HipHop for PHP, il progetto di Facebook per incrementare le performance del linguaggio, ha raggiunto un livello superiore. Al posto dell’interprete implementato inizialmente, gli sviluppatori hanno realizzato una Virtual Machine: così facendo, l’esecuzione del codice richiede fino al 60% in meno — rispetto al meccanismo precedente.
Tra le piattaforme che hanno scelto d’adottare HipHop for PHP, oltre al social network di Mark Zuckerberg, spiccano Drupal, MediaWiki e WordPress. HipHop VM è ancora un esperimento, però – grazie alla natura open source del progetto – dovrebbe essere utilizzabile a breve. La soluzione di Facebook, in sostanza, traduce il PHP in C++.
Concepita per migliorare le prestazioni dei servizi web chiamati a gestire enormi volumi di dati, HipHop for PHP potrebbe essere una risorsa strategica per i provider su hosting con PHP e MySQL. Quest’ultimo è oggetto di un’altra soluzione di Facebook. Gli sviluppatori otterrebbero la compilazione Just In Time (JIT) senza problemi.
Via | GigaOM
Zend ha realizzato un nuovo ecosistema per lo sviluppo in PHP su cloud computing: phpcloud.com è una piattaforma creata dalla collaborazione con Amazon, IBM, Rackspace e RightScale. Accessibile su invito, phpcloud.com si presenta come la risorsa definitiva di Zend per sviluppare applicazioni web in PHP senza un server di proprietà.
Basata ovviamente su Zend Server, phpcloud.com propone due servizi: Zend Application Fabric e Zend Developer Cloud. Il primo è un sistema di gestione delle applicazioni che garantisce la compatibilità con le principali piattaforme sul mercato, il secondo è un hosting privato per provare i progetti appena creati prima di pubblicarli.
Il limite di phpcloud.com ne è pure il punto di forza: la piattaforma, al contrario delle applicazioni realizzate con essa, non può essere installata sul proprio server. La collaborazione tra più programmatori sui sorgenti è provvista da Git. Application Fabric funziona a mo’ di sandbox, per i progetti ancora in fase di produzione.
Via | Zend Technologies
Il sito ufficiale del PHP ha ospitato, fino a ieri, una cartella contenente film per dispositivi in BluRay e una serie di altre amenità: cronologie di wget, archivi compressi coi sorgenti di portali esterni, file con username e password. Una directory che è sfuggita al controllo dei manutentori del sito: la cartella è stata rimossa.
Ad accorgersi della presenza della curiosa directory è stato Stephen Chapman, effettuando semplicemente una ricerca su Google. Nonostante la rimozione degli amministratori, la cartella è rimasta nella cache del motore di ricerca ed è possibile verificare i contenuti che erano all’interno. C’era pure una copia di Flight Simulator X.
L’esistenza del sotto-dominio id.php.net è accertata almeno dal maggio del 2009, stando dell’Internet Archive. Attorno a quel periodo la directory /downloads era occupata da alcune immagini di Debian/Lenny. Chapman ha identificato l’indirizzo di provenienza dei file, al quale però è inibito l’accesso. Perché non se n’erano accorti?
Via | ZDNet
PHP, acronimo ricorsivo per Hypertext Preprocessor, ha compiuto sedici anni: era l’8 giugno del 1995 quando Rasmus Lerdorf, il creatore del linguaggio, presentò PHP Tools 1.0. Danese, di cittadinanza canadese, Lerdorf è «un programmatore che detesta programmare»: PHP nacque appunto per evitare di farlo. Dopo sedici anni è un “must”.
Il primo significato di PHP non è stato quello attuale: l’acronimo, infatti, significava Personal Home Page. E si trattava semplicemente di un set di binari per Common Gateway Interface (CGI) scritti in C. Lerdorf creò PHP Tools per realizzare un guestbook, allora in voga sui siti web, oppure altre tipologie di moduli interattivi.
Nel 1997 gli isrealiani Zeev Suraski e Andi Gutmans riscrissero il parser, trasformando il PHP in Hypertext Preprocessor: PHP3 è stata la prima versione del linguaggio ad assumere la forma che tutti conosciamo. Suraski e Gutmans fondarono Zend Technologies, la società dell’omonimo framework realizzato in PHP e definito Zend Engine.
Continua a leggere: PHP, il linguaggio creato da Rasmus Lerdorf, ha compiuto sedici anni
Command Line for Facebook è un’applicazione realizzata da Dave Tompkins per utilizzare il popolare social network direttamente dal terminale. Non è comodo come altre soluzioni, ma può essere un diversivo per chi apprezza l’utilizzo della riga di comando su Linux, OS X e Windows. Basta avvalersi di cURL, PHP e autenticarsi via OAuth.
L’aspetto relativamente più complicato di Command Line for Facebook è proprio l’autenticazione: è necessario autorizzare l’uso dell’applicazione sull’account, quindi ottenere un token da OAuth per l’utilizzo offline. Quest’ultimo scadrà a ogni nuova sessione mentre le autorizzazioni possono essere concesse anche una volta soltanto.
Risolto l’ostacolo dell’autenticazione, Command Line for Facebook può sostituire praticamente ogni operazione disponibile dal browser: consultare la lista degli amici online, gestire i messaggi ricevuti, aggiornare lo stato. Il codice sorgente è su GitHub e gli sviluppatori di PHP sono incoraggiati ad aggiungere nuove funzionalità.
Via | Linux Magazine
Difficile determinare se la causa dell’attacco al wiki di PHP, avvenuta nel fine settimana, sia dovuta al server oppure a DokuWiki (il CMS scelto per gestire la documentazione). Gli sviluppatori si sono limitati a notificare quanto è avvenuto senza fornire un resoconto dettagliato: sicuramente sono stati esposti i dati degli utenti.
La situazione è piuttosto grave tanto che le password degli utenti abilitati al commit su Subversion sono state reimpostate. Non è chiaro se il server di PHP contenesse o meno un backdoor, ma il wiki risulta tuttora inaccessibile: l’attacco, perpetrato venerdì scorso, è stato “rivendicato“ aggiungendo Wolegequ Gelivable ai crediti.
Stando alla tesi ufficiale, il reset delle password di Subversion è stato un eccesso di zelo, perché non sono stati trovati dei commit fuori controllo. Il team di PHP sostiene che l’unica macchina coinvolta sia quella su cui risiede il wiki e, senza citare DokuWiki, imputa l’attacco al software e a un generico «linux root exploit».
Via | The H Online
Ushahidi è una società d’analisi africana, attiva in alcuni progetti open source per la raccolta e la gestione delle informazioni. Il progetto principale è la piattaforma omonima, ospitata su GitHub e installabile sul proprio server o hosting: bastano PHP e MySQL come per i più comuni CMS. Crowdmap include i check-in su Google Maps.
Significa avere la possibilità di realizzare servizi come Facebook Places, ecc. per monitorare le attività più disparate: ad esempio Ushahidi ha sperimentato Crowdmap per il controllo dell’affluenza alle urne durante le elezioni. Le informazioni mostrano, oltre alla località, una timeline riguardo gli accessi effettuati dal client.
Quanto al client, Crowdmap dispone già di due applicazioni per iOS e Android scaricabili gratuitamente dall’App Store o dall’Android Market. Questo semplifica le attività di tracking, evitando di doverne sviluppare altre per la compatibilità con Crowdmap: è sufficiente “puntarle” verso il proprio server, anziché quello di Ushahidi.
Via | ReadWriteWeb

Zebra_Database è un wrapper object-oriented per connessioni a database MySQL da PHP.
Il progetto è composto da un solo file e fornisce un’interfaccia più intuitiva e semplice da utilizzare per la gestione della vostra base di dati. La classe fornisce anche un sistema di debugging con informazioni dettagliate sulle query eseguite, il loro tempo di esecuzione, messaggi d’errore ed altro ancora. Utilizza automaticamente EXPLAIN per ogni SELECT e viene effettuato l’escape delle stringhe per evitare problemi di sicurezza. È rilasciato sotto licenza LGPL.
Dopo il salto potete trovare alcuni esempi d’uso.
Continua a leggere: Zebra_Database, un wrapper PHP per MySQL
Dopo l’annuncio della versione beta di ottobre, il team di Drupal si è concentrato sul supporto alle specifiche di RDFa per rilasciare finalmente il major upgrade del Content Management System (CMS). Le novità non si limitano all’integrazione del web semantico e per aggiornare a Drupal 7.0 occorrono nuovi requisiti di sistema: sono richiesti PHP 5.2 e MySQL 5 o, PostgreSQL 8.3. È stato inaugurato anche il supporto a SQLite 3.x.
Drupal 7 è stato testato soprattutto con MariaDB 5.1.44, il fork di MySQL creato all’indomani dell’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle. Il discorso sui database potrebbe essere ancora più lungo, perché Drupal può girare su Microsoft SQL Server e ODBC (i moduli necessari non sono considerati stabili). Specifiche tecniche a parte, il progetto Drupal 7 User Experience (D7UX) ha fatto un ottimo lavoro sull’interfaccia.
Il tema di Drupal 7 per l’interfaccia d’amministrazione è davvero intrigante: potete dargli un’occhiata nel video registrato per pubblicizzarne la release. È valsa la pena attendere tre anni per l’aggiornamento. Una grande attenzione è stata prestata all’accessibilità: Drupal 7 supporta oltre 850 moduli della comunità e aggiunge le fotografie nell’editor dei contenuti. La compatibilità delle estensioni non dovrebbe essere un problema.
Via | RDFa

Doxygen è un sistema per la generazione di documentazione a partire dai file sorgenti scritti in C++, C, Java, Objective-C, Python, IDL (Corba e Microsoft), Fortran, VHDL, PHP e C#.
La documentazione può essere generata in vari formati come HTML, RTF, PostScript, PDF, compressed HTML e persino man page. Insieme alla creazione delle pagine possono essere creati anche grafici di dipendenza e diagrammi di collaborazione o ereditarietà.
Estraendo la documentazione dai sorgenti e rigenerandola quando necessario è più semplice mantenere il tutto sincronizzato. Doxygen può essere utilizzato anche per visualizzare facilmente com’è composto un progetto nuovo che si vede per la prima volta.