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Network Appliance

È disponibile ownCloud 2.0: file manager, dispositivi e applicazioni

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Webdev

ownCloudCon ownCloud 2.0, l’alternativa libera alle piattaforme per cloud computing raggiunge un importante obiettivo nel confronto con iCloud, Dropbox, ecc.; la soluzione di openDesktop.org supporta la sincronizzazione tra i dispositivi, le applicazioni web e/o “native” e l’integrazione coi file manager dei diversi ambienti per il desktop.

Orientata a KDE, ownCloud 2.0 può dialogare con Dolphin per un rapido accesso ai documenti: grazie alle nuove specifiche gli sviluppatori possono realizzare delle estensioni per supportare altri file manager. Ad esempio, Nautilus. Tutte le applicazioni che integrano il protocollo remoteStorage sono già compatibili con ownCloud 2.0.

Il principale vantaggio di ownCloud risiede nella possibilità di realizzare una piattaforma per il cloud computing indipendente e libera dal controllo di terze parti. La prossima major release è programmata per l’inizio del 2012. L’interfaccia web è multi-piattaforma: le applicazioni “native” sono ancora un po’ troppo legate a KDE.

Via | KDE News

Citrix ha reso open source gli strumenti della piattaforma Cloud.com

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Virtualizzazione

Cloud.comCloud.com, una delle più popolari piattaforme per il cloud computing, è stata acquistata da Citrix appena il mese scorso: ne avevamo già parlato perché è alla base del successo di Zynga. Finalmente il prodotto di punta per Cloud.com, CloudStack, è diventato open source al 100%. Citrix ha “liberato” la parte commerciale dei sorgenti.

La notizia è piuttosto importante, per il settore del cloud computing, perché CloudStack 2.2.10 (il primo rilascio completamente open source) offrirà la prima infrastruttura a supportare pressoché ogni prodotto per la virtualizzazione, inclusi quelli dei “rivali” di Citrix. Xen.org, QEMU/KVM, VMware e Oracle VM: manca solo Hyper-V.

La soluzione di Microsoft sarà integrata nell’imminente futuro di CloudStack e Citrix ha già in programma Project Olympus, un fork di OpenStack (la piattaforma di NASA e RackSpace). Per il momento la società ha “liberato” il 98% del codice dei propri prodotti. Collaborando con VMware supporterà ESXi e vSphere a un sesto del prezzo.

Via | The Register

VMware: la Platform-as-a-Service di Micro Cloud Foundry è sui laptop

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Virtualizzazione

Cloud FoundryMicro Cloud Foundry è la nuova soluzione di VMware per portare la Platform-as-a-Service su desktop e laptop. Si tratta di un “riproduttore” del cloud computing aziendale per lo sviluppo e il testing da remoto su sistemi dalle risorse più ridotte. Include Node.js, Ruby on Rails, Java e MySQL. È un prodotto freeware con VMware Player.

Lo scopo del player è replicare in locale un’istanza della piattaforma di PaaS aziendale: Cloud Foundry è offerto in due soluzioni, una proprietaria e una open source. Entrambe si basano su Ubuntu Server a 64-bit. Micro Cloud Foundry prevede la registrazione di un account sul portale di VMware: gestisce le sessioni via Dynamic DNS.

VMware promette d’aggiornare Micro Cloud Foundry con ulteriori servizi, database e linguaggi per proporre una soluzione ancora più completa. Un limite è nella richiesta di registrazione su VMware: tuttavia, il player può “puntare” a installazioni di terze parti su Cloud Foundry che sfruttano il codice aperto (pubblicato su GitHub).

Via | GigaOM

Open Cloud Initiative è una società no profit per il cloud computing

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Server

Open Cloud InitiativeOpen Cloud Initiative è il nome scelto per una nuova organizzazione di pubblica utilità sul cloud computing. È stata presentata a Portland, in Oregon, durante l’OSCON 2011 di O’Reilly Media: la struttura è quella che, in Italia, definiremmo come una “società di persone”. Intende stabilire dei princìpi comuni per imprese e individui.

La necessità primaria dell’Open Cloud Initiative è quella di rendere «fungibili» le infrastrutture per il cloud computing: significa, in sostanza, garantire l’importazione e l’esportazione dei dati da una piattaforma all’altra. La soluzione è nell’utilizzo di standard aperti, come accade a StatusNet per il microblogging di OStatus.

Il paragone con StatusNet non è casuale perché tra i promotori di Open Cloud Initiative figura proprio Evan Prodromou, il Chief Technical Officer (CTO) della società canadese. La scelta di utilizzare del software open source è alla base degli Open Cloud Principles sostenuti dalla nuova realtà per l’adeguamento delle infrastrutture.

Via | ReadWriteWeb

Facebook ha bloccato anche Social OX per l'esportazione dei contatti

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Server

Open-XchangeFacebook ha trovato la motivazione per bloccare Social OX: è la funzionalità di Open-Xchange offerta in prova su OX I/O per esportare i contatti dal social network. Neppure il tempo d’aggiornare il server e Facebook ha inibito l’uso delle API: la giustificazione è che «le informazioni possono già essere scaricate» dalla piattaforma.

Questo è vero solo in parte, perché Facebook offre la possibilità di scaricare un “riassunto” dei dati forniti al social network nel quale è inclusa la lista nominale degli amici. Per accedere alle e-mail occorre visitare il profilo di ognuno, ammesso che si abbia l’autorizzazione a visualizzare il recapito della posta elettronica.

Social OX provvedeva automaticamente ad associare la lista dei nomi degli amici di Facebook agli indirizzi in chiaro ai quali si ha accesso: il blocco di OX I/O non impedirà all’aggiornamento di Open-Xchange d’effettuare la stessa procedura dal proprio server. Resta una censura ingiustificabile, se i dati sono davvero degli utenti.

Via | CNET News

Open-Xchange ha una soluzione per “esportare” i contatti da Facebook

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Server

Open-XchangeSocial OX è un componente di Open-Xchange, una piattaforma di programmi collaborativi dedicata al settore dei server, in grado d’esportare la lista completa degli amici di Facebook. Al momento è disponibile soltanto sul sito di prova, OX I/O: è prevista l’integrazione col futuro rilascio di Open-Xchange, sia proprietario sia libero.

L’obiettivo di Social OX è garantire la portabilità dei contatti tra i social network, una possibilità spesso negata dagli stessi servizi. Un esempio, riguardo Facebook, è il blocco dell’estensione di Chrome che serviva a esportare i contatti per aggiungerli a Google+. Iscrivendosi a OX I/O si può ottenere la lista degli indirizzi.

Open-Xchange è rilasciato sotto licenza proprietaria per chi ha bisogno del supporto tecnico, altrimenti è scaricabile come GPLv2. L’importazione dei contatti, seguendo l’esempio Facebook, non è automatica: ottenuta la lista degli amici si dovrà provvedere manualmente al “trasporto” su Google+ o altrove. Attendiamo l’aggiornamento.

Via | The H Online

Il successo di Zynga è tutto merito del cloud computing di Cloud.com

pubblicato da Federico Moretti in: Open Source Network Appliance

Cloud.comZynga, la famigerata società creatrice di FarmVille, CityVille, ecc. per Facebook, riesce a sostenere i costi di gestione grazie all’open source. Più di settanta milioni di utenti accedono quotidianamente ai server di Zynga per giocare sui social network: sarebbe una spesa enorme se l’azienda utilizzasse dei servizi come Amazon EC2.

La società, in un primo momento, si serviva proprio della soluzione di Amazon: il passaggio da duecentomila utenti a svariati milioni ha posto il problema della sostenibilità del servizio. Zynga ha optato per la creazione di Z Cloud, un datacenter di proprietà per il cloud computing. Ha scelto Cloud.com (per utilizzare CloudStack).

Ecco, quindi, i componenti del successo di Zynga: Amazon EC2 ospita soltanto il lato pubblico dell’infrastruttura, mentre Cloud.com fornisce supporto a quello privato. Entrambe condividono la medesima gestione attraverso RightScale e il software utilizzato è CloudStack, una soluzione open source. Cloud.com supporta anche OpenStack.

Via | GigaOM

Facebook ha cominciato a distribuire una soluzione per i data center

pubblicato da Federico Moretti in: Network Appliance Server

Open Compute ProjectFacebook ha avviato un programma destinato a cambiare (radicalmente?) la tecnologia degli odierni data center: Open Compute Project è un progetto coordinato con AMD, Dell, HP, Intel e altri partner, per ridurre del 24% i costi di gestione e incrementare le prestazioni del 38%. Il programma parte dalle specifiche hardware dei server.

Qual è l’obiettivo di Facebook? Open Compute Project parte dal presupposto che i servizi soddisfatti dai server “tradizionali” siano stati rimpiazzati da soluzioni come Amazon EC2 e/o dai mainframe, per società di medie e grandi dimensioni. I data center della generazione precedente rischiano di diventare più costosi che non utili.

Open Compute Project, a un anno dai primi esperimenti, è una risorsa per l’ottimizzazione di queste tecnologie: rientra nella categoria dell’open hardware, poiché condivide, anzitutto, la mappatura in CAD di server e data center. Il programma parte dai risultati dei consumi energetici di Prineville, uno dei più efficienti al mondo.

Via | OStatic

Flavio Castelli ha concepito Dister, simile a Heroku per SUSE Studio

pubblicato da Federico Moretti in: Ruby Network Appliance

Ruby on RailsFlavio Castelli e Dominik Mayer, durante l’Hackweek di openSUSE, hanno rilasciato un sistema simile a Heroku per sviluppare su Ruby on Rails con SUSE Studio. Dister è uno strumento a riga di comando che semplifica le operazioni per risolvere le dipendenze e ottenere un ambiente di sviluppo completo sui server offerti da SUSE Studio.

Dister è stato realizzato per superare i limiti di Rails in a Box, un altro progetto di Castelli dedicato a Ruby per SUSE Studio: anziché clonare l’appliance sul proprio account, Dister recupera in locale e carica in remoto quanto è realmente utile. Rails in a Box, al contrario, prevede già una selezione di “gemme” pre-selezionate.

Perché ciò sia possibile, Dister sfrutta Bundler nella risoluzione delle dipendenze. Essendo basato sull’infrastruttura di SUSE Studio, Dister compie autonomamente altre operazioni: ad esempio, recupera l’ultima versione di openSUSE supportata e crea l’appliance coi pacchetti richiesti. Terminate le modifiche si occupa dell’upload.

Via | SUSE Studio

È disponibile ownCloud 1.1: un'alternativa a Dropbox/Ubuntu One/ecc.

pubblicato da Federico Moretti in: KDE Network Appliance

ownCloudCom’è noto esistono numerosi servizi dedicati al cloud computing che sono accessibili da Linux e altri sistemi operativi UNIX-like. Molti di essi prevedono il passaggio e l’hosting dei file da parte di estranei e abbiamo visto come sia importante prestare attenzione ai dati che si condividono attraverso Dropbox, Ubuntu One e affini. E se, al contrario, si volesse fare tutto da sé? Esistono alternative come ownCloud 1.1 che lo consentono.

Disponendo di un server o, più semplicemente di un desktop connesso a internet (come a una LAN casalinga, oppure aziendale) si può utilizzare ownCloud per creare il proprio servizio di cloud computing. Il vantaggio consiste nel controllo totale del flusso di dati messo in rete, dai permessi per l’utente ai dispositivi autorizzati all’accesso. L’utilizzo di WebDAV garantisce la compatibilità con un elevato numero di piattaforme differenti.

Sebbene ownCloud preveda un’ampia integrazione con KDE, non ci sono limiti per l’accesso alle risorse. Gli smartphone che non avessero accesso a WebDAV possono sfruttare un comune browser: ownCloud supporta SSL sui server che lo prevedono. La versione 1.1 del programma aggiunge il supporto sperimentale a PostgreSQL, oltre a un nuovo sistema di gestione per utenti e plugin. In futuro sono previste integrazione di Git e offline.

Via | Frank Karlitschek