L’attesa per il “famigerato” iPad di Apple – almeno, negli Stati Uniti – è finalmente terminata: sono stati aperti i pre-ordini del tablet (come hanno fatto notare i colleghi di Melablog.it) e presto anche il resto del mondo potrà prenotare il device. Nel primo giorno di apertura sono state registrate 90.000 prenotazioni, probabilmente molto meno di quanto l’azienda si aspettasse.
Ma per quanto personalmente possa sorridere della definizione di Galen Gruman, che non si è minimamente scomposto nel dare letteralmente dell’«idiota» a chiunque abbia già effettuato il pre-ordine dell’iPad, la notizia più interessante è un’altra: tanto PCWorld, quanto CrunchGear (fonti indiscutibilmente autorevoli) indicano Adam di Notion Ink come una delle 10 alternative più convincenti.
L’Adam – che ricordo è basato su Android – ha impressionato tutti già dal CES 2010 di Las Vegas e il fatto che sia additato come una tra le migliori alternative all’iPad potrebbe “spingere” Google a portare ufficialmente Chrome OS su un tablet prodotto allo scopo (come già si vocifera da settimane). In ogni caso Notion Ink non ha ancora svelato il prezzo e la distribuzione di Adam: è presto per giudicare.
Negli ultimi giorni ha tenuto banco una querelle circa il supporto a dispositivi iPhone e iPod Touch su Linux e in particolare riguardo la terza release sperimentale di Ubuntu/Lucid: una discussione su Ubuntu Forums ha scatenato una serie di commenti che hanno portato a un epilogo molto più semplice di quanto si potesse immaginare. Per fortuna, oserei dire.
Che i device di Apple siano particolarmente “ostici” ai sistemi operativi diversi da OS X non è certo una novità (ed è uno dei motivi per cui non ne sono granché entusiasta) e se per Windows sono disponibili strumenti ufficiali con Linux ci si deve affidare alle fatiche degli sviluppatori della comunità: trovo che sia un paradosso, ma rischierei d’andare troppo fuori tema.
In sostanza il supporto a Rhythmbox e Nautilus non dipende direttamente da Canonical – come si pensava inizialmente – bensì è dovuto ai progressi di applicazioni come GtkPod che hanno raggiunto anche gli iPhone senza jailbreaking. Il ché significa che la procedura di sincronizzazione funziona anche su distribuzioni come Fedora 13 e non richiede software proprietario.
L’entusiasmante progetto di merging tra Maemo e Moblin non ha ancora pubblicato una sola riga di codice – siamo già in marzo, perciò non dovremo aspettare ancora per molto – e dopo l’annuncio di supporto da parte di MonoDevelop ci sono altri aspetti non proprio marginali da considerare.
Personalmente la prima domanda che mi sono posto quando ho letto della nascita di MeeGo ha riguardato il destino di Moblin (che diversamente da Maemo non ha più una duplice identità libera e commerciale): sembra che la risposta sia già stata implicitamente fornita dagli sviluppatori.
Il feed dei blog della comunità di Moblin indirizza ora alla pagina corrispondente di MeeGo: da un messaggio della responsabile del team di localizzazione è emerso che il codice presente nei repository di Moblin costituirà la base per i lavori a Meego e perciò possiamo supporre che quest’ultimo più che un “contenitore” sarà il futuro di entrambi i progetti.

Roderick Colenbrander ha realizzato un porting di Quake3 per piattaforma Android: Kwaak3.
Il progetto è iniziato quando Roderick ha ricevuto un telefino Motorola Milestone. Partendo dal progetto di ioquake3 per N900 in un solo giorno è riuscito a compilare e caricare il main di Quake3. Nei giorni e settimane successivi ha lavorato per implementare l’inizializzazione di OpenGL, il supporto per la rete, audio e touchscreen.
La maggior parte del codice è scritto in C ed è presente solo una piccola parte in java per l’inizializzazione attraverso JNI. Al momento l’unico telefono effettivamente supportato è il Milestone, ma se avete a disposizione qualche altro modello con Android 1.6 potreste collaborare allo sviluppo.
Via | Kwaak3
Non è passato molto tempo dall’annuncio del progetto MeeGo che già escono i primi dettagli sul supporto di terze parti: piaccia o, meno – per la consueta querelle nei confronti di Microsoft, Novell e l’open source – in “pole position” ci sono proprio MonoDevelop e C#.
È sempre Miguel De Icaza (factotum del progetto Mono) a presentare con un intervento sul proprio blog e una video-intervista al giovanissimo responsabile del supporto a parlare di MonoDevelop per MeeGo: l’entusiasmo degli sviluppatori di C# è più che giustificato.
Rispetto ad iPhone e più in generale ai device con touchscreen di Apple – in ogni caso Mono si prepara anche all’iPad, per quanto personalmente “finga” che non esista del tutto – MeeGo consentirà a parte del progetto MonoTouch di sviluppare da Windows e Linux, superando i limiti imposti da OS X.
Le novità del World Mobile Congress 2010 di Barcellona – come ho avuto più volte occasione di ripetere – sono state davvero molte e (oggettivamente grazie al keynote di Apple che ha presentato l’iPad) la principale attrattiva della convention sono stati i tablet: già annunciato al precedente CES 2010 di Las Vegas, l’Adam è un prodotto davvero accattivante basato su Android.
Estraneo alla querelle di Steve Jobs nei confronti di Adobe, come primo valore aggiunto rispetto all’iPad ha ovviamente il supporto ad AIR e Flash (in aggiunta e non in alternativa ad HTML5), ma – oltre al core del sistema operativo basato sul kernel Linux – le differenze non si fermano certo qui.
Parlando delle specifiche tecniche di Adam non si può sottovalutare la fotocamera da 3,2 Mpixel: il processore è un ARM dual-core e la GPU è una nVidia Tegra — il primo progetto su Android a implementarla. Il display è un 10.1″ (che continuo a ritenere troppo grande, ma è sempre una mia opinione) e per il resto è “soltanto” un po’ più pensate rispetto all’iPad. Resta da vedere a quanto sarà venduto.
Sostenere che “dietro” a KDE ci sia molta Italia non è proprio una notizia sconvolgente: da Oxygen alla comunità che ruota attorno a KDE News abbiamo citato spesso anche su queste pagine le eccellenze italiane che contribuiscono al desktop environment. Questa volta è Marco Marin a salire agli onori delle cronache grazie al progetto KDE Plasma Netbook che amministra.
Di recente Marco – che è un giovane ventottenne di Torino – è stato intervistato da KDE News in merito al proprio ruolo e alle novità su Plasma in relazione ai netbook (è disponibile anche una traduzione italiana dell’intervista): il settore degli ultra-portatili è in costante espansione anche grazie al rinnovato interesse attorno ai tablet e Marco ha anticipato alcuni aspetti che riguarderanno il futuro sviluppo di Plasma.
In primo luogo l’interesse del team di KDE investe le potenzialità dei dispositivi touchscreen per cui sono previste interfacce e widget specifici che potrebbero chiamarsi Plasma Mobile e Plasma Tablet — definizioni “abbozzate”, che potrebbero non corrispondere ai nomi che saranno scelti nella circostanza. Da questo punto di vista trovo condivisibili e molto interessanti le considerazioni di Marco riguardo le diverse necessità dei device.
Foto | KDE News

Adobe è tutt’altro che rassegnata all’idea che HTML5 possa rimpiazzare Flash: giusto ieri parlavo di come un importante progetto open source sia rinato dalle ceneri e oggi la notizia riguarda l’imminente disponibilità del runtime – che rientra nel più ampio contesto della piattaforma Flash dell’azienda – per Android.
A Barcellona si sta tenendo l’edizione 2010 del Mobile World Congress (che, iniziata ieri, terminerà giovedì) e il leitmotiv dell’evento è la possibilità di sviluppare applicazioni che siano compatibili con più piattaforme mobili: la soluzione di Adobe è ovviamente legata ad AIR.
Il problema riguarda più che altro iPhone: AIR è disponibile per il device di Apple attraverso Flex, ma il futuro del runtime è sempre più legato a Flash — che al contrario non è installabile sullo smartphone di Cupertino (e Steve Jobs non intende tornare su questo aspetto, attendendo di poter sfruttare HTML5).
Foto | TechCrunch

Annunciato un po’ in sordina qualche giorno fa, WordPress per Android è disponibile sull’Android Market e va ad aggiungersi alle relative versioni della piattaforma per iPhone e BlackBerry: un primo intervento al riguardo è stato scritto su Mobileblog.it — com’era del resto prevedibile.
Neppure una settimana e la comunità ha già riportato una serie di bug che hanno convinto gli sviluppatori a rilasciare una versione 1.0.1 che, traendo spunto dai feedback ricevuti attraverso il forum ufficiale, ha “chiuso” i buchi che sono stati ravvisati dagli utenti.
Un approccio più che apprezzabile, da parte di un’azienda che ha più volte ribadito (anche con iniziative di tutto rispetto) la volontà di mantenere WordPress open source. Peraltro su una piattaforma altrettanto aperta, nonostante la querelle coi manutentori del kernel di Linux.
Tanto da averlo persino comprato. Ignoravo d’avere in comune con Torvalds il sostanziale odio per i dispositivi cellulari, che invece pare contraddistinguere il creatore di Linux: dalle pagine del suo blog Linus descrive il suo difficile rapporto coi telefonini e l’approdo al Nexus One — quello che Google si ostina a non voler riconoscere come la risposta all’iPhone.
Nello stesso post Torvalds sostiene di apprezzare il “concetto” di poter utilizzare Linux sui cellulari, ammettendo però di non avere mai fatto un utilizzo massiccio di questi ultimi: tra i suoi acquisti anche il G1 (che veniva distribuito in una versione unbranded come telefono di sviluppo per Android) e un non meglio specificato Motorola che era venduto in Cina, ovviamente basato anch’esso su Linux.
Non aspettatevi alte disquisizioni tecniche, perché Linus si limita a esprimere l’entusiasmo per il Nexus One nella sua funzione di GPS in associazione a Google Maps: nonostante i dati di vendita siano piuttosto scarsi rispetto ad altri dispositivi equivalenti (si parla di 80.000 device venduti in un mese), quella di Torvalds è la reazione più condivisibile che abbia letto. Non è uno smartphone per tutti, ma fa perfettamente il suo lavoro.
Via | The Washington Post