
Il giudice del caso Oracle contro Google relativo alle infrazioni di quest’ultima nella scrittura del codice di Android ha deciso che entrambi i contendenti dovranno limitare sia le accuse sia le difese.
In particolare Oracle dalle 132 infrazioni si è vista ridurre il numero a soli 3 capi. Come se non bastasse l’azienda non potrà ripresentare nessuno dei 129 esclusi contro Google a meno che non si tratti di un nuovo prodotto. Big G da parte sua dovrà limitare gli esempi di “prior art” e riferimenti vari in modo che il processo possa essere gestibile e si basi su qualcosa di concreto. Entrambi le parti hanno trovato un giudice che ha intenzione di vederci chiaro e non vuole farsi confondere con una mole di lavoro dalla quale diventi difficile estrapolare la verità processuale. Il processo subirà quindi un dimagrimento che si dividerà in 3 frasi ed avrà fine entro l’autunno. Dovremo aspettare fino ad ottobre per scoprire come andrà a finire questa battaglia fra Google ed Oracle.
Sicuramente questo pone un grande freno all’operazione di Oracle che probabilmente sperava di mettere in ginocchio Google grazie ad Android e che invece dopo questo ridimensionamento sarà piuttosto difficile che riesca a spuntare qualcosa di concreto.
Via | GrokLaw

LibreOffice è un fork nato dal progetto OpenOffice quando su quest’ultimo il pugno duro di Oracle si stava facendo sempre più pesante.
Oracle ha recentemente affermato di avere intenzione di affidare lo sviluppo di OpenOffice.org alla community, dopo alcuni mesi in cui ha provato a fare da sola. Qualcuno ha pensato subito che un fork merge sarebbe stata quindi la mossa migliore per entrambi i progetti, ma non succederà e sarebbe anche la scelta sbagliata.
Partiamo dall’inizio. Non succederà perché Charles-H. Schulz, bocca dello Steering Committee della Document Foundation, ha negato categoricamente questa possibilità in quanto le fondamenta per il dopo-openoffice sono già state gettate nel settembre 2010 quando ci fu lo scisma da OpenOffice.
Per quale motivo non sarebbe una buona idea la fusione dei due progetti? Semplicemente perché LibreOffice è già un progetto in mano alla community con uno sviluppo che prosegue ed è giù più avanti di quanto siano in grado di fare gli sviluppatori rimasti a lavorare su OpenOffice. C’è un’idea di fondo, un progetto concreto, un gruppo di sviluppatori capaci ed Oracle, dopo aver capito che fare da sola mantenendo lo stesso ritmo di prima richiede più investimenti di quelli preventivati ha cambiato idea. Il destino di OpenOffice ormai è segnato, ma per gli utenti non cambia nulla.
Dopo la figuraccia rimediata con Hudson e OpenOffice, il management di Oracle capirà che uno scontro che si basa sulla forza con la comunità FLOSS rischia solo di perderlo? Secondo voi quale sarà la risposta che ci prospetta il prossimo futuro?
Via | DocumentFoundation
Oracle trasformerà OpenOffice.org in un progetto interamente gestito dalla comunità e non ne offrirà più una versione commerciale. La nota è stata diramata ieri ed è destinata a fare discutere: la community cui fa riferimento Oracle non è certo quella di LibreOffice, perciò potremmo anche avere due suite equivalenti in competizione.
La multinazionale continuerà a supportare gli standard di Open Document Format (ODF) e a sviluppare la propria soluzione per l’ufficio, Oracle Cloud Office. Edward Screven sostiene che Oracle intenda «iniziare subito a collaborare con la comunità perché OpenOffice.org mantenga il proprio successo». Non cita The Document Foundation.
La prospettiva più probabile è quella d’avere, quindi, due progetti paralleli. Un po’ come KOffice e Calligra Suite, il fork interno a KDE. Qualunque sia il futuro di OpenOffice.org e LibreOffice, la comunità open source ha solo da guadagnarci: è davvero un peccato che Oracle non abbia predisposto altrettanto anche per OpenSolaris.
Via | Marketwire
Oracle non ha avuto molto tempo per “festeggiare” gli esaltanti risultati sul piano economico: forse, proprio a causa degli introiti da record della multinazionale, qualcuno ha pensato di perpetrare un attacco al sito (ex-Sun Microsystems) MySQL.com… con una SQL injection. Violato pure il sito Sun.com, anch’esso gestito da Oracle.
L’attacco è stato rivendicato da due hacker che utilizzano gli pseudonimi TinKode e Ne0h su Slacker.ro: tra i mirror di MySQL, oltre a quelli francese e tedesco, sono stati violati quelli italiano e giapponese. La lista completa degli username e delle password carpiti è stata pubblicata su Pastebin.com. Meglio cambiare credenziali.
L’amministratore del CMS per il sito ha una password di quattro cifre! Non è chiaro se l’attacco fosse mirato a mettere in dubbio la sicurezza di MySQL, proprio a seguito dell’analisi di Bloomberg, tuttavia la scelta di violare i server di Oracle in una data così vicina al report trimestrale del titolo non può essere stata casuale.
Via | Sophos

L’ultimo trimestre del 2010 è stato da record per Oracle: la società è cresciuta, incrementando gli scambi del 37% e raggiungendo $8.76 miliardi di capitale. Il titolo supera le previsioni anche nel primo trimestre del 2011. L’acquisizione di Sun Microsystems non ha inciso negativamente sul business di Oracle com’era stato predetto.
Il punto non è tanto il guadagno di Oracle, quanto il ruolo dell’open source col cloud computing: benché molte aziende dimostrino la propria insofferenza nei riguardi dei database proposti da Oracle, i NoSQL non sono destinati a sostituirli sul breve periodo. Un trend comunque positivo è l’adozione di soluzioni “ibride”, SQL/NoSQL.
Ironia della sorte, l’analisi di Bloomberg è stata pubblicata in corrispondenza del NoSQL Day 2001 organizzato venerdì a Brescia. Un’alternativa al “monopolio” di fatto raggiunto da Oracle sui database potrebbe derivare dai fork di MySQL: Drizzle, MariaDB, SkySQL, ecc. non sono stati considerati, tuttavia continuano ad aggiornarsi.
Via | ReadWriteWeb
C’è qualcosa d’infantile nell’atteggiamento di Oracle verso Illumos, il fork che continua idealmente lo sviluppo di OpenSolaris: ieri gli interventi degli sviluppatori di Illumos sono stati rimossi da Planet OpenSolaris, sul quale restano esclusivamente quelli dei dipendenti di Oracle, apparsi sul dominio che fu di Sun Microsystems.
Ad accorgersene è stato Garret D’Amore, sviluppatore e intestatario del trademark di Illumos. Per verificare la propria tesi, D’Amore ha provato a pubblicare un intervento: fino a qualche tempo fa il blog era aggregato a Planet OpenSolaris. Inutile sottolineare che né il suo ultimo articolo, né gli altri sono più presenti sul sito.
D’Amore non è stato il primo ad avvertire qualche differenza rispetto al passato: Dan Mick e Darren Reed se ne sono accorti con qualche giorno d’anticipo. Però, essendo dipendenti di Oracle, i loro interventi sono comunque apparsi su Planet OpenSolaris. Strano che Oracle non abbia chiuso tutto il sito dall’abbandono di OpenSolaris.
Via | Garret D’Amore
Mark Reinhold ha annunciato la disponibilità di JDK 7 (Developer Preview) per i sistemi a 32-bit e 64-bit: gli utenti di Linux, Solaris e Windows possono scaricare la Build 130 dal server di Oracle. All’elenco manca OS X perché Apple passerà a OpenJDK dalla prossima major release di Java. Sono stati risolti circa 456 bug da gennaio.
La Milestone 12 costituisce l’ultimo passaggio intermedio prima del rilascio definitivo: prevista per giugno la Milestone 13 avrà una o, più Release Candidate (RC) ancora da definire. Le funzionalità introdotte sono l’aggiornamento dello stack di XML, l’ottimizzazione di JMX Agent e MBeans: altre feature andranno inserite da JDK 8.
La Build 130 (o, Milestone 12) risulta perciò la prima versione davvero feature-complete di JDK 7. Eventuali bug sull’anteprima per gli sviluppatori dovranno essere comunicati per marzo affinché siano valutati per la correzione. Con questo rilascio è stata aggiornata l’intera roadmap del progetto seguendo la ri-organizzazione nota.
Via | Mark Reinhold

Nel corso dell scorso mese vi abbiamo raccontato della rottura fra i programmatori del progetto Hudson e la dirigenza Oracle.
Qualche giorno fa si sono tenute le votazioni per decidere quale strada avrebbe dovuto intraprendere il progetto. La maggioranza si è espressa chiaramente ed in maniera corale. 214 voti per cambiare nome in Jenkins e staccarsi da Oracle e solo 14 per mantenere lo status quo.
L’azienda ha chiamato questa mossa un fork, ma in realtà si tratta di una vera e propria migrazione degli sviluppatori. Se tecnicamente è effettivamente un fork, praticamente imposto dalle decisioni di Oracle, a sviluppare Hudson rimarranno solo i dipendenti, mentre tutti gli altri programmatori si sono spostati su Jenkins.
Via | HOnline
Nel tardo pomeriggio di ieri è cominciata la pubblicazione del porting per Mac OS X di OpenJDK, annunciato a metà novembre all’indomani delle polemiche di Steve Jobs riguardo gli aggiornamenti di Java per Apple. Com’era prevedibile, i sistemi operativi di Cupertino (non solo OS X, ma anche iOS) cominceranno a ricevere gli update con OpenJDK 7 — la versione che è tuttora in fase di sviluppo e prevista per il 28 luglio.
Giusto in tempo per il termine entro il quale l’App Store di Apple non accetterà più applicazioni sviluppate con Java SE 6. La soluzione di Cupertino, che avevamo già annunciato in occasione del comunicato stampa di Oracle, è sicuramente più razionale dell’invettiva lanciata da Jobs nel keynote che mandò James Gosling su tutte le furie. Codice a parte, è molto probabile che la decisione di Apple abbia motivi diversi.
Se il risultato – e cioè OpenJDK 7 su Mac OS X e iOS – è indubbiamente positivo, il dubbio che Cupertino voglia rilanciare su Google è tutt’altro che remoto. Ieri Chromium ha rimosso H.264 dal supporto di HTML5 e i rapporti di Google con Oracle su Java sono sempre molto tesi. La cd. «guerra fredda» tra le multinazionali che si contendono il primato negli smartphone si combatte sui fronti di standard e royalty.
Via | The H Online
Oracle dopo una breve serie di beta ha rilasciato VM VirtualBox 4.0.
Secondo Wim Coekaerts, Oracle Linux e Virtualization Engineering Senior VP, questo ennesimo rilascio dimostrerebbe l’interesse e gli investimenti dell’azienda all’open source anche se sono sicuro che molti ex-Sun avrebbero molto da dire su una dichiarazione come questa senza considerare i lettori.
Tralasciando certe dichiarazioni, questa nuova versione di Virtualbox, come avevamo già anticipato, introduce un’interfaccia grafica migliorata, un più ampio supporto per hardware virtuale come per esempio PCI Express, un maggior throughput grazie all’I/O asincrono per storage iSCSI o locali ed il supporto per l’Open Virtualisation Format (OVF). Per maggiori informazioni potete consultare l’elenco completo dei cambiamenti.
Via | HOnline