SGI ha completato l’acquisizione di OpenCFD, la società londinese che mantiene lo sviluppo di OpenFOAM: è un toolbox in C++, distribuito sotto GPLv3, per la Computational Fluid Dynamics (CFD), ovvero un simulatore di fluidodinamica computazionale, per i programmi di modellazione tridimensionale. È stata creata una fondazione ad hoc.
Per chi non conoscesse il tipo di applicazioni, si tratta essenzialmente d’emulare il comportamento dei materiali nella progettazione di oggetti tridimensionali. Un esempio è il design d’interni: BlendME (Blender Modelling Environment for Architecture) è un software che s’avvale di OpenFOAM a questo scopo. Potrà continuare a farlo.
The OpenFOAM Foundation è, infatti, la nuova fondazione creata da OpenCFD ed SGI per garantire il mantenimento dei sorgenti sotto GPLv3. La sede è negli Stati Uniti, benché gli uffici della società siano in Inghilterra. In aggiunta, SGI integrerà OpenFOAM nei propri prodotti commerciali: fornirà supporto/training sulla piattaforma.
Via | Libre Graphics World
La Free Software Foundation ha pubblicato un articolo sull’importanza di passare dalla GPLv2, rilasciata nel 1991, alla GPLv3. L’informativa cita esplicitamente il caso d’Android, nel “mirino” per l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google. Tra le righe, si riaccende la polemica con Linus Torvalds sulla licenza di Linux.
Brett Smith è intervenuto per stimolare gli sviluppatori di Android ad aggiornare la licenza di rilascio delle proprie applicazioni, evitando il rischio della «terminazione», risolto nel passaggio alla GPLv3. La Free Software Foundation, infatti, non s’aspettava un tale successo della licenza e prevedeva una cessazione dei diritti.
In pratica, qualora si riscontrassero delle violazioni ai termini di rilascio, la GPLv2 autorizza un’azione legale solo nei confronti del creatore del software e non contro le terze parti responsabili della violazione. Oltre ad Android, il problema è del kernel di Linux, che ne condivide la licenza (eccetto i firmware proprietari).
Via | Free Software Foundation
RawTherapee è un elaboratore d’immagini in formato RAW per fotocamere Digital Single-Lens Reflex (DSLR). L’applicazione è passata da freeware a open source nel mese di gennaio con la prima alpha della versione 3.0.0: è appena avvenuto il rilascio stabile del major upgrade di RawTherapee per Linux, OS X e Windows sotto licenza GPLv3.
Le differenze, rispetto alla versione 2.4.1, sono notevoli (a prescindere dalla licenza di rilascio): l’aggiornamento precedente è datato 3 settembre 2009. L’interfaccia è stata completamente ridisegnata, in particolare con ClearType su Windows, e adattata a supportare le configurazioni dual-monitor. RawTherapee è molto più rapido.
Si può consultare una lista completa delle novità introdotte da RawTherapee 3.0.0. Sempre su Windows è interessante il tuning per la memoria virtuale in grado di sfruttare 4Gb di spazio, dei quali fino a 3Gb per le applicazioni e 1Gb per il sistema. Pure la manualistica è open source: si può contribuire alla traduzione in italiano.
Via | The H Online
GNU Emacs, l’editor di testi creato e mantenuto da Richard Stallman, è stato distribuito nelle versioni 23.2 e 23.3 in violazione della licenza GPL. Un errore «grossolano», che potrebbe portare al ritiro dei rilasci dagli archivi oppure a una repentina correzione del programma. Ad annunciarlo, scusandosi, è stato lo stesso Stallman.
Il problema riguarderebbe alcuni parser che sarebbero stati generati con Bison e inseriti in GNU Emacs privi dei rispettivi sorgenti. Queste porzioni di codice erano latenti già dal 2009 nell’archivio di Bazaar sul quale è sviluppata l’applicazione e sono stati applicati per la prima volta a GNU Emacs nel 2010 con la versione 23.2.
Controllando il ciclo di rilascio per GNU Emacs, l’editor risulterebbe violare la licenza GPL addirittura a partire dal’8 maggio del 2010. Perché si scoprisse la violazione, insomma, è occorso più di un anno. Tutti possono sbagliare. Tuttavia, fa sorridere che proprio la “bandiera” di Stallman non sia, per così dire, free software.
Via | LWN
GNU Hurd affronta il secondo semestre del 2011 con una serie di aggiornamenti e dei buoni propositi per gli anni a venire. Anzitutto, Samuel Thibault ha realizzato un primo set di CD e un DVD dotati di installer grafico. Jérémie Koenig, invece, lavora all’inserimento di Java su Hurd. Entrambi i progetti si basano su Debian GNU/Hurd.
Debian GNU/Hurd ha finalmente un piano di rilascio preciso: tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, con l’uscita di Wheezy, GNU Hurd avrà una distribuzione ufficiale con Debian. Un passo avanti per il sistema operativo basato su GNU Mach, il microkernel rilasciato sotto licenza GPLv3. Purtroppo, i driver sono quelli di Linux 2.0.
Questo significa essenzialmente che, emulando GNU Hurd con QEMU/KVM, lo stack dei driver di rete è obsoleto. In ogni caso, oltre alla sponsorizzazione della Google Summer of Code (GSoC), GNU Hurd ha incassato il finanziamento di FOSS Factory per proseguire lo sviluppo: un grande entusiasmo dal 1990, quando il microkernel è apparso.
Via | GNU Hurd
AbiWord è un programma di videoscrittura open source, noto alla comunità per essere parte del progetto GNOME Office. Meno popolare di Writer, l’applicazione equivalente su OpenOffice.org e LibreOffice, non funziona soltanto con Linux. Tant’è che la versione 2.9.1 di sviluppo introduce delle novità soprattutto per Windows e Mac OS X.
Per quanto riguarda Linux, l’aspetto più interessante di AbiWord 2.9.1 è la disponibilità definitiva del plugin per la scrittura collaborativa attraverso Telepathy via Jabber/XMPP. Windows, invece, ha ricevuto il supporto a UNICODE e all’architettura a 64-bit: un installer dedicato sarà disponibile entro il rilascio di AbiWord 3.0.
L’uscita di AbiWord 3.0 porterà anche al ritorno del porting su OS X, sostanzialmente abbandonato dalla versione 2.4 del programma. La versione di sviluppo introduce su tutti i sistemi il supporto sperimentale alla creazione di documenti nel formato ePUB. I sorgenti e l’installer per Windows si possono scaricare dal sito ufficiale.
Via | Software Crew
Coreboot, un tempo conosciuto come LinuxBIOS, è un’alternativa open source al BIOS proprietario delle schede madri. Il mese scorso AMD aveva annunciato il supporto di tutte le CPU al progetto e in poche settimane altri produttori OEM si sono avvicinati a Coreboot. Il merito sarebbe di Google, che sponsorizza il progetto con la GSoC.
Attivo da oltre dieci anni e rilasciato sotto GPL, Coreboot ha intensificato l’attività di sviluppo negli ultimi mesi: un aggiornamento di rilievo è atteso per il terzo o il quarto trimestre dell’anno. Tra settembre e dicembre insomma arriverà un’interessante major release. Coreboot supporterà molto presto anche l’architettura ARM.
Tyan e Gigabyte si sono già accodati ad AMD per fornire il proprio supporto al progresso di Coreboot. Rispetto ai BIOS proprietari, Coreboot promette un avvio più rapido e un maggiore controllo dei componenti hardware. Per l’open source significa abbandonare l’ultimo scoglio dei sistemi “chiusi” e ottenere una macchina GPL al 100%.
Via | Phoronix
LyX 2.0.0, l’editor open source “semplificato” per TeX, è stato rilasciato a circa un mese di distanza dalla seconda Release Candidate (RC) di cui avevamo parlato. Propone il modello di scrittura What You See Is What You Mean (WYSIWYM). Le novità, anche rispetto all’annuncio precedente, sono diverse: a partire dal backend per XHTML.
Parlando sempre di markup: LyX 2.0.0 introduce il supporto sperimentale a XeTeX, una versione di TeX con Unicode e OpenType, e Luatex, un’estensione di pdfTeX che sfrutta lo scripting in Lua. LyX è in grado di fornire il controllo della grammatica durante la digitazione e include i dizionari di MyThes (il thesaurus di LibreOffice).
Il nuovo tema di LyX 2.0.0 mutua alcune icone da Oxygen di KDE e LibreOffice. Alcune funzionalità sono un backport delle feature di LyX 1.6.0: tra queste il supporto al versioning via SVN. La comparazione delle revisioni di un documento, però, è presente soltanto a partire da LyX 2.0.0. L’elenco completo delle novità è molto vasto.
Via | LWN
GNU Mediagoblin è un progetto che muove i primi passi per arrivare a ottenere una sorta di “clone” open source di deviantART, Flickr, Picasa Web Albums, ecc.: la disponibilità pubblica è prevista entro l’autunno. Almeno inizialmente, GNU Mediagoblin proporrà soltanto la condivisione d’immagini e fotografie. Supporterà anche i video.
La piattaforma è un’idea dei creatori di Libre.FM (l’alternativa libera a Last.fm) e GNU Social: la compatibilità con OStatus, protocollo standard mantenuto da StatusNet, garantisce il supporto di identi.ca. Alle spalle di GNU Mediagoblin, oltre a FooCorp, ci sono gli sviluppatori di StatusNet e alcune “vecchie” conoscenze di Miro.
Potete trovare il codice sorgente di GNU Mediagoblin su Gitorious. Alcuni dei problemi che il progetto vorrebbe superare riguardano l’effettiva proprietà dei contenuti condivisi, la portabilità dei dati e la privacy degli utenti. Non si parla, quindi, soltanto di convertire al software libero il “motore” di piattaforme come Flickr.
Via | Network World

Creative Commons ha appena esteso il concetto alla base del Public Domain Mark 1.0 con una licenza più appropriata: la CC0 è espressamente dedicata al rilascio di software. Ha già incassato il favore della Free Software Foundation che la consiglia per progetti di pubblico dominio in quanto è finalmente compatibile pure con la GPLv3.
È una novità importante per Creative Commons: finora l’organizzazione ha sconsigliato l’utilizzo delle licenze fornite per il software, proprio a causa dell’incompatibilità con altre licenze come la GPLv3. Grazie alla CC0, invece, la prospettiva cambia molto. Ad esempio tra i progetti più popolari sotto pubblico dominio c’è SQLite.
In realtà Creative Commons non aveva inizialmente concepito la CC0 per il software: si trattava “soltanto” di un passaggio obbligato per dare un maggiore rilievo agli strumenti per il pubblico dominio. Il target erano governi, istituzioni e artisti. È stata la Free Software Foundation a dare alla CC0 dignità per il software libero.
Via | Creative Commons