
Hewlett-Packard ha annunciato la tabella di marcia del rilascio open source di webOS. Anzi, di Open webOS 1.0 — come si chiamerà, a partire da questo momento. Le buone notizie sono due, non soltanto perché la disponibilità di Enyo 2.0 – il framework per lo sviluppo delle applicazioni – è immediata. La licenza scelta è… Apache 2.0.
Open webOS 1.0 sarà rilasciato in settembre, ma già dal mese prossimo comincerà la “liberazione” d’altri componenti essenziali: marzo e luglio saranno i mesi più importanti — con la disponibilità del kernel, delle estensioni del server grafico e il sistema di controllo. Una beta di webOS, invece, sarà pubblicata soltanto in agosto.
Quando HP annunciò l’intenzione di rendere open source webOS ed Enyo, il tassello mancante era proprio la scelta della licenza. Con Apache 2.0 il sistema Linux-based è sia open source, sia free software: un’occasione da non perdere per costruire un’alternativa credibile ad Android. Senza dover ignorare l’esistenza di Tizen e Bada.
Via | HP

Hewlett–Packard ha pensato di fare un doppio “regalo” di Natale agli sviluppatori della comunità: webOS, il sistema operativo Linux–based acquisito insieme a Palm nel 2010, diventerà open source. E così Enyo, il framework dedicato alla creazione delle applicazioni. È la scelta migliore, accantonati gli ambiziosi progetti per webOS.
Nell’annuncio di HP non è citata quale licenza adotterà il rilascio di webOS ed Enyo come open source. È probabile che la società stia valutando la compatibilità delle licenze dei singoli componenti per evitare dei problemi legali. Adesso, però, l’obiettivo si sposta su un altro aspetto: c’è davvero uno spazio per webOS sul mercato?
Rispetto a Tizen, il progetto open source annunciato dalle “ceneri” di MeeGo – nato a sua volta dal fallimento di Moblin – webOS è una soluzione più simile ad Android. La necessità di un’alternativa a Google è sentita, il problema è sempre stato come realizzarla. webOS ha le carte in regola per il successo: speriamo non le sprechi.
Via | HP webOS Developer Blog
Una parziale smentita o, per meglio dire, una “precisazione” che ha l’effetto di ridimensionare le dichiarazioni di Jane Silber. Avevamo già trattato la questione cloud e la partnership tra Canonical e HP. Smaltiti gli entusiasmi iniziali, ora la logica business sembra prendersi le sue rivincite. A quanto pare il ruolo primario di Ubuntu, come sistema operativo per il cloud HP, sembra essere stato ridimensionato. Secondo fonti interne ad HP, il fatto che Ubuntu venga utilizzato nell’infrastruttura beta di HP non significa affatto che le strade per altri sistemi operativi siano precluse.
Sembra che i dirigenti di Canonical abbiano quindi mal interpretato l’intento di HP nella scelta per il test della loro piattaforma. Da Canonical fanno sapere che, nonostante la precisazione di HP, nulla è cambiato. Un errore grossolano. Di sicuro è “uno scivolone” in termini di marketing. E non di poco conto.
I responsabili della comunicazione hanno persino rettificato il titolo originale del post per ridimensionare l’eco della notizia. Rimane allora da capire se siano state prese decisioni di medio periodo sulle tecnologie da adottare, da parte di HP. Nell’analisi potrebbe pesare anche il rapporto privilegiato che HP ha coltivato con Microsoft. HP è attore attivo nelle soluzioni Azure. Parliamo sempre di cloud, dunque. La “morale” sembra essere: nessuna partnership è scontata. E, come spesso accade per questi accordi, i matrimoni non sono ben accetti.
Via | ChannelRegister

Amazon è l’ultima multinazionale sulla quale girano indiscrezioni circa l’acquisto di webOS, il sistema operativo Linux-based di Palm passato a Hewlett-Packard. Saltati i piani di HP, webOS è stato associato a terzi: Amazon ha già scelto di realizzare un fork di Android sul Kindle Fire, il tablet presentato a New York da Jeff Besoz.
L’ultimo aggiornamento su webOS dava per scontato l’acquisto da parte di Facebook, smentito quando si è tenuto l’evento di f8: altri sostengono che il sistema operativo passerà a Oracle, interessata ad assorbire HP, e l’annuncio sarebbe atteso per l’Open World 2011 apertosi oggi a San Francisco. Perché tante indiscrezioni su webOS?
Android è l’unico sistema operativo open source per il settore mobile attualmente sul mercato e le critiche all’“apertura” di Google sono legittime: webOS non è free software, al contrario di Tizen (ex-MeeGo) che è previsto nel 2012. Samsung e Nokia gareggiano sui dispositivi di fascia bassa su Bada e Meltemi. C’è molta confusione.
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Facebook sarebbe sul punto d’acquistare webOS da HP, per utilizzare il sistema operativo nella produzione di smartphone. Queste, almeno, sono le indiscrezioni degli analisti: la stessa ipotesi era stata avanzata quando Palm era stata messa in vendita per fronteggiare il fallimento. La conseguenza era stata l’acquisto da parte di HP.
Prima di citare Facebook, i bene informati avevano dato per scontato l’assorbimento di webOS da Samsung, alla quale è stato associato anche MeeGo. La società ha smentito entrambe le ipotesi. Come, del resto, Facebook ha smentito a più riprese d’essere in trattativa per la produzione di smartphone (con un proprio sistema operativo).
A ribadire con forza l’opportunità che Facebook acquisti webOS è stato Peter Misek, un’analista di Jefferies: la teoria di Misek è coerente, tuttavia pecca d’eccessivo “positivismo” imprenditoriale. Perché lanciarsi nella produzione di smartphone non è un’impresa così semplice e i fallimenti di Palm e HP sono degli esempi lampanti.
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HP ha ritirato gli ambiziosi piani su webOS, il sistema operativo di Palm che sarebbe dovuto “esplodere” nel 2012. L’azienda valuterà altre soluzioni per il Personal Systems Group (PSG), il programma di distribuzione dei computer, e gli smartphone. La causa parrebbe essere il sostanziale fallimento del TouchPad, il tablet con webOS.
La multinazionale ha optato per un riassetto societario che porterà il PSG a essere una divisione indipendente. L’aspetto più clamoroso del cambio di rotta, comunque, è la decisione su webOS: HP consegna il mercato degli smartphone al duopolio di Android e iOS, fatta eccezione per l’incognita sull’impatto di Windows Phone su Nokia.
Palm cessa così di esistere, definitivamente, “inghiottita” dalla strategia aziendale di HP: quest’ultima sarebbe sul punto d’acquisire un’altra società, la britannica Autonomy, per circa $10 miliardi. Per quanto riguarda webOS, invece, la soluzione più gradita sembrerebbe quella di renderlo open source e consegnarlo alla comunità.
Via | TG Daily

Leo Apotheker, Chief Executive Officer (CEO) di HP, è intervenuto nel D9 di AllThingsD per parlare di webOS. Il sistema operativo Linux-based acquisito con Palm non sarà un’esclusiva dei prodotti di HP: non sono ancora trapelati dettagli più specifici, tuttavia webOS 3.0 si potrà installare anche sui dispositivi di altri produttori.
Per quanto riguarda il settore mobile, Apotheker ha citato esplicitamente HTC tra i produttori che distribuiranno smartphone con webOS. Dal prossimo anno il sistema operativo di HP approderà su desktop, laptop e netbook. Quale sarà la formula di distribuzione del sistema? HP offrirà un modo per scaricare webOS su altre piattaforme?
Il settore di webOS è quello di Android e iOS, benché HP abbia allargato il sistema alle stampanti per il web e s’appresti a produrre il TouchPad, un tablet con webOS 3.0. L’utilizzo sul desktop potrebbe non essere così efficace. Il Chromebook di Google, riguardo ai laptop, non ha avuto un grande successo. C’è un margine per webOS?
Via | TG Daily

PreCentral.net, un portale dedicato agli smartphone di HP (ex-Palm), ha recuperato dal canale degli sviluppatori la beta di webOS 3.0 e, avviato l’emulatore, ne ha registrato un video. Il filmato è stato rimosso da YouTube, però sono rimasti degli screenshot del prossimo sistema operativo universale di HP… somiglia molto a JoliOS.
Perché webOS 3.0 possa adattarsi a tablet, laptop e persino desktop prodotti da HP per il 2012, all’interfaccia è stato aggiunto un launcher del tutto simile a quello di Jolicloud. Altre immagini svelano una tastiera QWERTY a scomparsa come su Android, il primo “rivale” di webOS, e la gestione di reti e batteria richiama Chrome OS.
Se Google non avesse rimosso il video da YouTube, probabilmente potremmo farci un’idea di come webOS 3.0 affronti il problema dell’usabilità con mouse e tastiera, oltre al multitouch. HP dovrebbe comunque aprire al pubblico il SDK di webOS 3.0 quando uscirà dalla fase beta, incluso l’emulatore per Linux. Bisognerà attendere ancora.
Via | PreCentral.net

Non più soltanto smartphone, come nell’era di Palm, e stampanti: HP ha dichiarato l’intenzione d’installare webOS su tutti i dispositivi in vendita dal 2012. Ciò significa tablet, netbook, laptop e addirittura desktop. Una “rivoluzione” della gamma dei prodotti di HP paragonabile alla scelta di Apple con OS X e iOS… però, è Linux.
Benché webOS non sia considerato un sistema operativo per il desktop, HP ha deciso di puntare su di esso in ogni segmento di mercato. Una scelta coraggiosa, diversa da Google perché HP (diversamente da quanto accade con Android) produce sia l’hardware, sia il software preinstallato: da qui il paragone con la soluzione di Cupertino.
Linux è pronto per il mainstream? Forse, non come siamo abituati a conoscerlo: Android l’ha dimostrato con una formula diversa da quella tradizionale. HP farà altrettanto con webOS. Meno controllo sulla configurazione di base corrisponde anche a una maggiore facilità d’uso; webOS dovrà supportare x86 a 32-bit e 64-bit oltre ad ARM.
Via | ZDNet
Forse, Chrome OS e il netbook CR-48 di Google costituiscono la novità più attesa per il settore mobile di Linux… benché l’innovazione del prodotto sia molto relativa e da più parti parlino prematuramente di un fallimento annunciato. Google dimostra comunque di credere nel progetto, tanto da avere assunto Scott Remnant per Upstart. Dal 9 febbraio un altro soggetto dovrebbe inserirsi nella competizione.
È Hewlett-Packard (HP), che ha acquisito Palm e con essa WebOS — un sistema operativo Linux-based installato sul Pre Plus e su altri smartphone tuttora assenti dal mercato italiano. WebOS 2.0 è stato annunciato in ottobre e l’evento di HP del 9 febbraio dovrebbe estendere le funzionalità del sistema a tablet e netbook. Un segnale positivo, che conferma l’interesse per un segmento duro a “morire”.
Gli analisti, magari condizionati dall’iPad, si sono affrettati a determinare la scomparsa dei netbook in favore dei tablet. Ciò nonostante, aziende del calibro di Google e HP continuano a investire sui computer ultra-portatili. Prezzi e versatilità sono caratteristiche che portano molti utenti ad acquistare ancora dei netbook: WebOS ha più affinità con Android che con Chrome OS e può essere intrigante.
Via | ZDNet