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Interviste

Intervista a Daniel Forè Project Leader di elementary OS

pubblicato da Gusions in: Interviste


Daniel Foré alias DanRabbit è il Project Leader di elementary OS, sistema operativo che sta stupendo per il suo sviluppo e le sue potenzialità. Essendo un appassionato di elementary OS, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con lui e di porgli qualche domanda a 360° su Linux, elementary e non solo.

1. Ciao Daniel, presentati ai nostri lettori:

Ciao a tutti, il mio nome è Daniel Foré. Sono un Interaction Designer e il fondatore del progetto elementary OS.

2.Come è nata la tua passione per l’informatica?

Ho cominciato da piccolo coi computer. Avevo uno zio che era appassionato di informatica ed un giorno mi regalò un libro sul BASIC. Mi ricordo che una delle prime cose che realizzai, furono degli sprites per un gioco che lui voleva realizzare. Ma questa è diventata un punto di riferimento quando ho cominciato elementary al liceo.

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Intervista ad Andrea Azzarone, neo Ubuntu Community Contributors

pubblicato da Gusions in: Interviste

Recentemente ho intervistato Andrea Azzarone, un giovane Italiano che è da poco diventato un “Ubuntu Member”. Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con lui e non ho perso l’occasione per porgli alcune domande.

1. Ciao Andrea, presentati ai nostri lettori:

Ciao mi chiamo Andrea Azzarone e sono quello che molti di voi chiamo un “Community Contributors”. In pratica il mio “lavoro” è quello di aiutare lo sviluppo di progetti Open Source, dal mero bug fixing all’aggiunta di nuove funzionalità. Nello specifico sono un ragazzo di 19 anni appena iscritto alla facoltà di Ingegneria Informatica all’Università Politecnica delle Marche.

2. Come è nata la tua passione per l’informatica e nello specifico per Ubuntu?

Non ho idea di quanto mi sia nata la passione dell’informatica ma ricordo il momento esatto in cui mi è nata la passione per Ubuntu. Come molti di voi ho cominciato ad apprezzare Ubuntu (e tutto l’ambiente GNULinux in generale) dopo aver scoperto i limiti di ciò che fino ad allora ho utilizzato. Non vorrei sbagliarmi ma la mia prima Ubuntu è stata la 6.06. Ricordo che con Ubuntu non è stato amore a prima vista… Ma come tutta la roba di qualità si impara ad aprezzarla con il tempo :)

3. Nella precedente sessione di sviluppo di Ubuntu hai dato un contributo importante ad Unity. Di cosa si tratta nello specifico?

Beh durante il ciclo di sviluppo di Natty sono diventato “famoso” per aver aggiunto la possibilità di ridimensionare il launcher di Unity. Si tratta solo di una piccola parte della roba che ho fatto per Unity durante questi ultimi mesi. Dopo una prima fase di formazione dedicata a quelli che noi chiamiamo Bitesize bug, sono passato attualmente ai cosidetti backlog bug, dove è necessario più impegno e creatività. Questo mio lavoro è stato premiato non solo con la sponsorizzazione per lo scorso uds in Budapest ma anche con la membership di Ubuntu (ottenuta proprio ieri).

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Italian Linux Distro Network (ILDN): un progetto italiano per Fedora

pubblicato da Federico Moretti in: Fedora Interviste

Fedora Italia

Fedora Italia è la comunità di Italian Linux Distro Network (ILDN) dedicata alla distribuzione di Red Hat: la community consiste essenzialmente in un forum di discussione, integrato nel portale realizzato con Drupal. O, almeno, così è stato fino alla settimana scorsa, quando ILDN ha annunciato l’avvio di un progetto d’ampio respiro.

Incuriositi dall’invito di Stefano Mainardi, co-fondatore e presidente dell’Associazione ILDN, abbiamo consultato il comunicato redatto da Andrea Mignini (recentemente nominato Community Manager di ILDN). Il documento è piuttosto generico, perciò Francesco D’Aluisio s’è reso disponibile per ulteriori chiarimenti su questo progetto.

È inevitabile, consultando gli intenti per Fedora Italia, pensare a Ubuntu Italia: l’obiettivo è, forse, quello d’ispirarsi al modello proposto da quest’ultima?

L’intento di Fedora Italia è quello di creare una nuova realtà che segua da vicino le vicende internazionali della community, ne discuta le scelte e ne approvi le direzioni di cammino in maniera da far sentire più marcata la presenza italiana nel resto della community. Non a caso molti che hanno intrapreso questo cammino con me sono Fedora Ambassadors e partecipano attivamente anche ad altri progetti FOSS. Un altro aspetto che vuole colmare Fedora Italia è far conoscere agli Italiani stessi chi collabora attivamente con Fedora, che sia un traduttore o un packager. Molto spesso leggiamo di articoli su nuove idee lanciate nella community internazionale, ma in Italia non hanno la giusta visibilità quando a lanciarle sono gli stessi Italiani. Per quanto riguarda Ubuntu Italia, questa è una grande realtà con numerosi utenti attivi e questo non può che farci piacere, ma Fedora Italia ha obiettivi di partenza e struttura completamente diversi.

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Linux perde la guerra del desktop?

pubblicato da Carlo in: Open Source Polemiche Brevetti software Interviste

Morte di Linux per desktopQualche giorno fa Robert Strohmeyer, editorialista specializzato in tecnologia e supporter di GNU/Linux, ha pubblicato su PcWorld un articolo secondo cui il sogno del pinguino di conquistare il desktop sarebbe morto.

Strohmeyer riconosce la crescente diffusione di Linux nei server, negli embedded e nei cellulari e la raggiunta semplicità di installazione ed utilizzo, valide anche per l’utente meno smaliziato. Anzi, afferma il giornalista, Ubuntu avrebbe ormai raggiunto una usabilità migliore rispetto a quella di OSX e di Windows. Eppure, nonostante i continui progressi, lo storico OS sarebbe destinato a rimanere nella sua piccola nicchia per il lato desktop. La causa di questo fallimento andrebbe ricercata non più nella difficoltà dell’uso del sistema, ma nell’eccessiva frammentazione delle distribuzioni, e nella mancanza di contenuti audio e video.

Per giustificare le sue tesi, Strohnever riporta l’esperienza di Jeff Whatcott, vicedirettore di Brightcove, un’azienda impegnata nel campo dello streaming audio e video. Brightcove addita la diffidenza della comunità Open verso i DRM come limite per l’adozione di software evoluto atto a fruire di contenuti online. Ubuntu e Debian “Out of the Box” non offrono la distribuzione di driver e software proprietari necessari allo streaming. L’utente può configurare il proprio ambiente per installare Flash e quant’altro, ma deve ovviamente adoperarsi per farlo. Secondo Brightcove, questa gap è il grande ostacolo alla diffusione di Gnu/Linux nel desktop.

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Oss Blog intervisterà il project leader di Debian: fai la tua domanda

pubblicato da sigul in: Debian Interviste

Stefano ZacchiroliNei prossimi giorni avremo l’opportunità di intervistare Stefano Zacchiroli, project leader di Debian eletto solo pochi giorni fa.

Zacchiroli è un ricercatore italiano emigrato a Parigi, dove lavora all’università. E’ stato sviluppatore di Debian per nove anni, e si era candidato già due anni fa al ruolo di DPL. E’ stato il co-maintainer del Package Tracking System.

Qui potete trovare il suo programma da candidato, ma se siete curiosi potete dare un’occhiata anche a quelli degli sconfitti.

Nei commenti a questo post provate a suggerire le vostre domande che, nei limiti del possibile, rivolgeremo a Zacchiroli.

Foto | Alfonso Pierantonio

Salvatore 'antirez' Sanfilippo, intervista allo sviluppatore di Redis

pubblicato da Lpt on fire! in: Open Source Interviste DBMS

Redis è un database che fa parte del movimento NoSQL e rappresenta uno dei progetti più interessanti di questo nuovo panorama.

Forse non tutti sanno che il progetto è stato lanciato da un noto programmatore italiano, Salvatore ‘antirez’ Sanfilippo, che qualcuno di voi potrebbe già conoscere per altri suoi lavori come HPing o Lloogg. Lo abbiamo contattato affinché ci descrivesse meglio il funzionamento e le caratteristiche di Redis.

Presentati e prova ad illustrare Redis e la sua architettura per il pubblico che ancora non lo conosce.

Redis è un database un pò bizzarro, rispetto ai canoni a cui siamo abituati, per due motivi principali:

1) Tiene tutti i dati in memoria anche se persiste sul disco. In pratica il disco serve solo nel caso in cui il database viene fermato e riavviato, a leggere nuovamente tutto il data set in memoria. Ma tutti gli accessi in lettura e scrittura vengono gestiti principalmente in RAM. Questo permette ad un singolo server Redis che gira su una macchina Linux normalissima, su un solo core, di raggiungere l’interessante prestazione di 100 mila query al secondo. Cosa più interessante le query in lettura e scrittura prendono lo stesso tempo.

2) Le operazioni che supporta sono molto diverse da quelle di un database SQL. Non c’è il concetto di tabella, e non è un semplice database Key-Value a cui si associa ad una stringa (la chiave) un’altra stringa (il valore). Infatti i valori possono essere di altri tipi, come liste, insiemi, insiemi ordinati, o semplicemente stringhe.

L’idea di mantenere tutto il dataset in RAM aiuta a migliorare le prestazioni, ma cosa succede quando la memoria non è sufficiente?

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Shuttleworth parla di Ubuntu, GNOME e Linux

pubblicato da Andrea de Palo in: Ubuntu Canonical Gnome Interviste Gtk Qt

Mark ShuttleworthMark Shuttleworth, fondatore di Canonical e papà di Ubuntu, ha recentemente rilasciato un’intervista al sito tedesco derStandard. Gli argomenti sono molto vari e spaziano dai problemi “di gioventù” riscontrati in Ubuntu Hardy Heron al futuro di GNOME (con l’ipotesi di senza escludere una futura versione del DE basata su librerie Qt), passando per temi più generali come l’innovazione o il rapporto tra un sistema GNU/Linux e gli utenti.

Si tratta di un’ottima lettura, soprattutto in un periodo relativamente carente di notizie come quello estivo.

via | OSNews

Bluemarine, intervista agli sviluppatori

pubblicato da Fabio in: Open Source Interviste

CoverFlow

In un epoca di “fuga dei cervelli”, è rincuorante sapere che a livello di software semi-professionale il made in italy è ancora vivo e vegeto. Stiamo parlando di blueMarine, prodotto dell’ italianissima Tidalwave rivolto a tutti quelli che quotidianamente per lavoro o per hobby hanno a che fare con la fotografia. Di seguito riportiamo l’ intervista che abbiamo fatto al responsabile del progetto:

1) Come ti è venuta l’ idea di sviluppare questo software?

Sono appassionato di fotografia da un po’ di anni e nell’estate 2003, quando avevo appena comprato una Nikon D100, ci fu una memorabile ondata di caldo. Sostanzialmente costretto a restare in casa per buona parte del giorno, mi dedicai a studiare il formato “raw” di Nikon (NEF), anche perché non era documentato (non lo è neanche oggi) e questo è sempre uno stimolo irresistibile per un informatico. Così cercai qualche informazione sul web e scrissi un piccolo decodificatore in Java; successivamente lo integrai con un primitivo sistema di catalogazione che avevo messo in piedi un paio di anni prima per le foto analogiche, basato su fogli OpenOffice e un po’ di codice Java. A quel punto decisi di sviluppare l’idea di “non-destructive editing”, cioè la capacità di mantenere sul disco la foto originale e memorizzare le modifiche effettuate come annotazioni. Per me era molto importante siccome ero alle prime armi di foto digitale e sicuramente avevo bisogno di tornare più volte sulle mie decisioni; oggi è un concetto piuttosto comune (ad esempio in Aperture e Lightroom), all’epoca era presente solo in alcuni prodotti specializzati. Infine, un amico ingegnere e fotografo amatoriale, esperto di foto astronomiche, mi parlava di elaborazioni fotografiche specifiche di quel mondo, che venivano supportate da un workflow piuttosto complesso, facendo ricorso a applicativi diversi, spesso a riga di comando. Mi venne quindi in mente l’idea di sviluppare un’applicazione basata su plugin che supportasse qualsiasi workflow, anche “esotico”. Infine, essendo fotografo di volatili, volevo un meccanismo di catalogazione sofisticato, in grado di supportare la tassonomia del mondo animale, che all’epoca non ero riuscito a sviluppare in nessun prodotto di catalogazione esistente.

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Arrivano i podcast della Linux Foundation

pubblicato da Andrea de Palo in: Aziende Open Source Interviste

Linux FoundationLa Linux Foundation ha annunciato una serie di podcast in cui Jim Zemlin, direttore esecutivo della fondazione, intende intervistare membri di rilievo del panorama libero / aperto come Ron Hovsepian ( CEO di Novell ), Marten Mickos ( CEO di MySQL AB ) e Mark Shuttleworth ( famoso astronauta miliardario ); il primo intervistato è stato, ovviamente, Mr. Torvalds: la sua chiacchierata è disponibile sul sito della Linux Foundation in formato Ogg, MP3 e testo.

Tenete d’occhio i feed RSS per le prossime uscite!

via | Linux.com

Niente iPod per il nuovo CEO di Red Hat

pubblicato da Andrea de Palo in: Red-Hat Open Source Interviste

RedHatDa qualche settimana il CEO di Red Hat non è più lo storico Matthew Szulik ed il suo posto è stato preso da un tale Jim Whitehurst, precedentemente impegnato nel risanamento delle casse di una compagnia aerea a stelle-e-strisce; la decisione di sostituire il carismatico Szulik con una persona estranea al mondo del software libero ha fatto storcere il naso a parecchie persone, finché c|net non ha deciso di intervistare il diretto interessato. Inutile dire che l’intervista ha ribaltato le opinioni su Whitehurst.

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