Redis è un database che fa parte del movimento NoSQL e rappresenta uno dei progetti più interessanti di questo nuovo panorama.
Forse non tutti sanno che il progetto è stato lanciato da un noto programmatore italiano, Salvatore ‘antirez’ Sanfilippo, che qualcuno di voi potrebbe già conoscere per altri suoi lavori come HPing o Lloogg. Lo abbiamo contattato affinché ci descrivesse meglio il funzionamento e le caratteristiche di Redis.
Presentati e prova ad illustrare Redis e la sua architettura per il pubblico che ancora non lo conosce.
Redis è un database un pò bizzarro, rispetto ai canoni a cui siamo abituati, per due motivi principali:
1) Tiene tutti i dati in memoria anche se persiste sul disco. In pratica il disco serve solo nel caso in cui il database viene fermato e riavviato, a leggere nuovamente tutto il data set in memoria. Ma tutti gli accessi in lettura e scrittura vengono gestiti principalmente in RAM. Questo permette ad un singolo server Redis che gira su una macchina Linux normalissima, su un solo core, di raggiungere l’interessante prestazione di 100 mila query al secondo. Cosa più interessante le query in lettura e scrittura prendono lo stesso tempo.
2) Le operazioni che supporta sono molto diverse da quelle di un database SQL. Non c’è il concetto di tabella, e non è un semplice database Key-Value a cui si associa ad una stringa (la chiave) un’altra stringa (il valore). Infatti i valori possono essere di altri tipi, come liste, insiemi, insiemi ordinati, o semplicemente stringhe.
L’idea di mantenere tutto il dataset in RAM aiuta a migliorare le prestazioni, ma cosa succede quando la memoria non è sufficiente?
Continua a leggere: Salvatore 'antirez' Sanfilippo, intervista allo sviluppatore di Redis
Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical e papà di Ubuntu, ha recentemente rilasciato un’intervista al sito tedesco derStandard. Gli argomenti sono molto vari e spaziano dai problemi “di gioventù” riscontrati in Ubuntu Hardy Heron al futuro di GNOME (con l’ipotesi di senza escludere una futura versione del DE basata su librerie Qt), passando per temi più generali come l’innovazione o il rapporto tra un sistema GNU/Linux e gli utenti.
Si tratta di un’ottima lettura, soprattutto in un periodo relativamente carente di notizie come quello estivo.
via | OSNews
In un epoca di “fuga dei cervelli”, è rincuorante sapere che a livello di software semi-professionale il made in italy è ancora vivo e vegeto. Stiamo parlando di blueMarine, prodotto dell’ italianissima Tidalwave rivolto a tutti quelli che quotidianamente per lavoro o per hobby hanno a che fare con la fotografia. Di seguito riportiamo l’ intervista che abbiamo fatto al responsabile del progetto:
1) Come ti è venuta l’ idea di sviluppare questo software?
Sono appassionato di fotografia da un po’ di anni e nell’estate 2003, quando avevo appena comprato una Nikon D100, ci fu una memorabile ondata di caldo. Sostanzialmente costretto a restare in casa per buona parte del giorno, mi dedicai a studiare il formato “raw” di Nikon (NEF), anche perché non era documentato (non lo è neanche oggi) e questo è sempre uno stimolo irresistibile per un informatico. Così cercai qualche informazione sul web e scrissi un piccolo decodificatore in Java; successivamente lo integrai con un primitivo sistema di catalogazione che avevo messo in piedi un paio di anni prima per le foto analogiche, basato su fogli OpenOffice e un po’ di codice Java. A quel punto decisi di sviluppare l’idea di “non-destructive editing”, cioè la capacità di mantenere sul disco la foto originale e memorizzare le modifiche effettuate come annotazioni. Per me era molto importante siccome ero alle prime armi di foto digitale e sicuramente avevo bisogno di tornare più volte sulle mie decisioni; oggi è un concetto piuttosto comune (ad esempio in Aperture e Lightroom), all’epoca era presente solo in alcuni prodotti specializzati. Infine, un amico ingegnere e fotografo amatoriale, esperto di foto astronomiche, mi parlava di elaborazioni fotografiche specifiche di quel mondo, che venivano supportate da un workflow piuttosto complesso, facendo ricorso a applicativi diversi, spesso a riga di comando. Mi venne quindi in mente l’idea di sviluppare un’applicazione basata su plugin che supportasse qualsiasi workflow, anche “esotico”. Infine, essendo fotografo di volatili, volevo un meccanismo di catalogazione sofisticato, in grado di supportare la tassonomia del mondo animale, che all’epoca non ero riuscito a sviluppare in nessun prodotto di catalogazione esistente.
Continua a leggere: Bluemarine, intervista agli sviluppatori
La Linux Foundation ha annunciato una serie di podcast in cui Jim Zemlin, direttore esecutivo della fondazione, intende intervistare membri di rilievo del panorama libero / aperto come Ron Hovsepian ( CEO di Novell ), Marten Mickos ( CEO di MySQL AB ) e Mark Shuttleworth ( famoso astronauta miliardario ); il primo intervistato è stato, ovviamente, Mr. Torvalds: la sua chiacchierata è disponibile sul sito della Linux Foundation in formato Ogg, MP3 e testo.
Tenete d’occhio i feed RSS per le prossime uscite!
via | Linux.com
Da qualche settimana il CEO di Red Hat non è più lo storico Matthew Szulik ed il suo posto è stato preso da un tale Jim Whitehurst, precedentemente impegnato nel risanamento delle casse di una compagnia aerea a stelle-e-strisce; la decisione di sostituire il carismatico Szulik con una persona estranea al mondo del software libero ha fatto storcere il naso a parecchie persone, finché c|net non ha deciso di intervistare il diretto interessato. Inutile dire che l’intervista ha ribaltato le opinioni su Whitehurst.
Il buon Linus si è concesso ad InformationWeek per un’intervista sul futuro della sua amata creatura, delineando quali aree del kernel riceveranno più attenzione nel corso del prossimo anno: virtualizzazione e supporto ai dischi a stato solido sono presenti sulla lista, accompagnati da una migliore gestione delle schede video e di quelle wireless.
Gran parte dell’intervista è comunque incentrata sul rapporto con Microsoft / Windows, dalle differenze tra i processi di sviluppo ( l’open source è più efficiente ) ai punti di forza del pinguino ( flessibilità completa ) passando per i fantomatici brevetti del colosso di Redmond su Linux ( solo FUD ). L’intervista si fa leggere volentieri e, se non temete l’inglese, potete trovarla qui.
Tra le varie domande poste a Tristan Nitot è stato posto l’annoso problema della pesantezza e avidità di risorse di cui soffre ormai il browser di Mozilla.
Tristan ci ha quindi spiegato che i lavori su Firefox 3 stanno cercando proprio di ridurre l’impatto sulla memoria del browser ma anche del render engine, infatti molti degli sforzi degli sviluppatori sono indirizzati verso una riscrittura di Gecko che lo renda leggero e facilmente integrabile su diverse tipologie di dispositivi così come oggi avviene per WebKit.
Ma le modifiche non si fermeranno a questo, infatti Firefox sarà più sicuro e più semplice da usare, senza però perdere nulla in funzionalità ed estendibilità e parallelamente, ci è stato assicurato, sviluppare plugin ed estensioni per la nuova piattaforma su cui si baseranno tutti i progetti di Mozilla sarà ancora più semplice di quanto lo sia oggi.
Si prospetta quindi un nuovo roseo futuro per il browser che attualmente copre, nella sua versione ufficiale, il 18% del mercato italiano. E voi cosa vorreste vedere implementato nelle prossime release? E cosa invece non vorreste più vedere?
Martedì sera con alcuni fortunati blogger, tra cui Cristian Conti di Download|blog, abbiamo cenato insieme a Tristan Nitot, presidente di Mozilla Foundation Europe.
L’evento, che è stato organizzato dallo staff di Mozilla Italia con il supporto dell’agenzia TT&A, ci ha permesso di porgere molte domande finora rimaste senza risposta per quello che riguarda il futuro di Thunderbird e riguardo ai prossimi progetti della Foundation.
Per nostra fortuna Tristan si è rivelato molto disponibile ed ha risposto a tutte le domande fatte, comprese quelle riguardo il recente abbandono di due sviluppatori del client di posta di Mozilla. Tristan ci ha quindi spiegato che in realtà Mozilla non ha la minima intenzione di abbandonare il client di posta ma ha invece stanziato ben 3 Milioni di dollari per fare ricerca e sviluppo sullo stesso incaricando del progetto David Ascher, ex sviluppatore di Komodo per ActiveState. Inoltre verrà valutata l’integrazione di Lightning/Sunbird all’interno del basecode del programma per garantire un miglior supporto al calendaring ed un avvicinamento al mondo enterprise.
A seguire il videocast dell’intervista.
Continua a leggere: A cena con Mozilla Foundation, intervista sul futuro di Thunderbird
E’ stato uno dei fondatori di RedHat e suo CEO fino al novembre 1999. Sto parlando di Bob Young uno tra i più coraggiosi e coerenti imprenditori nel mondo opensource che ha creduto sempre nelle potenzialità del pinguino.
Da innovatore nel mondo del software aperto Young, dopo aver lasciato la società del cappello rosso, è diventato un paladino della stampa libera fondando Lulu.com, sito dove chiunque può pubblicare gratuitamente e vendere le proprie “opere letterarie” saltando gli intermediari.
In occasione di SMAU avremo occasione di intervistare Bob Young e abbiamo pensato di coinvolgere i lettori: se avete domande per Young scrivetele in commento a questo post.
Le più interessanti saranno sottoposte a Bob “RedHat/Lulu” Young :)
Mark Driver, videpresidente del Gartner research, ha annunciato durante l’Open Source Summit di Las Vegas che nel 2011 l’80% del software commerciale conterrà al suo interno codice opensource.
Driver però mette anche le mani davanti ammettendo che non tutte le aziende sono preparate ad uno scenario del genere, e che bisognerà prima, di integrare questo genere di tecnologie, valutati pro e contro per quello che riguarda il proprio business e rivisti interamente i processi commerciali di molti produttori IT.
Driver parla anche dell’attuale frammentazione delle risorse (ie. linux distro), che porta le aziende ad aver paura ad investire in oss, descrivendola come un ottimo segnale di continua evoluzione e miglioramento “della specie“.