Messenger è raggiungibile con XMPP, il protocollo di Jabber: questa è la novità più interessante del comunicato di Microsoft sull’estensione dei servizi di Windows Live ai client non ufficiali. Utilizzando i protocolli standard del web, le soluzioni di Microsoft tagliano definitivamente il cordone ombelicale che le lega a Windows.
Qualunque applicazione implementi XMPP – più OAuth 2.0, per l’autenticazione – può connettersi a Windows Live e attivare la comunicazione coi contatti di Messenger. Un annuncio che in molti attendevano da tempo: personalmente, ho accolto con maggiore entusiasmo un altro aspetto. Ovvero la possibilità d’accedere ai 25Gb di SkyDrive.
Microsoft ha realizzato LiveSDK, un Software Development Kit (SDK) per Windows Live, allo scopo di connettere i propri servizi ad Android. Il risultato è la possibilità di creare delle applicazioni open source per tutte le piattaforme esistenti. Oltre a Messenger e SkyDrive, è incluso Active Sync per Hotmail. Meglio tardi che mai.
Via | Inside Windows Live
Martedì è stata annunciata la futura disponibilità di Windows Store, la risorsa di Microsoft in competizione con App Store di Apple. Contestualmente, la società ha avviato il programma per inviare le applicazioni: in piena contraddizione coi propri termini di licenza, Windows Store ammette il free software — almeno, in questa fase.
Su queste stesse pagine avevamo affrontato il rapporto ambiguo di Microsoft nei riguardi del marketplace di Windows 7 e le applicazioni open source o free software. Le prime “sarebbero” compatibili coi termini della società, le seconde non proprio. Windows Store accetterà entrambe: è un’evidente violazione delle regole di Microsoft.
In quell’occasione, Paolo Del Bene era intervenuto a sottolineare la differenza tra open source e free software: una distinzione che tutti omettiamo regolarmente, dandola per scontata. Microsoft tiene molto a distinguere i due concetti e, rispetto ad Apple, adotta una politica più trasparente. Non è condivisibile, ma è trasparente.
Continua a leggere: Microsoft si contraddice due volte circa Windows Store e open source
EMeSeNe non è più in grado di connettersi a Windows Live Messenger, a causa delle modifiche apportate da Microsoft ai server che ospitano il servizio. Non sembra trattarsi d’un cambiamento al protocollo di comunicazione: tuttavia, i client non ufficiali potrebbero incontrare problemi di connessione. EMeSeNe ha pubblicato una patch.
Il problema affligge Linux, Mac OS X e Windows. La patch pubblicata ieri non è un “semplice” fix: è la prossima versione di sviluppo completa, corretta per aggirare l’ostacolo. Non ha bisogno d’installazione, basta sfruttare Python su Linux e Mac OS X più le librerie su Windows. Può essere utilizzata in attesa del prossimo rilascio.
Gli sviluppatori prevedono di pubblicare anticipatamente il rilascio sperimentale, offerto in forma di patch, per sistemare il problema. È difficile che gli errori di connessione coinvolgano soltanto EMeSeNe: aMSN, Empathy, Pidgin, ecc. dovrebbero accusare le stesse difficoltà perché le modifiche sono state effettuate da Microsoft.
Via | EMeSeNe
Stephen Zarkos, un dipendente di Microsoft, ha rilasciato una patch per l’autenticazione con NT LAN Manager (NTLM) via Samba sotto licenza GPLv2 o successiva. È la prima volta che la multinazionale contribuisce allo sviluppo del progetto: una svolta ritenuta impossibile, fino a qualche anno fa. Il primo commit risale al 10 ottobre.
Il bug risolto dalla patch affligge sia Samba, sia Firefox. Microsoft ha messo a disposizione di entrambi l’autore del fix: è Guillermo Vicario e lavora in Yahoo. Perché la patch potesse essere accettata da Samba, Microsoft ha registrato il copyright a nome di Zarkos anziché dell’azienda. Le società non potevano contribuire a Samba.
La novità ha suggerito ai responsabili del progetto una modifica alla politica d’accettazione per le contribuzioni. Il giorno seguente, Samba ha pubblicato un aggiornamento che renderà possibile l’invio di codice da parte delle imprese. L’interoperabilità tra le reti Windows e non ha un futuro promettente. Anche grazie a Microsoft.
Via | Samba
Microsoft è stata autorizzata ieri all’acquisizione di Skype da Joaquín Almunia, responsabile della competitività per la Commissione Europea. Messagenet, un’azienda italiana attiva sul VoIP, aveva sottoposto all’Europa la richiesta di bloccare la transazione da $8,5 miliardi evitando il rischio di un monopolio: non è stata esaudita.
Il “via libera” incondizionato di Almunia esclude ogni possibilità che l’Europa obblighi Microsoft all’apertura del protocollo di Skype. Una delle condizioni proposte da Messagenet, infatti, riguardava la possibilità d’integrare i servizi di Skype e la realizzazione di applicazioni da terze parti potendo accedere al suo protocollo.
Skype ha sempre negato questa possibilità. L’acquisizione da parte di Microsoft non è incoraggiante. La Commissione Europea ha perso un’occasione importante per favorire gli sviluppatori open source: rimangono delle alternative, tuttavia il futuro del client per Linux (già sottovalutato da Skype) resta incerto. Una pessima notizia.
Via | The New York Times
Linux Australia ha dichiarato guerra al Secure Boot di UEFI, implementato per la prima volta da Microsoft con Windows 8 sui prodotti OEM che usciranno sul mercato soltanto nel 2012. Nonostante le rassicurazioni dell’azienda di Redmond, le difficoltà d’implementazione per assicurare il boot di Linux o altri sistemi operativi restano.
Il nodo da sciogliere, per la Australian Competition and Consumer Commission (ACCC), non sarà così semplice: Microsoft si limita ad avvalersi di una funzione prevista da UEFI, perciò a essere denunciati dovrebbero essere gli OEM che decidessero di bloccare l’opzione nel BIOS. Una prospettiva esclusa a priori per il mercato europeo.
Almeno stando alle norme comunitarie che impongono la possibilità di scelta del sistema operativo all’acquisto di un elaboratore in Europa. La nuova situazione creata dal Secure Boot di UEFI non è ancora oggetto di giurisprudenza, soprattutto perché non esistono macchine in distribuzione che lo prevedano. Le possibilità sono molte.
Continua a leggere: Gli utenti australiani di Linux si oppongono al Secure Boot per UEFI
Secure Boot è una funzionalità opzionale di Windows 8, divenuta popolare perché responsabile del blocco al dual-boot con altri sistemi operativi, tra i quali ovviamente Linux. Microsoft ha proposto un intervento dettagliato sul funzionamento dell’infrastruttura: le prospettive non sono così nefaste. Specie perché non è obbligatorio.
Il controllo del boot loader avviene con Unified Extensible Firmware Interface (UEFI) e può essere impostato dalla configurazione del BIOS: gli utenti di Linux, ecc. possono disabilitarlo in qualunque momento ed essere comunque in grado di avviare Windows 8. La facoltà d’attivare il Secure Boot in default è soltanto dei produttori.
Il meccanismo riconosce le chiavi di cifratura presenti in un database protetto e autorizza la procedura d’avvio del sistema operativo. Richiede UEFI 2.3.1 o superiore ed è concepito esclusivamente per Windows 8: se attivato, può bloccare qualunque sistema non riconosciuto. Inclusi quelli precedenti di Microsoft. Un falso problema.
Via | Building Windows 8
Casio è un nuovo membro del programma d’Intellectual Property (IP) Licensing di Microsoft, un servizio di tutela della proprietà intellettuale che ha in Novell un precedente illustre. In sostanza, Casio proteggerà il proprio utilizzo di Linux, previsto per alcuni dispositivi, condividendo una serie di brevetti intestati a Microsoft.
Ulteriori dettagli dell’accordo sono considerati strettamente confidenziali e perciò non sono stati divulgati nell’annuncio condiviso. Casio utilizza correntemente una versione embedded di Windows per alcuni terminali industriali e la partnership si configura come una specie di «compensazione» per adottare Linux sui propri sistemi.
Praticamente, Casio risarcisce Microsoft perché considera Linux più adatto alle proprie esigenze: è un concetto “pericoloso”, che peraltro non apporta nulla all’open source. Novell, finché non è stata acquisita da Attachmate, ha potuto almeno investire in Mono. Un accordo tutt’altro che fortunato, se ne consideriamo le conseguenze.
Via | ZDNet
Microsoft ha rilasciato immediatamente la Developer Preview di Windows 8 a seguito della presentazione del sistema operativo di Steven Sinofsky ad Anaheim, in California, durante il BUILD. Non era mai accaduto, neanche dopo la débâcle di Vista: Windows 7 era stato presentato in esclusiva alla Professional Developer Conference (PDC).
L’imitazione di Linux (e degli altri sistemi open source) è nella pubblicazione ufficiale delle immagini per tutte le versioni disponibili di Windows 8. Microsoft intende avvantaggiarsi del feedback degli utenti per scongiurare quello che molti pronosticano come l’ennesimo fallimento. Almeno, così è convinto Steven Vaughan-Nichols.
L’analogia con Linux non è soltanto nella distribuzione di Windows 8, che comunque non sarà mai open source: l’adattamento di Metro, il design concepito per Windows Phone 7, ricorda molto l’interfaccia-utente di MeeGo. Per non parlare della gestione del software in modalità app store. Microsoft «ha imparato la lezione», ma basterà?
Via | ZDNet

Microsoft ha deciso di “liberare” il codice di OData Service Validation Tool, il validatore dell’Open Data Protocol. I sorgenti sono ospitati su Codeplex, rilasciati sotto licenza Apache 2.0. Lo strumento è accessibile pure dal web per verificare la compatibilità delle informazioni col protocollo open source realizzato da Microsoft.
OData è uno degli standard utilizzati per la trasparenza delle informazioni nella pubblica amministrazione: s’appoggia ad Atom/XML oppure JSON. Il progetto è mantenuto dall’Outercurve Foundation (ex-Codeplex Foundation), nei termini dell’Open Specification Promise. Forse, uno tra i progetti free più importanti di Microsoft sul web.
Il codice del validatore è aggiornato ogni due settimane circa e Microsoft accoglie volentieri delle contribuzioni. Governi e istituzioni possono sfruttare i sorgenti per realizzare applicazioni di convalida dei documenti forniti ai cittadini attraverso il protocollo OData. L’Italia, partner di Microsoft, dovrebbe fare altrettanto.
Via | OData