
Inaspettatamente è arrivata la versione Epiphany 3.4, il famoso browser classico del desktop GNOME è stato aggiornato nella giornata di ieri con numerosissime novità. Epiphany risulta essere la prima versione a seguire i mockup indirizzati a Web, suo probabile successore.
Parola d’ordine di questo rilascio è: minimalismo. Infatti possiamo notare un nuovo look per uno dei browser più interessanti su GNU/Linux, l’introduzione della nuova toolbar, il super menu e la maniacale cura dei dettagli sono sicuramente le prime cose che balzano all’occhio. Il lavoro del team di design incomincia a produrre i risultati, anche se questo pare influenzato da altri stili di design e di concezione del software.
Possiamo scaricare questa versione di Epiphany direttamente dal server FTP di GNOME e consultare tutte le novità su blog di Xan e il file NEWS per questo rilascio. È iniziato il redesign di GNOME, partendo dal browser, quale sarà il prossimo componente ad essere ridisegnato? Non ci resta che aspettare.
Via | Xan
La notizia ha due punti di interesse: il primo è che AT&T, almeno per il momento, risulta essere l’unico operatore di telecomunicazioni statunitense ad aver adottato la tecnologia OpenStack, il secondo è che Microsoft e AT&T sono partner da molto tempo e le loro collaborazioni hanno dato frutti in prodotti di largo consumo. Ad esempio XBox360 con il servizio U-Verse.
Apparentemente non sono state rilasciate giustificazioni sulla scelta fatta o sul futuro ruolo di OpenStack all’interno di AT&T. L’unica cosa chiara è che il CTO John Donovan ha lavorato alla tecnologia per circa un anno. Probabilmente riducendo al minimo le fughe di notizie visti i rapporti economici con Microsoft.
Il servizio CloudArchitect sarà composto da vari stack LAMP composti da CentOS, Debian, Fedora e Red Hat. Incluso Windows Server per AT&T Cloud Architect. Magari per salvare le apparenze. Quello che rimane sul tavolo è l’intenzione concreta di raddoppiare il numero di datacenter, equipaggiandoli con tecnologie opensource. Un chiaro cambio di rotta che dovrà ancora rivelare tutti gli esiti.
Via | TheRegister
Nonostante il ciclo di progettazione pre-produzione e produzione sia avvenuto come previsto, l’eccitazione da parte dei progettisti e dei futuri utilizzatori è palpabile. L’annuncio è stato dato, per motivi contrattuali, con un ritardo di due giorni rispetto all’effettiva messa in opera. Si prevede che le prime schede stampate e assemblate usciranno dalla linea verso la fine di gennaio.
Il primo lotto che verrà prodotto è composto di circa 10000 pezzi, tutti della variante B, quella con il supporto alla rete per intenderci. Risulta subito evidente che con questi volumi le disponibilità sono destinate a durare poco, ma rimane un risultato di tutto rispetto per un ente di beneficienza.
Si sta tentando di affidare tutto il processo produttivo a fornitori del Regno Unito. In effetti la fase che ha portato i prototipi in produzione è stata particolarmente difficoltosa, di sicuro avrebbero risparmiato producendo completamente in oriente con una produttività elevatissima e senza costi aggiuntivi dovuti alla tassazione. Probabilmente, almeno per la fase transitoria sarà d’obbligo un sano pragmatismo. La produzione verrà effettuata da aziende in Cina e Taiwan.
Pure in una realtà limitata come la piccola Raspberry PI, si pone un problema che riguarda l’occidente e più precisamente l’Europa. La produzione e la manifattura elettronica in Europa è estremamente costosa, sia in termini di risorse che di burocrazia. L’indirizzo politico della fondazione rimane comunque quello di fare un tentativo per utilizzare fornitori nazionali, magari anche spendendo qualcosa in più. Un esempio per molti, specialmente in questi mesi.
Via | Raspberry PI
Canonical e Teleca hanno reso noto di aver stipulato l’accordo per una collaborazione con l’obiettivo di produrre dispositivi IVI utilizzando l’infrastruttura Ubuntu Core. Teleca è un’azienda di livello mondiale che progetta e distribuisce soluzioni embedded per dispositivi mobili, applicazioni automotive e in particolare dispositivi In-Vehicle-Infotainment (IVI).
Ubuntu Core verrà utilizzato come base. In sintesi Ubuntu Core è uno stack di tecnologie che hanno lo scopo di equipaggiare dispositivi embedded con una vocazione alla connettività. L’esatto profilo dei dispositivi veicolari progettati da Teleca. Di fatto, con questa tecnologia, Canonical fornisce un semi-prodotto che si avvantaggia di una sufficiente astrazione dell’hardware per poter sviluppare applicazioni con un time-to-market soddisfacente.
E soddisfazione è stata espressa da entrambe le parti per la conclusione dell’accordo. Sicuramente, la mossa di Canonical mira a diversificare i segmenti di mercato sui quali investire, e questo non può che essere un bene per l’espansione di Linux. Rimane da verificare i frutti che questa partnership porterà ai consumatori. Teleca ha una vasta esperienza di sviluppo, le sue soluzioni comprendono piattaforme x86 e ARM con sistemi operativi di tutto rispetto come QNX, Tizen e MeeGo. Quindi è evidente che se l’azienda svedese ha scelto Ubuntu, di sicuro ne ha intuito il potenziale. In ultima istanza però, sarà il mercato a decidere. Come sempre.
Via | MarketWatch
Ecco le prime immagini di Tizen, il sistema operativo per mobile basato su Linux ed erede di MeeGo. Tizen è in pratica il risultato dell’abbandono del progetto da parte di Nokia, alleatasi con Microsoft, e in pratica sostituita da Samsung poco dopo l’annuncio dell’acquisto di Motorola da parte di Google.
Per certi aspetti sembra che Tizen possa prendere il posto di Bada - cui in parte anche somiglia - sui dispositivi Samsung. Anche se quello che si dice oggi lascia immaginare qualocosa di più. Il debutto di Tizen, atteso nel corso del primo trimestre di quest’anno, potrebbe infatti avvenire sul prossimo Samsung I9500.
Questo codice però è stato recentemente associato all’atteso Samsung Galaxy S III. Secondo quanto riportato da Sammobile, che ha divulgato per primo le immagini, queste sarebbero state tratte da un SDK fuoriuscita dal progetto Tizen.
Insomma, di concreto per ora ci sono le immagini, mentre tutta la ricostruzione di quello che c’è alle spalle è molto ricamata. Curiosamente però, proprio oggi il Guardian parla di uno scontro fra Google e Samsung proprio nel settore dei mobile device.
Via | Slashgear
Open NASA è una parte del nuovo progetto dell’agenzia spaziale statunitense per la “centralizzazione” delle risorse open source in fase di sviluppo. Un portale che riconosce l’apporto della NASA al free software, iniziato trent’anni fa: ancora prima che fosse coniato il termine open source. Un progetto da tenere sotto osservazione.
L’ultima novità è Code NASA, un archivio del software libero mantenuto dall’agenzia. È stato inaugurato mercoledì: sancisce l’ennesimo stadio di preparazione a una quarta fase del rapporto tra la NASA e l’open source. Grazie a Steven Vaughan–Nichols possiamo ripercorrere insieme i primi tre periodi succedutisi tra il 1980 e il 2012.
Tutto iniziò nei primi anni ’80, quando lo stesso Vaughan–Nichols era impegnato a produrre software per il progetto COSMIC — una raccolta di quasi cinquecento programmi open source. Nel 1994 è stata la volta di Beowulf, un cluster con Linux. Infine, il 2009 ha portato Nebula: una soluzione di cloud computing alla base di OpenStack.
Via | ZDNet
FreeDOS 1.1, una versione free software di MS-DOS, è approdato negli archivi del progetto a Capodanno: si tratta del primo aggiornamento di rilievo a distanza di sei anni. La major release precedente, infatti, è del 2006. Si può scaricare un CD-ROM d’installazione, però non è ancora disponibile un ambiente live: serve un hard disk.
Molte pagine del sito di FreeDOS sembrano corrotte o, comunque, inaccessibili: in particolare, il wiki e il gruppo di discussione ospitati da SourceForge. È davvero un problema, perché la documentazione ufficiale è in quella sede. Meglio per quanto riguarda il software disponibile, rilasciato sotto GPLv2 o altre licenze open source.
Oltre a costituire un certo divertissement per gli appassionati di retro–computing, FreeDOS sostituisce Microsoft Windows su alcuni netbook economici e soprattutto risulta particolarmente utile per il flashing del BIOS delle schede madri. Specie se non è possibile avvalersi di Coreboot. Anche la lista delle funzionalità è sul wiki.
Via | Phoronix
La Mozilla Public License (MPL) 2.0 è stata annunciata ieri. È un significativo aggiornamento della MPL 1.1, la licenza adottata da Firefox e dagli altri prodotti distribuiti dalla Mozilla Foundation. Come la precedente, la MPL 2.0 è compatibile con la GPL: è considerata una licenza del free software dalla Free Software Foundation.
La transizione dalla MPL 1.1 alla MPL 2.0, per i progetti di Mozilla, non è immediata: tutti i dettagli saranno specificati in seguito dalla fondazione. La licenza ha fatto tesoro dell’esperienza maturata nei dieci anni d’applicazione delle prime versioni ed è stata resa più chiara, semplice e – soprattutto – corta delle precedenti.
Oltre alla compatibilità con la GPL, la MPL 2.0 garantisce quella con le licenze di Apache. Nel processo di revisione sono stati coinvolti dei giuristi che hanno cercato d’adattare i termini alle leggi dei Paesi esterni agli Stati Uniti. Nei prossimi giorni, dovrebbe essere pubblicata una traduzione per la documentazione ufficiale.
Via | Mozilla

Cinnamon, il fork di Gnome Shell ad opera di Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint è sicuramente uno degli argomenti più caldi di questa fine d’anno. Negli ultimi giorni il progetto ha ricevuto una scossa che ha portato una ventata di novità, ad iniziare dal lancio di un portale su linuxmint.com dedicato per terminare con il rilascio della versione 1.1.2, già inserita nei repository ufficiali di Lisa.
Il portale dedicato a questo progetto ci spiega qualcosa in più riguardo questo interessante progetto e ci annuncia l’arrivo della versione 1.1.2. Questa versione, già con un numero di release piuttosto avanti, nonostante si tratti di un progetto nuovissimo, risulta essere già un ottimo prodotto. Tra le novità dell’ultimo rilascio ad opera di Lefebvre, oltre a delle correzioni che riguardano tweak grafici e performace in primis, troviamo inoltre il tanto atteso pacchetto cinnamon-session, che ci da la possibilità di avviare cinnamon direttamente da LightDM o GDM.
All’interno del nuovo portale dedicato a Cinnamon, nella pagina Download, troviamo tutte le istruzioni per installare il nostro nuovo DE sia su Linux Mint, Ubuntu Oneiric Ocelot e Debian Unstable. Sempre all’interno della stessa pagina abbiamo la possibilità di scaricare i sorgenti delle varie versioni ed accedere al repository GitHub.
Via | Cinnamon

Qupzilla è un interessante browser web scritto in Qt, multipiattaforma, che ci offre numerose features insieme ad un’ottima user experience ed un limitato consumo di risorse. Questo interessante browser è sviluppato da David Rosca che ha saputo creare un browser web davvero fantastico.
Le features di Qupzilla possono essere equiparate a quelle dei più blasonati Mozilla Firefox e Google Chrome, infatti troviamo una perfetta integrazione col sistema, il supporto ad Adblock, il supporto ai bookmarks, un feed rss, la modalità speed dial, la modalità incognito, la possibilità di personalizzarne la GUI e la possibilità di importare i bookmarks di Firefox e Chrome.
Possiamo trovare ulteriori informazioni riguardo questo nuovo ed interessantissimo web browser sul sito ufficiale; inoltre, per gli utenti Ubuntu e derivate è stato messo a disposizione un PPA che ci permette di avere sempre l’ultima release semplicemente aggiornando il sistema.
Via | OMG Ubuntu!