha portato Google in tribunale. La società aveva richiesto uno studio di settore per produrre quello che nel prototipo era descritto quale Java Phone: i produttori contattati da Oracle sono gli stessi di Android.</p>
<p>Ellison ha minimizzato, sostenendo che il progetto è stato rifiutato dal Consiglio d’Amministrazione (CdA) di Oracle: non è mai stato davvero preso in considerazione dalla società. Nelle novantuno slide presentate dall’accusa si tratta il codice <em>open source</em> alla stregua di quello proprietario per guadagnare da un&#8217;occasione mancata.</p>
<p>Via | <a href="http://arstechnica.com/tech-policy/news/2012/04/google-v-oracle-day-2.ars">Ars Technica</a></p>
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    <title type="html">OpenIndiana propone alcuni aggiornamenti: ha perso il proprio ruolo?</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-04-15T16:00:50+00:00</published>
    <updated>2012-04-15T16:00:50+00:00</updated>
    <dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>solaris</dc:subject><dc:subject>interfacce grafiche</dc:subject><dc:subject>openindiana 151a</dc:subject><dc:subject>opensolaris 134</dc:subject><dc:subject>schede video</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[OpenIndiana è la distribuzione, basata su Illumos, che – almeno, idealmente – avrebbe sostituito OpenSolaris di Oracle. Tuttavia, dal 14 settembre al 14 aprile è stato proposto un unico[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9811/openindiana-propone-alcuni-aggiornamenti-ha-perso-il-proprio-ruolo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/openindiana.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="OpenIndiana" /><a href="http://openindiana.org/">OpenIndiana</a> è la distribuzione, basata su Illumos, che – almeno, idealmente – avrebbe sostituito OpenSolaris di Oracle. Tuttavia, dal 14 settembre al 14 aprile è stato proposto <a href="http://wiki.openindiana.org/oi/oi_151a_prestable2+Release+Notes">un unico aggiornamento</a> sperimentale, che non include delle novità di rilievo: Michel Larabel di <a href="http://www.phoronix.com/">Phoronix</a> mette in dubbio la comunità <em>open source</em> di Solaris.</p>
<p>Larabel si domanda se Illumos mantenga, nell&#8217;ambito dei sistemi operativi <em>open source</em>, la «rilevanza» che aveva OpenSolaris. Tra i problemi citati c’è l’assenza d’uno <em>stack</em> grafico degno di questo nome: un aspetto trascurabile, considerando il target di OpenIndiana e Illumos. Per quanto mi riguarda, la valutazione da fare è diversa.</p>
<p>Illumos non è certo una soluzione che debba competere con Linux tra i consumatori. E, in ambito aziendale, la società che interpreta al meglio il ruolo di antagonista con Oracle è Joyent — la stessa che mantiene lo sviluppo di Node.js. Non è tanto OpenIndiana, quanto SmartOS la distribuzione di Illumos da tenere d’occhio in futuro.</p>
<p>Via | <a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&amp;px=MTA4NzQ">Phoronix</a></p>
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    <title type="html">Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-02-24T12:00:31+00:00</published>
    <updated>2012-02-24T12:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>contenuti multimediali</dc:subject><dc:subject>diritti d’autore</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject><dc:subject>standard del web</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9549/encrypted-media-extensions-la-soluzione-di-drm-per-i-video-in-html5"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/html5.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="HTML5" />Google, Microsoft e Netflix hanno appena proposto l’improponibile, ovvero un sistema di Digital Rights Management (DRM) per proteggere i contenuti multimediali – in particolare, i video – integrati sulle pagine web in HTML5. Non è tutto, perché queste società pretenderebbero che le <a href="http://dvcs.w3.org/hg/html-media/raw-file/tip/encrypted-media/encrypted-media.html">Encrypted Media Extensions</a> diventino uno standard.</p>
<p>Una bozza delle specifiche per le Encrypted Media Extensions, infatti, è stata sottoposta alla valutazione del World Wide Web Consortium (W3C). Ian Hickson, dipendente di Google e revisore degli standard di HTML5, è intervenuto nel dibattito definendo «non etica» la proposta avanzata dalla sua azienda. È una posizione condivisibile.</p>
<p>L’accettazione delle Encrypted Media Extensions è tutt’altro che scontata, ma l’aspetto più importante è un altro. Chi riteneva che l’abbandono delle Rich Internet Application (RIA) come Flash Player avrebbe risolto il problema del DRM è destinato a essere deluso: la stessa Google, promotrice di WebM, ne ha proposto un’alternativa.</p>
<p>Via | <a href="http://lwn.net/Articles/483476/">LWN</a></p>
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    <title type="html">Ubuntu Business Desktop Remix: una spin per le imprese targata Canonical</title>
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    <author>
      <name>Marco Usai</name>
    </author>
    <published>2012-02-11T11:00:35+00:00</published>
    <updated>2012-02-11T11:00:35+00:00</updated>
    <dc:subject>ubuntu</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>ubuntu business desktop remix</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Nelle scorse ore, il team di sviluppo di Canonical ha rilasciato Ubuntu Business Desktop Remix, una spin di Ubuntu per le aziende. Questa versione, basata su Ubuntu 11.10 Oneiric Ocelot risulta essere[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9457/ubuntu-business-desktop-remix-una-spin-per-le-imprese-targata-canonical"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/canonicalltd.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="188" alt="" />Nelle scorse ore, il team di sviluppo di Canonical <a href="http://www.ubuntu.com/business/desktop/remix">ha rilasciato</a> Ubuntu Business Desktop Remix, una spin di Ubuntu per le aziende. Questa versione, basata su Ubuntu 11.10 Oneiric Ocelot risulta essere una variante di Ubuntu con alcune applicazioni installate di default, tra queste troviamo:  Adobe Flash Plugin, VMware View e OpenJDK 6; sono state eliminate alcune applicazioni appartenenti alla categoria dei social network, dello sviluppo e i tanto odiati giochi.</p>
<p>La mossa di Canonical già annunciata da tempo, ovvero di iniziare a conquistare anche le aziende dopo i desktop è così cominciata. Ubuntu Business Desktop Remix sarà il trampolino di lancio per questo progetto, che proseguirà con Ubuntu 12.04, prossima versione con supporto a lungo termine di cinque anni.</p>
<p>Mark Shuttleworth, patron di Ubuntu <a href="http://www.markshuttleworth.com/archives/1002">ha spiegato</a> che non ci sono pacchetti modificati in questa nuova versione, riceverà gli stessi aggiornamenti di sicurezza allo stesso modo di una versione &#8220;classica&#8221; di Ubuntu. Per il patron di Ubuntu, questa è la prima mossa per avvicinarsi ad una buona diffusione in ambito aziendale.</p>
<p>La versione in questione, è disponibile in free download dal sito ufficiale di Ubuntu previa registrazione ed accettazione dell&#8217;EULA, la cosa ha destato molte perplessità. È necessario quindi accettare l&#8217;EULA  per i software proprietari (come VMware) che questa versione include, non per Ubuntu in sé.</p>
<p>Via | <a href="http://www.ubuntu.com/business/desktop/remix">Ubuntu</a></p>
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    <title type="html">Clement Lefebvre ritratta sulle percentuali dei profitti derivati dall&#039;Amazon Music Store</title>
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    <author>
      <name>Marco Usai</name>
    </author>
    <published>2011-12-13T09:00:12+00:00</published>
    <updated>2011-12-13T09:00:12+00:00</updated>
    <dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>linux mint amazon</dc:subject><dc:subject>linux mint banshee</dc:subject><dc:subject>linux mint music</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint,  dopo la notizia sulla avida gestione degli introiti provenienti dall’Amazon Music Store ha voluta fare un po&amp;#8217; di chiarezza riguardo questa[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9051/clement-lefebvre-ritratta-sulle-percentuali-dei-profitti-derivati-dallamazon-music-store"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/mint_logo_01.png" class="post" border="0" align="left" width="250" height="187" alt="" /><br />
Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint,  dopo la notizia sulla avida gestione degli introiti provenienti dall’Amazon Music Store ha voluta fare un po&#8217; di chiarezza riguardo questa spiacevole vicenda.</p>
<p>Il polverone è stato alzato da un blog tedesco che ha notato il cambio di codice del plugin per Banshee dell&#8217;Amazon Music Store. Subito riportato da &#8220;OMG Ubuntu!&#8221;, la notizia ha avuto ampia diffusione, tanto da arrivare allo stesso Lefebvre che ha risposto alle critiche nello stesso blog che aveva alzato il polverone. Il patron di Mint ha giustificato la modifica al codice del plugin, sostenendo di aver problemi con l&#8217;Affiliate ID.</p>
<p>Lefebvre allora apre alla possibilità di ripartire in maniera equa i profitti derivati dall&#8217;Amazon Music Store. Lovechild, un utente del famoso sito <a href="http://lwn.net/Articles/471484/">Lwn.net</a>, <a href="http://lwn.net/Articles/471489/">ha raccontato</a> come il PL di Mint abbia partecipato ad una sessione di IRC sul canale Banshee, sessione che ha portato ad un nuovo accordo: Linux Mint tratterrà &#8220;solamente&#8221; il 50% degli introiti provenienti dallo store musicale di Amazon, il restante 50% andrà al team di GNOME. Il tutto poi, è stato confermato anche dal team di Banshee, che nella pagina &#8220;revenue&#8221; del proprio sito ufficiale ha riportato le percentuali svelateci da Lovechild.</p>
<p>Via |<a href="http://lwn.net/Articles/471489/"> Lwn</a></p>
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    <title type="html">La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-12-01T08:00:29+00:00</published>
    <updated>2011-12-01T08:00:29+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>istituto majorana</dc:subject><dc:subject>provincia di caltanissetta</dc:subject><dc:subject>regione sicilia</dc:subject><dc:subject>repubblica italiana</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità open source per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8915/la-regione-sicilia-pensa-a-una-legge-per-salvare-listituto-majorana"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/regionesicilia.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Regione Sicilia" />Il Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità <em>open source</em> per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento della Provincia di Caltanissetta <a href="http://www.istitutomajorana.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=1583&#038;Itemid=1">lo vorrebbe chiudere</a>, per razionalizzare le scuole del territorio: la Regione Sicilia pensa di salvarlo.</p>
<p>La Sicilia è una tra le cinque Regioni a Statuto Speciale e intende salvaguardare gli istituti che promuovono l’<em>open source</em>, su iniziativa di Massimo Ferrara (PD), con una nuova legge regionale. Lo Stato, infatti, ha optato per la chiusura delle scuole con meno di seicento studenti e il Majorana – con 633 alunni – sarebbe a rischio.</p>
<p>Non occorre una laurea in matematica per comprendere che gli alunni del Majorana superino la soglia indicata dal Governo. Però, l’autonomia scolastica approvata diversi anni fa delega la responsabilità alle Province e probabilmente il Majorana non ha degli “agganci”. Soprattutto considerando che le altre scuole <del datetime="2011-12-01T07:43:18+00:00">di</del> sono più piccole.</p>
 <p>
Nello specifico, gli studenti del Majorana sarebbero divisi tra l’Industriale (603) e il Professionale (431). Entrambi contano un numero d’alunni inferiore e i tecnici della Provincia di Caltanissetta avevano indicato proprio il Majorana per realizzare il nuovo polo scolastico. Allora, perché chiudere l’IISS di Gela? È un’anomalia.</p>
<p>Un’anomalia tutta italiana. La stessa che, paradossalmente, consentirebbe alla Sicilia di salvare l’istituto: lo Stato promulga una legge, la Provincia l’interpreta e la Regione la nega. È una sovrapposizione di competenze che ha dell’incredibile e non è ancora stato citato il Provveditorato agli Studi. Quale organismo l’avrà vinta?</p>
<p>Intanto, il Majorana aveva proposto un appello che ha raccolto oltre tremilatrecento adesioni. La normativa suggerita da Ferrara, Deputato all’Assemblea Regionale della Sicilia, ricalca quella già prevista in Puglia: il Majorana risulterebbe tutelato, proprio perché attivo nella promozione dell’open source sul territorio siciliano.</p>
<p>Via | <a href="http://www.osor.eu/news/it-sicily-to-consider-law-promoting-the-use-of-open-source">OSOR</a></p>
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    <title type="html">Arriva Linux 3.2-rc1, tante novità e qualche polemica</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=8665</id>
    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-11-08T12:05:14+00:00</published>
    <updated>2011-11-08T12:05:14+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>kernel merge window</dc:subject><dc:subject>linus torvalds</dc:subject><dc:subject>linux 3.2</dc:subject><dc:subject>linux sviluppo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come di consueto, dopo due settimane dal rilascio stabile per la versione 3.1, i lavori per la 3.2 sono in pieno svolgimento e i primi frutti vengono proprio con questa release candidate. La merge[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8665/arriva-linux-32-rc1-tante-novita-e-qualche-polemica"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/tux_05.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Tux"/> Come di consueto, dopo due settimane dal rilascio stabile per la versione 3.1, i lavori per la 3.2 sono in pieno svolgimento e i primi frutti vengono proprio con questa <em>release candidate</em>. La <em>merge window</em> è stata particolarmente dolorosa: lo stesso Torvalds si è detto poco entusiasta. Il <em>diffstat</em> che ne è venuto fuori è enorme e si prefigura una lunga serie di rilasci candidati.</p>
<p>Intendiamoci, niente di sorprendente. Ci si aspettava un incremento della mole di lavoro già prima di rilasciare la 3.1. Più concretamente, però, la maggior parte delle modifiche sono &#8220;banali&#8221; quanto fastidiose: <em>rename</em>, riorganizzazioni e pulizie. Insomma un bel compitino di quelli noiosi e improrogabili che di fatto hanno impedito a Linus Torvalds di effettuare questo rilascio domenica scorsa. Linus Torvalds rincara la dose e dimostra tutta la sua irritazione per il fatto di aver ricevuto moltissime modifiche all&#8217;ultimo minuto, rendendo odioso il controllo e la revisione del codice. Nonostante ciò, qualcuno prova sempre a fare il furbo e non bisogna faticare per trovare qualche sviluppatore che implora &#8220;misericordia&#8221; per il suo pezzo di codice. Manca giusto la scusa del cane che ha mangiato il compitino.</p>
<p>Polemiche a parte le modifiche funzionali, che sono quelle che ci interessano di più, sono distribuite per un 75% ai driver — e come poteva essere altrimenti? — un 15%  riguarda le architetture ed il restante 10% se lo dividono i <em>file system</em> e la parte che concerne la rete. Inevitabilmente, molto lavoro è stato lasciato per la prossima finestra disponibile. La <em>patch</em> in questione è di circa 22Mb, praticamente un terzo del <em>tarball</em>. Torvalds a questo punto si chiede se ha senso continuare a utilizzare le vecchie <em>patch</em>, piuttosto che utilizzare le funzioni di Git. Ho sempre trovato le <em>patch</em> molto comode, ma in questo caso mi risulta difficile dargli torto.</p>
<p>Lo sviluppo del <em>kernel</em> sta affrontando probabilmente la <em>merge window</em> tra le più grandi della sua storia e nonostante ciò Torvalds rimane fiducioso. Io lo sarei un po&#8217; meno, viste le discussioni. Ad ogni modo, Linux 3.2 sarà una sfida esaltante per la comunità <em>open source</em>.Viene da chiedersi, però, se gli strumenti sono all&#8217;altezza della crescente complessità che rende le pratiche interne allo sviluppo (almeno, a un osservatore esterno) un po&#8217; &#8220;bizantine&#8221;. E magari anche una <em>roadmap</em> potrebbe fare comodo.</p>
<p>Via | <a href="https://lkml.org/lkml/2011/11/8/18">LKML</a></p>
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    <title type="html">Richard Stallman chiarisce le dichiarazioni su Steve Jobs</title>
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    <author>
      <name>Marco Usai</name>
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    <published>2011-10-29T10:00:41+00:00</published>
    <updated>2011-10-29T10:00:41+00:00</updated>
    <dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>richard stallman dichiarazioni</dc:subject><dc:subject>steve jobs rms</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Subito dopo la morte del CEO più amato della terra, Richard Stallman aveva rilasciato delle dichiarazioni a freddo piuttosto dure che avevano suscitato grande clamore in tutto il Web. Ieri il padre[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8555/richard-stallman-chiarisce-le-dichiarazioni-su-steve-jobs"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/rms_live.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="" />Subito dopo la morte del CEO più amato della terra, Richard Stallman aveva rilasciato delle dichiarazioni a freddo piuttosto dure che avevano suscitato grande clamore in tutto il Web. Ieri il padre della FSF <a href="http://stallman.org/archives/2011-jul-oct.html?ohai#27_October_2011_(Steve_Jobs)">ha voluto rilasciare</a> delle dichiarazioni per chiarire la propria posizione.</p>
<p>Stallman ha voluto puntualizzare che la sua non è una critica rivolta alla persona di Steve Jobs, bensì alla sua attività produttiva, a tutte le sue restrizioni fino ad arrivare a considerare l&#8217;installazione di software non approvato da Apple come un reato.</p>
<p>Molto interessante risulta inoltre anche questa affermazione che riassume il pensiero di più &#8220;supporter&#8221; di RMS:</p>
<blockquote><p>Jobs è riuscito a rendere i suoi prodotti accattivanti e stilosi. Questa cosa normalmente sarebbe positiva, ma non in questo caso, in quanto ha avuto il paradossale effetto di far passare come accettabile la loro natura dispotica.</p></blockquote>
<p>Per chiudere il suo post Stallman ricorda la crociata personale di Jobs verso Android, combattuta a suon di brevetti. Come è già trapelato dalla biografia, Steve Jobs avrebbe voluto annientare Android dato che si tratta di una &#8220;copia rubata&#8221; di iOS, anche a costo di spendere il suo intero patrimonio, fino all&#8217;ultimo centesimo.</p>
<p>Queste dichiarazioni di Stallman anziché spegnere la polemica accesa lo scorso 6 Ottobre, ha messo altra carne al fuoco e sono in arrivo ulteriori polemiche &#8220;roventi&#8221;; come reagiranno i supporter Apple? </p>
<p>Via | <a href="http://stallman.org/archives/2011-jul-oct.html?ohai#27_October_2011_(Steve_Jobs)">RMS</a></p>
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    <title type="html">Richard Stallman sostiene che Steve Jobs fosse «defective by design»</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-08T10:00:57+00:00</published>
    <updated>2011-10-08T10:00:57+00:00</updated>
    <dc:subject>apple</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>defective by design</dc:subject><dc:subject>free software foundation</dc:subject><dc:subject>richard stallman</dc:subject><dc:subject>steve jobs</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8351/richard-stallman-sostiene-che-steve-jobs-fosse-defective-by-design"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/richardstallmandimaurizioscorianz.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Richard Stallman (di Maurizio Scorianz)" />Richard Stallman <a href="http://stallman.org/archives/2011-jul-oct.html#06_October_2011_(Steve_Jobs)">non ha esitato a intervenire</a> sul decesso di Steve Jobs utilizzando parole tanto dure nella forma, quanto deboli nel significato. Stallman ha “preso in prestito” le parole che Harold Washington utilizzò per commentare la morte di Richard Daley: «non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato».</p>
<p>Daley era un politico statunitense: non è mai stato condannato, tuttavia guidava un establishment di amministratori corrotti dal crimine organizzato. È doveroso sottolinearlo per comprendere il parallelo effettuato da Stallman tra Daley e Jobs. È difficile dissentire, se si considera Jobs il simbolo di Apple negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p>Eppure, per quanto in sintonia con larga parte della comunità, le dichiarazioni di Stallman non portano guadagni alla causa del free software. Al contrario, rischiano di danneggiare le legittime campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti di Apple. Ha ragione chi sostiene che «il free software ha bisogno di una nuova voce»?</p>
<p>Fotografia | <a href="http://www.flickr.com/photos/maurizio_scorianz/5905705567">Maurizio Scorianz</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Data.gov sarà chiuso: tramonta il “sogno americano” degli open data?</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-22T09:00:03+00:00</published>
    <updated>2011-09-22T09:00:03+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>barack obama</dc:subject><dc:subject>data.gov</dc:subject><dc:subject>open data</dc:subject><dc:subject>usaspending.gov</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Data.gov e USAspendig.gov, i portali dell&amp;#8217;e-government statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8167/datagov-sara-chiuso-tramonta-il-sogno-americano-degli-open-data"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/datagov.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Data.gov" />Data.gov e USAspendig.gov, i portali dell&#8217;<em>e-government</em> statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti. Già <a href="http://www.downloadblog.it/post/14060/killing-datagov">in discussione</a>, per risparmiare fondi a sostegno dell&#8217;intervento militare in Libia, subiranno un processo di “esternalizzazione” sui generis.</p>
<p>Sì, perché le piattaforme saranno sostituite (in forma strettamente ufficiosa) da soluzioni private. Anziché provvedere alla diffusione degli open data, lo Stato ha optato per la vendita delle informazioni a società di terze parti, che potranno o meno ridistribuirle in chiaro ai cittadini a propria discrezione. È un pessimo affare.</p>
<p>Benché, a detta dell&#8217;analista Steve O&#8217;Keeffe, Data.gov e USAspending.gov non abbiano soddisfatto le aspettative, i privati hanno “fiutato” un&#8217;opportunità di business e acquistato la proprietà intellettuale dei portali. Gli scopi non sono stati considerati come un problema dal Senato degli USA alle prese con crisi e debito pubblico.</p>
<p>Via | <a href="http://opensource.com/government/11/9/open-government-dead-pass-beer-nuts">opensource.com</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Estendere il copyright costerà più di 1€ miliardo all&#039;Unione Europea</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-21T09:00:07+00:00</published>
    <updated>2011-09-21T09:00:07+00:00</updated>
    <dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>closed-source</dc:subject><dc:subject>diritto d'autore</dc:subject><dc:subject>parlamento europeo</dc:subject><dc:subject>unione europea</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[L&amp;#8217;Unione Europea, in un periodo di crisi dei mercati e dei Paesi continentali, ha deciso d&amp;#8217;estendere il periodo di durata del copyright di vent&amp;#8217;anni: la proprietà[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8151/estendere-il-copyright-costera-piu-di-1e-miliardo-allunione-europea"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/euro.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Euro" />L&#8217;Unione Europea, in un periodo di crisi dei mercati e dei Paesi continentali, ha deciso d&#8217;estendere il periodo di durata del copyright di vent&#8217;anni: la proprietà intellettuale sarà così estesa da cinquant&#8217;anni a settant&#8217;anni. Il costo dell&#8217;operazione s&#8217;aggira attorno a 1€ miliardo e a pagare, ovviamente, non saranno i licenziatari.</p>
<p>Ad ammortizzare le spese per favorire ulteriormente siale major cinematografiche, sia quelle discografiche, saranno i contribuenti dei Paesi dell&#8217;UE. La decisione è stata presa lunedì scorso, con l&#8217;appoggio dei membri italiani: stando a Martin Kretschmer, amministratore dell&#8217;Università di Bournemouth, <a href="http://www.cippm.org.uk/copyright_term.html">non hanno considerato i costi</a>.</p>
<p>Analizzando la parte relativa alla discografia, per la quale la norma è stata concepita, l&#8217;esborso gioverà soltanto nel 28% agli artisti: il 72% è a tutto vantaggio delle multinazionali. Belgio e Svezia sono i Paesi che si sono opposti maggiormente. Chissà se <a href="http://www.downloadblog.it/post/14921/il-partito-pirata-raggiunge-l89-dei-voti-alle-elezioni-di-berlino">le elezioni</a> del Partito Pirata a Berlino potranno cambiare gli equilibri.</p>
<p>Via | <a href="http://www.theregister.co.uk/2011/09/20/kretschmer_consumers_lose_out_when_artists_get_copyright_extension/">The Register</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">One Laptop Per Child l&#039;assicura: lo 0.2% dei portatili è con Windows</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-11T09:00:00+00:00</published>
    <updated>2011-09-11T09:00:00+00:00</updated>
    <dc:subject>windows</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>one laptop per child</dc:subject><dc:subject>sugared wine</dc:subject><dc:subject>windows xp</dc:subject><dc:subject>xo-1 laptop</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8059/one-laptop-per-child-lassicura-lo-02-dei-portatili-e-con-windows"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/xo1olpc.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="XO-1 (OLPC)" />Soltanto lo 0.2% dei portatili prodotti da One Laptop Per Child (OLPC), cioè circa 5.000 unità, prevede l&#8217;installazione di Windows XP: è uno stock offerto da Microsoft ed è estraneo alla formula prevista dalla distribuzione di <a href="http://one.laptop.org/about/hardware">XO-1</a>. È quanto ha sostenuto con forza il gruppo di lavoro responsabile del progetto di Nicholas Negroponte.</p>
<p>La precisazione s&#8217;è resa necessaria, perché alcune indiscrezioni parlavano dell&#8217;abbandono di Linux e dell&#8217;<em>open source</em> da OLPC, anche in previsione del <em>tablet</em> di prossima realizzazione. Una possibilità, introdotta di recente con un aggiornamento, è quella di realizzare un <em>dual-boot</em> con Windows XP: tuttavia, pochi se ne sono avvalsi.</p>
<p>Una possibilità, al contrario, particolarmente popolare in America Latina è <a href="http://wiki.winehq.org/SugaredWine">Sugared Wine</a>, una versione di Wine dedicata a <a href="http://www.sugarlabs.org/">Sugar</a> (l&#8217;interfaccia grafica <em>open source</em> di XO-1). La scelta di Linux non deriva dall&#8217;assenza di Windows XP sui processori ARM: Windows 8 non sarà preso in considerazione da OLPC, neppure per il prossimo futuro.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.laptop.org/2011/09/01/every-xo-runs-linux/">OLPC</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">È tempo, per i governi, di “convertirsi” interamente all&#039;open source</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-01T11:00:57+00:00</published>
    <updated>2011-09-01T11:00:57+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>crisi economica</dc:subject><dc:subject>governo italiano</dc:subject><dc:subject>manovra finanziaria</dc:subject><dc:subject>palazzo chigi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Mentre in Italia si discute, nella confusione più totale, la manovra economica per arrivare al pareggio del bilancio dello Stato entro il 2014&amp;#8230; qualcuno ha pensato all&amp;#8217;open source,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7995/e-tempo-per-i-governi-di-convertirsi-interamente-allopen-source"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/palazzochigisimoneramella.jpg" class="post" border="0" width="586" height="440" alt="Palazzo Chigi (di Simone Ramella)" /><br clear="all" /></p>
<p>Mentre in Italia si discute, nella confusione più totale, <a href="http://www.polisblog.it/tag/manovra+economica">la manovra economica</a> per arrivare al pareggio del bilancio dello Stato entro il 2014&#8230; qualcuno ha pensato all&#8217;open source, per abbattere i costi dell&#8217;amministrazione pubblica e incrementare la trasparenza nel dialogo coi cittadini. È l&#8217;opinione di un connazionale, peraltro.</p>
<p>Andrea Di Maio, vice-presidente di Gartner Research, <a href="http://blogs.gartner.com/andrea_dimaio/2011/08/11/time-to-pull-the-plug-on-government-web-sites/">ha sottolineato</a> l&#8217;«irrilevanza dei portali governativi» e la necessità di porre definitivamente rimedio alle carenze infrastrutturali dell&#8217;amministrazione pubblica sul web. Di Maio cita l&#8217;esempio di Takeo, una cittadina nipponica che <a href="http://www.futuregov.asia/articles/2011/aug/04/japanese-city-moves-official-website-facebook/">ha spostato il sito istituzionale</a> su Facebook.</p>
<p>Non è soltanto una questione di free software: l&#8217;open source è uno strumento valido già dal livello concettuale, per la trasparenza dell&#8217;attività dei governi nei confronti dei contribuenti. Di Maio non consiglia di trasferirsi sul social network di Zuckerberg, quanto d&#8217;approcciare i cittadini con modalità affini alle loro esigenze.</p>
 <p>
Luke Fretwell, partendo dall&#8217;intervento di Di Maio, è andato oltre e <a href="http://opensource.com/government/11/8/time-government-plug-one-open-source-platform">ha riassunto in sette punti</a> la strategia d&#8217;adottare affinché l&#8217;open source sia utile all&#8217;amministrazione pubblica e ai cittadini. Il free software è importante: tuttavia, è appena un punto di partenza. Fondamentale è soprattutto il concetto di base degli open data.</p>
<p>Nello specifico, si tratterebbe d&#8217;uniformare i portali istituzionali per interfaccia grafica e funzioni. Sviluppati con soluzioni open source (Drupal, ad esempio, fornisce tutto l&#8217;occorrente) dovrebbero prevedere una sezione dedicata agli open data, accessibili via API, e assicurare la massima diffusione dei contenuti ai cittadini.</p>
<p>Nulla d&#8217;irrealizzabile, considerando peraltro i costi inferiori alle soluzioni proprietarie attualmente utilizzate. Su queste pagine cerchiamo sovente di dare spazio agli open data. Essi permettono, ad esempio, di creare “infografiche” per spiegare graficamente e in modo semplice dei concetti complessi come il bilancio dello Stato.</p>
<p>Fotografia | <a href="http://www.flickr.com/photos/12557829@N00/1861002263">Simone Ramella</a></p>
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    <title type="html">Il Kenya ha avviato un progetto di open data: qual è il terzo mondo?</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-07-13T12:00:04+00:00</published>
    <updated>2011-07-13T12:00:04+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>kenya</dc:subject><dc:subject>open data</dc:subject><dc:subject>socrata</dc:subject><dc:subject>ushaidi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell&amp;#8217;Africa sub-sahariana. La Kenya Open Data Initiative s&amp;#8217;avvale di strumenti open[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7855/il-kenya-ha-avviato-un-progetto-di-open-data-qual-e-il-terzo-mondo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/kenyaopendatainitiative.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Kenya Open Data Initiative" />Il Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell&#8217;Africa sub-sahariana. La <a href="http://opendata.go.ke/">Kenya Open Data Initiative</a> s&#8217;avvale di strumenti open source per offrire ai cittadini tutte le informazioni che riguardano l&#8217;apparato amministrativo dello stato, dalla demografia allo sviluppo economico del paese.</p>
<p>Il governo keniota ha appaltato a <a href="http://www.socrata.com/solutions/social-data-platform/">Socrata</a>, una società privata, la creazione della piattaforma: grazie agli open data forniti dalle istituzioni <a href="http://huduma.info/">Huduma</a>, un progetto indipendente, potrà incrementare il servizio offerto attraverso <a href="http://ushahidi.com/">Ushahidi</a>. Quest&#8217;ultima è <a href="http://www.ossblog.it/post/7521/ushahidi-openstreetmap-japanese-earthquake">una soluzione open source</a> di cui abbiamo parlato circa il terremoto in Giappone.</p>
<p>I cittadini potranno consultare le informazioni su educazione, economia, sanità, ecc. dal proprio cellulare con <a href="http://ihub.co.ke/">iHub</a>. Il progetto del Kenya è considerato «tra i più completi al mondo» sugli open data. Nonostante gli sforzi di alcune realtà fortunate del nostro Paese, l&#8217;Italia non prevede nulla di simile. Qual è il vero terzo mondo?</p>
<p>Via | <a href="http://blog.ushahidi.com/index.php/2011/07/12/ushahidi-welcomes-kenya-open-data-initiative/">Ushahidi</a></p>
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