Wayland Display Server “dovrebbe” raggiungere la versione 1.0, cioè la prima stabile, durante il FOSDEM 2012 che si terrà questo fine settimana – gli interventi cominceranno domani – a Bruxelles. Kristian Høgsberg, l’ideatore del progetto, terrà una conferenza tra le sessioni per mostrare i progressi dal 2008. È un punto di svolta?
Quella che da molti è considerata come l’alternativa più credibile a X11 è nata un po’ per gioco nel 2008 quando Høgsberg lavorava presso Red Hat. Soltanto nell’ultimo anno Wayland ha attirato l’attenzione di Intel, l’attuale datore di lavoro di Høgsberg, per sostituire X.Org su MeeGo. Nel frattempo, Wayland ha aumentato i consensi.
Wayland è disponibile per i principali toolkit: Qt5, Gtk+2/3, Clutter, SDL ed EFL – le librerie di Enlightenment – che rappresentano l’integrazione più matura del display server con un desktop environment completo. Wayland richiede espressamente delle funzionalità del kernel di Linux, però Høgsberg non preclude un porting per *BSD.
Via | FOSDEM
Timothee Bessett è stato il programmatore responsabile dello sviluppo dei giochi di id Software per Linux. Parlo al passato, perché ha appena lasciato la società per un nuovo progetto — che non riguarderà più gli shoot ‘em up. Ha lavorato al porting di tutte le versioni di Wolfenstein, Doom e Quake per dieci anni, dal 2001 ad oggi.
Bessett coltivava l’ambizione di rilasciare le versioni dei giochi per Linux contemporaneamente a quelle per Windows ed era impegnato nel rilascio dei sorgenti. Si diceva che stesse lavorando al porting di RAGE, l’ultimo titolo di id Software. Qualcosa non ha funzionato o comunque le strade di Bessett e della società si sono divise.
La liquidazione di Bessett, ad ogni modo, non allude a un cambio di strategia della società. id Software non ha ancora annunciato una tabella di marcia per RAGE e il nuovo engine id Tech 5 su Linux, indipendentemente dal responsabile dello sviluppo. Né le difficoltà sui sorgenti di Doom 3 sembrano alla base della scelta di Bessett.
Via | Phoronix
Lennart Poettering, il creatore di systemd, ha dedicato parte del suo tempo a portare la documentazione di Fedora su FreeDesktop: il motivo è il merging del sistema in /usr. Approntato da Harald Hoyer e Kay Sievers, esordirà con Fedora 17. È un cambiamento sostanziale della gerarchia dei percorsi di sistema in linea con Solaris 11.
In sintesi, le cartelle /bin, /lib e /sbin di Fedora 17 saranno installate in /usr e sostituite da link simbolici. È una transizione iniziata da Oracle quindici anni fa e seguita finora da tutte le distribuzioni di Linux. Fedora 17 completerà questo spostamento, com’è avvenuto col rilascio di Solaris 11. Le motivazioni sono diverse.
La modifica è legata soprattutto all’init di sistema, ovvero – nel caso di Fedora – a systemd. Poiché esiste già il bisogno di montare /usr da initramfs, lo spostamento dei componenti fondamentali è una scelta razionale: il primo beneficio è nella possibilità d’effettuare degli snapshot dell’intero sistema, montato in sola-lettura.
Continua a leggere: Lennart Poettering spiega il perché del merge per il sistema in /usr
Advanced Linux Sound Architecture (ALSA), il sistema sonoro di base per Linux, è stato aggiornato alla versione 1.0.25: il rilascio precedente è del febbraio dello scorso anno. Le novità – com’è intuibile – sono davvero tante. Anzitutto, ALSA 1.0.25 è compatibile col kernel 3.x — in linea di massima, il sistema funzionava comunque.
Su questa falsariga, ALSA 1.0.25 rimuove il supporto alle librerie di V4L1 – ormai, deprecate – e lo sostituisce dove possibile con V4L2. A livello di driver, le novità più consistenti riguardano le schede High Definition Audio (HDA) di Intel e i System-on-a-Chip (SoC) — in particolare, per ARM. Rivisto il plugin per PulseAudio 1.x.
L’aggiornamento coinvolge tutti i componenti, incluso alsa-oss che era rimasto fermo alla versione 1.0.17. Riguardo ad alsa-tools, il mixer non dovrebbe più andare in crash dall’emulatore del terminale quand’è attivo il plugin di PulseAudio. La lista dei cambiamenti è corposa: è consigliabile consultare la documentazione ufficiale.
Via | Jaroslav Kysela
JavaFX 2.1, l’ultimo aggiornamento sperimentale della nuova Rich Internet Application (RIA) di Oracle, è disponibile per Linux. Risorta in ottobre col JavaOne 2011, JavaFX è stata distribuita immediatamente su Windows – con un installer del runtime – e Mac OS X. Il supporto a Linux, al contrario, è stato annunciato soltanto lunedì.
Per il momento, la versione su Linux è soltanto a 32-bit. Al pari di quella su Mac OS X, JavaFX 2.1 include il runtime nel Software Development Kit (SDK): perciò, occorre scaricare quest’ultimo per averli entrambi. Il download dell’anteprima è subordinato – oltre all’accettazione della licenza – all’iscrizione sul portale di Oracle.
Il percorso di JavaFX è appena all’inizio: la RIA sarà inclusa nel JDK di Java 8 tra il 2013 e il 2014. Tra parentesi, Mario Torre e Roman Kennke – due dei creatori di ThingsFX, il framework per Swing su JavaFX – sono stati assunti da Red Hat. Non sono emersi ulteriori dettagli. Tuttavia, è probabile che entrino nel team di Ceylon.
Via | Oracle
The Linux Foundation ha pubblicato i risultati d’un sondaggio effettuato tra 1.900 professionisti sul ruolo dei sistemi operativi nel 2012. L’80% ha scommesso sull’incremento dell’utilizzo di Linux in azienda. La giustificazione è nei tre obiettivi fondamentali dell’informatica contemporanea: cloud computing, big data e “ambiente”.
L’ultimo punto si riferisce all’impatto ambientale delle infrastrutture: un aspetto sul quale Linux è ancora la soluzione preferita. Il sondaggio è stato filtrato per concentrarsi su quegli impiegati che lavorano per società con oltre 500 dipendenti o $500 milioni in introiti annuali. Su Windows Server è previsto un 36% di crescita.
Rispetto alle stime per il 2010, le percentuali dei problemi tecnici ravvisati su Linux sono scesi dal 40% al 20% nel 2011 al 12% per il 2012. Sicurezza e Total Cost of Ownership (TCO) sono i principali vantaggi di Linux — che sono stati citati dal campione. È stata realizzata un’infografica riassuntiva dei risultati del sondaggio.
Via | The Linux Foundation
Security Enhanced Android o SEAndroid è il porting di SELinux – creato dalla National Security Agency (NSA) – sul sistema operativo di Google. Annunciato da Stephen Smalley al Linux Security Summit 2011, è disponibile al pubblico. L’intenzione è quella d’incrementare la sicurezza di Android — sulla falsariga del progetto per Linux.
SEAndroid supporta sia YAFFS2, il file system utilizzato fino a Gingerbread, sia Ext4. La soluzione prevede alcune delle principali funzioni di SELinux: integra una politica di Type Enforcement (TE) per autorizzare l’accesso dei processi agli oggetti e un sistema di Multi-Level Security (MLS) per isolare i domini delle applicazioni.
La NSA ha realizzato il porting d’una parte dello userspace di SELinux. Curiosamente, SEAndroid non è stato creato con Android: i sorgenti del progetto sono mantenuti da Fedora, la distribuzione di Red Hat che utilizza SELinux a livello predefinito. Canonical e Ubuntu gli preferiscono AppArmor. L’ultima parola spetta ai produttori.
Continua a leggere: SEAndroid, SELinux per Android creato dalla National Security Agency
Tizen, il progetto Linux-based scaturito dal fallimento di MeeGo, avrà in Samsung un collaboratore illustre. Quando la sorte di MeeGo era ancora incerta alcune voci assicuravano che la società coreana avrebbe acquistato il prodotto: non accadrà nulla di simile. Samsung si limiterà a fornire il codice di Bada a The Linux Foundation.
Tae-Jin Kang, il responsabile dei prodotti di Samsung, ha rivelato al CES 2012 di Las Vegas – conclusosi venerdì scorso – che la società vuole integrare Bada 3.0, il prossimo aggiornamento della propria piattaforma, con Tizen. Al contempo, il sistema operativo di Samsung diventerà open source. Com’era stato annunciato in precedenza.
Bada e Tizen non diventeranno mai un’unica soluzione. Quando l’integrazione sarà avviata, il Software Development Kit (SDK) di Tizen supporterà le applicazioni di Bada e viceversa. Samsung e Intel dovrebbero rilasciare gli stessi strumenti di sviluppo, affinché i programmatori possano realizzare la stessa applicazione per entrambi.
Via | Forbes
AfterShot Pro è un nuovo programma closed source per il fotoritocco – realizzato da Corel – su Windows, Mac OS X e Linux. In particolare, la distribuzione prevede dei pacchetti precompilati per Debian e Ubuntu o Fedora a 32-bit e 64-bit. L’applicazione, essendo commerciale, ha un prezzo di 89,99€. Compete con Photoshop Lightroom 4.
Non è tanto importante il programma in sé, indubbiamente di qualità, quanto l’esistenza della versione per Linux. A livello di applicazioni open source, AfterShot è paragonabile a RawTherapee: è un software di fotoritocco adatto all’utilizzo con macchine Digital Single–Lens Reflex (DSLR) — non avrebbe significato per delle compatte.
Adobe ha appena rilasciato la quarta versione di Lightroom, una soluzione equivalente ad AfterShot: è inutile sottolineare che non esiste un porting su Linux. RawTherapee è un ottimo prodotto e potrebbe già essere sufficiente. Tuttavia, l’attenzione di Corel a Linux ha una certa rilevanza ed è encomiabile rispetto alla concorrenza.
Via | Corel
SVG Cleaner è un’applicazione, realizzata da Alexandre Prokoudine, che riduce al minimo il codice sorgente delle immagini vettoriali — eliminando tutte quelle parti che non concorrono alla definizione dei tratti. È un concetto tanto semplice da non essere mai stato preso in considerazione, in precedenza: è davvero utile per il web.
Scritto in C++ e Qt, SVG Cleaner elimina i metadata dai sorgenti delle immagini col risultato di produrre documenti di dimensioni molto più piccole dell’originale. Il vantaggio non riguarda soltanto il web: i desktop di Linux, ad esempio, fanno un uso “regolare” di questo formato per le icone dei file manager e/o delle applicazioni.
Le immagini risultanti sono graficamente identiche a quelle di partenza, ma occupano meno spazio. SVG Cleaner è molto efficiente: la versione 0.3, tuttora in fase di sviluppo, ottimizza un’immagine vettoriale di 1.1Mb in tredici secondi. Portandola a 533Kb. E non stiamo parlando dell’estensione .svgz, il formato compresso con GZip.
Continua a leggere: SVG Cleaner aiuta a pulire le immagini vettoriali dal codice inutile