
Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint, dopo la notizia sulla avida gestione degli introiti provenienti dall’Amazon Music Store ha voluta fare un po’ di chiarezza riguardo questa spiacevole vicenda.
Il polverone è stato alzato da un blog tedesco che ha notato il cambio di codice del plugin per Banshee dell’Amazon Music Store. Subito riportato da “OMG Ubuntu!”, la notizia ha avuto ampia diffusione, tanto da arrivare allo stesso Lefebvre che ha risposto alle critiche nello stesso blog che aveva alzato il polverone. Il patron di Mint ha giustificato la modifica al codice del plugin, sostenendo di aver problemi con l’Affiliate ID.
Lefebvre allora apre alla possibilità di ripartire in maniera equa i profitti derivati dall’Amazon Music Store. Lovechild, un utente del famoso sito Lwn.net, ha raccontato come il PL di Mint abbia partecipato ad una sessione di IRC sul canale Banshee, sessione che ha portato ad un nuovo accordo: Linux Mint tratterrà “solamente” il 50% degli introiti provenienti dallo store musicale di Amazon, il restante 50% andrà al team di GNOME. Il tutto poi, è stato confermato anche dal team di Banshee, che nella pagina “revenue” del proprio sito ufficiale ha riportato le percentuali svelateci da Lovechild.
Via | Lwn
Il Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità open source per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento della Provincia di Caltanissetta lo vorrebbe chiudere, per razionalizzare le scuole del territorio: la Regione Sicilia pensa di salvarlo.
La Sicilia è una tra le cinque Regioni a Statuto Speciale e intende salvaguardare gli istituti che promuovono l’open source, su iniziativa di Massimo Ferrara (PD), con una nuova legge regionale. Lo Stato, infatti, ha optato per la chiusura delle scuole con meno di seicento studenti e il Majorana – con 633 alunni – sarebbe a rischio.
Non occorre una laurea in matematica per comprendere che gli alunni del Majorana superino la soglia indicata dal Governo. Però, l’autonomia scolastica approvata diversi anni fa delega la responsabilità alle Province e probabilmente il Majorana non ha degli “agganci”. Soprattutto considerando che le altre scuole di sono più piccole.
Continua a leggere: La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana
Come di consueto, dopo due settimane dal rilascio stabile per la versione 3.1, i lavori per la 3.2 sono in pieno svolgimento e i primi frutti vengono proprio con questa release candidate. La merge window è stata particolarmente dolorosa: lo stesso Torvalds si è detto poco entusiasta. Il diffstat che ne è venuto fuori è enorme e si prefigura una lunga serie di rilasci candidati.
Intendiamoci, niente di sorprendente. Ci si aspettava un incremento della mole di lavoro già prima di rilasciare la 3.1. Più concretamente, però, la maggior parte delle modifiche sono “banali” quanto fastidiose: rename, riorganizzazioni e pulizie. Insomma un bel compitino di quelli noiosi e improrogabili che di fatto hanno impedito a Linus Torvalds di effettuare questo rilascio domenica scorsa. Linus Torvalds rincara la dose e dimostra tutta la sua irritazione per il fatto di aver ricevuto moltissime modifiche all’ultimo minuto, rendendo odioso il controllo e la revisione del codice. Nonostante ciò, qualcuno prova sempre a fare il furbo e non bisogna faticare per trovare qualche sviluppatore che implora “misericordia” per il suo pezzo di codice. Manca giusto la scusa del cane che ha mangiato il compitino.
Polemiche a parte le modifiche funzionali, che sono quelle che ci interessano di più, sono distribuite per un 75% ai driver — e come poteva essere altrimenti? — un 15% riguarda le architetture ed il restante 10% se lo dividono i file system e la parte che concerne la rete. Inevitabilmente, molto lavoro è stato lasciato per la prossima finestra disponibile. La patch in questione è di circa 22Mb, praticamente un terzo del tarball. Torvalds a questo punto si chiede se ha senso continuare a utilizzare le vecchie patch, piuttosto che utilizzare le funzioni di Git. Ho sempre trovato le patch molto comode, ma in questo caso mi risulta difficile dargli torto.
Lo sviluppo del kernel sta affrontando probabilmente la merge window tra le più grandi della sua storia e nonostante ciò Torvalds rimane fiducioso. Io lo sarei un po’ meno, viste le discussioni. Ad ogni modo, Linux 3.2 sarà una sfida esaltante per la comunità open source.Viene da chiedersi, però, se gli strumenti sono all’altezza della crescente complessità che rende le pratiche interne allo sviluppo (almeno, a un osservatore esterno) un po’ “bizantine”. E magari anche una roadmap potrebbe fare comodo.
Via | LKML
Subito dopo la morte del CEO più amato della terra, Richard Stallman aveva rilasciato delle dichiarazioni a freddo piuttosto dure che avevano suscitato grande clamore in tutto il Web. Ieri il padre della FSF ha voluto rilasciare delle dichiarazioni per chiarire la propria posizione.
Stallman ha voluto puntualizzare che la sua non è una critica rivolta alla persona di Steve Jobs, bensì alla sua attività produttiva, a tutte le sue restrizioni fino ad arrivare a considerare l’installazione di software non approvato da Apple come un reato.
Molto interessante risulta inoltre anche questa affermazione che riassume il pensiero di più “supporter” di RMS:
Jobs è riuscito a rendere i suoi prodotti accattivanti e stilosi. Questa cosa normalmente sarebbe positiva, ma non in questo caso, in quanto ha avuto il paradossale effetto di far passare come accettabile la loro natura dispotica.
Per chiudere il suo post Stallman ricorda la crociata personale di Jobs verso Android, combattuta a suon di brevetti. Come è già trapelato dalla biografia, Steve Jobs avrebbe voluto annientare Android dato che si tratta di una “copia rubata” di iOS, anche a costo di spendere il suo intero patrimonio, fino all’ultimo centesimo.
Queste dichiarazioni di Stallman anziché spegnere la polemica accesa lo scorso 6 Ottobre, ha messo altra carne al fuoco e sono in arrivo ulteriori polemiche “roventi”; come reagiranno i supporter Apple?
Via | RMS
Richard Stallman non ha esitato a intervenire sul decesso di Steve Jobs utilizzando parole tanto dure nella forma, quanto deboli nel significato. Stallman ha “preso in prestito” le parole che Harold Washington utilizzò per commentare la morte di Richard Daley: «non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato».
Daley era un politico statunitense: non è mai stato condannato, tuttavia guidava un establishment di amministratori corrotti dal crimine organizzato. È doveroso sottolinearlo per comprendere il parallelo effettuato da Stallman tra Daley e Jobs. È difficile dissentire, se si considera Jobs il simbolo di Apple negli ultimi vent’anni.
Eppure, per quanto in sintonia con larga parte della comunità, le dichiarazioni di Stallman non portano guadagni alla causa del free software. Al contrario, rischiano di danneggiare le legittime campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti di Apple. Ha ragione chi sostiene che «il free software ha bisogno di una nuova voce»?
Fotografia | Maurizio Scorianz
Data.gov e USAspendig.gov, i portali dell’e-government statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti. Già in discussione, per risparmiare fondi a sostegno dell’intervento militare in Libia, subiranno un processo di “esternalizzazione” sui generis.
Sì, perché le piattaforme saranno sostituite (in forma strettamente ufficiosa) da soluzioni private. Anziché provvedere alla diffusione degli open data, lo Stato ha optato per la vendita delle informazioni a società di terze parti, che potranno o meno ridistribuirle in chiaro ai cittadini a propria discrezione. È un pessimo affare.
Benché, a detta dell’analista Steve O’Keeffe, Data.gov e USAspending.gov non abbiano soddisfatto le aspettative, i privati hanno “fiutato” un’opportunità di business e acquistato la proprietà intellettuale dei portali. Gli scopi non sono stati considerati come un problema dal Senato degli USA alle prese con crisi e debito pubblico.
Via | opensource.com
L’Unione Europea, in un periodo di crisi dei mercati e dei Paesi continentali, ha deciso d’estendere il periodo di durata del copyright di vent’anni: la proprietà intellettuale sarà così estesa da cinquant’anni a settant’anni. Il costo dell’operazione s’aggira attorno a 1€ miliardo e a pagare, ovviamente, non saranno i licenziatari.
Ad ammortizzare le spese per favorire ulteriormente siale major cinematografiche, sia quelle discografiche, saranno i contribuenti dei Paesi dell’UE. La decisione è stata presa lunedì scorso, con l’appoggio dei membri italiani: stando a Martin Kretschmer, amministratore dell’Università di Bournemouth, non hanno considerato i costi.
Analizzando la parte relativa alla discografia, per la quale la norma è stata concepita, l’esborso gioverà soltanto nel 28% agli artisti: il 72% è a tutto vantaggio delle multinazionali. Belgio e Svezia sono i Paesi che si sono opposti maggiormente. Chissà se le elezioni del Partito Pirata a Berlino potranno cambiare gli equilibri.
Via | The Register
Soltanto lo 0.2% dei portatili prodotti da One Laptop Per Child (OLPC), cioè circa 5.000 unità, prevede l’installazione di Windows XP: è uno stock offerto da Microsoft ed è estraneo alla formula prevista dalla distribuzione di XO-1. È quanto ha sostenuto con forza il gruppo di lavoro responsabile del progetto di Nicholas Negroponte.
La precisazione s’è resa necessaria, perché alcune indiscrezioni parlavano dell’abbandono di Linux e dell’open source da OLPC, anche in previsione del tablet di prossima realizzazione. Una possibilità, introdotta di recente con un aggiornamento, è quella di realizzare un dual-boot con Windows XP: tuttavia, pochi se ne sono avvalsi.
Una possibilità, al contrario, particolarmente popolare in America Latina è Sugared Wine, una versione di Wine dedicata a Sugar (l’interfaccia grafica open source di XO-1). La scelta di Linux non deriva dall’assenza di Windows XP sui processori ARM: Windows 8 non sarà preso in considerazione da OLPC, neppure per il prossimo futuro.
Via | OLPC

Mentre in Italia si discute, nella confusione più totale, la manovra economica per arrivare al pareggio del bilancio dello Stato entro il 2014… qualcuno ha pensato all’open source, per abbattere i costi dell’amministrazione pubblica e incrementare la trasparenza nel dialogo coi cittadini. È l’opinione di un connazionale, peraltro.
Andrea Di Maio, vice-presidente di Gartner Research, ha sottolineato l’«irrilevanza dei portali governativi» e la necessità di porre definitivamente rimedio alle carenze infrastrutturali dell’amministrazione pubblica sul web. Di Maio cita l’esempio di Takeo, una cittadina nipponica che ha spostato il sito istituzionale su Facebook.
Non è soltanto una questione di free software: l’open source è uno strumento valido già dal livello concettuale, per la trasparenza dell’attività dei governi nei confronti dei contribuenti. Di Maio non consiglia di trasferirsi sul social network di Zuckerberg, quanto d’approcciare i cittadini con modalità affini alle loro esigenze.
Continua a leggere: È tempo, per i governi, di “convertirsi” interamente all'open source
Il Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell’Africa sub-sahariana. La Kenya Open Data Initiative s’avvale di strumenti open source per offrire ai cittadini tutte le informazioni che riguardano l’apparato amministrativo dello stato, dalla demografia allo sviluppo economico del paese.
Il governo keniota ha appaltato a Socrata, una società privata, la creazione della piattaforma: grazie agli open data forniti dalle istituzioni Huduma, un progetto indipendente, potrà incrementare il servizio offerto attraverso Ushahidi. Quest’ultima è una soluzione open source di cui abbiamo parlato circa il terremoto in Giappone.
I cittadini potranno consultare le informazioni su educazione, economia, sanità, ecc. dal proprio cellulare con iHub. Il progetto del Kenya è considerato «tra i più completi al mondo» sugli open data. Nonostante gli sforzi di alcune realtà fortunate del nostro Paese, l’Italia non prevede nulla di simile. Qual è il vero terzo mondo?
Via | Ushahidi