Dart Synonym è un’applicazione scritta in DART, il nuovo linguaggio di Google per il web, capace di tradurre il codice scritto in JavaScript. Una specie di pastebin che mostra in due campi la diversa sintassi dei linguaggi. Purtroppo, perché funzioni occorre Dartium: la versione di Chromium che integra la macchina virtuale di DART.
Tutti gli altri browser, invece, visualizzano soltanto gli esempi preimpostati da Google: una raccolta ispirata alle funzioni più comuni di JavaScript e jQuery. DART è ispirato proprio da quest’ultimo per la verifica del supporto al linguaggio, in sostituzione al markup di noscript. È un punto di partenza pensato per i web designer.
Rispetto a Go, il linguaggio integrato in GCC con la versione 4.6, Google dedica più spazio a DART. Appena un paio di settimane fa è stato realizzato un porting di Box2D — l’engine di Angry Birds. Dart Synonym è un altro strumento per attrarre l’attenzione degli sviluppatori: il nome in codice, molto suggestivo, è Stele di Rosetta.
Via | Chromium
jSlate è una soluzione in JavaScript per generare visualizzazioni personalizzate da qualunque contenuto presente sul web. Nello specifico, è utile a creare dei grafici dalle statistiche: ricorda un po’ le risorse di Google Analytics o WordPress.com Stats. È un framework particolarmente interessante, per le funzionalità che propone.
Ideato per l’installazione su sistemi Linux Apache MySQL PHP (LAMP), jSlate include un proxy per visualizzare i dati per domini diversi da quello in cui risiede. Ogni widget generato in JavaScript è esportabile dalla dashboard. Creato da Rasmus Berg Palm, jSlate affonda le radici in Nomnom: un altro progetto, che richiedeva CouchDB.
Per cominciare a utilizzare jSlate sono proposti dei modelli preconfigurati e pienamente personalizzabili. Rispetto a Nomnom, jSlate non dipende da un database definito e può funzionare con tutte le soluzioni di storage preesistenti. Berg Palm ha scelto di distribuirne i sorgenti sotto licenza GPLv3, un aspetto ancora più positivo.
Via | The H Open
Filer.js è una libreria di wrapping in JavaScript, ideata da Eric Bidelman, per accedere ai file system locali dal browser in HTML5. Bidelman è un ingegnere di Google e – di conseguenza – lo strumento è stato concepito per funzionare su Chrom*. Quest’ultimo è l’unico browser a implementare già la soluzione di HTML5 sui file system.
L’idea di Bidelman non è inedita, perché esistono almeno altre due risorse equivalenti: una fa parte dei Closure Tools di Google, degli strumenti in JavaScript familiari a Bidelman che lavora proprio allo sviluppo di Chrom*. L’altra è WebFS, un’implementazione lato–client del file system di Node.js. Filer.js ha un altro significato.
Quanto rende davvero interessante Filer.js è la scelta di Biderman d’utilizzare la sintassi dei comandi di UNIX — nel dialogo tra JavaScript, HTML5 e i file system locali. Un approccio che avvicina alla realizzazione di applicazioni web i programmatori abituati alle “native”. È un’intuizione favorevole all’approdo su altri browser.
Via | ReadWriteWeb

Il framework JavaScript qooxdoo arriva alla versione 1.6. qooxdoo è un progetto vecchio di circa 7 anni, arrivato ad una stabilità sufficiente per la produzione solamente nel 2009 (versione 1.0). Di fatto questo framework realizza un tavolo di progettazione per applicazioni RIA e interfacce orientate a una esperienza utente avanzata, sia per applicazioni web che offline.
Oltre alla normale routine di correzione errori, gli sviluppatori hanno implementato una funzionalità sperimentale che rispetta le regole REST (Representational State Transfer). Un’interessante tecnologia che consente una generalizzazione delle risorse e delle fonti di informazione in ambiti ipertestuali distribuiti. REST consentirà agli sviluppatori di beneficiare di una maggiore scalabilità con una complessità mediamente inferiore.
Le interfacce realizzate con qooxdoo sono molto simili a quelle desktop. Questo sta a dimostrare il tentativo di unire le tecnologie web con la normale programmazione a finestre. Nonostante il lungo percorso di sviluppo, qooxdoo rimane concettualmente all’avanguardia: qui il codice JavaScript genera tag HTML. Una prospettiva interessante che sfrutta pienamente la potenza della tecnologia JavaScript.
Il framework è eseguibile su diversi ambienti di runtime: Node.js, Rhino, Chrome, Firefox, Internet Explorer, Android e iOS. Non è richiesta la presenza di plugin aggiuntivi. A mio avviso è uno dei più interessanti e sorprendenti framework JavaScript attualmente esistenti. Decisamente trascurato.
Via | XtremeOpenSource
ql.io è un nuovo linguaggio dichiarativo, “ispirato” a SQL, per interagire con le API dei servizi web: non è un database relazionale e non ne richiede l’utilizzo. Sviluppato da eBay, ql.io è stato rilasciato sotto licenza Apache 2.0. Si recupera da NPM, il gestore dei pacchetti supportato ufficialmente da Node.js 0.6.3 o superiore.
eBay sottolinea a più riprese la distanza da SQL per un motivo molto semplice: ql.io è indipendente dal database utilizzato per la memorizzazione dei dati. Interagendo soltanto con le API d’un servizio web può dialogare tanto con un database di tipo SQL, tanto con uno di tipo NoSQL. Il legame con SQL è nella sintassi del linguaggio.
Il linguaggio è stato concepito essenzialmente per due ragioni. ql.io riduce le linee di codice nel recupero dei dati dalle API e, utilizzato come gateway su Node.js, diminuisce le richieste al server che espone le informazioni. Permette, cioè, di “tagliare” le risorse necessarie a fornire un servizio basato su dati di terze parti.
Continua a leggere: eBay ha annunciato ql.io, un linguaggio “ispirato” a SQL per Node.js
Node.js, il popolare evented I/O per V8 JavaScript, ha inaugurato la versione 0.6 all’inizio del mese: nonostante sia un aggiornamento “minore”, la disponibilità della versione 0.6.3 merita d’essere trattata per due buoni motivi. Il primo è un nuovo installer grafico per Windows, che sostituisce l’eseguibile dal prompt dei comandi.
Microsoft e Joyent avevano annunciato l’arrivo di Node.js su Windows lo scorso giugno e già in luglio il rilascio della versione di sviluppo 0.5.1 ha introdotto un eseguibile. Un passo avanti piuttosto modesto, rispetto alla compilazione di Node.js con Cygwin o MinGW. L’installer grafico è più apprezzabile su Windows Server 2008 R2.
Il secondo motivo per il quale è d’obbligo scrivere di Node.js 0.6 riguarda piuttosto i sistemi operativi UNIX–like ed è il supporto di Node Package Manager (NPM). Quest’ultimo è un gestore dei pacchetti per Node.js sulla falsariga di RubyGems per Ruby. È lo strumento ideale per risolvere le dipendenze dei vari progetti su Node.js.
Via | Node Blog
Microsoft contribuisce attivamente all’evoluzione di JavaScript per incontrare le nuove necessità degli sviluppatori. Nell’ambito del programma TC39 di ECMAScript, la multinazionale ha realizzato delle “estensioni” che riguardano nuovi oggetti e librerie. La presentazione è avvenuta a un meeting presso l’Apple Campus di Cupertino.
Nello specifico, Microsoft ha realizzato delle aggiunte alle librerie per il calcolo matematico e una nuova infrastruttura per l’internazionalizzazione – definita “globalizzazione” – con JavaScript. I prototipi «non hanno un ciclo vitale definito» e si considerano non supportati. Si possono provare soltanto con Internet Explorer 9.
La disponibilità esclusiva per Windows 7 e Internet Explorer 9 non deve fuorviare: se le estensioni saranno approvate, diventeranno disponibili per qualunque sistema e browser. Al momento non è chiaro se saranno trasformate in uno standard. Il progetto è stato affidato a Claudio Caldato e Adalberto Foresti, due ingegneri italiani.
Windows Phone 7.5, l’aggiornamento del sistema operativo di Microsoft per gli smartphone, supporta jQuery Mobile 1.0 a partire dalla terza Release Candidate (RC) pubblicata domenica scorsa. Il rilascio definitivo del framework è avvenuto mercoledì 16. Non è un “banale” supporto, poiché Microsoft collabora attivamente allo sviluppo.
Nonostante si tratti d’un progetto rilasciato sotto doppia licenza GPLv2 e MIT, Microsoft ha sempre manifestato un grande interesse su jQuery: i server della multinazionale ospitano sia la versione originaria, sia quella dedicata ai dispositivi mobili per l’integrazione sui siti web. La divisione open source partecipa allo sviluppo.
La collaborazione tra jQuery e Microsoft ha prodotto un significativo miglioramento delle performance del framework tra la RC2 e la RC3 di jQuery Mobile 1.0: un boost del 226% in termini di velocità. Però, Windows Phone 7.5 non raggiunge ancora le prestazioni di Android e iOS. L’intervento della multinazionale è stato determinante.
Via | Port 25
Node.js 0.6 è il terzo rilascio stabile e introduce per la prima volta il supporto a Windows. In generale, l’aggiornamento apporta una serie di miglioramenti alle prestazioni di Node.js sia per Linux, sia per Windows. Non sono stati effettuati dei test ufficiali per Mac OS X. Pure V8 è stato aggiornato, dalla versione 3.1 alla 3.6.
Gli sviluppatori devono prestare una particolare attenzione ai cambiamenti delle Application Programming Interface (API) tra la versione 0.4 e la versione 0.6. Alcune applicazioni potrebbero risultare incompatibili con l’aggiornamento. Le novità sono molte, perciò occorre controllare la compatibilità per evitare fastidiosi problemi.
Le prestazioni sono «il fiore all’occhiello» di Node.js 0.6. Rispetto al precedente rilascio la velocità è incrementata di circa un terzo. Riguardo al porting su Windows, in futuro saranno proposte soluzioni più integrate con l’ambiente di sviluppo. Node.js avrà un ciclo di rilascio più rapido, sincronizzato con V8 e Google Chrome.
Via | Node.js
jQuery, il famoso framework JavaScript, è arrivato alla versione 1.7. A partire dal 2005, anno della sua nascita, ha incrementato esponenzialmente la sua schiera di fedeli e, come sempre, registra un footprint estremamente ridotto: solamente 31Kb per la versione in produzione. Il punto di forza di questa celebre libreria è da sempre la capacità di semplificare drasticamente una sintassi altrimenti prolissa. Di fatto, molti sviluppatori che appartengono alle nuove leve potrebbero non conoscere JavaScript se non attraverso l’utilizzo di jQuery, che ha l’enorme pregio di “nascondere” buona parte della complessità e delle differenze tra browser.
Questo rilascio vede l’arrivo di nuove API per gli eventi .on() e .off(). Lo scopo è quello di unificare tutti i metodi di definizione e collegamento degli eventi ai selettori. Oltre, ovviamente, a fornire una sintassi ulteriormente più stringata. Si segnala, inoltre, un consistente miglioramento delle prestazioni per i delegati degli eventi, che con il crescere della complessità della pagina diventano sempre più importanti. In percentuale, le prestazioni sono state incrementate di circa il 50% nel caso peggiore, con Internet Explorer 7. È stato migliorato il supporto di HTML5 per i browser di casa Microsoft. Gli altri browser hanno comportamenti decisamente migliori.
Negli ultimi anni, il ruolo di jQuery è quello di assoluto protagonista. Ormai, raramente si richiede la conoscenza del semplice JavaScript e sempre più spesso è esplicitamente richiesta la conoscenza specifica di questo framework. Visti gli evidenti limiti di JavaScript, verrebbe da chiedersi dove sarebbe ora il più usato linguaggio di scripting lato-client senza progetti come jQuery.
Via | jQuery Blog