Tizen, il progetto Linux-based scaturito dal fallimento di MeeGo, avrà in Samsung un collaboratore illustre. Quando la sorte di MeeGo era ancora incerta alcune voci assicuravano che la società coreana avrebbe acquistato il prodotto: non accadrà nulla di simile. Samsung si limiterà a fornire il codice di Bada a The Linux Foundation.
Tae-Jin Kang, il responsabile dei prodotti di Samsung, ha rivelato al CES 2012 di Las Vegas – conclusosi venerdì scorso – che la società vuole integrare Bada 3.0, il prossimo aggiornamento della propria piattaforma, con Tizen. Al contempo, il sistema operativo di Samsung diventerà open source. Com’era stato annunciato in precedenza.
Bada e Tizen non diventeranno mai un’unica soluzione. Quando l’integrazione sarà avviata, il Software Development Kit (SDK) di Tizen supporterà le applicazioni di Bada e viceversa. Samsung e Intel dovrebbero rilasciare gli stessi strumenti di sviluppo, affinché i programmatori possano realizzare la stessa applicazione per entrambi.
Via | Forbes
Calligra Mobile, la versione della suite per l’ufficio di KDE dedicata ai dispositivi portatili, funziona sui tablet con Android. KO GmbH – la società che mantiene il porting su Windows – ha effettuato alcuni esperimenti, riuscendo non senza difficoltà nell’intento d’estendere il supporto di Calligra al sistema operativo di Google.
Marijn Kruisselbrink ha spiegato com’è stato possibile aggirare le mancanze di Android, perché Calligra Mobile potesse comunque funzionare. Ad esempio, Google non permette l’accesso a D–Bus alle applicazioni di terze parti: un problema relativo, poiché Calligra non ne ha bisogno neppure sul Nokia N9 che utilizza il core della suite.
L’altro grosso problema è costituito da KSyCoCa. Per il momento, Kruisselbrink l’ha risolto includendo dei binari precompilati nel pacchetto di Calligra Mobile: è soltanto una soluzione temporanea. Il porting è tutt’altro che completo, ma la suite funziona più o meno correttamente. Un ulteriore passo avanti per la soluzione di KDE.
Via | KDE
Python for Android è un nuovo progetto di Kivy, una libreria open source per creare dei programmi sui dispositivi portatili equipaggiati col multi–touch. Questo strumento permette di realizzare delle distribuzioni personalizzate del linguaggio, da utilizzare con le proprie applicazioni. Al momento, funziona esclusivamente con Kivy.
È stato provato soltanto con Ubuntu 11.10 (Oneiric Ocelot): Python for Android non è l’unico progetto per utilizzare il linguaggio nelle applicazioni del sistema operativo di Google. Probabilmente, è il più completo — a patto d’appoggiarsi a Kivy. Tra gli altri è il primo strumento a supportare il bootstrap personalizzato di Python.
Se un fork di Python for Android prevedesse un metodo alternativo per il bootstrap, il progetto potrebbe funzionare a prescindere da Kivy. Allo stato attuale, questo strumento è orientato ad applicazioni che implementino OpenGL ES 2.0, utilizzato – in particolare – nei giochi. È un punto di partenza per “qualcosa” di più ambizioso.
Via | Mathieu Virbel
XO-3, cioè il tablet voluto dal progetto di One Laptop Per Child (OLPC) e realizzato da Marvell, debutterà martedì al CES 2012 di Las Vegas. Il prototipo definitivo sarà disponibile in anteprima ai visitatori della fiera: finalmente, sono apparse le prime immagini del tablet che entrerà in produzione soltanto per la fine dell’anno.
Disponibile con Android o Linux – probabilmente una “spin” di Fedora – il tablet ripropone lo schermo degli ultimi laptop in produzione: un Pixel Qi a 1024×768 di risoluzione. Il processore Armada PXA618, fornito da Marvell, è un System-on-a-Chip (SoC) di ARM. XO-3 avrà 500Mb di memoria RAM. Colpisce molto la robustezza della cover.
Destinato all’utilizzo da parte di bambini, infatti, XO-3 è rivestito con un involucro di gomma — del caratteristico colore verde già apprezzato sui laptop. Una delle varianti realizzate per la cover prevede addirittura un pannello solare fotovoltaico integrato per ricaricare la batteria del tablet in assenza di corrente elettrica.
Via | OLPC
TextSecure è una soluzione per Android che serve a integrare un sistema di messaggistica istantanea cifrata nelle applicazioni. Twitter ha acquistato Whisper Systems, la società responsabile dello sviluppo di TextSecure e come regalo di Natale ha deciso di “liberare” il codice sorgente del prodotto, rilasciato sotto licenza GPLv3.
La risorsa di Whisper Systems è anche un’applicazione che sostituisce il servizio predefinito di Android per l’invio dei brevi messaggi testuali. In pratica, TextSecure “rimpiazza” lo Short Message Service (SMS) con un sistema criptato. Il programma prevede due livelli differenti di cifratura: uno è in locale, un altro è in remoto.
Se il destinatario utilizza TextSecure, il messaggio è cifrato anche in fase d’invio. Altrimenti, la cifratura è limitata a un database nello smartphone sul quale è installato. Dai sorgenti di TextSecure potrebbero essere sviluppate altre interessanti applicazioni, per la sicurezza della messaggistica di Android o d’altri sistemi.
Via | Twitter Developers
Plasma Active Two, l’aggiornamento dell’interfaccia di KDE per i dispositivi mobili col multi–touch, è stato rilasciato ieri — con un tempismo perfetto rispetto alla tabella di marcia. Il progetto compete con Android, Tizen (!?), Unity e webOS tra le soluzioni open source dedicate ai tablet. Il progetto è davvero molto promettente.
L’upgrade è orientato a migliorare le prestazioni del layout, affinché funzioni sui dispositivi meno “performanti”. Plasma Active Two richiede appena 256Mb di RAM e 1GHz d’unità centrale: le immagini, basate su openSUSE, funzionano indifferentemente su architetture x86 e ARM. Purtroppo, la lista dei dispositivi supportati è ridotta.
Nelle prossime settimane saranno annunciati dei device con Plasma Active Two preinstallato. La maggioranza dei tablet supportati sono già distribuiti in Europa. Una novità dell’aggiornamento riguarda le raccomandazioni: Nepomuk, il framework per il desktop semantico, fornisce i suggerimenti offline durante la ricerca dei documenti.
Via | KDE News

Hewlett–Packard ha pensato di fare un doppio “regalo” di Natale agli sviluppatori della comunità: webOS, il sistema operativo Linux–based acquisito insieme a Palm nel 2010, diventerà open source. E così Enyo, il framework dedicato alla creazione delle applicazioni. È la scelta migliore, accantonati gli ambiziosi progetti per webOS.
Nell’annuncio di HP non è citata quale licenza adotterà il rilascio di webOS ed Enyo come open source. È probabile che la società stia valutando la compatibilità delle licenze dei singoli componenti per evitare dei problemi legali. Adesso, però, l’obiettivo si sposta su un altro aspetto: c’è davvero uno spazio per webOS sul mercato?
Rispetto a Tizen, il progetto open source annunciato dalle “ceneri” di MeeGo – nato a sua volta dal fallimento di Moblin – webOS è una soluzione più simile ad Android. La necessità di un’alternativa a Google è sentita, il problema è sempre stato come realizzarla. webOS ha le carte in regola per il successo: speriamo non le sprechi.
Via | HP webOS Developer Blog
Dopo appena due settimane dal rilascio ufficiale dei sorgenti di Android 4.0.1, nome in codice Ice Cream Sandwitch, il team di Androidx86 ha già provveduto ad effettuarne un porting per piattaforma x86. Ad appena una settimana dal rilascio della versione 3.2, ecco che il team ci sbalordisce mettendo a disposizione un’immagine (seppur per sviluppatori) di ICS.
Ad ora però, la versione è compatibile solamente coi processori AMD Fusion, nonostante il progetto sia orientato in generale per la piattaforma x86. Questa versione è orientata agli sviluppatori, quindi può essere considerata una vera e propria “developer preview” non adatta ad un uso “comune”. Quindi questa versione rimarrà solamente per una determinata fascia di utenti, la prossima release quella per il pubblico, sarà basata sulla versione 4.0.1.
La situazione della versione 4.0.1 è però piuttosto complessa, in quanto il team è a disposizione solamente di alcuni driver: quelli per il Wi-Fi, multitouch e i processori AMD. Il lavoro quindi impiegherà quindi parecchio tempo e numerose risorse, il lavoro è tanto e il team dice di considerare la possibilità di aiutare il progetto in differenti modi. All’interno del gruppo di discussione Chih-Wei Huang, uno sviluppatore del team Android x86 ha affermato che AMD supporta questo progetto con donazioni di dispositivi, supporto tecnico a differenza di Intel che si rifiuta di aiutare il progetto.
Via | Android x86
Carl Symons, sviluppatore KDE attualmente al lavoro su Plasma Active, l’interfaccia per tablet disegnata dal team di KDE ha pubblicato sul proprio blog un post dove ci mostra come sia stato effettuato il porting di Plasma Active su Archos G9, ultimo arrivato in casa Archos.
Plasma Active è la soluzione per i tablet studiata appositamente da KDE per invadere il sempre più proficuo mercato dei tablet, studiata per ottimizzare al massimo lo spazio offerto dagli schermi dei tablet e offrire una esperienza utente molto simile a quella che possiamo avere sul desktop. Symons è riuscito a portare su Archos G9 Plasma Active grazie a Mer OS, una distro basata su MeeGo e ottimizzata per HTML5/QML/JS.
Archos G9 monta un processore ARM Cortex™ A9 OMAP™, OMAP4 dual core, dispone di GPS, WiFi e la possibilità di utilizzare una connessione 3G grazie ad una chiave USB apposita. I sorgenti per questo esperimento, sono stati caricati su GitHub e sono disponibili a questo indirizzo. Inoltre questo esperimento è stato presentato nella giornata di ieri, durante il Qt DevDays che si sta svolgendo a San Francisco.
Via | Carl Symons
Android Market può essere utilizzato anche dai dispositivi non ufficiali che installano il sistema operativo di Google. Questa possibilità finora è sempre stata bloccata. La novità riguarda il web e include soltanto alcuni device tra i più popolari: si tratta comunque di sistemi distribuiti da Original Equipment Manufacturer (OEM).
Il Kindle Fire di Amazon, il Nook di Barnes & Noble e il TouchPad di HP venduto con webOS sono alcuni prodotti che potranno accedere ad Android Market. L’utilizzo di quest’ultimo, però, è limitato all’interfaccia web: non sarà ancora distribuito come applicazione. Purtroppo nessuno di essi al momento è presente sul mercato italiano.
Il dato importante a mio avviso riguarda piuttosto la nuova politica di Google. Un altro piccolo sforzo e la società potrebbe accettare tutti i dispositivi su Android Market, magari fornendone l’applicazione. Il proliferare di schede integrate, ecc. che installano Android porterebbe ulteriori vantaggi economici alla multinazionale.
Via | Ubergizmo