Il buon Linus si è concesso ad InformationWeek per un’intervista sul futuro della sua amata creatura, delineando quali aree del kernel riceveranno più attenzione nel corso del prossimo anno: virtualizzazione e supporto ai dischi a stato solido sono presenti sulla lista, accompagnati da una migliore gestione delle schede video e di quelle wireless.
Gran parte dell’intervista è comunque incentrata sul rapporto con Microsoft / Windows, dalle differenze tra i processi di sviluppo ( l’open source è più efficiente ) ai punti di forza del pinguino ( flessibilità completa ) passando per i fantomatici brevetti del colosso di Redmond su Linux ( solo FUD ). L’intervista si fa leggere volentieri e, se non temete l’inglese, potete trovarla qui.
Tra le varie domande poste a Tristan Nitot è stato posto l’annoso problema della pesantezza e avidità di risorse di cui soffre ormai il browser di Mozilla.
Tristan ci ha quindi spiegato che i lavori su Firefox 3 stanno cercando proprio di ridurre l’impatto sulla memoria del browser ma anche del render engine, infatti molti degli sforzi degli sviluppatori sono indirizzati verso una riscrittura di Gecko che lo renda leggero e facilmente integrabile su diverse tipologie di dispositivi così come oggi avviene per WebKit.
Ma le modifiche non si fermeranno a questo, infatti Firefox sarà più sicuro e più semplice da usare, senza però perdere nulla in funzionalità ed estendibilità e parallelamente, ci è stato assicurato, sviluppare plugin ed estensioni per la nuova piattaforma su cui si baseranno tutti i progetti di Mozilla sarà ancora più semplice di quanto lo sia oggi.
Si prospetta quindi un nuovo roseo futuro per il browser che attualmente copre, nella sua versione ufficiale, il 18% del mercato italiano. E voi cosa vorreste vedere implementato nelle prossime release? E cosa invece non vorreste più vedere?
Martedì sera con alcuni fortunati blogger, tra cui Cristian Conti di Download|blog, abbiamo cenato insieme a Tristan Nitot, presidente di Mozilla Foundation Europe.
L’evento, che è stato organizzato dallo staff di Mozilla Italia con il supporto dell’agenzia TT&A, ci ha permesso di porgere molte domande finora rimaste senza risposta per quello che riguarda il futuro di Thunderbird e riguardo ai prossimi progetti della Foundation.
Per nostra fortuna Tristan si è rivelato molto disponibile ed ha risposto a tutte le domande fatte, comprese quelle riguardo il recente abbandono di due sviluppatori del client di posta di Mozilla. Tristan ci ha quindi spiegato che in realtà Mozilla non ha la minima intenzione di abbandonare il client di posta ma ha invece stanziato ben 3 Milioni di dollari per fare ricerca e sviluppo sullo stesso incaricando del progetto David Ascher, ex sviluppatore di Komodo per ActiveState. Inoltre verrà valutata l’integrazione di Lightning/Sunbird all’interno del basecode del programma per garantire un miglior supporto al calendaring ed un avvicinamento al mondo enterprise.
A seguire il videocast dell’intervista.
Continua a leggere: A cena con Mozilla Foundation, intervista sul futuro di Thunderbird
E’ stato uno dei fondatori di RedHat e suo CEO fino al novembre 1999. Sto parlando di Bob Young uno tra i più coraggiosi e coerenti imprenditori nel mondo opensource che ha creduto sempre nelle potenzialità del pinguino.
Da innovatore nel mondo del software aperto Young, dopo aver lasciato la società del cappello rosso, è diventato un paladino della stampa libera fondando Lulu.com, sito dove chiunque può pubblicare gratuitamente e vendere le proprie “opere letterarie” saltando gli intermediari.
In occasione di SMAU avremo occasione di intervistare Bob Young e abbiamo pensato di coinvolgere i lettori: se avete domande per Young scrivetele in commento a questo post.
Le più interessanti saranno sottoposte a Bob “RedHat/Lulu” Young :)
Mark Driver, videpresidente del Gartner research, ha annunciato durante l’Open Source Summit di Las Vegas che nel 2011 l’80% del software commerciale conterrà al suo interno codice opensource.
Driver però mette anche le mani davanti ammettendo che non tutte le aziende sono preparate ad uno scenario del genere, e che bisognerà prima, di integrare questo genere di tecnologie, valutati pro e contro per quello che riguarda il proprio business e rivisti interamente i processi commerciali di molti produttori IT.
Driver parla anche dell’attuale frammentazione delle risorse (ie. linux distro), che porta le aziende ad aver paura ad investire in oss, descrivendola come un ottimo segnale di continua evoluzione e miglioramento “della specie“.
Ubuntu Mobile è una delle varianti più promettenti della distro sviluppata da Canonical.
Girerà su diversi device, dagli Intel Mid ai tablet pc e forse su molti altri dispositivi.
Così abbiamo rivolto qualche domanda a Matt Zimmerman, Ubuntu CTO e chairman della Ubuntu Technical Board, per capire meglio quali sono le principali caratteristiche di questa “variante” di Ubuntu e cosa dobbiamo aspettarci:
1) Matt, puoi dirci chi sono gli sviluppatori coinvolti in Ubuntu Mobile e quali i loro compiti?
Tollef Fog Heen è il capo tecnico del progetto, aiutato da Adilson Oliveira. Intel sta contribuendo con molto codice attraverso moblin.org.
I membri dell’Ubuntu kernel team, desktop team e altri , sia di Canonical e in larga parte appartenenti alla comunità, stanno partecipando attivamente.
C’è una mailing list molto attiva su: https://lists.ubuntu.com/mailman/listinfo/ubuntu-mobile
Continua a leggere: Matt Zimmerman ci parla di Ubuntu Mobile
Vedremo mai un Linux 3.x? Quale distribuzione utilizza Linus Torvalds? Quali sono le sue considerazioni sull’attuale modello di sviluppo? Come trascorre il tempo libero? A tutte queste domande ( e a molte altre ) ha risposto il papà di Linux sulle pagine di APC Magazine ( sulle quali erano già comparsi Kon Colivas e Mitchell Baker, CEO di Mozilla ).
Per chi non volesse leggere l’articolo, potremmo riassumere così il “verbo” di Torvalds: è altamente improbabile che Linux 3.x veda mai la luce perché il ciclo di sviluppo attuale offre vantaggi agli sviluppatori ( che possono sperimentare ), alle distribuzioni ( che non devono backportare in maniera eccessiva ) e perché il numero di versione è solo una pratica commerciale, che non aggiunge nulla al prodotto finale. Per quanto riguarda il resto, Linus utilizza Fedora, sembra non aver mai provato Debian ed ama trascorre il tempo libero con la famiglia e leggendo ( fantascienza, fantasy, thriller, horror ). Non impazzisce per i videogiochi.
[ via OSNews ]
E’ arrivata la versione 1.10 di DragonFly BSD, sesto rilascio per questo sistema operativo derivato da FreeBSD 4.8. Matthew Dillon, leader del progetto, descrive questa release come più stabile della precedente ed evidenzia l’inclusione di un migliorato supporto ai kernel virtuali ed alle reti wireless, di una nuova infrastruttura per la gestione dei dischi e del supporto al nuovo protocollo syslink.
Se l’argomento vi interessa, allora recuperate cinque minuti liberi per leggere l’intervista rilasciata da Dillon a KernelTrap: si parla del nuovo clustering high-availability filesystem di DragonFly, degli obiettivi del progetto per il rilascio 2.0 ( previsto entro sei mesi ), dei rapporti con gli altri sistemi operativi BSD ( FreeBSD in particolare, of course ) e, dulcis in fundo, troviamo un confronto tra la licenza BSD e la GPL.
[ OSNews ]
A distanza di qualche settimana dall’abbandono di tutte le sue attività relative alla programmazione in kernel-space il Dr. Kolivas ha rilasciato una lunga ma interessantissima intervista ad APC Magazine, nella quale affronta non solo le motivazioni che lo hanno portato a questa decisione ma anche questioni più generali sullo sviluppo tecnologico dei PC, sul ruolo di Microsoft e su quello di Linux ( e dei suoi sviluppatori ).
Per chi volesse evitarsi la lettura di tre pagine di fitto inglese riportiamo qui di seguito i punti più salienti dell’intervista…
Di FreeType avevamo già parlato in passato in occasione della polemica circa la disabilitazione di ClearType in openSUSE 10.2, quest’oggi invece affrontiamo il discorso da un altro punto di vista, grazie ad un’intervista al suo sviluppatore principale, David Turner, che continua a seguire lo sviluppo della sua creatura nonostante ora sia un dipendente di Google.
L’intervista è estremamente piacevole da leggere perché espone in maniera chiara argomenti complessi come le modalità di rendering dei font, andando a toccare sia il lato legale di questo campo che quello tecnico.